10 marzo 2011

Gate, la porta sullo scandalo

Quali prospettive possono dischiudere i cancelli della realtà? Gli anglici gates, oggi, cancelli o porte che siano, sembrano chiudere e restringere l’orizzonte, più che aprirlo e disserrarlo. Basti ricordare Heaven’s Gate (alla lettera «porta, cancello del Paradiso»), la setta americana, cresciuta sul culto dei dischi volanti, che portò 39 adepti a darsi la morte collettivamente nel 1997 (http://heavens-gates.com/). Per fortuna, a controbilanciare il peso del misticismo settario, v’è il normale gate degli aeroporti (dal 1996 nell’italiano scritto), allocato nei display luminosi dei voli internazionali per introdurre i passeggeri all’imbarco su un determinato aereo. Di nuovo, però, a ribaltare i piatti della bilancia – anche se in senso più concreto che diabolicamente etereo o pragmaticamente velivolante –, sta, sia nella lingua inglese, sia in quella italiana, il gate che si presta, da qualche anno in qua, a funzionare come secondo elemento di composizione in parole che si riferiscono a «scandali di natura economico-politica o abusi di larga risonanza, primo dei quali fu il caso Watergate, scoppiato nel 1972-1973» (Treccani.it). Insomma si parla di -gate, come a proposito del noto Rubygate, ‘scandalo legato a Ruby’, ovvero, nella fattispecie, ai reati di concussione e di sfruttamento della prostituzione minorile di cui Silvio Berlusconi è stato imputato a Milano, in relazione alla giovane Ruby “Rubacuori”, al secolo Kharima al-Marough. Rubygate è un occasionalismo (ce ne ricorderemo tra dieci anni?), una paroletta inventata lì per lì per far colpo (evocando l’idea dello scandalo veicolata da -gate), attestata per la prima volta sul quotidiano «La Repubblica» («il Cavaliere vola a Bruxelles per partecipare al cruciale summit europeo sul nuovo Patto di stabilità e dopo la foto di famiglia con gli altri capi di Stato e di governo la sua mente torna al "Rubygate". Dice ai più innocui fotografi: “Avete visto che casini mi hanno fatto? Sul nulla...”»; Alberto D' Argenio [Berlusconi e il pressing in Questura – L’ho fatto perché sono di cuore, «La Repubblica», 29 ottobre 2010 http://ricerca.repubblica.it/]).

Ai tempi di Richard Nixon
 
Tecnicamente, -gate è un confisso. I confissi non sono né affissi (che permettono la formazione di parole nuove derivate, come fanno prefissi e suffissi), né lessemi autonomi, i quali possono combinarsi tra loro. Nel caso della confissazione, «sono presenti elementi formanti o formativi dotati di significato proprio, ma che, a meno di casi particolari, non sono usati autonomamente», P. Adamo-V. Della Valle, Introduzione a Il Vocabolario Treccani – Neologismi. Parole nuove dai giornali, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2008, p. XXIX. Derivano dal greco, dal latino; ma anche dall’italiano, magari come spezzoni di parole; ci arrivano in prestito da altre lingue moderne e acquisiscono nel tempo la funzione di elementi formanti di parole nuove (quest’ultimo è il caso di -gate).
Il nostro -gate ha vissuto giorni di successo dopo il già ricordato scandalo Watergate. Watergate era il «nome di un complesso edilizio della città statunitense di Washington dove, nel 1972, aveva sede il comitato per la campagna elettorale del partito democratico e che fu al centro di uno scandalo di spionaggio politico (il caso W., l’affare W.) che portò, nell’agosto del 1974, alle dimissioni del presidente repubblicano Richard Nixon. Da allora, Watergate è passato a indicare per antonomasia, come sostantivo maschile, un qualsiasi scandalo politico-economico di larga portata, scoperto nonostante tentativi di occultamento da parte delle autorità che vi sono implicate (e il suffisso -gate, da esso derivato, è usato anche in italiano per coniare parole composte che alludono a scandali di vario tipo)» (Treccani.it).
 
Da Monica all’Irpinia
 
Il confisso -gate conosce una certa popolarità (e produttività nella composizione delle parole), sia partendo dalla culla dell’inglese, quando partecipa alla formazione di vocaboli che valicano i confini statunitensi e si diffondono anche in Europa e in Italia (e un po’ in tutto il mondo), come nel caso di Monicagate, sexgate, zippergate, Irangate, Nigergate, sia mettendosi in azione per proprio conto in italiano (Irpiniagate, Laziogate, Moggigate,cfr. P. Adamo-V. Della Valle, Introduzione a Il Vocabolario Treccani – Neologismi. Parole nuove dai giornali, cit.). Dietro ogni parola – anche la più effimera – c’è un pezzo o, almeno, briciola di storia. In sintesi, Monicagate, sexgate e l’ancor più ironico zippergate (da to zipper ‘aprire la chiusura lampo’) nascono ai tempi dello scandalo degli incontri sessuali tra il Presidente statunitense Bill Clinton e la stagista Monica Lewinsky. Il ponte tra il gate di Monica Lewinsky (e Clinton) e Ruby-Kharima al-Marough (e Berlusconi) è gettato attraverso i decenni (1998-1999 le date di prima attestazione del trio di vocaboli ispirati alla Lewisky; 2010 la data di prima attestazione di Rubygate). C’è materia di riflessione sul fatto che lo stigma linguistico dello scandalo, attraverso il confisso -gate, si imprima sul versante femminile della coppia: mai si parla o scrive di Billgate, Clintongate, Silviogate, Berluscogate.
 
Poi venne il -poli, con le tangenti
 
Tra le serie compositive messe di recente in funzione in italiano a partire da elementi formativi ricavati dall’inglese, oltre a quelle di -gate ci sono, per esempio, le nipotine di -baby, -boom, -boy, -killer, -record, -shock, -Day (o -day). Va detto, però, che -gate ha sofferto, dal 1991 in poi, la concorrenza di quel -poli rispecializzatosi nel significato di ‘scandalo’, rispetto a quello originario, di impronta greco-antica, di ‘città’ (baraccopoli, tendopoli), dopo che la Milano ‘città delle tangenti’ fu eretta, in quanto tangentopoli, a simbolo di ‘scandalo, corruzione, malaffare’ (https://www.treccani.it/lingua_italiana/articoli/scritto_e_parlato/calciopoli.html): da qui la cascata di affittopoli, appaltopoli, cattedropoli, concorsopoli, fannullopoli, intercettopoli, moggiopoli, monnezzopoli, puttanopoli, sanitopoli, sprecopoli, vallettopoli… Andrea Bencini e Beatrice Manetti sono recisi: «-poli ha soppiantato un altro suffisso utilizzato spesso sino ad allora in riferimento a scandali politici: -gate, tratto da Watergate» (Le parole dell’Italia che cambia, Le Monnier Università, Firenze 2005). Quello di Ruby sarà un ultimo sussulto?
 
 
 
 
 
 
Immagine: Dustin Hoffman e Robert Redford. Crediti: fotogramma tratto dal film Tutti gli uomini del presidente del 1976.

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