27 gennaio 2022

Il riflesso dell’uso nel significato delle parole

Perché non è più tanto bello essere persone positive

 

Sarà capitato a tutti almeno una volta di chiedersi perché una certa parola ha un certo significato e non un altro, perché è legittimo usarla in certi contesti e non in altri, perché fino a ieri indicava una sola cosa e oggi invece è ambigua. Interrogativi di questo tipo guidano l’indagine dei linguisti storici che, tra le altre cose, si occupano di descrivere il mutamento linguistico, comprendendone le ragioni alla base; in particolare, nel caso delle domande che si sono appena richiamate il campo di interesse è quello del mutamento semantico. Premessa indispensabile a qualunque riflessione sulla semantica del lessico è sottolineare che non esiste sempre – anzi quasi mai – un motivo vero del perché una certa parola significhi una certa cosa; infatti, un assunto teorico fondamentale in linguistica, noto come principio di arbitrarietà del segno linguistico, sottolinea che la connessione tra un certo significante e un certo significato è arbitraria, ovvero convenzionale e non motivata. Non esiste dunque nessun motivo alla base dell’associazione tra la concatenazione di suoni che forma la parola casa e il significato di abitazione in cui viviamo . Da cosa dipende dunque il significato di una parola? In larga parte dalle altre parole che più solitamente la accompagnano e che ne determinano gli spazi di impiego legittimo. Studiare la semantica di una parola non significa dunque ricercare fantomatiche associazioni tra la sua forma e il suo significato ma piuttosto osservare se a una certa forma, nel corso del tempo, sono stati associati significati diversi.

 

Il mutamento semantico delle parole risulta interessante perché è indubbiamente il più manifesto tra i mutamenti linguistici, tanto da essere facilmente percepito anche da chi non si occupa di questi studi. Non a caso, la riflessione linguistica antica è soprattutto orientata in tal senso (come dimenticare le fantasiose Etimologie di Isidoro di Siviglia) . Questo tipo di mutamento è tuttavia anche il più difficile da studiare oggettivamente: è, per porla molto semplicemente, il più casuale, essendo soggetto più del mutamento fonetico e morfosintattico agli accidenti storici. Senza dilungarsi, e restando sugli esempi più lineari, sia nel mutamento fonetico che in quello morfosintattico esistono percorsi privilegiati che indirizzano il cambiamento lungo direttrici comuni e condivise. Per lo più i suoni di una lingua e la sua grammatica tendono a semplificarsi o complessificarsi; il modo in cui lo fanno dipende da diversi fattori che però sono, nella maggior parte dei casi, rintracciabili e prevedibili. Nel caso della fonetica i limiti dell’apparato vocale umano individuano un insieme ampio ma chiuso di varianti e lo stesso può dirsi, non propriamente negli stessi termini, per la morfosintassi, in riferimento alla Grammatica Universale, alla struttura del cervello umano o alla funzionalità comunicativa, a seconda della scuola linguistica di appartenenza.

 

La prevedibilità è invece estremamente più difficile per il mutamento semantico che avviene in più stretta correlazione con gli eventi storici che riguardano la comunità linguistica. Un evento storico tanto dirompente e traumatico come la pandemia che stiamo ancora vivendo ci ha messo di fronte a questa evidenza, poiché adesso diverse parole occorrono nei nostri discorsi più frequentemente e in contesti diversi dai soliti cui erano legate. Ciò sta producendo dei progressivi mutamenti semantici, difficili da non notare. Prima di riflettere su uno di questi casi è però opportuno sottolineare che nemmeno il mutamento semantico è totalmente casuale: anche nella semantica esistono tendenze uniformi in termini di cambiamento. Stephen Ullmann (1966) distingue innanzitutto le cause linguistiche da quelle di altro tipo. Tra le prime individua la frequenza di impiego di certe parole in un determinato contesto: questo uso di alcuni termini ha come risultato la specializzazione semantica di una parola oppure la sua grammaticalizzazione. Un caso di specializzazione è quello che si può osservare per l’italiano moglie , derivante dal latino mulier , che però significava genericamente donna ; invece, un classico esempio di grammaticalizzazione – ovvero di sviluppo di un significato astratto, di natura grammaticale, a partire da un significato lessicale specifico – è quello di alcune forme negative come mica , il cui significato originario in latino era briciola .

 

L’altra tipologia di cause individuate da Ullmann è invece legata a fattori storici, ovvero anche di natura sociale o psicologica oppure legate al contatto con altre lingue. Si pensi a parole come patata , che viene dal quechua, lingua parlata ancora oggi in Perù, territorio dal quale l’ortaggio giunse in Europa, è passato a miglior vita al posto di è morto , oppure ai prestiti o calchi da altre lingue come computer o grattacielo . Il lessico della pandemia offre molti casi di riflessione relativi al mutamento semantico, fornendo un ampio campionario di fenomeni. Ponendo da parte i prestiti, che sono parole un po’ a sé stanti in un diasistema e che necessiterebbero di una discussione a parte, come lockdown o smart working , si parlerà piuttosto di “cambiamenti di significato”. In particolare, si farà riferimento al lemma positivo – selezionato tra i tanti possibili perché particolarmente emblematico – che si osserverà grazie ai dati estratti dal corpus di riferimento selezionato per questa breve analisi, il CORIS.

 

Il Corpus di italiano scritto (CORIS; Rossini Favretti 2000 ) è un corpus di ampie dimensioni (100 milioni di parole) che comprende diverse tipologie di testi, raggruppati in 6 categorie: Stampa, Narrativa, Prosa accademica, Prosa giuridico-amministrativa, Miscellanea e Ephemera. La prima è quella che comprende più token e, ai fini della riflessione qui condotta, ciò risulta piuttosto utile: è infatti spesso proprio la prosa giornalistica ad ammettere per prima le novità lessicali, fungendo da prima fonte scritta per osservare i mutamenti semantici in atto in una lingua. La consultazione di CORIS consente di rapportarsi ai dati suddividendoli anche per anno di attestazione. Il corpus può essere quindi suddiviso in diversi subcorpora sia dal punto di vista del tipo di testo sia da quello dell’anno di attestazione. In questo caso si è optato per il ricorso alla sola seconda suddivisione, individuando il subcorpus (A), con tutti i tipi di testo relativi al triennio 2014-2016, e il subcorpus (B), con i testi relativi ai quattro anni tra il 2017 (compreso) e il 2020.

 

Il lemma positivo compare in (A) 855 volte (396 occorrenze al maschile singolare, 215 al femminile singolare, 165 al maschile plurale e 79 al femminile plurale), in (B) 2113 volte (909 occorrenze al maschile singolare, 388 al femminile singolare, 630 al maschile plurale e 186 al femminile plurale). Basterebbe il solo dato quantitativo a far notare che qualcosa, in relazione a questo termine, è successo. La sua occorrenza è infatti quasi triplicata e l’abbondanza del lemma nel gruppo (B) non sembra influenzata dal fatto che questo consideri un periodo di tempo più esteso del gruppo (A). Infatti anche sommando ai dati estratti da (A) quelli del periodo 2011-2013, che si definirà (C), ovvero 626 occorrenze (290 positivo , 161 positiva , 99 positivi e 76 positive ), si ottengono per un periodo di 6 anni - dal 2011 (compreso) al 2016 – solo 1481 occorrenze contro le già segnalate 2113 del solo periodo (B). Al dato quantitativo si può poi associare quello qualitativo, ovvero relativo all’analisi delle concordanze, cioè delle parole che cooccorrono più stabilmente con il lessema in esame. Un dato piuttosto lampante in tal senso è che determinati collocati risultano strettamente associati al lessema positivo nelle concordanze estratte da (B) e non in quelle estratte da (A): è banalmente il caso di coronavirus , covid-19 e tampone , termini del tutto assenti (o quasi, nel caso di tampone ) dal subcorpus (A). Più interessante è l’assenza, tra i principali collocati di positivo in (B), ma non in (A), di test . Infatti, anche prima della pandemia, il lessema positivo poteva essere associato in italiano all’esito di un test – si pensi a quello di gravidanza – anche di natura medica.

 

Si osserva così per il lessema positivo la definizione di un mutamento che riguarda i contesti di impiego del lessema. Ciò denota una sua specializzazione semantica in associazione all’area semantica del Coronavirus. Ciò spiega perché oggi non resteremmo stupiti se un amico disdicesse una cena con noi dopo avergli detto di essere positivi; laddove qualche anno fa invece una cosa del genere ci sarebbe parsa piuttosto strana. Questa rapida analisi ci permette dunque di osservare che anche i casi di mutamento semantico dovuti alla frequenza di impiego di un certo termine in certi contesti non individuano fenomeni puramente linguistici, ma testimoniano nella lingua manifestazioni di eventi storici che la comunità di parlanti vive. In questo senso, nessun linguista avrebbe potuto prevedere che il termine positivo si sarebbe specializzato con un significato, paradossalmente, negativo. Allo stesso modo nessuno può prevedere con ragionevole certezza se questo nuovo significato oscurerà del tutto la più classica accezione di positivo , ovvero quella che lo associa a favorevole in qualità di sinonimo.

 

Per saperne di più:

Per approfondire il modo in cui la linguistica storica rifletta sul mutamento semantico e lessicale si rimanda a Silvia Luraghi, Introduzione alla linguistica storica , Roma, Carocci, 2016, pp. 255-270. 

Per acquisire familiarità con i metodi di analisi di dati dai corpora e con la definizione di concordanze e collocazioni si rimanda al manuale di Alessandro Lenci, Simonetta Montemagni e Vito Pirrelli, Testo e computer. Elementi di linguistica computazionale , Roma, Carocci, 2020. 

L’opera di Stephen Ullmann cui si fa riferimento nell’articolo è invece La semantica. Introduzione alla scienza del significato, traduzione a cura di Anna Baccarani e Luigi Rosiello, Bologna, Il Mulino,1966 (stampa 1979).

 
Immagine da Flickr - Libera per usi commerciali

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