21 ottobre 2021

Grilli per la testa

Per modo di dire… Un anno di frasi fatte

1. L’attribuzione del significato al modo di dire

 

Il grillo è un insetto e la sua attitudine, si sa, è duplice: canta e salta velocemente. L’italiano ha prodotto una lunga serie di modi di dire contenenti la parola grillo, tra i quali ricordiamo almeno andare a sentire cantare i grilli (nel significato di ‘morire’), saltare il grillo (per indicare che ‘si ha un capriccio improvviso’) e avere grilli per la testa (ovvero ‘avere idee strane in testa’) di cui ci occuperemo in questo articolo.

L’espressione si trova in italiano contemporaneo soprattutto nell’accezione negativa non avere i grilli per la testa e ha diverse varianti: avere la testa piena di grilli, avere il capo pieno di grilli, avere i grilli in testa, come annota il Dizionario dei Modi di Dire del «Corriere della Sera» (vedi).

Il significato del modo di dire potrebbe sembrare abbastanza trasparente per un parlante italiano di oggi perché avere i grilli per la testa ci rinvia, con l’immaginazione, a dei grilli che saltano in testa come certe idee che all’improvviso giungono alla mente e che non sono sempre socialmente accettabili. Del resto, non sarebbe la prima volta che i parlanti cercano di ricondurre a una spiegazione più comprensibile alcuni nomi o espressioni non più trasparenti nell’epoca in cui vivono.

Navigando in rete, sono presenti alcune motivazioni sul perché diciamo avere grilli per la testa: alcuni siti lo attribuiscono al fatto che i grilli con il loro movimento e i loro suoni non consentirebbero di pensare razionalmente. Non mancano singolari associazioni con le scoperte scientifiche contemporanee come quella proposta sulla pagina Facebook della Zanichelli (vedi), in cui leggiamo che

 

[i] grilli sono eccellenti saltatori e chi li ha metaforicamente in testa non può pensare in maniera razionale e consequenziale. Sembrerebbe che il detto possa avere anche una base scientifica: qualche anno fa un team di ricercatori californiani diretto da Fred Gage ha infatti documentato l'esistenza nel cervello umano dei “jumping genes” o trasposoni, sequenze di DNA che saltano da un punto all’altro del genoma, modificandolo e generando mutazioni.

 

La associazione tra i jumpig genes e la metafora dei grilli che saltano nella testa però non dà conto dell’espressione avere i grilli per la testa.

Dal nostro modo di dire emerge anzitutto un primo dato: si parla soprattutto di avere dei grilli e non di grilli che saltano in testa. Il secondo aspetto che ci sembra non irrilevante è: perché mai il grillo dovrebbe essere associato a una idea strampalata o a una fantasia molesta? La spiegazione che ne dà il vocabolario etimologico di Nocentini (2010: s. v. grillo) è che il grillo era la manifestazione concreta di malattie umorali. Insomma, l’alterazione umorale causata dai grilli provocherebbe malattie e genererebbe l’insorgere di idee strampalate negli esseri umani.

 

2. La prima attestazione

 

Lasciando per un attimo le interpretazioni sul motivo per cui i grilli sono associati alle strane idee, diamo brevemente conto della storia della parola grillo e dell’espressione avere grilli per la testa.

Grillo è attestato con il significato di ‘piccolo insetto nero’ a partire dai Proverbia que dicuntur super natura feminarum, un poemetto misogino di carattere morale risalente al XII secolo (TLIO, u.c. 9.10.2021). Il DELI, s. v. grillo, registra che, allo stato attuale delle ricerche, la prima attestazione scritta della parola, al plurale e con il significato di ‘idee balzane’, si trova nelle Novellette di San Bernardino da Siena, risalenti al 1427.

 

Vuoi tu ch’io t’insegni a cognoscere chi è atta a far bene e ha qualche poco di sentimento? Attende, a tre cose le cognoscerai: prima al ridare, al mostrare de’ denti. Quando tu vedi una che abbi il costume di ridare alla squaternata, che ella apre la bocca, e mostrati tutti i denti, di’ sicuramente che colui o colei sia pazza. Anco si cognoscono allo andare, che vanno a capo alto, sai, alla sbalestrata. Anco tel dimostra el vestimento che si porta. Se tu vedi uno o una con questi grilli o co le frapole e co le trappole, pensa che così le grilla il capo, come di fuore el dimostrano ne la portatura. E come tu vedi le pazie ne’ vestimenti di fuore, così pensa che sta dentro nel cuore tutto pieno di chichirichì (Tuccini 2009: pp. 140-141).

 

Tratteggiando le abitudini di una persona con «poco sentimento», ovvero una persona non troppo assennata né moralmente retta, San Bernardino ne annota i grilli, ovvero le stranezze, i capricci, in modo da istruire il buon cristiano a riconoscere le qualità morali di un individuo sulla base degli atteggiamenti esteriori. Al 1484 risalirebbe invece la prima attestazione del nostro modo di dire avere grilli per la testa, che il DELI trova nel Morgante, il poemetto eroicomico di Luigi Pulci, nella variante avere dei grilli per il capo ovvero ‘avere idee strane’.

Sia nel testo di San Bernardino sia nel Morgante di Pulci non sembrerebbe vi siano elementi per assimilare le ‘fantasie strane’ agli insetti che conosciamo come grilli. Pertanto, vedremo di seguito il significato del nome grillo e proveremo a ipotizzare l’origine del significato del modo di dire avere i grilli per la testa.

 

3. Dai grilli alle idee strampalate

 

Va anzitutto detto che in italiano la parola grillo può avere più significati, anche se nei dizionari dell’uso non ve ne è traccia (si vedano almeno Zingarelli 2021, Devoto Oli e GRADIT). Il GDLI, al contrario, prima della voce grillo ‘insetto’, registra grilli, al maschile plurale, che indica il ‘genere di pittura scherzosa che, secondo le fonti classiche, fu diffusa nel III a.C. dal greco egizio Antofilo’. E, infatti, volgendoci alla storia dell’arte, sappiamo che Plinio il Vecchio usò il termine grilli per indicare figure cefalopodi, costituite cioè da una testa (umana o d’animale) su zampe, chiamate in greco grylloi (ovvero ‘maiali’) e realizzate a scopo caricaturale per denigrare soprattutto uomini in vista. L’aspetto di queste creature doveva essere prossimo all’immagine che segue, che invece si diffonderà nell’arte gotica secoli dopo.

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Dal filone dell’arte ermetica del mondo greco-romano questi piccoli mostri passarono nell’arte medievale, arricchendosi talvolta di tratti magici e sovrannaturali. Chiamati appunto grilli, furono disegnati per lungo tempo ai margini delle carte dei manoscritti medievali, a volte sporgendo con la loro testina tra le iniziali miniate dai copisti. La preoccupazione che i disegni di queste figurine potessero distrarre i religiosi era molto forte in San Bernardo che, già nel XII secolo, cercò di impedirne la diffusione nei monasteri cistercensi, temendo che i grilli potessero turbare i monaci durante la preghiera e la meditazione. Tra i tentatori, nella classificazione dei demoni vi era, ad esempio, Titivillus, il demonietto che disturbava gli amanuensi e che compariva nei manoscritti e nelle lettere miniate (Frau 2014). In Italia, l’abitudine di ritrarre grilli nei manoscritti si mantenne viva per tutto il Rinascimento (cfr. Toniolo 2016).

I grilli si trovavano nelle sculture delle cattedrali gotiche (non a caso nella storia dell’arte si parla di grilli gotici) e romaniche. Creature ambigue che rappresentavano ora il male ora il bene, erano raffigurate in modo fantasioso dagli artisti, fino a specializzarsi nella rappresentazione di particolari vizi e a diventare demoni tentatori per gli esseri umani: ad esempio il grillo del peccato di gola è rappresentato con un cucchiaio e una tazza come cimiero. I grilli gotici furono ripresi da Hieronymus Bosch che, nel XVI secolo, li raffigurò in modo magistrale (cfr. Frau 2014). Di seguito alcuni particolari delle sue pitture:

 

Anche nelle sale nobiliari delle corti rinascimentali italiane erano presenti queste figure ma, rispetto alle inquietanti creature gotiche e a quelle concepite da Bosch, saranno ridotte a un «puro gioco intellettuale»: nei palazzi del Rinascimento italiano i grilli erano trattati da un lato come «ghiribizzi, scherzi» e dall’altro portatori di un significato ermetico e arcano (Frau 2014).

 

3.1. Cosa c’entra il demone con i grilli per la testa?

 

Possiamo formulare un paio di ipotesi circa l’origine del modo di dire avere i grilli per la testa che, in teoria, potrebbero essere strettamente connesse.

Ecco la prima. Essendo demoni capaci di infilarsi ovunque, finanche nei manoscritti per distrarre i monaci copisti, i grilli medievali potevano anche intrufolarsi nella testa delle persone e suggerire stranezze e idee bizzarre, distogliendole dalle loro abitudini, cioè tentandole. Non è un caso che San Bernardo, come abbiamo detto, li vietasse nei manoscritti, e che, dopo alcuni secoli, Hieronymus Bosch, immaginando le tentazioni di Sant’Antonio, li raffigurasse metaforicamente con le caricature grottesche dei grilli. Per cui per traslato il termine grillo dovette cominciare a indicare non solo il mostro ma anche la tentazione, la follia legata a un’azione peccaminosa.

Visto l’ambito religioso in cui i grilli compaiono, ancora una volta non sembrerebbe un caso che la prima attestazione di grillo con il significato di ‘capriccio, follia’ si trovi nei testi di un altro religioso, San Bernardino da Siena, come abbiamo visto: è possibile che parlando dei grilli pensasse non tanto all’insetto, quanto a una tentazione, una idea bizzarra che poteva corrompere il cuore del cristiano.

 

Una seconda ipotesi sul nostro modo di dire sarebbe legata soprattutto al mondo dell’arte rinascimentale e barocca e al genere della caricatura sociale, nata per colpire i personaggi in vista. Il termine grillo infatti era presente nella letteratura artistica del XVI secolo con il significato di ‘scherzo’ o ‘capriccio’, in rapporto all’inventiva e all’estro dell’artista (Lavin 1982: p. 110; Raimondi 1991: p. XXVIII; Beccaria 2015 s.v. ingegno). Per portare un esempio, ci limitiamo a segnalare un passo dell’Idea Del Tempio Della Pittura del pittore e trattatista Giovani Paolo Lomazzo (Milano, 1590), un’opera in cui l’autore raccoglie le descrizioni e le peculiarità di vari artisti. Descrivendo l’opera di Pellegrino Pellegrini, al secolo Pellegrino Tibaldi, dopo averne elogiato i pregi aggiunge che

 

«con singolar splendore di questo tempio va felicissimamente rappresentando in quello, quante invenzioni, anatomie e grilli possono già mai entrare nella testa umana ed essere espressi dalla Pittura» (p. 134).

 

I grilli citati da Lomazzo non sono gli insetti né, evidentemente, le caricature, ma sono le idee anche estrose che con le invenzioni e le anatomie (ovvero le ‘osservazioni’) «entrano nella testa umana» per essere rese manifeste attraverso l’arte, nella fattispecie attraverso la pittura. L’espressione era probabilmente già presente nel linguaggio dell’arte già nel XV secolo, dal quale poi sarebbe passato alla lingua comune, come dimostra la prima attestazione del modo di dire che, allo stato delle ricerche, si trova nel Morgante di Pulci.

 

Abbreviazioni e bibliografia

s.v. sotto la voce (in riferimento ai lemmi dei dizionari).

 

Beccaria, Gianluigi, L’italiano in 100 parole, Milano, Rizzoli, Edizione del Kindle, 2015.

DELI = Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, a cura di Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli, seconda edizione volume unico a cura di Manlio Cortelazzo e Michele A. Cortelazzo, Bologna, Zanichelli, 1999.

Frau, Dalmazio, L’arte ermetica. Bosch, Brueghel, Dürer, Van Eyck, Roma, Edizioni Arkeios, 2014 (in formato e-book).

GDLI = Grande Dizionario della Lingua Italiana, diretto da Salvatore Battaglia (poi da Giorgio Bàrberi Squarotti), Torino, UTET, 1961-2002, 21 voll.

GRADIT = Grande dizionario italiano dell’uso, ideato e diretto da Tullio De Mauro, Torino,

UTET, 2000.

Lavin, Irving, Bernini e l’arte della satira sociale, in Immagini del Barocco. Bernini e la cultura del Seicento, a cura di Marcello Fagiolo e Gianfranco Spagnesi, Roma, Istituto della Enciclopedia Treccani, 1982, pp. 93-110.

Nocentini, Alberto, L’etimologico. Vocabolario della lingua italiana, con la collaborazione di Alessandro Parenti, Firenze, Le Monnier, 2010.

Raimondi, Ezio, Letteratura barocca. Studi sul Seicento italiano, Olschki, Firenze, 1991 (rist. aggiornata).

TLIO = Tesoro della lingua delle Origini, fondato da Pietro G. Beltrami e continuato da Lino Leonardi, direttore Paolo Squillacioti, consultabile al sito http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/.

Toniolo, Federica, Creature fantastiche, naturalismo e ascendenze classiche nella miniatura del Rinascimento italiano, in «Materia», 10-11 (2016), pp. 37-54.

Tuccini, Giona, Novellette ed esempi morali di San Bernardino da Siena, Genova, Il Nuovo Melangolo, 2009.

Zingarelli = Nicola Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 2021

[consultato nella versione on-line della casa editrice].

 

Il ciclo Per modo di dire. Un anno di frasi fatte è curato da Alessandro Aresti, Debora de Fazio, Antonio Montinaro, Rocco Luigi Nichil, Rosa Piro, Lucilla Pizzoli. Di seguito, l’elenco degli articoli già pubblicati.

 

Lucilla Pizzoli, Colorare i discorsi

Alessandro Aresti, Attaccare (un) bottone

Rosa Piro, Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare

Antonio Montinaro, Rompere il ghiaccio

Rocco Luigi Nichil, E quindi uscimmo a riveder le stelle. Sul motto latino Per aspera ad astra (e non solo)

Debora de Fazio, Elementare, Watson!

Lucilla Pizzoli, Essere un carneade

Giorgio Marrapodi, Armata Brancaleone. Dal film alla lingua comune

Rocco Luigi Nichil, C’è del marcio in Danimarca (e non solo lì)

Alessandro Aresti, Non ragioniam di lor, ma guarda e passa

Pierluigi Ortolano, Stai fresco!

Antonio Montinaro, Galeotto fu il libro

Debora de Fazio, Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate

Rosa Piro, Fare la mosca cocchiera

Lucilla Pizzoli, Brutto anatroccolo

Giulio Vaccaro, Avere la coda di paglia

Rocco Luigi Nichil, La volpe e l’uva

Rocco Luigi Nichil, La volpe, le ciliegie e altro ancora

Alessandro Aresti, Menare il can per l'aia

Antonio Montinaro, Salto della quaglia

Marcello Aprile, Avere, dare, prendere la scimmia

 

Immagine: di Hieronymus Bosch


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