Il processo penale al tempo del coronavirus

L’emergenza pandemica da Covid-19 ha imposto un intervento urgente anche in materia di giustizia penale al fine di contenere drasticamente l’elevatissimo rischio sanitario indotto dalla nuova tipologia di coronavirus. Dopo il d.l. 2.3.2020, n. 9 (che adottava misure limitate alle cc.dd. zone rosse) e il d.l. 8.3.2020, n. 11 (che integrava i provvedimenti emergenziali e li estendeva agli uffici giudiziari dell’intero territorio nazionale), il d.l. 17.3.2020, n. 18, pubblicato nella G.U. n. 70 del 18 marzo 2020, cd. Cura Italia, ha allungato temporalmente e migliorato le soluzioni già approntate.

 

Differimento delle udienze e sospensione dei termini

Al fine di evitare i contagi derivanti dallo svolgimento di attività per le quali sarebbe arduo mantenere scrupolosamente le raccomandazioni sul “distanziamento sociale”, l’art. 83 del decreto (il quale accorpa il contenuto degli artt. 1 e 2 del d.l. n. 11/2020) impedisce la celebrazione delle udienze penali che dovrebbero celebrarsi dal 9 marzo (decorrenza già stabilita dal d.l. n. 11/2020) al 15 aprile 2020, prescrivendone il rinvio di ufficio e fuori udienza ad una data posteriore. Per il periodo successivo, compreso tra il 16 aprile ed il 30 giugno 2020, è stata invece confermata la scelta (art. 83 comma 6 e 7) di evitare il rinvio generalizzato e si è attribuito ai capi degli uffici giudiziari, all’esplicito scopo di limitare le disfunzioni dell’attività giudiziaria, il potere discrezionale di adottare misure organizzative “mirate” (descritte dall’art. 83, co. 7, lett. a-h), fra cui il rinvio delle udienze ad una data successiva al 30 giugno 2020 (lett. g), previa consultazione con l’autorità sanitaria regionale ed il Consiglio dell’ordine degli Avvocati e di intesa con il Presidente della Corte di appello ed il Procuratore Generale presso la Corte d’appello dei relativi distretti.

La necessità di rimediare alle limitazioni operative, subìte da tutti i soggetti del processo in conseguenza delle forti restrizioni imposte per esigenze igienico-sanitarie, ha indotto il legislatore ad associare al differimento delle udienze la sospensione dei termini, stabiliti sia per le parti che per il giudice, con le medesime cornici temporali previste per lo stop alle udienze (dal 9 marzo al 15 aprile 2020). La formulazione si riferisce specificamente ai termini per le indagini preliminari, a quelli per l’adozione dei provvedimenti, agli atti introduttivi del giudizio, alle impugnazioni, nonché, con locuzione omnicomprensiva, a «tutti i termini procedurali».

Con riferimento ai termini a ritroso, quelli cioè calcolati con criterio inverso rispetto al momento di decorrenza (ad es. i termini a comparire ex artt. 429, co. 4, e 552, co. 3, c.p.p., ovvero il termine per il deposito delle liste ex art. 468, co. 1, c.p.p.), il decreto interviene opportunamente a chiarire come la loro sospensione debba determinare il differimento dell’udienza o dell’attività processuale in modo tale da consentirne il rispetto. In altre parole, se il termine ricade in tutto o in parte nel periodo di sospensione, l’udienza o l’attività deve essere differita oltre la fine della sospensione (15 aprile) per un periodo sufficiente a contenere tutto il termine o la parte residua. Peraltro, la disposizione sui termini a ritroso implica l’obbligo del differimento anche per le udienze o le attività fissate dopo il 15 aprile ove tra tale data e quella originariamente stabilita non intercorra un intervallo superiore al termine, o alla parte rimanente, da recuperare.

Differimento e sospensione subiscono comunque eccezioni in parte “imperative” ed in parte rimesse alla volontà dell’imputato o del suo difensore.

Nella prima direzione (art. 83, co. 3., lett. b e c), devono comunque svolgersi i procedimenti di convalida di arresto e fermo, i procedimenti nei quali, nel periodo 9 marzo-15 aprile 2020, scade la sospensione dei termini di fase delle misure cautelari personali detentive (art. 304 c.p.p.), i procedimenti in cui sono state applicate (o è pendente la richiesta di applicazione di) misure di sicurezza detentive nonché i procedimenti nei quali è urgente assumere prove indifferibili ricorrendo le situazioni di pericolo di inquinamento o perdita delle fonti di prova contemplati dall’art. 392 c.p.p. (incidente probatorio) (l’urgenza è dichiarata «dal giudice o dal presidente del collegio, su richiesta di parte, con provvedimento motivato e non impugnabile»: art. 83, co. 3, lett. c, ultimo periodo).

Nella seconda direzione, attesa la natura inviolabile che caratterizza il diritto alla libertà personale, viene rimesso all’interessato il bilanciamento fra le esigenze di celerità connesse alla minor compressione possibile di tale valore fondamentale e le istanze organizzative ed igienico-sanitarie. Pertanto, i detenuti, gli imputati ed i soggetti nei confronti dei quali sia stata proposta l’applicazione di misure di prevenzione, ovvero i loro difensori, hanno la facoltà di richiedere espressamente che si deroghi alla sospensione nei procedimenti nei confronti di persone detenute, in quelli in cui siano applicate misure cautelari o di sicurezza, nonché nei procedimenti per l’applicazione di misure di prevenzione o nei quali dette misure siano state disposte (art. 83, co. 3, lett. b, nn. 1-3). Il generico riferimento alle persone detenute va ragionevolmente interpretato limitandolo a coloro che sono detenuti in relazione al procedimento della cui sospensione si tratta (opinione espressa nella Relazione n. 34/20 dell’Ufficio del Massimario della Corte di cassazione, 4), poiché, includendovi anche i detenuti “per altra causa”, l’eccezione perderebbe la sua funzione “acceleratoria” dal momento che il procedimento non potrebbe incidere sull’aspetto temporale della compressione dello status libertatis. Quanto ai procedimenti nei quali siano state applicate misure cautelari, l’ampiezza di quest’ultima espressione rimanda, oltre alle misure cautelari personali (siano esse coercitive o interdittive), anche a quelle reali ossia, in particolare, al sequestro conservativo ed al sequestro preventivo, allargando così non di poco la portata delle eccezioni “volontarie” alla sospensione (in tal senso, cfr. Relazione n. 34/20 cit., ibidem).

 

Gli effetti della sospensione sulla prescrizione e sulla durata delle misure cautelari.

Il co. 4 dell’art. 83, stabilisce che, nei procedimenti in cui opera la sospensione dei termini stabilita dal co. 2, rimangono sospesi, per la stessa durata (9 marzo-15 aprile), anche il corso della prescrizione nonché i termini massimi di custodia cautelare (art. 303 c.p.p.) e di tutte le altre misure cautelari personali, sia coercitive che interdittive (art. 308 c.p.p.). La previsione, omettendo il riferimento all’art. 304 c.p.p., non si applica, alla luce del principio di tassatività in materia di libertà personale, ai limiti ivi stabiliti per i casi di sospensione della durata massima della misura cautelare detentiva (cfr. Relazione n. 34/20 cit., 6). Naturalmente, ove sia esercitata la facoltà di rinunciare alla sospensione, lo stop a prescrizione e durata delle misure custodiali non sarà operativa.

Con riferimento all’ipotesi in cui il capo dell’ufficio giudiziario abbia esercitato il potere “suppletivo” di differimento delle udienze a data successiva al 30 giugno 2020 (art. 83, co. 7, lett. g), il decorso della prescrizione viene ugualmente bloccato, ma la sospensione non potrà comunque andare oltre il 30 giugno (art. 83, co. 9). Detto provvedimento, inoltre, produce la sospensione (per il tempo in cui il procedimento è rinviato e comunque non oltre il 30 giugno) dei termini massimi delle misure cautelari personali (artt. 303 e 308 c.p.p.), dei termini imposti al giudice per le decisioni in sede di impugnazioni cautelari (sia personali che reali, eccettuato però l’appello: artt. 309, co. 9, 311, co. 5 e 5-bis, e 324, co. 7, c.p.p.) nonché in sede di procedimento di prevenzione (artt. 24, co. 2, e 27, co. 6, d.lgs. n. 159/2011).

In ogni caso, visto il richiamo della previsione di cui alla lett. g del co. 7 alle eccezioni individuate nel co. 3, sembra che, anche in caso di differimento dei procedimenti ope iudicis, permanga comunque la facoltà dell’imputato, del prevenuto o del difensore di evitare il prolungamento dei termini chiedendo che si proceda.

 

Le modalità emergenziali per la celebrazione delle udienze e per le notifiche e comunicazioni.

Nei procedimenti che dovranno comunque essere celebrati in forza delle eccezioni alla sospensione ed ai differimenti, è previsto (nel periodo 9 marzo-30 giugno 2020), oltre alla possibilità di applicare la disciplina generale sullo svolgimento delle udienze dibattimentali a porte chiuse per ragioni di tutela dell’igiene pubblica (art. 472, co. 3, c.p.p.), l’impiego del sistema della videoconferenza o di altri collegamenti da remoto individuati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi del Ministero della giustizia (art. 83, co. 12), al fine di garantire la partecipazione di persone in stato di privazione della libertà personale evitando gli spostamenti delle medesime ed i conseguenti problemi di gestione del rischio di contagio. In proposito, in attuazione di quanto già disposto dall’art. 2 d.l. n. 11/2020, sono stati individuati, oltre agli strumenti di videoconferenza a disposizione degli uffici giudiziari e degli istituti penitenziari ai sensi dell’art. 146 bis delle disposizioni di attuazione del codice di procedura, altri mezzi di collegamento audio/video da remoto (Skype for business e Microsoft Teams) che tuttavia possono essere impiegati qualora non sia necessario garantire la comunicazione riservata fra imputato e difensore e sia possibile assicurare la reciproca visibilità di imputati detenuti in luoghi diversi (art. 3, co. 2, provv. dirigenziale del 10 marzo 2020).

Quanto alle comunicazioni ed alle notificazioni relative agli avvisi ed ai provvedimenti adottati ai sensi dell’art. 83 (nonché dell’art. 10 d.l. n. 9/2020), consistenti prevalentemente nei differimenti delle udienze, nelle dichiarazioni di urgenza, nei provvedimenti di adozione delle misure di cui al co. 7, si prevede l’impiego del sistema di comunicazioni e notificazioni telematiche previsto dall’art. 16 d.l. n. 179/2012 convertito dalla l. n. 221/2012 o di altri sistemi individuati dal competente Direttore generale del Ministero della giustizia (art. 83, co.13).

Alla adozione preferenziale della modalità di notificazione/comunicazione telematica, consistente essenzialmente nell’utilizzazione della posta elettronica certificata, è stata associata la previsione secondo la quale gli atti di cui al co. 13 devono essere notificati alle parti private mediante PEC al difensore di fiducia (art. 83, co. 14, il quale mantiene il regine ordinario per il difensore di ufficio). La “sospensione” delle notificazioni alla parte personalmente ha l’evidente scopo di sollevare gli uffici dal gravoso carico di lavoro che inevitabilmente deriverà dal non breve periodo in cui dovranno essere disposti i differimenti delle udienze. D’altro canto, la soluzione, che peraltro anticipa quanto si vorrebbe introdurre con la riforma del processo penale (disegno di legge recante Deleghe al Governo per l’efficienza del processo penale e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari pendenti presso le Corti d’appello, approvato nel Consiglio dei ministri n. 29 del 13 febbraio 2020), dovrà necessariamente coordinarsi nella pratica applicazione con la disciplina codicistica volta ad assicurare la conoscenza effettiva del procedimento (v. ad es. l’art. 420 bis, co. 2, c.p.p.) ed a rimediare alle conseguenze sull’esercizio dei diritti processuali della forza maggiore (art. 175 c.p.p.), nozione nella quale può essere inserita l’attuale situazione di emergenza epidemiologica.

 

 

Pubblicato il 30-03-2020


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