L'Accordo sullo stato giuridico del Mar Caspio

Il 12 agosto 2018, a seguito di un negoziato durato oltre vent’anni, i cinque Stati costieri del Mar Caspio hanno concluso uno storico accordo che definisce la gestione e l’uso del mare, risolve le questioni connesse alle pretese su talune aree e crea un sistema di cooperazione finalizzato a favorire la stabilità e lo sviluppo sostenibile della regione.

 

Caratteristiche del Mar Caspio

Il Mar Caspio è un bacino endoreico di 371.000 km2, situato fra l’Europa e l’Asia, nella depressione aralo-caspica. Si tratta di un’area di vitale importanza per gli Stati costieri (Azerbaigian, Federazione Russa, Iran, Kazakistan e Turkmenistan) in ragione delle risorse, soprattutto idrocarburi, e delle attività di pesca e di navigazione commerciale.

A partire dagli anni Novanta del secolo scorso, in seguito alla disgregazione dell’Unione Sovietica, il Mar Caspio è stato oggetto di interessi e rivendicazioni degli Stati costieri.

 

Le aree marine e i diritti di navigazione

Il trattato disciplina la gestione e uso del mare attraverso la sua suddivisione in acque interne, acque territoriali, zone di pesca e spazio marittimo comune. Ciascuna parte può stabilire l’ampiezza delle sue acque territoriali entro il limite di quindici miglia nautiche a partire dalla linea di base. Se nelle acque territoriali lo Stato esercita diritti di sovranità, nelle zone di pesca, estese per un massimo di dieci miglia nautiche oltre il confine delle acque territoriali, vi è il diritto di sfruttare le risorse biologiche acquatiche secondo un sistema di suddivisione del totale pescabile in quote nazionali. Peculiarità del meccanismo creato dal trattato è la possibilità di cessione di parte del contingente ad altre parti contraenti nel caso in cui uno Stato non raggiunga tale limite. Oltre le citate aree viene istituito uno spazio marittimo comune, aperto a tutte le parti al trattato.

Tale disciplina si discosta dalle norme consuetudinarie di delimitazione delle aree marine, come codificate dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982. Ad ogni modo, la disciplina convenzionale in deroga alla norma generale di diritto del mare non solleva particolari questioni giuridiche in quanto normativa particolare adottata in accordo tra le parti. I trattati, infatti, hanno una efficacia normativa equivalente rispetto alla consuetudine e le due categorie di norme sono reciprocamente derogabili.

I suoli e i sottosuoli marini sono divisi in settori, da definire nel merito attraverso successivi accordi integrativi. All’interno del proprio settore, lo Stato ha il diritto esclusivo di costruire e utilizzare isole artificiali, installazioni e strutture definendo, ove necessario, zone di sicurezza attorno a tali strutture.

Per quanto riguarda i diritti di navigazione, l’Accordo stabilisce che le navi battenti bandiera delle parti godono della libertà di navigazione al di fuori delle acque territoriali. Ad esse, in caso di trasporto di merci e passeggeri, o di operazioni di soccorso, viene garantito l’accesso ai porti del Mar Caspio.

Ulteriori accordi tra le parti saranno inoltre necessari per regolamentare il transito dei mezzi di trasporto all’interno del territorio di un altro Stato al fine di garantire il libero accesso dal Mar Caspio ad altri mari, e viceversa, o il passaggio di navi da guerra e sottomarini nelle acque territoriali di un altro Stato parte al trattato. In mancanza di ulteriori accordi, tali fattispecie devono essere regolamentate dalle legislazioni statali.

 

Le attività scientifiche, economiche e di tutela ambientale

Ciascuna parte ha il diritto esclusivo di regolamentare, autorizzare e condurre ricerche scientifiche nelle proprie acque territoriali e rispettiva zona di pesca, nonché di condurre tali attività nello spazio marittimo comune. Le altre parti possono condurre ricerche nella zona di pesca e nel settore di un altro Stato solo con il permesso e alle condizioni da quest’ultimo stabilite.

Gli Stati possono inoltre posare cavi sottomarini, previo accordo con lo Stato il cui settore viene attraversato dal cavo, realizzando progetti conformi alle norme e ai requisiti ambientali contenuti negli accordi internazionali di cui sono parti, compresa la Convenzione quadro di Teheran per la protezione dell’ambiente marino nel Mar Caspio conclusa nel 2003, e in vigore sul piano internazionale dal 2006, e i suoi protocolli.

In merito alla tutela ambientale, oltre alla norma di raccordo con la citata Convenzione, le parti si impegnano ad adottare tutte le misure necessarie e a cooperare per tutelare la diversità biologica e prevenire, ridurre e controllare l’inquinamento del Mar Caspio facendo ricorso, ai fini del risarcimento, all’istituto della responsabilità per danni (liability).

 

La cooperazione internazionale e gli aspetti istituzionali

Le forme di cooperazione si estendono oltre gli aspetti di ricerca scientifica, economici e ambientali, per inglobare questioni più ampie. In tal senso, il trattato disciplina la cooperazione delle parti con persone fisiche e giuridiche di Stati terzi, e con organizzazioni internazionali, in conformità alle disposizioni dell’Accordo.

Gli Stati costieri dovranno inoltre cooperare nella lotta al terrorismo internazionale, al traffico di armi e droghe, nonché per prevenire e reprimere il traffico di migranti via mare.

Il Mar Caspio è un’area storicamente caratterizzata da una forte presenza militare, soprattutto russa, e il trattato non manca di regolamentare anche questi aspetti attraverso l’applicazione dei principi dell’uso del Mar Caspio per scopi pacifici, vale a dire non aggressivi nei confronti delle altre parti, e in funzione della sicurezza e della stabilità della regione. Tali obiettivi devono essere perseguiti anche attraverso un ragionevole equilibrio degli armamenti e la realizzazione di misure di trasparenza e costruzione della fiducia tra le parti. Corollario di tali misure è il divieto della presenza nel Mar Caspio di forze armate non appartenenti ai cinque Stati costieri.

Al fine di garantire l’effettiva attuazione del trattato, gli Stati parti istituiscono un meccanismo di consultazioni periodiche e, in caso di disaccordi e controversie riguardanti l’interpretazione e l’applicazione del trattato, si procederà a consultazioni e negoziati.

 

Conclusioni

L’Accordo sullo stato giuridico del Mar Caspio rappresenta un atto storico che previene l’emersione di tensioni nella regione, da molti ritenuta di vitale importanza per la stabilità e la sicurezza di tutta l’area mediorientale.

Alcuni degli obblighi contenuti nel trattato, quali quelli in materia di definizione delle aree marine, diritti di navigazione, cooperazione scientifica ed economica, protezione dell’ambiente, presentano carattere non self-executing e sono da integrare attraverso successivi accordi o mediante l’adozione di legislazioni nazionali ad hoc.

Da un punto di vista della definizione giuridica, il trattato non chiarisce se il Mar Caspio sia un lago o un mare. Di fatto, l’uso e la gestione della risorsa vengono disciplinati per molti aspetti utilizzando istituti giuridici classici del diritto del mare, pur con significative differenze dovute, principalmente, alle peculiarità della regione e alle esigenze specifiche delle parti. Ad ogni modo, i principi generali tradizionali relativi alla gestione di risorse naturali condivise, quali l’uso equo e razionale e il divieto di causare danni ambientali significativi, trovano comunque applicazione nelle disposizioni del trattato.

L’Accordo crea inoltre un quadro giuridico-istituzionale nel quale gli obblighi in capo alle parti mirano a promuovere lo sviluppo sostenibile del Mar Caspio, con un occhio agli aspetti militari e ai rapporti con gli Stati terzi. Proprio per l’ampio ambito di applicazione ratione materiae, che va dalle attività economiche alle misure di trasparenza sugli armamenti, il trattato riveste carattere di accordo generale di cooperazione tra le parti, con riferimento a un’area geografica, piuttosto che un classico trattato di cooperazione per l’uso di una risorsa naturale condivisa.

 

Immagine: NASA, by Norman Kuring, NASA’s Ocean Color web

 

Pubblicato il 17/10/2018


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