2 febbraio 2019

Percezione come ponte fra due realtà. Un tentativo di divulgare l'esoterismo

Titolo e sottotitolo di questo articolo ne annunciano, rispettivamente, il testo e il pretesto. Le premesse, invece, le assegno in ordine inverso, vale a dire azzardando fin da ora una buona scusa per il mio ossimoro. L’esoterismo è, per definizione, non divulgabile, tanto che se se ne dovesse ripercorrere la storia per intero si farebbero i conti con grosse lacune che non afferiscono alle competenze di un filologo, né invero a quelle di un iniziato, se non a quelle di un iniziato bell’e finito. Eppure di esoterismo, bene o male, si parla e si scrive. Vale allora la pena, anche solo per un amore di conoscenza sterilizzato da volontà iniziatiche, condurre un esercizio di pensiero intorno ad alcuni testi esoterici, nello specifico dell’esoterismo contemporaneo, conferendovi  una tantum la dignità filosofica negata dal canone.

 

Da qui il testo.

 

L’approccio alla spiritualità spesso è improntato all’esperienza di una non-relazionalità (ovvero all’assenza di una relazione con l’essere-altro e al ripiegamento della coscienza su se stessa), nel buio della meditazione, laddove una tradizione lunghissima fa della relazionalità il punto di riferimento elementare per lo schiudersi dell’occhio interiore-spirituale.

 

Cercheremo appunto di campionare tramite due autori contemporanei questa tradizione e, con essa, campionare l’esoterismo stesso, sviluppando l’idea della percezione del mondo fisico come canale d’accesso al mondo spirituale, con una serie di altri dualismi che si faranno complementari: esteriore-interiore, visibile-invisibile, immanente-trascendente.

 

I due autori sono Rudolf Steiner (1861-1925) e Massimo Scaligero (1906-1980).

 

Va detto, anche per esplicitare meglio la ‘tradizione’ a cui ho fatto riferimento, che questo approccio alla percezione e alla spiritualità risale già alla filosofia antica, nella quale spesso sul campo dell’estetica nascono i frutti della metafisica. La domanda sulla ragione del bello approda, nel pitagorismo, a una risposta che nel tempo ha assunto una valenza probante circa l’esistenza di Dio. La materia sarebbe una semplice congerie di elementi lasciati al caso e al disordine se non esistesse – e noi la intuiamo con il pensiero – una Necessità, un indeterminato che la sostenga nel segno del numero (in questo senso il numero è principio), della proporzione, dell’ordine, di tutto un insieme trascendente di cui la bellezza, nel mondo fenomenico, è l’unica testimone. Anche il discorso di Socrate-Diotima nel Simposio di Platone sulla ‘scala delle bellezze’, ovvero sul procedere dalla contemplazione dei corpi belli a quella delle anime belle, delle attività umane e del Bello in sé, è interpretabile come il riferimento a un percorso iniziatico di uno slancio dal sensibile all’ultrasensibile.

 

In Plotino (III sec d.C) riacquista importanza il legame tra il bello e la realtà intelligibile. Per Plotino l'anima è conforme alle realtà superiori e nel bello riconosce qualcosa di simile a sé e , d'altro canto, percepire il bello significa innanzitutto avere un'anima improntata al valore supremo, il Bene. Nella bellezza visibile l'occhio interiore, un occhio iniziato come quello – vedremo – di Steiner, scorge la presenza dell'intelligibile-invisibile. Esiste una relazione strettissima tra l'esperienza sensibile e quella spirituale. L'idea è insita nella materia , e la realtà visibile è sostenuta da quella invisibile. Stabilito questo, che l'anima come occhio interiore è capace di accedere alla realtà spirituale che sottende alla materia, si comprenderà come ogni percezione lasci un'impronta sull'anima stessa e sulla sua conoscenza.

 

Il nome di Rudolf Steiner , data la sua attività sterminata,  potrebbe circolare ovunque, nell’arte, nella scienza, nella pedagogia e persino nell’architettura. Tra le sue teorie – che non si limitano mai alla teoresi – ci interessa ora quella dell’esistenza di mondi superiori-soprasensibili da raggiungere mediante l’esercizio della coscienza, quindi mediante lo sviluppo di facoltà latenti nell’essere umano.

 

Nel 1904 Steiner pubblica una raccolta di saggi che, nell’edizione italiana, si intitola Iniziazione. Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?  È evidente che il libro si presenta come un breviario di iniziazione secondo il sistema di pensiero steineriano, tanto che potrebbe darsi come punto di sintesi di più teorie centrifughe della sua filosofia.

 

Attraverso tre fasi – preparazione, illuminazione, controllo dei pensieri e dei sentimenti – il discepolo dell’occultismo è condotto a esercitare le facoltà latenti di cui sopra.

 

Cito un passo a titolo di consuntivo efficace.

In ultima analisi, tutto si risolve nel fatto che l’uomo porta seco continuamente corpo, anima e spirito, ma ch’egli è chiaramente cosciente soltanto del proprio corpo, e non della sua anima e del suo spirito. Invece l’occultista diventa cosciente della sua anima e del suo spirito, come l’uomo solito lo è del proprio corpo. Questa è la ragione per cui importa dare ai sentimenti e ai pensieri la giusta direzione, perché allora si sviluppa la facoltà di percepire ciò che è invisibile nella vita ordinaria.

Il mondo fisico, a condizione della nostra ricettività, si fa spazio di percezioni intelligenti che consentono l'apertura dello sguardo spirituale.

 

Il primo processo naturale su cui porre la propria attenzione è la dialettica della crescita e dell'appassimento, della nascita e della morte. Una meditazione lucida su questi processi da condurre dinanzi, per semplicità, a una pianta, porta a sviluppare, secondo Steiner, la capacità di avvertirli sul piano spirituale, generando, con una pratica costante, una chiaroveggenza in grado di percepire il fenomeno interiormente con un'evidenza analoga a quella che si dà nelle manifestazioni del mondo fisico.

 

In secondo luogo, il discepolo può concentrarsi sulla natura dei suoni che lo circondano. L'esercizio consiste nel percepire la differenza tra suoni prodotti da esseri animati e inanimati. Nell'udire quelli del secondo tipo, dovrà riflettere sull'esperienza interiore che ne è all'origine. È importante che le proprie sensazioni relative al suono percepito rimangano in secondo piano rispetto all'attenzione da rivolgere a quelle dell'essere animato, che siano di piacere, dolore, paura ecc. Questa pratica ha lo scopo di allenare una percezione animico-spirituale di tutti i suoni della natura, compresi quelli prodotti dall'inanimato. Il discepolo comincia a "udire con l'anima".

 

Soffermiamoci su un ultimo esercizio, che è anche esercizio filosofico. Di fronte ai fenomeni della natura, possiamo avvertire costantemente i processi di cui parla Steiner, vale a dire i processi di nascita, crescita, morte, insomma processi vitali. La nostra coscienza è in grado, a partire dalla realtà fisica, di entrare nei penetrali della Natura facendosi un concetto di Vita, ovvero di forza vitale intrinseca altrimenti inconoscibile. Di fronte al seme di una pianta il mio pensiero, alla luce delle mie esperienze, può raffigurarsi la sua generazione (la pianta che ne deriverà)  e, tramite essa, la forza generatività che separa quel seme da uno identico ma artificiale. Lo stesso vale di fronte a una pianta dinanzi alla quale ci si soffermi sul pensiero dell'appassimento, della morte.

 

La facoltà di intuire la forza vitale invisibile che giace nel visibile è già spirituale. Steiner, associando a questi pensieri determinati sentimenti, sostiene di poter sviluppare una forza interiore che provoca una nuova facoltà di visione : sul piano spirituale si percepirà quella generatività intrinseca e quella generazione successiva sotto forma di una nube, colorata secondo colori spirituali, cioè secondo sensazioni corrispondenti a quelle provate nell'osservazione di determinati colori fisici.

 

L'occhio spirituale va poi esercitato sulla natura umana stessa, arrivando a percepire  sul piano astrale, spiritualmente, lo stato d'animo di chi osserviamo.

 

Di scuola steineriana è Massimo Scaligero, autore che ha coltivato fin da giovane lo studio della filosofia occidentale e orientale, arrivando a definire un percorso spirituale incentrato, vedremo come, sulla natura del Pensiero. Il testo a cui faccio riferimento è Tecniche della concentrazione interiore. Il pensiero, mediante il quale l'uomo domina il mondo, è sconosciuto a se stesso,  perché non è mai rivolto a se stesso.

 

L'esistenza dell'essere (la materia) fuori dalla coscienza è, per Scaligero, il risultato della formazione dell'essere da parte della coscienza che, in un secondo momento, se ne svincola, assegnandogli autonomia. In realtà, tale è la forza del Pensiero da essere tutt'uno con il mondo e da esserne l'origine. Eppure questa consapevolezza ci è preclusa, perché il pensiero a cui normalmente facciamo riferimento non è quello originario, ma quello cerebrale-dialettico, luce cerebrale (che è alla radice dell'opposizione tra essere e coscienza e tra la mia coscienza e quella dell'altro) al posto di una Luce originaria, pre-cerebrale e pre-dialettica. In altre parole, il nostro pensiero ordinario è solo il riflesso, concentrato nella nostra scatola cranica, di un Pensiero-Luce unico, indiviso, creatore dell'Essere, al quale noi possiamo risalire tramite un percorso di progressione (non regressione) che inizia con la pratica della concentrazione e continua con altre tecniche meditative indicate nei vari capitoli. Il libro di Scaligero è innanzitutto un manuale di meditazione in questa direzione.

 

Attraverso la disciplina della concentrazione, io posso sperimentare un pensiero il cui contenuto non rimandi ad altro ma sia contenuto di se stesso, sia finalmente rivolto a se stesso.

 

Pongo di fronte a me un oggetto fisico e ne considero le qualità (forma, sostanza, colore, uso ecc.) per non meno di cinque minuti, fino al punto in cui l'oggetto non diventi un segno, una sintesi di tutti i miei pensieri intorno ad esso. Questo è un primissimo esercizio di concentrazione che porta il pensiero alla massima intensità e consente di avvertire la forza-pensiero, il pensiero puro pre-cerebrale. È utile svolgerlo anche per comprendere empiricamente la differenza tra dialettica e pre-dialettica.

 

È stato detto che il Pensiero costituisce un'identità con il mondo ed è alla radice della sua creazione. Eppure un semplice esperimento mentale sembra rilevare una contraddizione. Posso facilmente intuire che ogni oggetto artificiale che ho davanti a me rimanda a un momento in cui non esisteva se non nella mente del suo creatore, dunque in ciascun oggetto risiede un pensiero, nel visibile l'invisibile (il richiamo a Steiner è implicito). Perché allora non posso individuare con altrettanta chiarezza il Pensiero che sottende alla creazione della Natura? Perché, pur avendo il Pensiero generato l'essere, è un Pensiero che allo stato attuale (uno stato, ripeto, in cui il pensiero è solo luce riflessa) non sono in grado di pensare.

 

L'esercizio di concentrazione e di ascesi del pensiero dalla sua natura cerebrale-dialettica a quella pre-cerebrale e pre-dialettica ha appunto il compito di risvegliare la facoltà di quel Pensiero. Il percorso indicato da Scaligero vuole restituire al pensiero la sua entità originaria, svincolata dallo schermo cerebrale e ricondotta alla Luce una, indivisa.

 

Gli orizzonti di questa prospettiva sono davvero molti. Un altro di questi è la filosofia che sta dietro alla realtà delle icone religiose. Pavel Florenskji (1882-1937),un filosofo e matematico russo, in Porte regali. Saggio sull'icona. (Adelphi, 1977), si è occupato proprio del valore spirituale che ha la comunicazione di immagini sacre, che lui definisce «finistre sul divino»: distruggere le icone equivale a murare la finestra, togliere il vetro equivale, seguendo una via riservata a pochi,  a vedere la luce spirituale senza mediazioni, senza il ricorso al sostegno delle immagini.

 

Autori come Steiner e Scaligero, attraverso l'insegnamento della disciplina dell'attenzione, insistono proprio sull'importanza di non murare le finestre.

 

 

Per saperne di più:

Per l’approfondimento del tema relativamente alla filosofia antica si consiglia Estetica antica di Gianni Carchia (Laterza, 2013). Relativamente a Steiner e Scaligero, la lettura dei due testi citati costituisce un utile strumento di avvicinamento, eventualmente seguito da Teosofia  (Antroposofica, 2011) e La scienza occulta (Antoposofica 1985) per il primo e Trattato del pensiero vivente (Tilopa, 2006) per il secondo.

 

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