11 febbraio 2021

L’altra Urheimat

analisi dei contatti tra uralici e indoeuropei (seconda parte)

 

L’economia ricostruita per i protouralici è quella di una società di cacciatori e raccoglitori: mancano tutti quei nomi di manufatti che ci forniscono un orizzonte temporale per il protoindoeuropeo. Vi è un solo termine per indicare un recipiente, di terracotta o, meno probabilmente, metallico, secondo alcuni ugrofinnico, secondo altri protouralico. C’è anche prova della conoscenza di qualche metallo da parte degli ugrofinnici, mentre i termini ugrofinnici e finnopermici per indicare il maiale e il grano sono prestiti indoeuropei o indoiranici. Grazie all’archeologia, sappiamo che la ceramica si diffuse nel mondo uralico a partire dal 5500 a.C., o in epoca più recente insieme con l’agricoltura (IV millennio a.C.).

 

Oltre alla ceramica, anche la diffusione dell’ascia o quella dell’agricoltura e dell’allevamento nel I millennio a.C. vengono prese in considerazione. I prestiti dall’indoiranico all’uralico riguardano il bestiame, l’agricoltura, i metalli, il sovrannaturale e una serie di termini legati al concetto di scambio, compresi i grandi numerali: *argha- (prezzo, valore), *asura- (dio, demone), *amśa- (dividere, condividere), *bhaga- (condividere), *śatám (cento), śahasram (mille), vasnám (prezzo, valore). Anche nelle culture subartiche americane si riscontra l’importanza dello scambio.

 

Come nell’indoeuropeistica, anche negli studi uralici recentemente si è diffusa la teoria della continuità. Secondo Nunez, non c’è prova di alcuna migrazione che possa aver introdotto le lingue finniche in Finlandia dopo la colonizzazione mesolitica, per cui o la patria uralica è in Finlandia, o era abbastanza larga da comprendere la Finlandia nel suo territorio. Secondo Meinander, invece, tale continuità risalirebbe al Neolitico. Secondo il genetista Wiik, la prima popolazione post-glaciale in Inghilterra parlava protouralico. Inoltre, egli è d’accordo con Nunez nel sostenere che i finlandesi discenderebbero direttamente dai primi abitatori post-glaciali. Siccome costoro erano originari dell’Europa centrale, l’Urheimat dovrebbe essere situata lì. Tale approccio è molto problematico: la continuità archeologica o genetica non è una buona prova della continuità linguistica. Inoltre, lo stesso metodo è stato adottato per collocare la patria originaria in Siberia o nei pressi del Volga settentrionale. Anzi, non esiste regione all’interno dell’area linguistica uralica alla quale esso non sia stato applicato. Inoltre, si è parlato di continuità paleolitica per l’Europa centrale sia per le lingue uraliche sia per quelle indoeuropee. Secondo Aikio, una vera e propria legge linguistica impone che l’area di diffusione delle protolingue sia ristretta, poiché l’estensione implica il mutamento linguistico. Inoltre, nelle lingue uraliche vi sarebbero tratti fonologici e lessicali che proverebbero l’esistenza di lingue aborigene non indoeuropee di sostrato. Analogamente, il sostrato del protogermanico, del protobaltico e del protoslavo non sembra condividere tratti con il protouralico né a livello fonologico né a livello lessicale. L’evidenza linguistica indicherebbe per le lingue uraliche un’origine orientale, con un dibattito ancora aperto circa la collocazione a ovest o a est degli Urali, in ogni caso non prima del IV millennio a.C.

 

Secondo Häkkinen, recenti studi dimostrano che il protouralico potrebbe anche essere più giovane di 2000 anni rispetto al protoindoeuropeo. Pertanto, i prestiti dall’indoeuropeo all’uralico sarebbero da ricondurre a una fase che egli chiama ‘indoeuropeo arcaico’, che suddivide a sua volta in una fase alta e una fase tarda. Egli annovera sette prestiti arcaici, che riconduce a un’epoca compresa tra il IV millennio a. C. (tardo protoindoeuropeo) e il II millennio a. C. (tardo indoeuropeo nordoccidentale): IE *bheh1- > U *pexi- (cucinare), IE *keh2w- > U *kaxi- (abbattere), IE h2meiH- > U mexi- (dare, vendere), IE *gwneh2- > U näxi (donna), IE *bhuH- > U *puxi (albero), IE *deh3- > U *toxi- (portare), IE *weğh- > U *wixi-/wêjxi- (trasportare). Un secondo gruppo di prestiti, invece, presenta già caratteristiche tipiche del protoario antico, per esempio il raddoppiamento o il passaggio *l> *r: IE *ğhew- > PA (= protoario) *ğuğhew- > APU (= antico protouralico) *juxi (bere), IE *ğheh1- > PA *ğeğhē- > APU *jäxi (restare), IE *kwekwlo- (ruota) > PA *kekro- > APU kekra/i (ciclo annuale). Alcuni di questi mostrano già la depalatalizzazione iranica (IE *ğ> PA *j>PIr (= protoiranico) *dz). Infatti, in protouralico a inizio di parola *j> *ś, mentre *dz> *s: IE *ğenh1- >PIr *dzen- > MPU (= medio protouralico) *sen- (nascere), IE *ğiewH- >PIr *dziewie> MPU *sewi- (mangiare). Un terzo gruppo di prestiti deriverebbe dall’indoeuropeo nordoccidentale e fornisce una prova per la teoria laringale: a una laringale indoeuropea corrisponde in uralico *k a inizio di parola e *š all’interno: IE *h1es- > TPU (= tardo protouralico) *kes- (estate), IE h2esg- > TPU *kask- (radura bruciata), IE *h2eleuio- > TPU *kalija (birra), IE *ğnh3-me- >TPU *inš-mi (prodigio, segno), IE *ğnh1-e/o- > TPU *inši- (umano), IE *bheh1- > TPU *peša- (cucinare). Infine, il quarto gruppo di prestiti deriva dal tardo protoario (TPA), perché è posteriore al passaggio *e, *o> *a: IE *h1er(H)os/es> TPA *aras/*arah> TPU *woxri (montagna), IE *ğh(o)l(H)->PIr *zaranya> TPU *serńa (oro). Secondo Häkkinen, i prestiti dei primi due gruppi devono essere ricondotti o al tocario o all’indoeuropeo nordoccidentale. Siccome l’uralico dev’essere ricondotto alle zone della taiga, il tardo indoeuropeo deve essere stato parlato nei paraggi. Il tocario viene ricondotto alla cultura di Afanasyevo, ma in quell’epoca probabilmente si era già separato dal resto della famiglia.

 

Kallio è d’accordo nel ritenere che il protouralico sia più giovane del protoindoeuropeo, ma non crede alla teoria tradizionale della separazione tra protougrofinnico e protosamoiedo alla fine del III millennio a. C., perché gli stadi primordiali di queste due lingue sono tra di loro troppo simili per aver vissuto separatamente per due millenni. Inoltre, tale separazione non si basa su isoglosse fonologiche o morfosintattiche, bensì lessicali: il samoiedo ha sostituito molte parole ereditate con prestiti da lingue di sostrato paleosiberiane, mentre nessuno dei prestiti indoiranici ha una distribuzione pan-uralica. Altri elementi di sostrato, per esempio quelli delle lingue saami, si spiegherebbero come para-uralici, ovvero discendenti da lingue sorelle dell’uralico, tutte figlie di una lingua preuralica

 

I prestiti dall’indoeuropeo dimostrano che la protopatria uralica dev’essere collocata nell’area più meridionale della cultura della ceramica a pettine, tra i fiumi Volga e Oka o Volga e Kama. La prima ipotesi è fondata prevalentemente sull’evidenza archeologica: la regione tra Volga e Oka fu sempre caratterizzata da sovrappopolazione e vitalità culturale. Secondo tale modello, l’uralicizzazione della regione compresa tra Volga e Kama risalirebbe al periodo di Garino-Bor (2500-1500 a.C.), mentre l’uralicizzazione del Baltico orientale verrebbe collocata tra il 4100 e il 3600 a.C., ovvero troppo presto per ipotizzare un rapporto col protoindoario, per cui sarebbe preferibile parlare di preuralico. La seconda ipotesi, invece, si fonda sull’evidenza linguistica, in particolare sui nomi degli alberi in protouralico: infatti, solo i nomi delleconifere sono autoctoni, mentre sono prestiti i nomi delle latifoglie, che crescono solo a sud e a ovest della regione compresa tra Volga e Kama. La diffusione del protouralico si potrebbe spiegare o con la cultura di Volosovo (3650-1900 a.C.) o con quella di Seima-Turbino (1900-1500 a.C.). Secondo Kallio, però, è più probabile la prima ipotesi: il protouralico sarebbe stato parlato nella regione compresa tra Volga e Oka fino alla metà del III millennio a.C., quando si sarebbe esteso alla regione compresa tra Volga e Kama. Alla fine del III millennio a.C., l’uralico si sarebbe diviso in tre sottofamiglie: finno-mordvino, mari-permico e ugro-samoiedo. All’inizio del II millennio a.C., l’area linguistica uralica si sarebbe estesa dal Baltico ai monti Altai, e nel giro di un millennio si sarebbe suddiviso nei nove sottogruppi: finnico, saami, mordvino, mari, permico, ungherese, mansi, khanty e samoiedo.

 

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Per saperne di più:

Romano Lazzeroni (a cura di), Linguistica storica, Carocci, Roma, 2018.

James Clackson, Indo-EuropeanLinguistics. An introduction, Cambridge University Press, Cambridge, 2007.

Francisco Villar, Gli indoeuropei e le origini dell’Europa, il Mulino, Bologna, 2018.

James Patrick Mallory e Douglas Quentin Adams, The Oxford Introduction to Proto-Indo-European and the Proto-Indo-European World, Oxford University Press, Oxford, 2006.

James Patrick Mallory, In Search of the Indo-Europeans: Language, Archaeology and Myth, Thames& Hudson, Londra, 1989.

JaakkoHäkkinen, Uralicevidence for the Indo-Europeanhomelandhttp://www.elisanet.fi/alkupera/UralicEvidence.pdf, 13 febbraio 2012.

James Patrick Mallory, Uralics and Indo-Europeans: Problems of time and space, in Carpelan et al., EarlyContactsbetweenUralic and Indo-European: Linguistic and ArchaeologicalConsiderations, pp. 345-366, Suomalais-UgrilaisenSeuranToimituksia 242, 2001.

Ante Aikio, On Germanic-Saamicontacts and Saamiprehistory, «Suomalais-UgrilaisenSeuranAikakauskirja» 91, pp. 9-55.

Ante Aikio, Proto-Uralic, in Bakró-Nagy, Laakso e Skribnik, Oxford Guide to the UralicLanguages, Oxford University Press, Oxford, 2019.

Petri Kallio, The languagecontact situation in prehistoricNorthwestern Europe, in Mailhammer, Venneman e Olsen, The Linguistic Roots of Europe: Origin and Development of EuropeanLanguages, Copenhagen Studies in Indo-European 6, Museum Tusculanum Press, Copenhagen, 2015.

JaakkoHäkkinen, Studying the Uralic proto-language, Tieteessätapahtuu 1, 2006, pp. 52-58.

 

 

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