26 novembre 2020

Medioevo

Lingua, storia e stereotipi

 

C’è una parola che è stata trasformata – soprattutto nel linguaggio giornalistico e politico – in sinonimo di termini come “reazionario”, “retrogrado”, “integralista”, “tradizionalista”, “oscurantista”. Perché funzioni in questo senso denigratorio, va accompagnata dalle preposizioni “da” e “al”; oppure si deve trasformare in un aggettivo. La parola “Medioevo” diventa così un atto di accusa: si sente dire o si legge “roba da Medioevo” o “ritorno al Medioevo” oppure “è medievale”.

 

Senza Dante, senza Leonardo, senza gli occhiali, senza…

 

È un modo non solo strumentale ma pure sbagliato (dal punto di vista storiografico e logico) di tirare in ballo l’Età di mezzo. Epoca, per altro, che noi europei, e soprattutto noi italiani, dovremmo trattare con sommo rispetto: le dobbiamo gran parte della nostra cultura, delle opere letterarie, dei centri storici, delle cattedrali e dei castelli, della storia dell’arte e di quella della filosofia e anche delle radici della religione cristiana. Senza Il Medioevo non avremmo avuto personaggi celebratissimi: da Dante a Giotto, da Leonardo a San Francesco, da Federico II di Svevia a Lorenzo de’ Medici, da Boccaccio a Petrarca. Abbiamo persino ereditato molte invenzioni: le banche, gli occhiali, la bussola, gli orologi meccanici, i mulini ad acqua, la stampa a carattere mobile, per citarne alcune. Eppure, come ha detto lo storico medievista Alessandro Barbero durante un’intervista su Rai Storia, oggi “il Medioevo serve per criticare quello che si faceva fino a ieri, anzi che qualcuno fa ancora adesso, e che a noi non piace”.

 

Nei giornali

 

In campo giornalistico, i titoli che confermano l’ipocondria in salsa pseudo-medievale sono decine ogni giorno. Anche soltanto limitandoci agli ultimi mesi, ecco un piccola scelta tra centinaia (basta cercare online con un motore di ricerca): Giustizia da medioevo, ora fascicolo penale telematico (9 novembre); Allevamento di visoni verso la chiusura: "Nessun contagio da Covid, ma luoghi da Medioevo" (10 novembre); Don Luigi Merola: “I pregiudizi anti-gay sono da Medioevo” (19 settembre); “Donna disinvolta? Sentenza da Medioevo su stupro” (18 settembre); Napoli, studentessa di Farmacia alla Federico II: “Condizioni da Medioevo. Aiutateci” (3 ottobre); Coronavirus, Paul McCartney: mangiare pipistrelli è da Medioevo (15 aprile); Coronavirus, Verdone: nel 2020 situazione manzoniana, da Medioevo (27 febbraio); Coronavirus, Barbara Berlusconi, l’attacco: “Un trattamento da Medioevo” (5 settembre).

 

Ovviamente, nel Medioevo la giustizia era meno burocratica, non si allevavano visoni (originari del Nord America, vengono allevati soltanto dal XIX secolo) né si cucinavano pipistrelli, lo stupro in certi casi era punito più severamente rispetto ad oggi, l’università Federico II è stata fondata proprio dal suddetto imperatore in pieno Medioevo, Alessandro Manzoni ha ambientato il romanzo I promessi sposi, scritto nel XIX secolo, nel XVII, due secoli dopo la fine del Medioevo; e via di questo passo. Come ha detto proprio Barbero, intervistato dal Corriere della Sera il 6 marzo 2020: “Il Medioevo l’hanno fatto passare per un periodo oscurantista e oggi, quando un giornale deve fare un titolo scandalizzato, poniamo, per questioni legate all’omosessualità, usa slogan come ‘Siamo tornati al Medioevo’. Senza sapere che in quel periodo l’omosessualità non era questo grande scandalo”.

 

Le citazioni dei politici

 

Anche i politici italiani nella citazione maldestra del Medioevo sono campioni. Ecco Matteo Salvini (Lega): “Mi fa schifo, è roba da Medioevo” e “Il Medioevo lo lasciamo ad altri. Punto”. Roberto Speranza (Articolo 1): “Salvini non tenti di riportare l’Italia al Medioevo”. Massimo D’Alema (Articolo 1): “Di riforma in riforma torneremo al Medioevo”. Luigi Di Maio (M5S): “I vitalizi sono un privilegio medievale”. Riccardo Magi (Partito radicale): “Dalla rivoluzione liberale Berlusconi passa ufficialmente alla rivoluzione medievale”. Silvio Berlusconi (Forza Italia): “La magistratura gode di privilegi medievali”. Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia): “Piuttosto che andare verso la terza Repubblica stiamo tornando al Medioevo”. Beppe Grillo (M5S): “Viviamo nel Medioevo dell’energia”. Nicola Fratoianni (Sinistra italiana): “Sui diritti civili siamo nel Medioevo”. Matteo Renzi (Italia Viva): “Hanno votato per riportarci nel Medioevo”. Potremmo andare avanti all’infinito.

 

Il buio e il Rinascimento

 

Insomma, le citazioni pseudostoriche e denigratorie del Medioevo – a colpi di “secoli bui” – sono di gran moda. Certo, quell’arco di tempo si presta alla manipolazione: durato 1.016 anni (la cronologia più trendy va dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 alla scoperta dell’America nel 1492), è stato delimitato artificialmente, nonostante i grandi e complessi eventi capitati in dieci secoli, da chi aveva deciso che fosse stato un’immensa epoca “buia”. Infatti il termine “Medioevo” compare per la prima volta nel XV secolo in latino e riflette il punto di vista degli intellettuali dell’epoca, per i quali il periodo avrebbe rappresentato una deviazione dalla cultura classica, in opposizione al Rinascimento.

 

Dunque, quel nome è il risultato di un’idea negativa elaborata in ambito umanistico, poi coltivata dall’Illuminismo e, più avanti, dai romantici ottocenteschi e persino da certa cinematografia e letteratura a cavallo tra XX e XXI secolo. Inoltre, il web ha fornito un super megafono ai suoi detrattori più o meno improvvisati. Non solo, una volta tanto che il Medioevo viene usato come punto di riferimento positivo, si scopre che quello evocato dalla Lega fin dal suo esordio si basa sul “leghista” Alberto da Giussano, che, in realtà, non è mai esistito: è un personaggio inventato un secolo e mezzo dopo le sue presunte imprese dal frate Galvano Fiamma, vissuto nel Trecento, cappellano alla corte di Galeazzo Visconti. Eppure Alberto è esibito tuttora su bandiere e spilline.

 

Eliminare la parola?

 

Contro l’opera di disinformazione va segnalata nel nostro Paese la lunga battaglia di vari storici: come per esempio – oltre a Barbero – Antonio Brusa, Tommaso Di Carpegna Falconieri, Fulvio Delle Donne, Hubert Houben, Raffaele Licinio, Giuseppe Sergi, Massimo Montanari. Forse bisognerebbe dare retta proprio al medievista bolognese Montanari: aprendo un convegno intitolato Medioevo e luoghi comuni, ha sostenuto che gli stereotipi e le false immagini connessi all’idea di quell’età storica sono così “veri” che la coerenza storiografica dovrebbe imporre una soluzione paradossale: “Eliminare il Medioevo dal nostro vocabolario sarebbe una soluzione radicale e forse traumatica – ha detto – ma personalmente la riterrei una conquista intellettuale”.

 

Ebbene, se la parola venisse eliminata, a scoprirsi orfani di un abusato luogo comune sarebbero soprattutto giornalistici e politici. Non succederà, tranquilli. In compenso, analizzare, comprendere e presentare gli usi anche strumentali che si fanno del Medioevo è oggi compito di un promettente e relativamente nuovo settore della medievistica: si occupa di ciò che viene chiamato “medievalismo”. Come abbiamo visto, il materiale di studio non manca...

 

Bibliografia essenziale

Girolamo Arnaldi, Cosa s’intende oggi per Medioevo, Dizionario di Storia, Treccani.it, Roma, 2010.

 

Marco Brando, Stereotipi e false immagini sul Medioevo che non merita tanta denigrazione, Strisciarossa, Roma, 2018.

 

Marco Brando, L’imperatore nel suo labirinto. Usi, abusi e riusi del mito di Federico II di Svevia, Tessere, Firenze, 2019.

 

Antonio Brusa, Un prontuario degli stereotipi sul Medioevo, in “Cartable de Clio”, 5/2004.

 

Tommaso di Carpegna Falconieri, Medioevo militante. La politica di oggi alle prese con barbari e crociati, Einaudi, Torino, 2011.

 

Raffaele Licinio, Monstra. Tutto ciò che sul Medioevo non avreste mai voluto udire, in "Quaderni medievali", 57, Edizioni Dedalo, Bari, 2004.

 

Giuseppe Sergi, L’idea di Medioevo: fra storia e senso comune, Roma, Donzelli, 2005.

 

Giuseppe Sergi, Antidoti all’abuso della storia. Medioevo, medievisti, smentite, Napoli, Liguori, 2010.

 

 

Immagine: Rappresentazione di una lezione universitaria verso il 1350

 

Crediti immagine: Laurentius de Voltolina, Public domain, via Wikimedia Commons

 


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