21 maggio 2022

Divorzio di velluto ovvero di come ricucire gli strappi. Conversazione con Jana Karšaiová

L'ora dello Strega

 

«Suggerisco alla giuria del Premio Strega di far suo  Divorzio di velluto  di Jana Karšaiová perché vi troverà inscritto il fascino del nuovo romanzo europeo. O, se preferite la nuova Europa declinata in letteratura da una scrittrice esordiente slovacca che, da autodidatta, grazie a vent’anni di studio, nella nostra lingua ha trovato il mezzo più adatto a esprimere mirabilmente la sua condizione esistenziale». Così Gad Lerner propone al Premio Strega 2022 la candidatura di Divorzio di velluto (Feltrinelli, 2022), romanzo d’esordio di Jana Karšaiová che porta nel titolo il senso di uno strappo sia politico – la divisione della Cecoslovacchia in Slovacchia e Repubblica Ceca – sia umano perché spesso, come suggerisce l’autrice, i paesi che abitiamo ci somigliano incredibilmente. 

A quindici anni Katarína, la protagonista del romanzo, ha vissuto la divisione della Cecoslovacchia, un processo politico che si ricorda con il nome di “divorzio di velluto” a indicare come non fosse stato un brutale strappo ma una inevitabile e non violenta separazione, anche se questo non la rende meno dolorosa. Katarína vive a Praga ma la sua famiglia – le sue radici – sono a Bratislava. Tornata a casa per la Vigilia di Natale deve giustificare ai suoi genitori e a suo fratello l’assenza del marito Eugen che l’ha lasciata pochi mesi prima con un breve biglietto sul tavolo della cucina. Una separazione, anche questa, di velluto, senza litigi, senza grida, ma lacerante. Così ci si addentra nella vita di Katarína, nella sua infanzia, nelle assenze che costellano la sua esistenza, nei difficili rapporti con una madre ingombrante che fatica a comprenderla e quelli con un padre estremamente buono ma troppo accondiscendente. Jana Karšaiová tratta le sue protagoniste come si fa con gli oggetti fragili, con cura e tenerezza: sono personaggi feriti, strappati, nostalgici ma ancora vivi e, nonostante la complessità e la durezza del mondo che li circonda, in cerca ancora e sempre dell’amore. 

Aver ricevuto una carezza di velluto, è questa la sensazione che si ha dopo aver terminato il romanzo che con uno stile delicato ed intimo riesce ad accompagnare il lettore nel difficile compito che spetta ad ogni essere umano. Ricucire i propri strappi e ritrovarsi nelle ferite del passato per poter rinascere.

 

Jana Karšaiová è la sesta ospite della rubrica L’ora dello Strega , una serie di conversazioni settimanali incentrate sui dodici libri candidati alla LXXVI edizione del premio. 

 

 

Sofia Russo:  La prima domanda è di rito: come stai gestendo questo periodo che sicuramente, con la candidatura del libro al Premio Strega, è molto impegnativo?

Jana Karšaiová: Il periodo è faticoso dal punto di vista della gestione degli impegni: devo coniugare il mio lavoro - fare teatro -, la famiglia, gli eventi, ma nonostante le difficoltà, la fatica e la stanchezza, la vera soddisfazione è incontrare i lettori, recepire le loro reazioni, riceverne l’affetto. Credo che la vera forza del Premio Strega sia la visibilità che conferisce ai libri. Per scrivere Divorzio di velluto ho impiegato quasi tre anni ed essendo il mio primo romanzo non è stato facile capire come si costruisce una storia, come toccare alcuni temi per me cari e delicati.

 

SR: Una domanda personale: tu sei attrice e adesso anche scrittrice. Se non ti fossi dedicata al mondo dell’arte cosa avresti fatto?

JK: Ho sempre lavorato nel mondo dell’arte: la prima laurea che ho preso a Bratislava era relativa al teatro. Ho iniziato come attrice, adesso conduco dei laboratori di recitazione. Ho pensato per molti anni di dover trovare un’occupazione “normale”, soprattutto quando sono arrivata in Italia e ho scoperto che il lavoro artistico è ritenuto più come una passione che come un vero e proprio mestiere, mentre a Bratislava non è così. Nonostante tutto, però, non ho mai mollato. È l’arte la mia dimensione: non è un mondo facilissimo ma è il mio mondo.

 

SR: Il titolo, Divorzio di velluto, lo hai detto più volte, parla di uno strappo che è stato storico ma che si riflette anche nella vita dei protagonisti e mi chiedevo quanto ci sia di autobiografico: Katarína è nata nel 1978 come te, è slovacca ma parla italiano; Viera, un’altra protagonista del libro, va a studiare in Italia. Quanti pezzi di te sono disseminati nel libro?

JK: Nel romanzo c’è molta realtà: è questo il modo in cui la mia scrittura vuole veicolare messaggi e significati.. La storia della Slovacchia è vera, tanti fatti sono realmente accaduti, parti di me sono disseminate nei personaggi. Non posso dire che la storia di Katarína sia quella della mia vita, ma alcuni suoi tratti e alcune scelte di Viera, soprattutto nell’ambito linguistico, raccontano di me. Tutto il libro, essendo anche un esordio, è permeato di mie esperienze personali, di quelle che hanno vissuto persone a me care, di loro riverberi che mi sono giunti.

 

 

 

Jana Karšaiová

SR: Il libro si apre con Katarína che entra a Bratislava e la sensazione che questo suo ritorno a casa, sarà l’ultimo. Fin dall’inizio si avverte una suggestione che poi attraversa tutto il libro: la presenza di una malinconia, una nostalgia che però è molto tenera, di velluto.

JK: Il libro parla di abbandono, di strappi, ma di velluto. Credo molto che le difficoltà che dobbiamo affrontare nella vita si possono affrontare in maniera morbida: con ciò intendo la possibilità di non essere troppo duri con sé stessi. Credo nell’amorevolezza che le persone hanno diritto di provare perché ognuno porta con sé delle ferite e se queste, invece di indurirci, ci facessero diventare di velluto, faremmo meno male a noi stessi e agli altri. 

 

SR: Divorzio di velluto parla di emozioni che tutti sperimentiamo e il modo che hai di scrivere, così delicato, di velluto, ha il potere di toccare corde molto emotive nel lettore che, quasi senza accorgersene, si ritrova a sprofondare nelle pagine del libro. Nonostante il senso di malinconia che aleggia per tutto il romanzo, le tue protagoniste si lasciano prendere dalla tristezza ma non annegano, non sprofondano mai. Nel libro ritornano spesso immagini di buchi, di vite ferite che sono anche quelle che la città di Bratislava cerca di coprire «con una plastica maldestra e superficiale», come a volte cerchiamo di fare anche noi, quale messaggio intende trasmettere il romanzo?

JK: Tutti abbiamo delle ferite. C’è un buio da attraversare, e ciò può esser fatto anche essendo protetti dal velluto. Obiettivo del romanzo è infondere speranza: questa storia non affossa, non parla d’odio, ma di amore e rinascita.

 

 

Per saperne di più

 

Jana Karšaiová è nata a Bratislava nel 1978 e ha iniziato a imparare l’italiano da autodidatta nel 2002. Ha vissuto a Praga, Ostia e Verona dove ha lavorato come attrice. Dopo una lunga assenza, ha ripreso a lavorare in campo teatrale conducendo laboratori e iniziato a frequentare corsi di scrittura. Il suo racconto “Sindrome Italia” è stato pubblicato sulla rivista letteraria “Nuovi Argomenti”. Divorzio di velluto   (Feltrinelli, 2022), il suo primo romanzo, è stato  proposto da Gad Lerner per la LXXVI edizione del Premio Strega 2022 e selezionato tra i dodici libri candidati.

 

 

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata