1 maggio 2021

L'Editoriale

Prospettive

È una mente ristretta quella che non può guardare un soggetto da diverse prospettive (G. Eliot).

 

Le pubblicazioni del mese appena trascorso hanno cercato di fare esattamente questo: osservare un tema da molteplici angolazioni, restituendo un ritratto variegato e il più possibile completo. Il fil rouge di questo scambio interdisciplinare di prospettive è stato proprio la prospettiva stessa: per questo ci è sembrato appropriato inaugurare, in occasione di questo meta-tema, il nostro editoriale, che faccia in modo di riassumere gli argomenti trattati e di fornire una rapida visione d'insieme del mese trascorso. Passiamo quindi a definire, tramite una citazione tratta dall'articolo "Spunti sul cosiddetto "prospettivismo” di Nietzsche", la parola chiave che per tutto il mese ci ha accompagnati: «[...] è innanzitutto una raffigurazione artificiale e dunque deformante di oggetti in uno spazio». Nel tentativo di approfondire l’affermazione nietzschiana che «non esistono fatti, ma solo interpretazioni», l’elaborato si propone di analizzare le sfumature del pensiero del filosofo sul tema, per coglierne le ricadute etiche, morali, ma anche scientifiche ed epistemologiche - fino all’affermazione che «ogni scienziato è sempre anche poeta».

 

E a proposito di scienza, allora, non si può non fare riferimento a “I cristalli: una love story tra l’ordine e il difetto” (prima e seconda parte), un’ode alle imperfezioni che fa propria una visione dall’interno, scientifica, al microscopio della composizione materiale delle cose. Perché neanche i cristalli sono strutture perfette, e perché «sono le impurezze e i difetti a dare ricchezza. Senza di essi, non esisterebbero molte cose. Non esisterebbero l’arte, la vita, non esisteresti neppure tu».

A opporsi a questa descrizione oggettiva della realtà interviene un’altra in-disciplina, che si serve di diversi strumenti concettuali e che ha invece come oggetto proprio l’incertezza dell’avvenire. Come si può, in un mondo come quello di oggi, caratterizzato in ogni ambito dal fenomeno dell’accelerazione, non fermarsi all’hic et nunc ma costruire anche una previsione dei “futuri possibili”? Come si può “voir large, loin et profond”, per ambire a decisioni che non coinvolgano esclusivamente il breve termine? Proprio a questa domanda tenta di dare risposta la prospective, per reagire alla sensazione di un tempo che sfugge al controllo dell’uomo.

Il tema della prospettiva ha dato spazio anche ad alcune riflessioni sulla mente umana, sul modo in cui questa percepisce il mondo intorno a sé e con cui influisce sul vivere in società. “Lo stigma è una questione di prospettiva?” indaga, per esempio, le motivazioni per cui i dialetti, che specialmente in Italia sarebbero portatori di grande ricchezza, hanno cessato di essere trattati come lingue propriamente dette, per essere invece “bistrattati” e sempre meno adottati da parlanti di ogni livello sociale. In “Un cervello al museo” sono analizzati, invece, dal punto di vista della neuroestetica, i processi neurologici in atto davanti a opere d’arte in grado di dare vita a sensazioni di piacere e di far rilasciare dopamina grazie a colori, forme, ritmo, luce, luoghi o volti rappresentati che possono essere riconosciuti e quindi generare empatia. Da un punto di vista psicologico è stato poi anche introdotto in “Tra le prospettive: la mentalizzazione come abilità evolutiva e protettiva” il concetto di mentalizzazione, un’abilità emotiva e cognitiva che permette a ognuno di comprendere la prospettiva altrui e di comportarsi in base a questa. Questo processo fa chiaramente parte della maturazione dell’individuo, e permette un quieto vivere sociale.

 

Proprio in nome di questa abilità di vedere il mondo da occhi diversi, alcuni elaborati hanno analizzato alcuni aspetti di vita propri di una specifica categoria, cioè quella delle donne. “Il carcere: una prospettiva di genere”, sulla scia di un ambito di studi sviluppatosi solo in tempi recenti, ha fatto luce sulla carcerazione femminile, sulla diversa modalità delle donne di vivere la detenzione, sul carcere come istituzione incentrata sull’uomo, atta a contenere la violenza e chiusa a qualsiasi profilo emozionale proprio invece dell’esperienza comunicazionale di ogni donna. “La prospettiva delle donne nella giurisprudenza della Corte Suprema degli Stati Uniti in materia di aborto”, invece, si sofferma sui diversi punti di vista che i giudici uomini e i giudici donne possono adottare nei confronti dell’aborto. I primi, infatti, tendono a un atteggiamento più moraleggiante, che porta spesso a prese di posizione contro l'aborto dettate più dalla propria sensibilità personale che da motivazioni logiche nell'ottica di salvaguardia della salute della donna; le seconde, invece, si mostrano non soltanto più sensibili riguardo alla colpevolizzazione femminile e alle passate ingiustizie legislative (leggi che prevedevano il controllo maschile del corpo femminile, fino al completo spossessamento della donna di sé), ma anche più razionali e logiche, capaci di non perdere di vista la priorità assoluta: la buona salute della donna. Al culmine di una descrizione di una società che dia importanza al ruolo della donna si trova poi “Un tuffo dentro e oltre il patriarcato: l’esperienza dei Moso, la società senza mariti”: il popolo menzionato nel titolo, stanziato ai piedi dell’Himalaya, dimostra infatti che c’è vita al di là del patriarcato, che pure sembra essere ormai un elemento costitutivo della società occidentale. L’articolo si sofferma  sulle ragioni di questa radicata “legge dei padri”, a cui contrappone l’esempio della società matriarcale dei Moso. Ancora donne sono le protagoniste di “Lamenti di eroine: la prospettiva femminile nelle Heroides”: attraverso le voci delle eroine mitiche abbandonate da mariti o amanti, a cui nell’opera ovidiana è dato ampio spazio di espressione, l’articolo analizza la nuova prospettiva elegiaca adottata: non è più l’uomo che soffre per amore, ma è ora la donna che patisce ed esprime il dolore di un abbandono. Il focus è in particolare su Didone, regina cartaginese abbandonata da Enea, e protagonista anche del libro IV dell’Eneide.

 

Non sono mancati, per questo tema, gli articoli di argomento letterario, che hanno spaziato tra epoche, generi e geografie svariate. “Prospettive eterodosse del petrarchismo ibero-romanzo”, per esempio, si sofferma sulla nozione di petrarchismo, e in particolare sulla ripresa dei Rerum Vulgarium Fragmenta nella letteratura iberica e nell’opera di Garcilaso de la Vega. Quali sono gli aspetti per i quali la ripresa del modello petrarchesco si distacca dall’opera originale a cui si ispira? Che differenze ci sono tra il Rerum Vulgarium Fragmenta e i canzonieri della Spagna cinquecentesca? Con “Italo Calvino: meditazioni e lontananze a Parigi” si approda invece a Parigi, e si indaga il rapporto di Calvino con questa città, di cui  l’autore stesso scrive: “Forse per poter scrivere di Parigi dovrei staccarmene, essere lontano: se è vero che si scrive sempre partendo da una mancanza, da un’assenza. Oppure esserci più dentro, ma per questo dovrei averci vissuto fin dalla giovinezza [...]”. Proprio in questo equilibrio tra dentro e fuori, tra distacco e profonda vicinanza, si sviluppa la relazione dell’autore con la città, che viene così descritta spogliata di ogni traccia di superficialità. “Una maravigliosa e strana immobilità: Leopardi e il mistero cinese” si sposta invece sull’analisi del rapporto di Giacomo Leopardi con la Cina: in particolare, l’accento è posto sull’elogio che il poeta fa di una nazione descritta come senza alfabeto, ma così colta da essere in grado di produrre letteratura - «[l]a maravigliosa e strana immobilità ed immutabilità […] della nazione Chinese, dev'esser derivata certo in grandissima parte, e derivare dal non aver essi alfabeto né lettere, […] ma caratteri esprimenti le cose e le idee», scrive il Recanatese. La Cina non è però il luogo più lontano in cui gli elaborati di Prospettive proiettano il lettore: con “Il rimpatrio e la fuga. L’Eden di Emily Dickinson” (prima e seconda parte), il viaggio porta infatti ancora più lontano. L’articolo analizza il ruolo dell’Eden nella poesia di Emily Dickinson, cogliendone le numerose sfumature: da luogo in cui vanno a finire le anime dei defunti, a inospitale dimora controllata da un Dio che tutto vede, a prigione da cui si desidera scappare, a corrispettivo poetico dell’infanzia vista dall’età adulta, ossia un “luogo” condannato a trovarsi a un’incolmabile distanza. E annodato a un fil rouge religioso è anche “Prospettive apocrife: la buona novella nascosta”, che dall’etimologia del termine vangelo analizza il diverso sguardo con cui la storia di Cristo è osservata dai Vangeli cosiddetti apocrifi, nascosti: uno sguardo che non tralascia il tema dell’infanzia, del ruolo della donna, della maschilità e dell’amore.

 

Ultimi, ma non meno importanti, sono poi gli articoli che hanno declinato il tema da una prospettiva economico-giuridica. Con “Start-up e crowdfunding tra Italia e Spagna” l’attenzione è posta sulle opzioni di finanziamento collettivo delle start-up, e sui diversi modi in cui questo può avvenire. In particolare, poi, il fenomeno è analizzato attraverso le normative introdotte sull’argomento dalla legge italiana e da quella spagnola, che sono così trattate in un’ottica comparatistica. Ancora di materia legislativa si occupa l’articolo “Tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale” (prima e seconda parte), che, partendo dai dati di un’indagine Istat riguardanti l’accesso ai beni culturali, analizza da un lato il mantenimento e la promozione dell’arte, e dall’altro il grande potenziale economico di un tale patrimonio. Nella seconda parte, poi, l’elaborato arriva a trattare delle modalità con cui le nuove tecnologie digitali potrebbero essere sfruttate per innovare il rapporto del pubblico con l’arte, o per favorirvi l’avvicinamento anche a persone con disabilità. “Interpretazione economica del diritto e irrazionalità” (prima e seconda parte) coniuga invece le diverse materie di economia, diritto e psicologia, facendo un’analisi dei sistemi, introdotti dallo studioso Daniel Kahneman, che guidano le decisioni degli individui: che cosa influenza la scelta del singolo? Quali strategie possono essere adottate per migliorarne il giudizio? 

 

The cultural turn: mutamenti, cantieri e prospettive nella storiografia dagli anni Settanta a oggi” tratta, infine, del cultural turn, ossia di quell’insieme di cambiamenti che dall’inizio degli anni Settanta ha profondamente scosso molte discipline umanistiche dopo la presa di coscienza che il linguaggio non è un mezzo neutrale di comunicazione, specchio della realtà che descrive, ma agente costitutivo della realtà sociale e della consapevolezza umana. Questa nuova presa di coscienza ha portato a una ridefinizione del fare storia: ogni documento va analizzato nelle sue stratificazioni di significati, e il semplice concetto di fonte si amplia fino a includere soggetti mai considerati. Insomma, per citare Magritte: «È semplicissimo. Chi oserebbe pretendere che la RAPPRESENTAZIONE di una pipa È una pipa? Chi potrebbe fumare la pipa del mio quadro? Nessuno. Quindi NON È UNA PIPA».

 

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