2 gennaio 2021

Su TerraRossa Edizioni

Conversazione con Giovanni Turi

Una «follia»: il catalogo di TerraRossa Edizioni, per candida ammissione, è una follia anacronistica. Leggendo la loro nota di auto-presentazione mi è venuto in mente «lettore irredento, se tu sei uno di quelli che aspettano ancora il capolavoro…», incipit cui è molto legato l’amico Luca Cristiano, che qui ho intervistato. La casa editrice pugliese, con sede ad Alberobello, interamente dedicata alla narrativa, punta a pubblicare una letteratura «che sondi le possibilità del linguaggio e quelle dell’invenzione». Per conseguire lo scopo esistono due collane: Fondanti , in cui si ripubblicano opere italiane finite fuori catalogo, e Sperimentali , in cui si ospitano voci capaci di parlare con timbro riconoscibile del nostro presente.

 

Ho seguito da lontano il lavoro di TerraRossa, poi ho chiesto a Giovanni Turi, direttore editoriale, di rispondere a qualche domanda. Ha accettato con generosità: questa è la nostra conversazione.

 

Antonio Galetta: Come sei arrivato a svolgere la professione di editor, e poi quella di editore?

 

Giovanni Turi: Sono diventato editor per scelta, studi e volontà, editore per caso. Ho studiato Lettere e seguito, durante la stesura della tesi, un corso di formazione al lavoro editoriale, da lì è cominciato tutto: ho iniziato presto a collaborare con diverse case editrici e a un certo punto mi sono ritrovato tra le mani TerraRossa Edizioni, il cui progetto avevo ideato ma della quale sarei dovuto (e vorrei ancora poter) essere soltanto l’editor.

 

A.G.: I tuoi gusti di lettore sono anche i tuoi gusti di editore?

 

G.T.: Inevitabilmente sì: sia come lettore sia come editore amo i testi ambiziosi e gli autori dotati di una voce inconfondibile, come Aldo Busi, Emanuele Tonon o Vitaliano Trevisan, per fare alcuni esempi tra gli scrittori che apprezzo particolarmente e che vedrei bene nel catalogo di TerraRossa.

 

A.G.: Gestisci un blog e una pagina Facebook su cui, a vario titolo, ti occupi di letteratura contemporanea. Qual è l’importanza di queste esperienze nella tua formazione e nel tuo lavoro?

 

G.T.: Fondamentali nel mio percorso formativo sono soprattutto le letture fatte compulsivamente negli ultimi venticinque anni, tutto il resto rappresenta un corollario, ma Vita da editor e i social network sono stati e sono ancora uno strumento prezioso per confrontarmi con altri professionisti e lettori.

 

A.G.: Da subito TerraRossa si è profilata come casa editrice radicata al Sud ma rivolta a tutta la nazione. Quanto è importante per voi la coesistenza di una dimensione locale e una dimensione nazionale?

 

G.T.: Indirettamente molto: vivere ai margini del panorama editoriale e dei centri della cultura letteraria del nostro Paese permette al contempo di avere uno sguardo d’insieme di quel che accade altrove e una piena autonomia e indipendenza nelle scelte. Per il resto, purtroppo, vivere e lavorare al Sud comporta ancora innumerevoli difficoltà supplementari: dalla logistica dei trasporti al minor numero di lettori.

 

A.G.: In un’altra intervista dicevi che, più che convincere il lettore con strategie di marketing, una casa editrice dovrebbe «indirizzarlo con onestà» . Mi sembra che a questa affermazione sia sotteso un rifiuto di pensare il lettore strettamente come consumatore: è così? In che modo TerraRossa «indirizza» i propri potenziali lettori?

 

G.T.: Sì, non proponiamo opere di semplice intrattenimento e crediamo che i libri possano e debbano ancora operare dei piccoli cambiamenti, se non a livello sociale, quantomeno nell’animo e nella mente di chi se li trova tra le mani; i nostri testi chiedono spesso al lettore un atteggiamento partecipe e attento, lo stesso che ci piacerebbe tutti potessimo avere nella vita e nelle scelte di ogni giorno. Per ciascun titolo indichiamo poi il «lettore ideale», con un po’ di ironia ma anche stabilendo subito le coordinate di ogni opera.

 

A.G.: Le collane di TerraRossa mi sembrano rispondere a due diverse ma complementari esigenze che chiunque, a vario titolo, si occupi di letteratura contemporanea, non può non sentire: avere memoria (e reperibilità) dei fatti recenti notevoli e avere cognizione (il più possibile differenziata) dello ‘stato dell’arte’.  

Sulla prima esigenza: sul tuo blog scrivevi che l’operazione sottesa alla collana Fondanti non è isolata, perché «sta diventando sempre più sistematico da parte di diverse case editrici, [il recupero] di opere più o meno recenti finite fuori catalogo». Quali credi siano le ragioni, anche materiali, di questa tendenza?

Sulla seconda esigenza: quali fenomeni contemporanei sono guardati con attenzione privilegiata da TerraRossa? [da questa domanda possiamo ricavarne due]

 

G.T.: Mi sembra che la corsa verso la novità editoriale e l’esordiente da lanciare senza esitazione sul mercato si sia attenuata e ci si stia finalmente rendendo conto di quanto sia importante sul piano culturale recuperare le opere di qualità pubblicate negli ultimi decenni, ma anche di come sia più sensato ridare spazio e visibilità a chi ha già dimostrato il proprio valore, piuttosto che ricercare affannosamente nuove voci. Così, non solo si sono cominciati a ripubblicare autori come Giovanni Arpino, Giuseppe Berto e altri che parevano dimenticati, ma anche il livello degli esordi proposti mi pare sia risalito: sono immensamente orgoglioso della Casa delle madri di Daniele Petruccioli e di Binari di Monica Pezzella, ma penso anche a un’opera sorprendente come La questione dei cavalli di Arianna Ulian (Laurana) o a un testo interessante come Notturno Gibilterra di Gennaro Serio (L’Orma).

 

Riguardo ai fenomeni contemporanei, TerraRossa cerca di non farsi troppo condizionare e paradossalmente la collana Sperimentali è ispirata più al passato che al presente: sino a agli anni Ottanta anche in Italia si pubblicavano opere molto più coraggiose, sul piano formale e contenutistico, di quelle che generalmente vediamo oggi sugli scaffali; penso ad esempio all’eccentricità dell’ Imitazion del vero di Ezio Sinigaglia, che ha la sfrontatezza delle opere di Tondelli e l’eleganza di quelle di Bufalino.

 

A.G.: Sul tuo blog scrivevi che le ragioni per cui «un tempo» si faceva editoria («proporre libri diversi da quelli che il pubblico si aspetta, sforzarsi di formare lettori pensanti e consapevoli, perseguire un’idea di letteratura che sondi le possibilità del linguaggio e quelle dell’invenzione») sono oggi considerate «folli», essenzialmente per ragioni di mercato. Rispetto a questo problema la situazione dell’editore indipendente è assimilabile a quella del grande marchio editoriale, o ci sono, anche qui, differenze significative, magari sempre dovute a dinamiche di mercato?

 

G.T.: Tendenzialmente un editore medio-piccolo, a differenza di un grande marchio, ritiene commercialmente un successo un’opera che vende anche solo un migliaio di copie e questo gli consente di fare scelte più coraggiose e talvolta più azzardate – perché poi in molti non le facciano comunque, non saprei.

 

A.G.: Quali sono le realtà editoriali indipendenti contemporanee in cui riscontri un’affinità di intenti rispetto a TerraRossa?

 

G.T.: Tantissime e non tutte indipendenti, le prime che mi vengono in mente (e pazienza per quelle di cui mi ricorderò solo quando rileggerò queste righe) in Puglia sono LiberAria, PietreVive, Stilo Editrice e oltre regione Arkadia, Aguaplano, Atlantide, Exorma, minimum fax, Neo, NN, Nutrimenti, Polidoro, Ponte alle Grazie, Sur, Voland: sono tutte case editrici con una precisa idea di letteratura, coerenti e audaci nelle loro proposte.

 

A.G.: Puoi dirci qualcosa sul futuro prossimo di TerraRossa?

 

G.T.: Continueremo a pubblicare pochi titoli l’anno e a sceglierli con estrema attenzione e passione, il solco continuerà a essere quello tracciato: dare spazio ad autori che abbiano uno stile riconoscibile e che considerino la scrittura non un semplice passatempo ma un impegno, una vocazione e una condanna.

 

Per saperne di più:

Giovanni Turi (1983) è nato ad Alberobello e si laureato in Lettere Moderne a Firenze e in Editoria libraria e multimediale a Bari; lavora in ambito editoriale dal 2005 e nel 2017 ha ideato il marchio TerraRossa Edizioni, del quale è diventato proprietario nel 2018. Ha sempre letto tanto, anche in virtù della sua insonnia.

 

Immagine fornita con autorizzazione all'utilizzo limitato sul magazine online "Il Chiasmo".

 

 


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