06 luglio 2021

Simbologia e arte cristiana

Significati attribuiti agli animali scolpiti nelle chiese nel Medioevo.

 

Vidi un trono posto nel cielo e Uno assiso sul trono […]. Davanti al trono, sotto i piedi dell’Assiso, scorreva un mare di cristallo e intorno all’Assiso, intorno al trono e sopra il trono, quattro animali terribili – vidi – terribili per me che li guardavo rapito, ma docili e dolcissimi per l’Assiso, di cui cantavano le lodi senza riposo […]. E mentre ritraevo l’occhio affascinato da quella enigmatica polifonia di membra sante e di lacerti infernali, vidi a lato del portale, e sotto le arcate profonde […] e ancora sulla folta vegetazione dei capitelli di ciascuna colonna, e di lì ramificandosi verso la volta silvestre delle multiple arcate, altre visioni orribili a vedersi, e giustificate in quel luogo solo per la loro forza parabolica e allegorica o per l’insegnamento morale che trasmettevano […]. E tramortito (quasi) da quella visione, incerto ormai se mi trovassi in un luogo amico o nella valle del giudizio finale, sbigottii, e a stento trattenni il pianto […] (U. Eco, Il nome della rosa).

Questo estratto della descrizione di Adso da Melk del portale della chiesa abbaziale, durante l’ora sesta del primo giorno, esplica il significato che il fedele di epoca medievale attribuiva alle sculture che arricchivano chiese e chiostri e il rapporto che instaurava con esse. Leoni, serpenti, agnelli, cervi, unicorni costituiscono solo una piccola parte dell’enorme quantità di animali, la cui ampia diffusione è possibile tuttora ammirare, che ornava altari, timpani, portali, pagine miniate e dipinti. Per comprendere la motivazione della loro rappresentazione così frequente e del loro valore didattico è necessario prendere in considerazione la teologia medievale ed in particolare la sua visione sulla natura. Essa, infatti, veniva considerata espressione della volontà divina, poiché era stata creata da Dio, e di conseguenza gli animali erano ritenuti personificazioni di ogni aspetto dei valori morali e spirituali del Cristianesimo, fondamentali perciò per istruire il fedele sia sulle virtù sia sui pericoli del peccato. La Bibbia e gli scritti dei Padri della Chiesa d’altronde sono ricchi di riferimenti agli animali e sono questi perciò i principali testi che spesso si consultano per comprendere la simbologia che veniva loro attribuita.

 

Tra le diverse opere incentrate sulla simbologia medievale, notevole e frutto di una ricerca straordinaria è il Bestiario medievale. Animali simbolici nell’arte cristiana di Luca Frigerio, giornalista, critico d’arte e autore di diversi libri sull’arte cristiana:

I bestiari, e in particolare i libri dei “mostri”, diventano in epoca medievale l’espressione letteraria delle più alte conoscenze teologiche e metafisiche, illustrate dagli artisti con immagini scolpite o dipinte. Immagini […] non sempre immediatamente comprensibili, pretendendo da chi le osserva uno sforzo di interpretazione, una capacità di analisi, una conoscenza pregressa: un desiderio, insomma, di conquistare quelle verità spirituali e di ascendere a quelle mistiche illuminazioni che in esse si occultano. Che è poi il compito stesso dell’arte […] far sorgere lo spirito cieco verso la luce, risuscitarlo dalla sua sommersione interiore.

Con queste parole Luca Frigerio all’inizio del suo libro inaugura il viaggio che intraprenderà il lettore nel mondo e nell’immaginario affascinanti del Medioevo, accompagnandolo, con particolare riferimento all’arte romanica, nella scoperta dei significati più reconditi e a volte inaspettati delle molteplici sculture che adornano le nostre chiese. Questo articolo ha la finalità di trattarne alcuni facendo riferimento principalmente alla ricerca condotta dall’autore. Seguendo l’esempio dei bestiari medievali e del Fisiologo, testo alessandrino datato tra il II e il III secolo dal tema naturalistico, reinterpretato dal punto di vista cristiano, non si può non iniziare con l’analisi del leone, il re degli animali. La folta criniera, che da sempre lo caratterizza, per la sua forma e il suo colore richiamava l’immagine del sole. Questo legame è presente ad esempio nello Zodiaco in cui il segno del leone è associato ai mesi estivi quando il sole si trova allo zenit. La rappresentazione dei segni zodiacali era molto frequente nel Medioevo, soprattutto tra il XII e il XIV secolo. Basti pensare, ad esempio, ai rilievi della Porta dello zodiaco (1120) di Niccolò nella Sacra di San Michele in Val Susa oppure al mosaico che ricopre il pavimento della Cattedrale di Santa Maria Annunziata di Otranto (1163-65). Lungo una parte delle ramificazioni del magnifico albero della vita musivo si dispiegano dodici medaglioni, raffiguranti il ciclo dei mesi e i segni zodiacali corrispondenti. Non è un caso che questi ultimi si trovassero insieme in quanto l’unione delle loro raffigurazioni rimandava ad un ciclo continuo, al cielo e alla terra appartenenti ad un’unica realtà di cui l’uomo è parte ed è stata creata da Dio. Un’altra testimonianza dell’associazione del leone con il sole è presente nell’antico Egitto come, ad esempio, nelle raffigurazioni frequenti di due leoni che guardano in direzioni opposte dandosi le spalle. Essendo l’uno rivolto verso Oriente e l’altro verso Occidente, quindi rispettivamente dove sorge e tramonta il sole, essi vigilavano sul giorno che passava e rappresentavano quello precedente e quello successivo. L’attribuzione del ruolo di custode al leone era molto diffusa nell’antico Egitto, dove spesso si trovavano le loro figure dipinte sulle porte dei templi come protezione. L’uso di porre effigie di questi animali vigorosi a guardia di luoghi sacri non si è limitata però ad interessare solo le culture del Mediterraneo, ma si è mantenuto e protratto anche in Occidente, in particolare come protezione delle chiese cristiane. I leoni stilofori davanti agli ingressi di queste ultime, come nei protiri del duomo di Modena e della basilica di San Zeno a Verona, ne sono un chiaro esempio. La loro funzione consisteva nell’allontanare il maligno, e ciò spiega il motivo per cui durante il Medioevo la presenza della protome leonina sui battenti fosse molto diffusa. L’accezione simbolica cristologica del leone è presente nel Fisiologo che, influenzando molto la cultura medievale, descrive infatti tra le nature del leone la consuetudine di tenere gli occhi aperti e guardinghi quando si trova nella sua tana. Del leone è importante inoltre sottolineare la sua maestosità, regalità ma anche la violenza e la ferocia in quanto queste sue caratteristiche ambivalenti sono alla base della sua associazione sia a Cristo sia al diavolo. Questa duplice attribuzione di significati si ripercuote nelle sculture anche se nelle chiese romaniche sono rappresentate soprattutto scene cruente in cui i leoni divorano le loro prede oppure hanno la mascella spezzata di frequente da Sansone (ad esempio in un capitello della chiesa di Anzy-le-Duc), simbolo del trionfo di Cristo sul diavolo e quindi sulla morte. L’ambivalenza simbolica si deve, come spiega Luca Frigerio, alla considerazione delle Sacre Scritture e delle caratteristiche naturali degli animali «che autorizza anche letture non univoche del medesimo animale, interpretato simbolicamente in senso buono o in senso cattivo a seconda del contesto in cui esso è inserito». Come si è appena anticipato quasi tutti gli animali presentano questa duplice accezione, positiva e negativa, anche quelli che meno ci si aspetta. Persino i serpenti simbolo di peccato e lussuria, rappresentati nelle chiese intenti in una lotta contro i cervi, simbolo dei fedeli, o attaccati ai seni di una donna, come in un capitello della Sacra di San Michele in Val Susa, hanno un lato positivo che trae origine dalla Bibbia stessa. Gesù infatti nel Vangelo di Matteo dice: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Matteo 10, 16) attribuendo perciò al rettile la qualità della prudenza. Infatti i vescovi nel Medioevo avevano inserito la rappresentazione del serpente sul riccio della pastorale non solo per ricordare il peccato originale e il serpente sul bastone di Mosè (Numeri 21, 8 – 9), simbolo di salvezza («Il Signore disse a Mosè: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso e lo guarderà, vivrà”. Mosè fece un serpente di bronzo e lo mise su un’asta; se un serpente mordeva un uomo e costui guardava il serpente di bronzo, restava in vita»), ma anche come esortazione ad operare con accortezza. Simbolo cristiano per eccellenza in epoca medievale era l’agnello, emblema di Cristo e della passione.  Per molto tempo dal punto di vista artistico la sua rappresentazione corrispondeva all’agnello, seguendo le citazioni bibliche, che rimandava principalmente alla Passione, essendo associato all’idea della vittima sacrificale. Le sue raffigurazioni erano spesso accompagnate da elementi legati infatti al sacrificio come la croce astile oppure erano immesse in una mandorla o in un medaglione circolare, come è possibile ammirare nella cupola di San Pietro al Monte presso Civate, simbolo di gloria. La presenza della mandorla, con allusione anche all’eternità, non rimane un caso isolato in quanto frequentemente racchiude la raffigurazione antropomorfica di Cristo come nel “Cristo in maestà tra due angeli” nel timpano di un portale che deriva da Anzy-le-Duc (1100) oppure nel “Giudizio finale” nel timpano della chiesa di Sainte – Foy a Conques (sec. XI). La rappresentazione di Cristo con fattezze umane fu avvertita necessaria, quando la teologia si concentrò in particolar modo sull’incarnazione, nel Concilio Trullano del 692 che infatti aveva cercato di limitare la presenza dell’agnello. È proprio nell’età tardoantica e nel Medioevo infatti che il volto di Cristo presenta una propria iconografia nonostante tale rappresentazione non si basi su nessuna descrizione. Come afferma Xavier Barral i Altet in un suo saggio, nella Bibbia non vi è alcuna sua descrizione fisica significativa tranne un passo in cui «i capelli lunghi di Cristo sono prefigurati da quelli di Sansone» (Contro l’arte romanica? Saggio su un passato reinventato). Infatti nel Libro dei Giudici (13, 4 - 5) è scritto: «Devi però astenerti dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare cose impure, perché il figlio che tu concepirai e darai alla luce sarà nazireo di Dio fin da quando sarà nel tuo seno; per questo il rasoio non dovrà mai passare sulla sua testa». Le prime rappresentazioni di Cristo si attestano tra il III e il IV secolo, un celebre esempio è il Cristo-pastore nel mausoleo di Galla Placidia a Ravenna. Tornando all’incarnazione di Cristo, essa era anche rappresentata dalla figura dell’unicorno. È possibile cogliere tale collegamento facendo riferimento al Fisiologo in cui viene descritto l’unicorno come un animale feroce e avvicinabile solo da una vergine da cui veniva allattato. Questo animale fantastico venne legato perciò alla Vergine, quindi all’incarnazione, e ciò è riscontrabile nella raffigurazione del corno sul suo grembo. All’unicorno si associava anche il concetto di castità. Significativo è il verso della medaglia di Cecilia Gonzaga (1447) di Pisanello in cui è raffigurata accanto ad un unicorno ad indicare appunto la sua castità. L’unicorno non è l’unico animale fantastico che apparteneva all’immaginario e alle raffigurazioni artistiche medievali, in quanto erano presenti draghi, sirene, centauri… Ciò non deve stupire. Infatti, a prescindere dall’esistenza di tutte queste creature, secondo la concezione dell’epoca, si poneva attenzione sul loro valore didattico e spirituale ed inoltre non si dubitava, poiché sarebbe stato come voler porre dei limiti alla capacità di creazione di Dio.

 

Per saperne di più:

Luca Frigerio, Bestiario medievale. Animali simbolici nell’arte cristiana, Ancora, 2014.

Per approfondire l’arte romanica è consigliata la lettura di X. Barral i Altet, Contro l’arte romanica? Saggio su un passato reinventato, Jaca Book, Milano 2009.

 

Immagine da Wikimedia Commons - Libera per usi commerciali

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0