20 novembre 2020

Science and Civilization in China (parte seconda)

Joseph Needham e la Storia della Scienza Cinese

[Leggi la prima parte]

Un mare di elogi ricoprì la pubblicazione dei primi volumi di Science and Civilization in China. Il contatto con alcuni studiosi cinesi, la doppia anima, umanistica e scientifica, dell’indagine, le ricerche condotte direttamente sul campo in Cina si mescolavano generando un’opera dal carattere dirompente. Quasi subito divenne chiaro che una sola persona non era sufficiente a raccogliere tutti i frutti progressivamente maturati, così come che un solo libro non poteva contenere una analisi ogni giorno più ricca e complessa. Nel corso degli anni, numerosi studiosi riempirono di inchiostro pagine e pagine, suddividendosi l’incarico di trattare tutti gli aspetti necessari a fornire una lettura esaustiva della Storia della Scienza in Cina. Come molti altri libri, che vivono un’esistenza propria al di là dei padri che ne hanno plasmato l’anima, Science and Civilization in China sopravvisse al proprio demiurgico fondatore, grazie ai contemporanei e successivi sforzi dei suoi aiutanti e allievi. Ad oggi, essa si struttura in sette volumi, con gli ultimi quattro a loro volta suddivisi in parti espressamente dedicate a discipline, Scienze o Tecniche specifiche. Si va dal 1954 al 2020.

 

Ma, al di là dello scheletro che sostiene lo scritto, occorre osservare il suo pulsare vitale, i suoi punti fermi e le sue intime venature. A questo riguardo, non reputando possibile parlare di ventisette libri in poche righe, ci concentreremo su alcuni nuclei tematici di maggiore rilievo, accostandoci ad essi attraverso la lettura fornita da Francesca Bray, Karine Chemla e Georges Métailié (Francesca Bray – Karine Chemla – Georges Métailié, La Scienza in Cina. Introduzione Generale, in Storia della Scienza, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, 2001).

 

In primis la tinta di fondo, il basso continuo in cui andò ad inserirsi l’opera di Joseph Needham. All’epoca in cui Science and Civilization in China venne concepita, nel giro di anni intorno alla Seconda Guerra Mondiale, era ancora vivido il pensiero di Oswald Spengler (1880 – 1936), che si traduceva e sintetizzava in una più ampia e diffusa mentalità comune, un sentire condiviso a livello popolare ma anche e soprattutto fra gli uomini di Scienza. Secondo il filosofo tedesco, nella fitta trama del fluire storico ogni grande civiltà produceva e possedeva proprie forme artistiche e scientifiche, le quali erano però talmente vincolate alle rispettive culture da non poterne valicare i confini. A questa intraducibilità generale si opponeva il contesto occidentale, l’unico capace di generare una forma universalmente valida e comunicabile di Scienza. La visione spengleriana prospettava dunque una storia della Scienza cinese come una tradizione di idee, invenzioni, innovazioni e scoperte conchiusa rispetto all’esterno, avulsa dall’oggettività e comunicabilità dei saperi scientifici occidentali. Secondo questa tesi, la Scienza moderna non aveva fatto la propria comparsa in Cina se non come un pacchetto uniforme, confezionato unicamente nel panorama europeo e poi esportato soprattutto attraverso i missionari gesuiti. Questa era la convinzione di Spengler; questa al contempo la vulgata profondamente dominante in ambito accademico.

 

Needham, dunque, parlava da un pulpito assai poco frequentato: la sua concezione della Scienza era radicalmente minoritaria tra i propri colleghi. Ma, nel frattempo, l’insorgere della catastrofe, i venti di guerra e il sapore amaro dei frammenti su cui ricostruire un’esistenza comune avevano mutato la coscienza e il pensiero di un pugno di studiosi, riuniti sotto la bandiera dell’UNESCO: i frutti della Scienza moderna non erano da intendersi come germogliati su un albero interamente occidentale; molte radici molto profonde si spingevano e intrecciavano in lungo e in largo nella Terra. E lo scienziato britannico si spinse anche oltre: nella sua opera, è il movimento stesso di idee, invenzioni e persone che acquisisce il ruolo di protagonista. Secondo Needham, furono l’incontro degli uomini e la diffusione dei saperi, provenienti dagli angoli opposti del mondo, a permettere quella fondamentale accumulazione di potenziale materiale e ideale da cui sarebbe poi esplosa la Rivoluzione Scientifica. In sintesi, egli rispondeva al binomio universalmente condiviso della scienza come civiltà, all’autonomia genetica della Scienza moderna e allo stereotipo di un generale immobilismo culturale cinese con un radicale ripensamento teorico, affiancato da quello che, a tutti gli effetti, fu uno dei primi resoconti di fonti appartenenti al contesto cinese. La Scienza era ed è una attività umana universale, un sistema interattivo e complesso che comprendeva e comprende una polifonia di voci e contributi tra loro comunicanti. Fare Storia della Scienza, dunque, significava ripercorrere una Storia Scientifica e Culturale dell’Umanità, attraverso una metodologia essenzialmente comparativa e interculturale. Permane tuttora famosa l’immagine, forgiata dallo scienziato britannico, della Scienza come un grande oceano a cui confluivano numerosi fiumi, ognuno simbolo degli avanzamenti scientifici in una determinata civiltà, taluni essiccati e talaltri ancora rigogliosamente attivi. E, più sottilmente, ciò si traduceva nella convinzione che il pensiero scientifico e la razionalità scientifica accomunassero tutte le menti umane, a prescindere dal luogo e dal tempo, secondo un affinamento progressivo delle abilità e delle capacità cognitive, a vele spiegate verso il metodo scientifico.

 

Ad ogni modo, l’opera che in concreto mosse il lavoro di Needham e del suo gruppo di collaboratori fu quella di riconoscere i concetti e le scoperte scientifiche avvenute primariamente in contesto cinese, ripudiandone i falsi natali europei. E fu «relativamente facile realizzare una serie di imponenti volumi dedicati alle scoperte scientifiche e tecnologiche che non sono generalmente attribuite ai Cinesi» (Joseph Needham in Francesca Bray – Karine Chemla – Georges Métailié, La Scienza in Cina. Introduzione Generale, in Storia della Scienza, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, 2001). Così facendo, come è stato giustamente sottolineato, si corresse con una gara per l’affermazione della Scienza la perversione ben maggiore di un reticolato chiuso di Paesi isolati, ognuno con la propria concezione scientifica.

 

Desideriamo, a questo punto, scorgere rapidamente quelli che possono essere considerati alcuni vizi metodologici in Science and Civilization in China, credendo sia utile fare riferimento a cinque elementi problematici. In primis, la questione strutturale. Needham e i propri assistenti erano tutti scienziati di formazione, il che ha senz’altro favorito la conformazione dell’opera secondo l’ordine gerarchico delle discipline di stampo occidentale (Fisica, Chimica, Biologia et cetera). Una impostazione di questo tipo corre il forte rischio di perdere l’essenza delle strutture scientifiche e delle categorie di pensiero cinesi, inseguendo valori e modelli europei. Occorre però sottolineare che si trattò probabilmente della via più agevole per comunicare in contesto occidentale, id est nel contesto accademico internazionale dell’epoca, le acquisizioni scientifiche avvenute in Cina. Insomma, significò utilizzare un linguaggio vicino al pubblico a cui ci si intendeva rivolgere, sempre e comunque con la ferma volontà di restare aderenti alla storia e alla società nelle quali le invenzioni e scoperte erano sorte. In secondo luogo, osserviamo il problema dell’ipercorrettismo, ovvero la preoccupazione, quasi ossessiva, di documentare il primato cinese, attribuendovi un numero sovrastimato di invenzioni e scoperte. A questo si affianca la questione dell’anacronismo, ovverosia la pratica, da parte degli autori dello scritto, di trasporre talvolta interpretazioni scientifiche moderne all’interno del pensiero scientifico premoderno. In quarta istanza, la problematica della Tecno-scienza, ovvero della rigida superiorità, agli occhi di Needham, della Scienza sulla Tecnica, sempre più ridiscussa negli ultimi decenni di studi. Infine, l’elemento critico della staticità. Difatti, nella prospettiva dello scienziato britannico, il traguardo ultimo della propria ricerca era l’avvento della Scienza Moderna, prima in Europa e poi in Cina. In altri termini, «il punto di vista che si è adottato in tutti questi volumi è che la scienza moderna fu una forma di sapere alla quale la scienza antica e quella medievale di tutti i Paesi del mondo puntavano, ma che soltanto l’Europa fu in grado di raggiungere» (Joseph Needham, Science and Civilization in China, Volume Settimo, The Social Background, Parte Seconda, General Conclusions and Reflections (2004), Foreword, Pagina XLVI). Più concretamente, una volta che lo spirito scientifico si manifestò all’uomo come matematizzazione delle ipotesi naturali tramite verifica sperimentale, attorno al Seicento, il passo era compiuto e non aveva più senso proseguire oltre. Needham non concepiva dunque la Scienza come una pulsione imperitura, un dinamismo che più e più volte ancora si contraddiceva avanzando; nessuna attenzione veniva rivolta alla Seconda Rivoluzione Scientifica, alla nascita della Scienza come professione, al legame sempre più forte con la Tecnica, con l’economia di scala e con lo Stato. Un ulteriore forte limite era pensare che la Scienza Moderna semplicemente fosse arrivata in Oriente, dimenticandosi di studiare i fenomeni di assimilazione, sincretismo, reinterpretazione e vivido feed-back culturale. Needham scorgeva difatti un elementare processo di sostituzione, culminato agli albori del Settecento, come se improvvisamente si fosse buttato via il vecchio che non funzionava per un nuovo estremamente efficace. Ma nella vita molto spesso non è così semplice.

 

Forse risulta opportuno concludere ritornando alla domanda di partenza, che ha animato le lunghe peregrinazioni dello scienziato britannico e del suo pool di esperti: come è stato possibile che nel contesto cinese attorno all’anno Mille, in cui la ricerca scientifica e i raggiungimenti tecnologici non avevano eguali al mondo, non si sia giunti a elaborare la Scienza Moderna e anzi, a partire dal XIV secolo, si sia imbroccata la strada del declino? A questo riguardo, Bray, Chemla e Métailié reputano che la risposta di Needham sia essenzialmente esternista, ovvero legata alla Storia Esterna della Scienza. Non fu dunque rilevante la carica innovativa della Scienza in sé quanto piuttosto la cornice sociale e istituzionale in cui andò a sbocciare. Due i punti focali della loro analisi: conservatorismo intellettuale di stampo confuciano e feudalesimo burocratico cinese, strutturato in senso profondamente gerarchico e ordinato attraverso concorsi meritocratici che producevano figure in tutto debitrici al potere imperiale e caratterizzate da un expertise omologante. A questi occorrerebbe aggiungere l’assenza di una “atmosfera mercantile”, la mancanza di una borghesia commerciale e poi capitalistica, attenta alla misurazione accurata e alla dimensione del profitto, e l’inesistenza di un contesto cittadino capace di porsi quale nido da cui essa avrebbe potuto spiccare il volo, il tutto traducendosi in una generale mancata evoluzione del capitalismo (Joseph Needham, Science and Civilization in China, Volume Settimo, The Social Background, Parte Seconda, General Conclusions and Reflections (2004), Foreword, Pagine XLV – LI). Si potrebbe inoltre enfatizzare l’importanza di altri elementi quali la strutturazione socioeconomica attorno alla coltura del riso, i divergenti meccanismi di formazione di artigiani e studiosi e di comunicazione tra loro, l’assenza di una intersezione vincente tra stampa e alfabeto. In sintesi, a partire da un concetto inclusivo di Scienza, forgiato in modo da contemplare saperi lontani e differenti, la questione sul perché essa non si sviluppò in Cina ha trovato una possibile soluzione nell’incapacità di conformare quelle istituzioni e quei dispositivi, scientifici ma anche tecnologici e sociali, che si sarebbero poi rivelati vincenti in Europa. E questo comporta costantemente nuovi dubbi, nuovi interrogativi, nuove ipotesi.

 

Nella propria opera di ridiscussione delle origini della Rivoluzione Scientifica, Needham spalancò inoltre le porte per studi che successivamente poterono ridiscutere anche gli albori della Rivoluzione Industriale e della strutturazione capitalistica della società, verso una immagine maggiormente composita e sfaccettata della Scienza e della Tecnica. In termini cari allo studioso, che apponeva questo quale immediato corollario alla propria domanda fondamentale: «Why» was it «that modern capitalism did not develop in China?» (Joseph Needham, Science and Civilization in China, Volume Settimo, The Social Background, Parte Seconda, General Conclusions and Reflections (2004): Foreword, Pagina XLV). Riguardo a ciò un altro capitolo della Storia della Scienza dovrebbe essere scritto; potrebbe intitolarsi: Science and Civilization in China after Science and Civilization in China.

 

Ma su un elemento occorre tornare a riflettere. Tutto ciò poté nascere dall’intuizione di Joseph Needham, nonché dal suo desiderio di sfidare la credenza dell’Occidente come unico padre e padrone della verità scientifica, di trascrivere la polifonia che nei secoli ha intessuto la Scienza e la Storia, di fornire un’origine all’idea che non esista un’unica origine del mondo.

 

Per saperne di più

David Saul LANDES, La Ricchezza e la Povertà delle Nazioni. Perché Alcune sono così Ricche e Altre così Povere, Milano, Garzanti Editore (2002; Edizione Originale: New York City, W. W. Norton & Company, 1998).

Joseph NEEDHAM, Scienza e Civiltà in Cina, Volume Primo, Lineamenti Introduttivi, Torino, Giulio Einaudi Editore (1981; Edizione Originale: Cambridge, Cambridge University Press, 1954).

Joseph NEEDHAM, Science and Civilization in China, Volume Settimo, The Social Background, Parte Seconda, General Conclusions and Reflections, Cambridge, Cambridge University Press (2004).

Per un approfondimento sulla Biografia di Joseph Needham si rimanda a:

Francesca BRAY – Karine CHEMLA – Georges MÉTAILIÉ, La Scienza in Cina. Introduzione Generale (2001):

http://www.treccani.it/enciclopedia/la-scienza-in-cina-introduzione-generale_%28Storia-della-Scienza%29/ >.

Cambridge Digital Library, University of Cambridge, vita di Joseph Needham:

http://cudl.lib.cam.ac.uk/collections/needham/1 >.

Needham Research Institute, biografia di Joseph Needham:

http://www.nri.cam.ac.uk/ >.

Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti, voce Joseph Needham (1949):

http://www.treccani.it/enciclopedia/joseph-needham_%28Enciclopedia-Italiana%29/ >.

 

Image by Wu XizaiPublic Domain.


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