13 maggio 2021

The Great God Job: Sfruttamento e fede in "Christ in Concrete"

La conflittuale relazione tra i valori religiosi cristiani e il desiderio di raggiungimento del benessere economico statunitense nel romanzo di Di Donato

Nonostante a partire dalla fine del XIX secolo si inizi a parlare di letteratura italo-americana, la prima opera che riesce a ottenere il riconoscimento della critica e del pubblico statunitense è il romanzo Christ in Concrete di Pietro Di Donato, pubblicato per la prima volta nel 1937 come short story sulla rivista «Esquire». Il romanzo, che due anni dopo venne selezionato dal Book-of-the-Month Club battendo Grapes of Wrath di John Steinbeck, si configura come pilastro della letteratura italo-americana, poiché riesce a trasmettere, attraverso l’espressività del linguaggio, un senso di precarietà che riflette la frammentazione della comunità italo-americana, protesa al tempo stesso verso il mantenimento delle tradizioni culturali italiane e verso l’inserimento nello spazio sociale ed economico statunitense. L’esperienza migratoria e l’ingresso nel brutale sistema di sfruttamento capitalistico americano impediscono ai muratori di Di Donato, che contribuiscono alla costruzione materiale del sogno americano, che tuttavia gli è precluso, di ritagliarsi uno spazio di azione nella società, relegandoli in una situazione di instabilità. Alla base della dimensione identitaria dei personaggi di Christ in Concrete, divisi tra il mantenimento e lo screditamento della propria eredità culturale italiana, avvertita come ostacolo al processo di assimilazione alla cultura dominante statunitense, si trova una relazione conflittuale tra la dimensione religiosa cattolica e la dimensione capitalistica statunitense.

 

Un elemento cardine nella rappresentazione letteraria della comunità italo-americana è la religione, che, come rappresentato da Di Donato, si configura come aspetto coesivo alla base del processo di costruzione di rapporti interpersonali e permea ogni ambito della dimensione comunitaria, assumendo un ruolo centrale nel processo di assimilazione nella società statunitense, rappresentato da Di Donato. Secondo Gardaphé, l’opera di Di Donato «is heavily imbued with an Italian Marianist Catholicism that is in many ways distinctly different from an American Catholicism institutionalized and controlled by Irish Catholics.».  Tuttavia, attraverso l’esperienza migratoria e il contatto con la nuova dimensione sociale, i migranti italiani, impiegati nel sistema di sfruttamento capitalistico con l’aspirazione di accedere al benessere economico americano, vedono sfumare le proprie certezze ultraterrene, vivendo una crisi della fede cattolica e dei valori religiosi associati e percependo la religione e le sue promesse di una ricompensa ultraterrena, come un ostacolo al raggiungimento del benessere. Come afferma, infatti, Sarah Benelli, «Religion, rather than inciting the immigrants to object to injustice, instead encourages them to forbear and accept fate while waiting patiently for their rewards in the next world».

 

La progressiva perdita della fede, che innesca un processo di offuscamento della fiducia nelle istituzioni cattoliche, assume un ruolo primario nell’opera di Di Donato. Secondo Gardaphé, «Italianità is vitally important to nearly everything di Donato has written. Through his work we can gain insight to the mysteries of Italian immigrant life and Italian Catholicism.» La preghiera, non più intesa unicamente come momento di contatto tra l’umano e il divino, ma come mezzo per comunicare la drammaticità della mancanza di un’identità comunitaria, assume nel romanzo di Di Donato un valore sociale e narrativo innovativo, configurandosi, grazie alla tecnica narrativa del flusso di coscienza, come strumento di denuncia dell’abbandono divino.

 

Here in the church of worship I kneel, my Lord. You have taken dear father away for your own need…can you not send him back, O Lord? We love him− we are hungry− we need him…Pleasepleaseplease, dear Jesus, may I not go home and find him seated with the children, and mama placing the hot food and macaroni on the table, and laughter, laughter of all our family, my Lord God and Creator of the earth and skies and all the living? It would be simple for you and I know you want us to be happy and we will adore you and sing your praises every-every minute…Wouldn’t it be glorious, O Lord, to bring father right here right now and I’ll take him by the hand and up the stairs and knock on the door and then when mama opens the door I’ll say mama here’s papa− O Lord, don’t you see how wonderful−?

 

Dopo essersi rivolto invano alla figura divina, il giovane Paul, protagonista del romanzo semiautobiografico, a causa  delle precarie condizioni economiche della famiglia in seguito alla morte del padre Geremio e all'incidente che impedisce allo zio Luigi di lavorare, appellandosi alla carità cristiana, invoca l’aiuto di un commerciante alimentare, che, facendo riferimento alla compassione divina e al potere salvifico della preghiera, ma rifiutandosi tuttavia di fornire un sostegno concreto al giovane attraverso la donazione o la vendita a credito di beni primari, consiglia a Paul di recarsi nella chiesa di Santa Prisca, sottolineando, come per autoassolversi e ribadire il suo impegno cristiano, di fare donazioni alla Chiesa. 

 

We are Christians together− we go to church together− father in Heaven watches and will pray for you− we will pray to the Lord Jesus for every bit of help you give us and that He shall reward you…“Father John should be able to do something for your mother. You might tell him that I suggested you see him. I make donations to St. Prisca.”
But you have the food here. Please.
No.
Please!
No.
“Thank you. I’ll go to Father John.”
“Do that. Tell I suggested.− I make donations…”

 

La scena del romanzo che maggiormente evidenzia la perdita di fiducia da parte del protagonista nelle istituzioni cattoliche, le quali si sono ormai allontanate dagli interessi concreti dei migranti italiani, promuovendo unicamente la giustizia ultraterrena attraverso la preghiera, è quella dell’incontro nella chiesa di Santa Prisca con Padre John. Sarah Benelli descrive questa scena come «the total failure of the Church as an institution to assist the real conditions of the Italian immigrants», «not confined to the narrative of Christ in Concrete, but […] an issue for the Italian community at large».

 

La difficoltà per Paul di incontrare il sacerdote testimonia la faglia tra l’organismo sociale della Chiesa, percepito come irraggiungibile e lontano dalla drammaticità della condizione dei lavoratori italiani negli Stati Uniti, e i problemi dei fedeli, che, vittime dello sfruttamento capitalistico, si rivolgono all’istituzione religiosa in cerca di sostegno. Secondo Lombardo, «il comportamento di Padre John, estrema risorsa per i poveri della comunità, rivela come anche la chiesa si sia trasformata in luogo di compensazione di interessi materiali, tradendo la sua universale promessa di salvezza». Nonostante gli impedimenti iniziali, Paul riesce infine a incontrare Padre John, che, intento a banchettare a un ricco convivio, dopo aver ascoltato la richiesta di aiuto del giovane, afferma di non poter far nulla per aiutarlo, sostenendo: «I have nothing to do with the Charities. […] Do you understand?» e donandogli unicamente, al termine della conversazione un avanzo di torta dalla sua ricca tavola.

 

“What do you want?”
“I want to see Father John.”
“He is at supper.”
“I must see him.”
“What about?”
“It’s− Oh I can only tell him.”
“Does he expect you?”
“No, but I know he will see me.”
“He is at supper. And then he has many duties.”[…]
“Father died under a building. We are eight and mother. We need help. We will suffer…”
“This is a church!”

 

Il fallimento delle istituzioni cattoliche nel fornire un sostegno materiale ai migranti italiani in difficoltà innesca il processo di allontanamento dalla fede, generando sconforto e sfiducia nella ricompensa ultraterrena promessa. Con il riscontro dell’indifferenza da parte delle organizzazioni cattoliche, l’adesione alla realtà capitalistica statunitense e l’amicizia con l’ebreo russo ateo Louis, Paul vive una crisi di fede che lo porta ad allontanarsi dalla dimensione religiosa e dalle credenze ultraterrene, come comprendiamo dal dialogo con la figura materna, Annunziata. 

 

He pointed to the crucifix.
“That’s a lie.”
His words strangled her.
“− Our Dio?”
“What Dio and Dio!”

 

Il processo di allontanamento dalle istituzioni religiose e dalla fede cattolica rappresentato da Di Donato in Christ in Concrete raggiunge l’apice espressivo nel finale del romanzo, con il definitivo rifiuto da parte del giovane protagonista di abbracciare la visione dottrinale di una ricompensa ultraterrena per la sofferenza vissuta, rifiuto manifestato attraverso la distruzione del crocifisso materno che, oltre a incarnare la fede incondizionata nelle istituzioni religiose, rappresenta l’intenso legame con il patrimonio culturale italiano che ostacola il processo di assimilazione nella società statunitense. Lombardo afferma che «in quel crocefisso sono simboleggiati i limiti e i vantaggi di una religiosità popolare che fatalisticamente induce all’accettazione della propria condizione di emarginati e sfruttati, in cambio della fideistica certezza di una giustizia extra-terrena».

 

“We only have one life! One life!”
“On earth,yes−“
“No! It is not like That! Here where we are is our only life!”
Staring to the crucifix, she held her hearth.
“We live and suffer not in vain, and our reward awaits…”
“I want justice here! I want happiness here! I want life here!”
“In the next world is our salvation− and He is coming− He is coming−”
“Mama, mama, I know so terribly this our only life−”
“He will come− I say he will come−”
“Now! Now! I want salvation now! For I know oh I know we cannot live forever…” […]
He reached up to the crucifix, […] pulled the crucifix from her and crushed it in his hands.

 

Immagine da Pixabay – Libera per usi commerciali

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