25 gennaio 2021

Interspazi di genere nella didattica

«La storia delle donne è lo strumento principale della loro emancipazione» (Gerda Lerner).

 

Dall’Oriente all’Occidente, dall’antica Grecia all’eterna Roma, attraversando i secoli e le periodizzazioni, conquistatori ed esploratori, storici e storiografi hanno scritto la storia animati da un comune desiderio: occupare uno spazio nella memoria dei posteri. Uno spazio e un compito che oggi, tra i banchi di scuola, si affida all’insegnamento della storia, raccontata nei manuali o, più raramente, sperimentata nei laboratori sulle fonti storiche. Si tramanda il passato per comprendere i fenomeni del presente e fare previsioni sul futuribile. Spesso però si dimentica una parte fondamentale della storia generale, frequentemente relegata ai margini dei libri di testo ufficiali in appendici e approfondimenti iconografici: la storia delle donne.

 

«Io non sapevo che le persone come me potessero esistere nella letteratura» racconta l’attivista e scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie, autrice del celebre saggio We should all be feminists, in una recente TED talk nella quale sollecita, esorta, avverte del pericolo di leggere, scrivere e insegnare una storia “unica”: una narrazione rigida e univoca degli eventi storici che non contempli l’alterità e il diverso, per razza e genere.

 

La storia unica crea stereotipi e il problema degli stereotipi non è che non siano veritieri, ma che sono incompleti. Fanno diventare una storia la sola storia. […] la conseguenze della storia unica è questa: spoglia le persone della propria dignità, ci rende difficile riconoscere l’umanità che è uguale alla nostra, mette enfasi sulle nostre diversità piuttosto che sulle nostre somiglianze. […] Molte storie sono importanti. Le storie sono state usate per espropriare, e per diffamare, ma le storie possono anche essere usate per ridare potere, e per umanizzare. Le storie possono spezzare la dignità di un popolo, ma le storie possono anche riparare quella dignità spezzata.

A ricucire gli strappi della fitta trama storica sono intervenute numerose scrittrici e storiche, acute interpreti della cosiddetta storia di genere, che sottrae finalmente la donna al silenzio cui era stata relegata da una storia e una storiografia al maschile sin dalla classicità, come sottolinea Lorenza Pamato in Storia delle donne, ‘gender studies’ e ricerca storico-religiosa, da Tucidide e Polibio, per poi essere invece riscoperta dagli studi sull’opera biografica di Plutarco, antecedente illustre della storia delle donne. Nell’antichità, infatti, se secondo Tucidide il nome delle donne per bene non varcava neppure le mura domestiche, secondo Plutarco invece era degno di memoria e di menzione storica al pari degli uomini, tanto che nelle Vite parallele presenta esempi di coraggio ed eroica virtù per entrambi i sessi.

 

Tra Ottocento e Novecento inizia una nuova stagione di ricerche sulle opere classiche, riprendendo i lavori di ricerca dei secoli precedenti, come dimostra l’Introduzione all’opera Il Plutarco femminile (1872) del filologo Pietro Fanfani.

 

Scrivendo le presenti Vite io ho avuto il proposito, come tutti gli altri, di ammaestrar le fanciulle con l’esempio, e di infiammare gli animi loro a quelle virtù che leggono descritte; ma sopra ciò ho voluto che quelle vite mi dessero materia a ragionare delle qualità di esse virtù: a trattare quistioni di istituzione femminile: a parlare di morale, di buona creanza, di educazione, dell’ufficio della donna nell’umano consorzio: a trattare argomenti di storia letteraria: a dar brevi e sicuri precetti dell’arte di scrivere, di buona composizione, di grammatica, di proprietà e di eleganza.

Il filo rosso tracciato da Eva Cantarella (autrice della voce enciclopedica “matriarcato”) nel saggio Gli inganni di Pandora. L'origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica (2019) ha condotto ad individuare proprio nell’antichità greca soluzioni moderne per i problemi di genere del nostro presente, dalla filosofia alla letteratura, già nell’Atene del V secolo: se nelle arti si assisteva a una straordinaria fioritura culturale, nella poesia e nel mito si andava enucleando anche l’idea dell’inferiorità della donna per natura, a partire dalle infelici similitudini di Semonide di Amorgo che accostava le donne agli esseri animali secondo i rispettivi difetti, sino al mito di Pandora, donna bellissima e irresistibile ma col dono delle parole ingannevoli, fonte di infelicità per gli uomini e punizione divina dell’umanità intera per aver rubato il fuoco agli dei. Anche la medicina e il diritto erano intrecciati a filo doppio a questioni di etica: se in ambito medico si attribuivano malattie indeterminate al corpo femminile per ignoranza di quest’ultimo, in letteratura si assolve l’Oreste di Eschilo dal matricidio di Clitennestra perché secondo le norme dell’epoca era l’uomo il “vero” genitore. La doppia morale che nasce in Grecia prevedeva, così, da un lato l’imposta monogamia femminile, dall’altro la libera poligamia maschile, rappresentata anche da Omero nella figura di Ulisse.

 

Un’onda di rinnovamento nella storia e nella letteratura si genera nel Novecento con l’affermazione degli studi di genere. La nascita della storia delle donne e l’avvento dei primi movimenti femministi, in America e in Europa, negli anni Sessanta e Settanta conducono a una fase attiva di riconoscimento della presenza femminile nella storia, nella quale si affermano i periodici Donna Woman Femme, Memoria. Rivista di storia delle donne e si istituiscono le prime commissioni per le Pari opportunità. Tra le protagoniste più celebri di questi anni si ricorda Natalie Zemon Davis autrice del saggio Women’s History in Transition: The European Case, fondamentale nell’inaugurare una visione onnicomprensiva della storia che ampliò la prospettiva alle relazioni tra i sessi, con teorizzazioni che poi saranno riprese dai gender studies di Joan Scott.

 

Con la storia delle donne riemergono esempi di storia religiosa delle donne, compaiono sante e martiri cristiane come modelli di vita religiosa al femminile, donne di lettere che leggono e scrivono già nel Medioevo, come Dhuoda, Brigida di Svezia, Rosvita di Gandersheim e Ildegarda di Bingen, le quali si distinguono per la fruizione di documenti letterari in contesti di diffuso analfabetismo. La fervente produzione letteraria si scontra però con l’annoso problema dell’autorialità dei testi femminili: come stabilire il genere di una scrittura adespota?

 

Janet Nelson ha tentato l’attribuzione della Vita Mathildis reginae antiquior alla regina Matilda, madre di Ottone I, considerando nei testi la presenza di alcuni fattori come la presenza di descrizioni di protagoniste femminili, l’interesse alla soggettività dei fatti storici o l’adozione di uno stile definito “romanzesco”. Tiziana Lazzari nell’articolo Donne che scrivono di storia nel Medioevo. Intrecci, passioni e avventure tra VIII e X secolo dimostra inoltre il fatto che, in passato, nei casi in cui individuare il genere della persona scrivente non era possibile, seguendo un procedimento non basato su parametri scientifici ma su criteri soggettivi, secondo un automatismo implicito le testimonianze storiche sarebbero state attribuite più a scrittori che scrittrici.

 

Lo storytelling femminile si è rivelato allora essenziale nell’affermazione identitaria e storica delle donne e ha rappresentato una valida soluzione all’assenza di una narrazione storiografica, in modo particolare grazie alla riscoperta e l’elaborazione di biografie: microstorie che si innestano nella macrostoria. Gianna Pomata in Storia particolare e storia universale. In margine ad alcuni manuali di storia delle donne individua nella biografia un genere che, pur essendo particolare, ha avuto «un posto ufficiale nella storiografia», grazie al quale si iniziò a raccontare la storia delle donne scegliendo una particolare tematica: «la storia di famiglia, la storia religiosa di piccola scala, la memorialistica legata alla vita di corte». Cronache di generazioni passate, storie di monasteri, memorie di relazioni sociali iniziarono ben presto a diffondersi e permisero di individuare e riscoprire il ruolo femminile nelle società del passato.

 

Qual è, dunque, il peso della storia delle donne nei meandri della storia ufficiale? Quanto spazio vi si deve dedicare e come integrarla nella didattica della storia? A questi interrogativi hanno cercato di rispondere le studiose Franca Bellucci Alessandra Celi e Silvia Susini, intervistate da Indire, con la formulazione di unità didattiche integrative al manuale, hanno evidenziato infatti la tendenza delle discipline scolastiche a sfumare i riferimenti alla storia delle donne e da qui è nata la loro ricerca per fonti, con l’obiettivo di insegnare la storia secondo un metodo di confronto critico delle interpretazioni, che contempli insieme una visione del maschile e del femminile, in una prospettiva universale e onnicomprensiva.

 

Oltre gli interspazi dei libri di testo, la storia delle donne attraverso le nuove tecnologie digitali diventa didattica attiva, di tipo laboratoriale. Al fine di superare gli stereotipi insiti nei manuali, dove spesso la sottorappresentazione delle donne si traduce in sottocategorie e box a latere, Agnese Portincasa e Igor Pizzirusso nell’articolo Il digitale come risorsa per la didattica laboratoriale esaminano le opportunità offerte dal digitale per rendere fruibile e accessibile l’insegnamento della storia europea telematicamente. Il Digital Learning Environment, ad esempio, è uno strumento molto diffuso tra i docenti di storia per un apprendimento continuativo e non limitato all’età scolare; la piattaforma può considerarsi un laboratorio sulle fonti digitale, dove gli stessi insegnanti possono «progettare, costruire, definire, modificare il proprio laboratorio» da presentare agli alunni, condividendo contemporaneamente a livello nazionale ed europeo i propri contenuti, le fonti reperite e gli obiettivi raggiunti. Un esempio di come il digitale possa facilitare l’attuazione di modalità didattiche che altrimenti sarebbero penalizzate proprio dalle tempistiche di esecuzione.

 

Grazie alle potenzialità offerte dal digitale e dai laboratori tecnico-pratici di storia applicata, lo studente di oggi può adattare le nozioni acquisite ai contesti e ricostruire storie particolari, come la storia delle donne, a partire dalle fonti. Ancora oggi, agiografie, cronache e biografie sono utilizzate come strumenti di didattica della storia per favorire una maggiore appropriazione dei contenuti e l’immedesimazione nelle epoche storiche, in modo particolare attraverso l’identificazione con attori e attrici della storia passata.

Di recente anche il cinema ha acceso i riflettori sulle storie di self-made women. Nel 2020 su Netflix è uscita la serie tv Self Made: la vita di Madam C.J. Walker, dedicata all'imprenditrice donna afroamericana, Sarah Breedlove, che nei primi decenni del Novecento sfidando le convenzioni del sistema americano avviò la Madam C. J. Walker Manufacturing Company, inizialmente un'attività porta a porta, che riuscì poi a trasformare in un business milionario. A chi le domandava le ragioni del suo successo, nel 1912 Breedlove rispose: «sono una donna che è arrivata dalle piantagioni di cotone del Sud. Da lì sono stata promossa alla tinozza del bucato e poi alla cucina. Infine ho promosso me stessa».

 

Per saperne di più:

Si consiglia la lettura dei contributi di: Eva Cantarella, Gli inganni di Pandora. L'origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica, Milano, Feltrinelli, 2019; Tiziana Lazzari, Donne che scrivono di storia nel Medioevo. Intrecci, passioni e avventure tra VIII e X secolo, «Storicamente», 2013, pp. 1-6; Lorenza Pamato, Storia delle donne, ‘gender studies’ e ricerca storico-religiosa. Note introduttive, «Annali di studi religiosi», 3 (2002), pp. 375-409; Gianna Pomata, Storia particolare e storia universale. In margine ad alcuni manuali di storia delle donne, «Quaderni storici», 74, 1990; Agnese Portincasa e Igor Pizzirusso, Il digitale come risorsa per la didattica laboratoriale. Si propone inoltre la visione delle interviste a Franca Bellucci, Alessandra Celi e Silvia Susini.

 

Immagine da Pixabay - Libera per usi commerciali

 

 


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