17 novembre 2021

Le donne a teatro fra XVIII e XIX secolo

(prima parte)

 

Fra i secoli XVIII e XIX la struttura dei teatri italiani, in particolar modo dei teatri dell’Opera, si sviluppa e subisce modifiche sostanziali che la porteranno a diventare un modello per tutta l’Europa dell’epoca. Uno dei primi paesi a subire l’influenza del cosiddetto teatro all’italiana è la Francia, dove nella seconda metà del XIX secolo vengono costruiti circa 170 teatri a imitazione di quelli italiani. La struttura di molti teatri dei due paesi, tuttavia, risulta già simile a partire da prima della riforma dei teatri, che sarà causa delle modifiche principali dei teatri italiani determinandone il successo. Possiamo osservare che tale struttura nel XVIII secolo è rigidamente divisa in base al prestigio sociale. Si tratta perciò di una separazione gerarchica che vede gli aristocratici occupare i primi due ordini dei palchi, chiamati per questo motivo nobiliari, mentre i palchi del terzo ordine portano il nome di mercantili e sono destinati a mercanti o borghesi. Invece, il loggione, o piccionaia, è generalmente occupato da domestici, da studenti e dal popolo, dato che si tratta di posti particolarmente economici. L’unica zona che rappresenta un’eccezione a tale rigida divisione gerarchica è il parterre. Si tratta del settore della platea compreso tra l’orchestra e il primo ordine di palchi, dove gli spettatori erano disposti sovente in modo disordinato ed assistevano in piedi all’intera rappresentazione. Si potevano trovare nel parterre militari, ma anche studenti, impiegati notarili o mercanti come scrive Jeffrey S. Ravel in Le Théâtre Et Ses Publics : Pratiques Et Représentations Du Parterre à Paris Au XVIIIe Siècle. Se dunque i palchi rappresentano lo spazio privato per eccellenza destinato alla nobiltà e al blasone di questa, il parterre si configura come lo spazio pubblico più attivo dei teatri, grazie alla mescolanza di persone diverse che lo caratterizza. Solo ad una categoria era se non interdetto, fortemente sconsigliato l’accesso al parterre, ossia alle donne. Nella maggior parte delle pitture o incisioni che mostrano l’interno di grandi teatri italiani del XIX secolo, ad esempio la litografia di Giovanni Pividor che raffigura la sala all’interno di La Fenice nel 1837, risulta evidente come il parterre sia occupato esclusivamente da uomini, riconoscibili nell’immagine citata, oltre che dai tratti somatici, dai completi eleganti con cilindro, mentre nei primi ordini di palchi si possono intravedere molte sagome femminili.

 

Per le nobildonne italiane avere un palco riservato nei grandi teatri e in particolare nei teatri dell’Opera rappresentava un’affermazione del proprio prestigio, oltre che un’occasione di visibilità e di socialità. Spesso, però, esse stesse erano fra le persone all’interno del teatro meno interessate alla rappresentazione e impegnate, piuttosto, ad intrattenersi in conversazioni mondane; eppure, come tutti i nobili dell’epoca, si mostravano irremovibili e gelose del proprio palco nel momento in cui rischiavano di vederselo tolto. Un esempio lampante di quest’attitudine si può osservare nel decreto per la riorganizzazione dei palchi del Teatro Ducale di Parma, emanato il 22 agosto del 1817 dalla duchessa Maria Luisa. In tale occasione molti nobili si erano visti assegnare palchi posti in ordini diversi rispetto alla disposizione precedente e perciò in molti avevano presentato le proprie lamentele alla duchessa, minacciando di disdire l’abbonamento a teatro. Tra questi, particolarmente veemente risulta la lettera inviata dalla contessa Marchetti alla duchessa, in cui l’aristocratica protesta per via dell’assegnazione di un palco situato nel primo ordine, mentre prima si trovava nel secondo. La contessa ritiene il nuovo posto disdicevole per una nobildonna del suo rango poiché si trova a contatto con il parterre. A partire da questo episodio si può dunque notare come, nonostante si tratti di un luogo privato, alla stregua di un salotto culturale, il teatro assuma anche una forte funzione pubblica, di visibilità e di scambio di informazioni anche (ma questo vale soprattutto per gli uomini) di natura politica. In questo quadro, la distanza dalle classi popolari e dal parterre si pone come condizione essenziale per affermare il proprio valore sociale.

 

Diverse scrittrici e intellettuali francesi si sono recate in Italia fra il XVIII e il XIX secolo e hanno notato con stupore il comportamento delle dame italiane a teatro, che considerano sostanzialmente frivolo e decisamente poco rispettoso nei confronti dello spettacolo. Sydney Owenson, scrittrice irlandese nota con lo pseudonimo di Lady Morgan, si reca in Italia tra il 1819 e il 1820 e nel 1821 dà alle stampe uno studio basato sulla sua esperienza nella penisola, intitolato Italy. Il testo presenta, spesso impietosamente, l’arretratezza sociale che caratterizza l’Italia, ma contiene anche numerose descrizioni di teatri visitati dalla donna, che si dimostra un’attenta osservatrice, sia per quanto concerne la struttura che riguardo ai costumi del pubblico, in special modo dei nobili. Recatasi al Teatro Regio di Torino osserva che il suo assetto è frutto della Restaurazione e perciò i palchi sono dominati da aristocratici e la regina possiede una lista con gli assegnatari dei primi due ordini, fatto che determina il discrimine fra alta aristocrazia e piccola nobiltà. Descrivendo la sua prima visita alla Scala, definisce l’edificio «the fabric of a vision». Passa poi alla descrizione del pubblico che scorge nei palchi, notando la massiccia presenza di donne che risultano pari al numero degli uomini, o addirittura li superano, dato che nei palchi la scrittrice vede coppie formate da un uomo e una donna o due donne insieme. Tale preminenza è confermata da altre fonti, come dal Diario del Teatro Ducale di Parma del 1841, su cui è scritto che a teatro è possibile vedere solamente le donne. Questa apparente anomalia può essere spiegata considerando che spesso nei palchi dei vari teatri si preferiva assegnare i posti davanti al pubblico femminile, al fine di assecondare il desiderio di visibilità delle signore e quello degli spettatori del parterre di osservare le belle dame affacciate dai palchi. Si tratta di un’usanza non prettamente italiana e non caratteristica del XIX secolo, come possono dimostrare resoconti di episodi come quello che riporta Ravel nel saggio sopra citato, avvenuto a Parigi all’interno del Théâtre de la comédie italienne nel 1743, quando un uomo in un palco del secondo ordine si ritrovò rimosso dal suo posto davanti dopo aver invitato nel proprio palco una donna che occupava quello vicino e che insieme alle sue compagne cercava di «échapper à l’oubli du banc de derrière». Risulta ancora più eclatante la vicenda del 1749, avvenuta nel medesimo teatro, che vide la polizia chiedere agli uomini seduti davanti a donne nel secondo e terzo ordine di cedere il proprio posto a queste, in modo da soddisfare gli occhi delle persone nel parterre. Questi episodi testimoniano la doppia funzione dei palchi di luogo privato, ma anche di vetrina e dimostra che la separazione rispetto al pubblico non si vuole assoluta, poiché soprattutto le donne aristocratiche desiderano essere viste, l’importante è che lo spettatore sia in una posizione inferiore e separata rispetto a loro.

 

La predilezione a concedere i posti davanti dei palchi alle nobildonne può spiegare perché a teatro il pubblico femminile sembra più numeroso di quello maschile nel XVIII e XIX secolo. Si deve comunque considerare che dopo il declino dell’Ancient Régime, le nobildonne godono di un’autonomia non indifferente, come può testimoniare il resoconto di Lady Morgan che vede arrivare le nobildonne sole in carrozza a teatro, e alcune di esse hanno un palco assegnato a proprio nome. Carlotta Sorba cita nel saggio Spectatrices! Les femmes au spectacle de l'Antiquité à nos jours la lista dei palchisti della Scala di Milano stilata dopo l’inaugurazione del 1758 dalla quale si può evincere che su un totale di 144 proprietari di palchi 14 sono donne. I palchi ad esse assegnati sono, inoltre, i più prestigiosi, nel primo e secondo ordine, dato che questa libertà eccezionale per l’epoca riguarda quasi esclusivamente le donne aristocratiche, mentre per i palchi più alti il numero di proprietarie si riduce considerevolmente, a comprendere generalmente solo le vedove, che ereditano il palco dal marito.

 

Un’altra scrittrice di successo più di dieci anni prima di Lady Morgan aveva già lasciato importanti testimonianze sulle impressioni che le ha suscitato la visione dei teatri italiani durante il suo viaggio nella penisola. Si tratta della baronessa Anne-Louise Germaine Necker, altrimenti conosciuta con il nome di Madame de Staël. È noto un primo viaggio della Baronessa nella penisola a dicembre del 1804, un tour che la porta a visitare le principali città settentrionali fino a giungere a Roma per poi risalire e lasciare l’Italia per recarsi a Ginevra nel giugno del 1805. Madame de Staël documenta in alcune sue lettere le proprie visite nei teatri famosi delle varie città in cui soggiorna e si dimostra una buona conoscitrice e una spettatrice entusiasta delle rappresentazioni quanto degli attori che vede sulla scena.

 

In una lettera indirizzata a Monti e spedita da Roma il 5 febbraio 1805, si esprime positivamente sulla tragedia di Alfieri Saül, criticandone d’altro canto la messa in scena e soprattutto il pubblico, in particolare le spettatrici, di cui mette in risalto, seppur ironicamente, la stoltezza, ben esemplificata dalla superficialità del commento di una nobildonna, la marchesa di Lepri, che reputa un peccato che l’opera sia trista. Madame de Staël commenta ironicamente che il pubblico vorrebbe una tragedia tutta da ridere.

 

Madame de Staël ritorna anni dopo a riflettere sul teatro italiano e il suo pubblico nel saggio Sur la manière et l’utilité des traductions, pubblicato nel 1816. Il contesto è quello del dibattito fra classicisti e romantici e la scrittrice critica più duramente di quanto appare nelle lettere il comportamento degli italiani e soprattutto delle donne italiane a teatro, mettendone in risalto la mondanità e la poca attenzione allo spettacolo, in modo simile a come farà Lady Morgan in Italy.

 

Un giudizio simile si può trovare anche nelle Mémoires de la comtesse De Boigne, née Osmond, scritte da una viaggiatrice francese vissuta nel XIX secolo, Adélaïde Charlotte Louise Éléonore d'Osmond, contessa di Boigne, e pubblicate nel 1820. Durante il suo soggiorno a Torino, di poco successivo alla Restaurazione, la contessa scrive di essersi recata al Teatro Regio e di essere stata sorpresa dell’autonomia di cui godevano le donne torinesi a teatro, impensabile considerando la loro vita domestica.

 

La contessa descrive anche la pratica delle giovani donne di invitare nel proprio palco uomini di ceto inferiore, chiamati «amis de loge». Si tratta di uno degli esempi più lampanti della libertà di costumi concessa alle donne aristocratiche italiane, ma non si tratta di un fenomeno solamente italiano. Infatti, in apertura del racconto erotico francese Point de lendemain scritto da Vivant Denon e pubblicato nel 1777 l’eroe-narratore si reca a una rappresentazione dell’Opéra dopo che questa è già iniziata e Madame T., che si trova nel palco vicino, lo invita a raggiungerla, ma lei si trovava lì da sola, perciò, la situazione si rivela quantomai ambigua e vicina alla pratica dell’«ami de loge» descritta anni dopo da Madame de Boigne. In questo caso lo spazio dei palchi mostra al meglio la sua essenza di spazio privato, legato al pettegolezzo, ma allo stesso modo agli amori segreti delle di donne e uomini dell’alta società, del tutto isolato, almeno in questo caso, dal resto degli spettatori come anche dalla rappresentazione teatrale.

 

[Leggi la seconda parte]

 

Per saperne di più:

D’Osmond de Boigne, Adélaïde Charlotte Louise Éléonore. 1979. Mémoires de la comtesse De Boigne, née Osmond : récit d’une tante, vol.1 (Du règne de Louis XVI à 1820), Paris, Mercure de France.

Necker de Staël, Anne-Louise Germaine. 1985. Le Léman et l’Italie. Correspondence générale, a cura di Béatrice W. Jasinski, vol. V, Deuxième Partie, Paris, Hachette.

Owenson Morgan, Sydney. 1821. Italy, London, Henry Colburn e Co., Vol. I.

Ravel, Jeffrey S.. 2002. Le Théâtre Et Ses Publics : Pratiques Et Représentations Du Parterre à Paris Au XVIIIe Siècle, Revue D'histoire Moderne Et Contemporaine (1954-), vol. 49, no. 3.

Sorba, Carlotta. Spectatrices! Les femmes au spectacle de l'Antiquité à nos jours, dir. V. Lochert, M. Bouhaïk-Gironès, C. Candiard, F. Cavaillé, J.-M. Hostiou, M. Traversier, Paris, CNRS Éditions.

 

 

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