21 aprile 2020

Il decreto “Liquidità”: alcune misure fiscali a sostegno della liquidità

 Introduzione

Il Governo, con il d.l. 8.4.2020, n. 23, cd. decreto “Liquidità”, prosegue lungo la linea tracciata con il precedente d.l. 17.3.2020, n. 18, cd. decreto “Cura Italia”, e, quanto alle misure fiscali, estende il perimetro delle agevolazioni volte a contrastare gli effetti che l’emergenza epidemiologica in corso sta determinando sulla liquidità delle imprese e dei lavoratori autonomi.

Con il presente contributo si fornisce un primo commento alle misure che dispongono la sospensione di alcuni versamenti tributari e contributivi (art. 18), la proroga della sospensione delle ritenute sui redditi di lavoro autonomo e sulle provvigioni inerenti rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari (art. 19) nonché la disapplicazione – al ricorrere di specifiche condizioni – delle sanzioni e degli interessi dovuti in caso di carente versamento degli acconti dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, dell’imposta sul reddito delle società e dell’imposta regionale sulle attività produttive (art. 20).          

 

Sospensione di versamenti tributari e contributivi (art. 18)

A differenza di quanto stabilito con il precedente decreto “Cura Italia”, che ha disposto sospensioni “mirate” a favore di specifici soggetti identificati in base al volume dei ricavi o compensi o alla tipologia di attività esercitata, il decreto “Liquidità” amplia il perimetro dei versamenti per i quali è prevista una sospensione nonché la platea dei potenziali beneficiari.

In particolare, è previsto che siano sospesi i versamenti in autoliquidazione, in scadenza nei mesi di aprile e maggio 2020, relativi alle ritenute IRPEF sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, alle trattenute relative alle addizionali regionali e comunali operate dai sostituti d’imposta, ai contributi previdenziali e assistenziali e ai premi per l’assicurazione obbligatoria nonché i versamenti, in scadenza nei medesimi mesi di aprile e maggio, relativi all’imposta sul valore aggiunto.

La sospensione opera a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato e che hanno subito – o subiranno – una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nei mesi di marzo e aprile 2020 rispetto agli stessi mesi del precedente periodo d’imposta.

Più in dettaglio, la diminuzione del fatturato o dei corrispettivi che dà titolo ad accedere alla sospensione dei versamenti deve essere almeno pari al 33 per cento per i soggetti (esercenti attività d’impresa, arte o professione) che nel precedente periodo d’imposta hanno conseguito ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro e almeno pari al 50 per cento per i soggetti che nel precedente periodo d’imposta hanno conseguito ricavi o compensi superiori a 50 milioni di euro.

Ai fini della verifica della predetta soglia di 50 milioni di euro, occorre pertanto avere riguardo ai “ricavi” (conseguiti tipicamente dai soggetti esercenti attività d’impresa e la cui imputazione a ciascun periodo d’imposta avviene, salvo alcune eccezioni, in base al principio di competenza) e ai “compensi” (conseguiti dai soggetti esercenti arti e professioni e che sono invece imputati in base al principio di cassa).

La verifica circa la sussistenza della predetta condizione – consistente nella diminuzione del fatturato o dei corrispettivi – deve essere effettuata in ciascuno dei due mesi considerati. In altri termini, come chiarito anche dall’Agenzia delle Entrate (cir., 13.4.2020, n. 9/E), la situazione di marzo deve essere valutata ai fini della sospensione dei versamenti di aprile e la situazione di aprile dovrà essere valutata ai fini della sospensione dei versamenti di maggio, potendo verificarsi – ad esempio – una situazione in cui un contribuente, in base ai propri dati di fatturato e corrispettivi di marzo, avrà diritto alla sospensione dei versamenti di aprile ma non alla sospensione dei versamenti di maggio (perché, ad esempio, il decremento di fatturato o corrispettivi del mese di aprile si colloca al di sotto delle citate soglie del 33 o del 50 per cento).

I versamenti di aprile e maggio sono inoltre sospesi per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato e che hanno intrapreso l’attività in data successiva al 31 marzo 2019.

È inoltre disposta la sospensione dei predetti versamenti – ad eccezione di quelli riguardanti l’imposta sul valore aggiunto – a favore degli enti non commerciali che svolgono attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa. Nell’ipotesi in cui gli enti svolgano, oltre all’attività istituzionale, anche un’attività commerciale (in modalità non esclusiva o prevalente), con riferimento a quest’ultima l’ente potrà usufruire della sospensione dei versamenti al verificarsi delle citate condizioni legate al decremento di fatturato e corrispettivi che sono previste per i soggetti esercenti attività d’impresa.

A prescindere dal volume dei ricavi o dei compensi (inferiore o superiore a 50 milioni di Euro) conseguiti nel precedente periodo d’imposta, si applica per i mesi di aprile e maggio 2020 la sospensione dei versamenti dell’imposta sul valore aggiunto a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza e che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33 per cento nel mese di marzo e di aprile rispetto agli stessi mesi del precedente periodo d’imposta.     

I versamenti sospesi dovranno essere effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un’unica soluzione entro il prossimo 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione, fino ad un massimo di 5 rate mensili di pari importo, a decorrere dal medesimo mese di giugno 2020.

Infine, per i soggetti aventi diritto, rimangono ferme le sospensioni disposte dai precedenti provvedimenti (a prescindere quindi dal verificarsi dei predetti decrementi di fatturato e corrispettivi). Si tratta delle sospensioni dei termini relativi ad alcuni versamenti fino al 30 aprile 2020 e, in alcuni casi, fino al 31 maggio 2020, disposte dall’art. 8, co. 1, del d.l. 2.3.2020, n. 9 e dall’art. 61, co. 2 e 5 del d.l. n. 18/2020. I versamenti sospesi, in questo caso, riguardano le ritenute IRPEF sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, i contributi previdenziali e assistenziali e i premi per l’assicurazione obbligatoria. Curiosamente, i versamenti sospesi da questi ultimi provvedimenti non includono in maniera esplicita le trattenute relative alle addizionali regionali e comunali; dovrebbe verosimilmente trattarsi di una svista poiché apparirebbe quantomeno singolare limitare la sospensione a tutte le ritenute senza includervi anche le addizionali all’IRPEF.       

 

Proroga della sospensione delle ritenute su compensi e provvigioni (art. 19)

Il nuovo decreto “Liquidità” estende l’arco temporale – dal 17 marzo 2020 (data di entrata in vigore del decreto “Cura Italia”) al 31 maggio 2020 (in luogo del 31 marzo 2020) – entro cui alcuni soggetti possono richiedere ai propri committenti di non applicare la ritenuta d’acconto sui compensi e le provvigioni percepiti, allo scopo di incassare un importo (lordo) più elevato in un periodo di probabile carenza di liquidità.

La norma si rivolge ai soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato e che percepiscono compensi e/o provvigioni soggetti alle ritenute previste dagli articoli 25 e 25 bis del d.P.R. 16.10.1973, n. 600. Si tratta, in generale, dei soggetti che percepiscono compensi per prestazioni – anche occasionali - di lavoro autonomo o per l’assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere nonché dei soggetti che percepiscono provvigioni per le prestazioni, anche occasionali, inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari.

L’agevolazione è applicabile a condizione che i predetti soggetti abbiano conseguito nel precedente periodo d’imposta ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro e che, nel mese precedente la percezione dei compensi e delle provvigioni, non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato.

Quanto al citato limite di 400.000 euro, l’Agenzia delle Entrate (circ., 3.4.2020, n. 8/E) ha chiarito che non rilevano nella determinazione di tale importo gli ulteriori componenti positivi non risultanti dalle scritture contabili eventualmente indicati in dichiarazione per migliorare il proprio profilo ai fini dell’applicazione degli indici di affidabilità fiscale (cd. ISA).

Per avvalersi di tale opzione, i soggetti interessati devono rilasciare un’apposita dichiarazione dalla quale risulti che i ricavi e i compensi non sono soggetti a ritenuta ai sensi della disposizione in esame.

Le ritenute non “subite” devono essere versate a cura dei medesimi soggetti beneficiari, in autoliquidazione, in un’unica soluzione entro il prossimo 31 luglio 2020 o mediante rateizzazione, fino ad un massimo di 5 rate mensili di pari importo, a decorrere dal mese di luglio 2020, senza applicazione di sanzioni ed interessi.

 

Acconti d’imposta (art. 20)

Per evitare che il pagamento degli acconti dovuti per il periodo d’imposta in corso incida troppo negativamente sulla liquidità dei contribuenti nell’attuale contesto di emergenza, è stata disposta la disapplicazione delle sanzioni applicabili in caso di un loro insufficiente versamento.

Si ricorda che, in linea generale, l’acconto è dovuto in misura pari al 100 per cento dell’imposta dovuta per il periodo d’imposta precedente, calcolata al netto di detrazioni, crediti d’imposta e ritenute d’acconto risultanti dalla relativa dichiarazione dei redditi (cd. metodo “storico”).    

In alternativa al metodo “storico”, i contribuenti che presumono di conseguire un reddito imponibile inferiore rispetto a quello del periodo d’imposta precedente, possono ricorrere al metodo cd. “previsionale” e, in tal caso, l’acconto deve essere versato in misura almeno pari al 100 per cento dell’imposta presumibilmente dovuta per il periodo d’imposta in corso, calcolata in base ai redditi che il contribuente ipotizza di realizzare e considerando altresì gli oneri deducibili e detraibili, i crediti d’imposta e le ritenute presunte.

La scelta del metodo previsionale espone il contribuente al rischio di effettuare versamenti in acconto insufficienti (a causa, ad esempio, di una non corretta valutazione “prospettica”) e, pertanto, di essere soggetto alle ordinarie sanzioni ed interessi sulla differenza non versata, fatto salvo il ricorso al ravvedimento operoso.

Ciò premesso, il nuovo decreto dispone che le ordinarie disposizioni concernenti le sanzioni e gli interessi dovute in caso di insufficiente versamento degli acconti relativi all’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), all’IRES (Imposta sul Reddito delle Società) ed all’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) non si applichino – limitatamente agli acconti dovuti per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 (che generalmente coincide con l’anno 2020) – sempre che l’importo versato non sia inferiore «all’ottanta per cento della somma che risulterebbe dovuta a titolo di acconto sulla base della dichiarazione relativa al periodo d’imposta in corso».

In altri termini, viene concessa la possibilità di versare gli acconti – calcolati con il metodo previsionale – in misura almeno pari all’80 anziché al 100 per cento dell’imposta presumibilmente dovuta per il periodo d’imposta in corso (si veda sopra), senza che ciò comporti l’applicazione di sanzioni ed interessi sulla differenza (rispetto al 100 per cento) non versata.       

Quanto all’ambito oggettivo di applicazione dell’agevolazione in esame, l’Agenzia delle Entrate (cit. circ. n. 9/E) ha chiarito che – oltre alle imposte espressamente individuate dalla norma (IRPEF, IRES ed IRAP) – esso si estende anche all’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’IRAP dovuta dai contribuenti che si avvalgono di forme di determinazione del reddito con criteri forfetari nonché alla cedolare secca sul canone di locazione, all’imposta dovuta sul valore degli immobili situati all’estero (IVIE) e sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE).

L’Agenzia delle Entrate ha inoltre chiarito che qualora l’acconto versato – calcolato con il citato metodo previsionale – si dovesse collocare al di sotto della citata “soglia di tolleranza”, rimarrà salva la possibilità in capo al contribuente (e sempre che nel frattempo non sia già intervenuta la notifica di atti di liquidazione o di accertamento, comprese le comunicazioni di cui agli artt. 36 bis e 36 ter del d.P.R. n. 600/1973 e 54 bis del d.P.R. 11.11.1972, n. 633) di sanare l’insufficiente versamento di quanto dovuto mediante ravvedimento operoso. In questo caso, non troverà applicazione l’ordinaria sanzione piena prevista in caso di insufficiente versamento dell’acconto qualora si provveda (unitamente al versamento della sanzione ridotta in base alla data in cui la violazione è regolarizzata ed ai relativi interessi) ad integrare quanto versato fino a raggiungere la predetta soglia dell’80 per cento.    

 

Conclusioni

Le iniziative intraprese dal Governo, oggetto di commento nel presente contributo, si inseriscono nel novero di altre misure fiscali contenute nel decreto “Liquidità” e nel precedente decreto “Cura Italia” e costituiscono un primo tentativo di attenuare gli inevitabili problemi di liquidità che l’attuale emergenza epidemiologica sta causando.

Si tratta di provvedimenti con efficacia (almeno in alcuni casi) assai limitata nel tempo: la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi in scadenza nelle prossime settimane nonché delle ritenute su compensi e provvigioni costituisce una misura d’urgenza in grado di alleviare in parte, nel brevissimo termine, i problemi che i contribuenti si trovano a dover fronteggiare.

In presenza di una perdurante situazione di emergenza che verosimilmente non si esaurirà nel breve termine, sarebbe auspicabile che si valuti una proroga di tali misure nonché l’adozione di ulteriori agevolazioni in grado di supportare le imprese e i professionisti che si troveranno nei prossimi mesi ad affrontare difficoltà economiche e non solo finanziarie.             


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