22 gennaio 2021

Hawthorne e la soglia tra spazio interno ed esterno in «Young Goodman Brown»

Who in the name of thunder would anticipate any marvel in a piece entitled “Young Goodman Brown”? You would of course suppose that it was a simple little tale, intended as a supplement to “Goody Two Shoes.” Whereas it is deep as Dante; nor can you finish it, without addressing the author in his own words – “It is yours to penetrate, in every bosom, the deep mystery of sin.”

Con queste parole nella seconda parte della recensione Hawthorne and his Mosses, pubblicata il 24 agosto del 1850 sulla rivista The Literary World, che faceva capo al movimento nazionalista di metà XIX secolo della Young America, Herman Melville descrive il racconto Young Goodman Brown di Nathaniel Hawthorne. Il racconto era stato per la prima volta pubblicato anonimo nel 1835 sulla rivista The New England Magazine ed in seguito inserito all’interno della raccolta del 1846 Mosses from an Old Manse.

A distanza di quattro anni dalla pubblicazione della raccolta, Melville, attraverso il processo critico di immedesimazione simpatetica, celebra il «great power of blackness» di Hawthorne, di cui Young Goodman Brown è testimonianza, invitando i suoi connazionali a riconoscere l’autore di Salem come genio della letteratura nazionale.

Il racconto, così come Wakefield, pubblicato anonimo sulla stessa rivista nel 1835 ed inserito due anni dopo all’interno della prima edizione dei Twice Told Tales, inizia attraverso la descrizione dell’atto di disgiunzione attraverso la soglia tra lo spazio domestico e lo spazio pubblico tra due coniugi, Young Goodman Brown e sua moglie Faith. A partire dal nome emblematico della giovane Faith la critica, fino alla prima metà del XX secolo, è rimasta ancorata alla questione teologica-morale, mettendo in risalto nella short story unicamente la crisi della fede e della morale del giovane Brown. Tuttavia sono state poi fornite numerose interpretazioni del racconto che tengono conto della dimensione psicosessuale, mettendo in relazione la separazione tra i due coniugi con le paure del giovane Brown della disgregazione dei netti confini a cui era stato educato tra lo spazio domestico femminile e lo spazio pubblico maschile. Fin dall’incipit del racconto, attraverso la rappresentazione della partenza del giovane Brown, collocata al tramonto, come a voler rappresentare la mancanza di una netta demarcazione tra il giorno e la notte, i confini tra lo spazio esterno e lo spazio interno vengono decostruiti. Mentre Brown si proietta nuovamente all’interno delle mura domestiche, Faith si affaccia sulla strada, lasciando che i suoi nastri rosa, emblema della sua sessualità, varchino il confine tra lo spazio maschile e lo spazio femminile segnato dalla soglia della propria abitazione.

Young Goodman Brown came forth at sunset, into the street of Salem Village, but put his head back, after crossing the threshold, to exchange a parting kiss with his young wife. And Faith, as the wife was aptly named, thrust her own pretty head into the street, letting the wind play with the pink ribbons of her cap.

Nonostante l’ambientazione del racconto sia la Salem del XVII secolo in realtà, come dimostra Kiel all’interno del suo studio su Young Goodman Brown, Hawthorne colloca nella dimensione puritana della short story elementi della società degli anni trenta del XIX secolo, mettendo in risalto le contraddizioni del modello democratico statunitense, attraverso una velata critica della società contemporanea e del modello delle sfere separate che si era affermato negli Stati Uniti in seguito alla Rivoluzione Industriale. Nella produzione letteraria di primo Ottocento la figura femminile, relegata nello spazio domestico, veniva svuotata della dimensione sessuale fino a divenire un angelo del focolare che avvicinava l’uomo a Dio, in contrasto con la rappresentazione puritana della donna come seduttrice che conduce l’uomo alla tentazione e al peccato.

Faith, che giocando con i nastri del suo cappello prega il marito di dormire al suo fianco quella notte, appare a Brown, che rimprovera la moglie per la poca fiducia nei suoi confronti dopo solo tre mesi di matrimonio, fraintendendo la sua richiesta, una creatura angelica che lo avrebbe condotto alla salvezza una volta rientrato nello spazio domestico e materno. La giovane moglie assume nella concezione di Brown, legata al modello della dicotomia tra spazio familiare e spazio pubblico, i lineamenti della figura materna, a cui il giovane si affida rifugiandosi nuovamente nella dimensione domestica femminile. «Poor little Faith! […] she’s a blessed angel on earth; and after this one night, I’ll cling to her skirt and follow her to Heaven.» Così come Brown nel racconto immagina di farsi trasportare in paradiso, affidandosi alla figura di Faith, anche Arthur Dimmesdale nel romanzo The Scarlet Letter, pubblicato nel 1850, si abbandona completamente tra le braccia di Hester, che assurge a figura materna e celestiale. In particolar modo nella scena della morte di Dimmesdale, sullo stesso patibolo su cui Hester era stata condannata per adulterio emblematicamente la donna assume i tratti della Vergine che sorregge tra le sue braccia il corpo senza vita del figlio redentore. 

Una volta lasciata la propria abitazione, Brown, seppur voltandosi nostalgico verso Faith, tentando di mantenere aperto il canale visivo con la dimensione femminile privata, prosegue verso la foresta, dove ad attenderlo si trova il demonio, che rimproverandolo per il ritardo, assume i lineamenti della figura paterna. Nonostante il demonio tenti di rassicurare il giovane, invitandolo a continuare la sua «errand» nella notte, Brown rifiutando la somiglianza e la paternità della figura, volta lo sguardo verso la strada già percorsa volenteroso di barricarsi nuovamente nella sicurezza materna dello spazio domestico.

The second traveller was about fifty years old, apparently in the same rank of life as Goodman Brown, and bearing a considerable resemblance to him, though perhaps more in expressions than features. Still, they might have been taken for father and son.

La contrapposizione tra la dimensione privata femminile, associata alla fede e alla salvezza divina, e la dimensione pubblica maschile, associata al male e al demonio, rappresenta per Brown il fondamento della società statunitense stessa. Tuttavia, gli incontri all’interno della foresta segnano la crisi del giovane che, assistendo al fallimento dei suoi ideali e alla smaterializzazione delle barriere tra lo spazio maschile e lo spazio femminile, scopre la dimensione sessuale della moglie, riconoscendo la compenetrazione tra la dimensione domestica e quella pubblica. Attraverso il recupero della dimensione storica puritana e la rappresentazione della crisi degli ideali del giovane Brown, Hawthorne, rivoluzionando la concezione ottocentesca delle separate spheres, mette in risalto le contraddizioni del sistema democratico della società statunitense in rapida evoluzione negli anni Trenta del XIX secolo.

 

Per saperne di più:

Herman Melville, Hawthorne and His Mosses: By a Virginian Spending July in Vermont, in: The Literary World, vol. VII, No. 185-186, 17-24 Agosto 1850, pp. 125-127.

James Kiel, Hawthorne's "Young Goodman Brown": Early Nineteenth-Century and Puritan Constructions of Gender, in: The New England Quarterly, Vol. 69, No. 1, Marzo 1996, pp. 33-55.

Nathaniel Hawthorne, Young Goodman Brown (1835), in: Mosses from an Old Manse (1846), Lector House Llp, New Delhi, 2019.

Nathaniel Hawthorne, The Scarlet Letter: A Romance (1850), Oxford University Press, New York, 2007

 

 

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