19 dicembre 2020

Miti a bassa intensità. Racconti, media, vita quotidiana

Recensione

Peppino Ortoleva , Miti a bassa intensità. Racconti, media, vita quotidiana , Torino, Einaudi, 2019.

 

Miti a bassa intensità è l’ultimo, recente saggio del professor Ortoleva, la cui edizione è apparsa per i tipi di Einaudi nel febbraio 2019. Questo libro si unisce alla schiera delle numerose pubblicazioni che Ortoleva, professore di storia e teoria della comunicazione, ha dedicato nella sua carriera ai media, alla cultura e alle tecnologie del mondo contemporaneo, fra le quali si annoverano Cinema e storia. Scene dal passato (1991), Un ventennio a colori. Televisione privata e società italiana (1995) e Il secolo dei media (2009).

 

Il saggio si pone un quesito fondamentale: c’è ancora spazio, nel nostro tempo, per il mito? Si potrebbe ipotizzare una risposta negativa, secondo un senso comune che vorrebbe il mito completamente superato da una società contemporanea ormai votata al progresso tecnologico e definitivamente “de-mitizzata”, dominata dalla tecnica e dal sapere scientifico. All’opposto, l’acuta indagine di Ortoleva dimostra precisamente il contrario: nel nostro quotidiano, i miti «c’incalzano da ogni parte, servono a tutto, spiegano tutto». Si tratta, in particolare, di miti che hanno non «l’autorità della tradizione ma la forza più umile dell’abitudine»: appartengono, cioè, ad una mitologia del mondo attuale, sono la componente decisiva della trama di valori, simboli e significati di cui si sente bisogno anche nel nostro tempo, apparentemente scevro di miti ma di essi ugualmente bisognoso.

 

Per sviluppare il ragionamento è tuttavia necessario chiarire che cosa si intenda precisamente quando si parla di “miti” e soprattutto se sia possibile associare i miti d’oggi alle stesse narrazioni che regolavano la vita personale e collettiva dei popoli primitivi. Questo il punto di partenza del saggio, in cui Ortoleva offre la definizione di mito come di «un racconto che fa da ponte tra il vissuto e il cosmo»: si tratta cioè di un racconto, ossia del prodotto di una narrazione (modalità che permette all’umanità di dare un senso alla propria esperienza), ma di una narrazione del tutto particolare, in grado di collegare attivamente il nostro vissuto con i mondi che si pongono al di là dell’esperienza diretta. Attraverso il narrare, come osserva l’autore, il mito connette ciò che si trova entro l’orizzonte esperienziale con ciò che si trova oltre di esso e che, da oltre quell’orizzonte, continua a porre domande: «sul dopo la morte, sull’universo al di là della superficie terrestre, sulle forze che muovono, o possono muovere, i nostri destini». Il “cosmo” con cui i miti ci pongono in contatto, in sostanza, è fatto dei molti interrogativi senza risposta dell’esistenza, e di conseguenza l’azione di tali particolari narrazioni è irrinunciabile per le civiltà di qualsiasi tempo, incluso quello contemporaneo, benché in età storiche diverse esse abbiano assunto caratteri differenti e differenti ruoli. In questo senso, si può dire che nell’epoca contemporanea domini un differente “stato” di miticità rispetto a quella “alta” dei miti intesi come narrazioni sacre e cerimoniali. Si tratta precisamente della bassa intensità che dà il titolo al saggio, uno “stato” riferito specificamente alla miticità contemporanea, e che si differenzia dai miti ad alta intensità per una serie di caratteristiche proprie: in particolare per la collocazione temporale, vicina al nostro stesso tempo o in un tempo a noi riconoscibile, per i protagonisti e per la modalità con cui questi racconti vengono fruiti dalle persone. I miti a bassa intensità, infatti, sono piuttosto oggetto di consumo libero e personale, più che oggetto di rigide osservanze formali o di condivisioni collettive, come potevano essere quelli ad alta intensità: possono proliferare in tutte le declinazioni che l’industria culturale offre, dalla fiction , al western , ai romanzi, e i loro modi di circolazione e fruizione sono condizionati da realtà proprie del nostro tempo, come l’industrializzazione, il sistema dei media e lo strapotere dello Stato.

 

Sulla base di queste premesse, Ortoleva traccia una mappa delle storie che, nell’epoca contemporanea, agiscono come ponte fra il vissuto e il “cosmo” di quesiti irrisolti. A partire da un primo capitolo dedicato alle caratteristiche della bassa intensità e del suo legame con il mondo dei costumi e delle abitudini quotidiane, lo studioso analizza alcune forme di narrazione mitica proprie della contemporaneità e le loro funzioni strumentali talvolta assunte: a partire dai “miti” istituzionali alla base dello Stato moderno, come il mito nazionale, fino all’idea stessa di rivoluzione. Successivamente vengono ripercorse alcune delle storie che l’industria culturale ripropone nelle molteplici forme di narrazione che occupano il tempo libero nei vari generi letterari, cinematografici e televisivi: le figure fantastiche del vampiro e dello zombi, in grado di porre in collegamento la nostra quotidianità con il mondo “altro” dell’oltretomba, la figura del criminale, dei serial killer e dei “gangster”, che raggiungono una sovrumana malvagità (non priva di elementi sacerdotali) ben lontana dalla squallida cattiveria dei killer delle notizie di cronaca, e infine una serie di miti trasversali e largamente diffusi, come quello dell’amore romantico, fino ai culti soggettivi e di gruppi organizzati attorno ad alcune figure e storie.

 

Il saggio di Ortoleva, attraverso un’argomentazione quasi algebrica e una limpidissima scrittura, conduce un’indagine su alcuni aspetti della contemporaneità per molti versi largamente sconosciuti a chi ne fruisce, e illumina alcuni lati della ricezione di prodotti culturali con i quali chiunque è ordinariamente a contatto nella nostra contemporaneità. Questa interessante ricerca si rivela utile non solo per studiosi e studenti di antropologia culturale e sociologia, già vicini alle moderne “etnografie del mondo contemporaneo”, che vi troveranno un’acuta categorizzazione e un’attenta analisi delle funzioni e degli aspetti della bassa intensità della miticità, ma anche per coloro che vorranno semplicemente accostarsi alla riflessione sul significato di molte figure e storie con le quali siamo abitudinariamente in contatto e sulle quali non riteniamo necessario porre uno sguardo critico. Proprio in questo “non farvi caso”, nell’apparente libertà in cui ciascuno di noi ritiene di gestire e controllare il proprio tempo libero, risiede la potenza e l’ampia diffusione delle mitologie della contemporaneità: esse, quasi senza che noi ce ne accorgiamo, ci assediano da ogni parte e ci forniscono riflessioni e risposte con cui guardiamo alla nostra esperienza e, soprattutto, al di fuori di essa.

 

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