30 novembre 2021

Avere una fifa blu

Per modo di dire… Un anno di frasi fatte

Dopo essere al verde (Lucilla Pizzoli) e passare una notte in bianco (Debora de Fazio) la nostra rubrica, dedicata questo mese alle locuzioni idiomatiche legate ai colori, continua con il seguente articolo di Alessandro Aresti su avere una fifa blu, un modo di dire sul quale un utente ha chiesto, tramite la nostra pagina Facebook, un approfondimento.

 

I colori delle emozioni

 

In molte culture i colori sono spesso accostati, fra le altre cose, a stati d’animo, sentimenti o emozioni, che in virtù di tale accostamento abbandonano la pura astrattezza per assumere una concretezza esperibile nel caso specifico attraverso quello che per Aristotele era il più importante dei cinque sensi, la vista. Per fare un esempio cinematografico, nel film d’animazione di grande successo Inside out, del 2015, le cinque emozioni che abitano la mente della protagonista, una ragazzina di undici anni del Minnesota, sono rappresentate ciascuna da un colore specifico, che è quello del personaggio che le incarna: il giallo è il colore della gioia, il blu della tristezza, il rosso della rabbia, il viola della paura, il verde del disgusto.

In italiano (sulla semantica dei cromonimi, ossia dei nomi di colori, nella lingua italiana si vedano i contributi di Fresu 2006 e 2010), come pure in altre lingue, l’“esteriorizzazione” cromatica dei moti dell’anima si è fissata in particolare in diversi modi di dire, alcuni dei quali di frequente o frequentissima utilizzazione: siamo o diventiamo verdi d’invidia se, per esempio, un collega d’ufficio ottiene una promozione nella quale speravamo anche noi; siamo o diventiamo bianchi dalla paura se l’aereo su cui viaggiamo attraversa una violenta perturbazione; siamo o diventiamo rossi dalla vergogna se facciamo una gaffe come quella di scambiare la neofidanzata di un nostro conoscente per sua madre; siamo o diventiamo neri di rabbia se qualcuno, mentre facciamo la fila alla posta, ci passa furbescamente davanti approfittando di un nostro momento di distrazione.

L’attribuzione di un colore a uno stato d’animo o emozione dipende dal colorito che una persona, e in particolare il suo volto, assumerebbe con l’insorgere di quello specifico stato d’animo o emozione. L’associazione, benché almeno in parte motivata “naturalmente”, cioè basata su un effettivo cambiamento di colore della nostra cute, si rivela in realtà arbitraria se consideriamo che quasi mai il rapporto tra i due elementi associati è biunivoco: come a un solo colore vengono ricondotti stati d’animo o emozioni di diversa natura, a uno stesso stato d’animo o emozione sono fatti corrispondere colori differenti. Così, in italiano, il verde non è solo il colore dell’invidia, come già visto, ma anche della rabbia (essere verde di rabbia, essere verde dalla bile) e della paura (essere verde di paura); viceversa, quest’ultima trova un “correlato cromatico”, oltre che nel verde e nel bianco, anche nel giallo (essere giallo dalla paura) e nel blu (avere una fifa blu): ben quattro colori diversi, anzi diversissimi, per il medesimo stato emotivo.

 

Più che paura, fifa

 

Fifa e il suo derivato fifone sono parole dell’italiano comune, conosciute (e usate) da tutti. Rispetto ai sinonimi, nell’ordine, paura e pauroso passa una sensibile differenza di registro: rispetto a questi, qualificabili come “neutri” sul piano dell’“impatto” espressivo e stilistico, quelli risultano infatti più informali, più appropriati a un contesto familiare, se non scherzoso. È quindi assai improbabile che il teologo Vito Mancuso sia stato indeciso, anche solo per un secondo, su quale parola optare, tra paura e fifa, al momento di definire il titolo di uno dei suoi ultimi saggi (Il coraggio e la paura, 2020).

La parola fifa è di provenienza settentrionale, e risulta documentata in particolare nei dialetti lombardi e veneti: secondo il DELI2, s.v. fifa, «[i]l fatto che la vc. si sia diffusa durante la prima guerra mondiale […], e presumibilmente al fronte, fa propendere per una sua orig. veneta piuttosto che milan.». Verifichiamo la presenza della voce, e di sue forme derivate o corradicali, in alcuni vocabolari dialettali delle due aree. Per quanto riguarda l’area lombarda, registra fiffa (e la variante fofa), fiffon e fiffonna (e anche fiffonón «arcipauroso») il Vocabolario milanese-italiano (1839-1856) di Francesco Cherubini; fifa il Vocabolario pavese-italiano ed italiano-pavese (1850) di Carlo Gambini; fif e fifa, fifonn, fiffolalla «Avere paura» il Vocabolario dei dialetti della città e diocesi di Como (1845) di Pietro Monti; fefa e fifio, fifù e fifuna il Vocabolario cremasco-italiano (1852) di Bonifacio Samarani. Spostandoci sul versante veneto, ritroviamo fifa e fifon nel Dizionario del dialetto veneziano (1829) di Giuseppe Boerio, ma fifon viene detto essere «chi piange per poco» (della stessa famiglia lessicale è fifezzo «Piagnisteo o Piagnistero», ibidem), con una sfumatura di significato che a rigore escluderebbe chi esterni in un modo diverso dal pianto la propria paura; stessa accezione di fifon («piagnoloso»; cfr. anche fifare e fifolar «piagnucolare, rammaricarsi», fifezzo «piagnisteo») nel Dizionario vicentino-italiano (1876) di Giulio Nazari. La consultazione delle Etimologie venete (1968) di Angelico Prati ci restituisce, oltre a fifa (la forma a lemma), che è del padovano, del polesano e del triestino, le forme fufa (bellunese, padovano), fìfola (polesano), fùfola (valsuganotto), fifìo e fifioto (veronese e vicentino), ecc.

Quanto all’origine, diversi vocabolari etimologici (DELI2 e Nocentini, s.v., per esempio) concordano sulla sua natura onomatopeica: il nostro termine sarebbe infatti nato per imitazione del tremore delle labbra causato, per l’appunto, dalla paura di qualcuno o di qualcosa. Non è dello stesso avviso Ottavio Lurati, che ha avanzato una spiegazione alternativa:

 

Nel motto (scherzoso e allusivo) aver fifa si continua, da parte di numerosi studiosi, a voler vedere il riflesso di un’onomatopea, ma la sua storia è ben diversa.

Siamo dinnanzi, infatti, a un riferimento quanto mai concreto, ossia ai riflessi fisiologici che l’emozione comporta: per essere specifici, il venir meno del controllo degli sfinteri, per cui chi aveva paura lasciava spesso fluire un filo di feci: da aver filo ‘aver paura’ si passava alla reduplicazione aver filo filo, aver fio fio e poi aver fifa.

La spiegazione è suffragata da decine di episodi di guerra e di spaventi intensi […]. Ben prima di aver fifa era diffuso il sintagma aver filo nel senso di ‘aver paura’ (anche qui si rinviava al filo delle feci prodotto da chi perdeva il controllo degli sfinteri) (Lurati 2001, s.v.).

 

Fifa grande, fifa blu

 

Avere una fifa blu è una locuzione idiomatica che significa ‘prendersi un grande spavento’. Senza nulla togliere alle magistrali abilità descrittive del Manzoni, nei Promessi sposi essa avrebbe certamente potuto contribuire, in termini di efficacia rappresentativa, a dar conto della reazione di Don Abbondio alla vista dei bravi: ma il nostro modo di dire non esisteva ancora. La prima attestazione sembra essere quella presente nella traduzione del romanzo Arrowsmith (anno di pubblicazione il 1925; la traduzione italiana, con il titolo Il dottor Arrowsmith, è del 1934) dello scrittore americano – premio Nobel nel 1930 – Sinclair Lewis: la frase «I’m scared blue!» è resa dal traduttore Lorenzo Gigli con «ho una fifa blu!»; a rilevarne l’esistenza è stato Emilio Peruzzi in un articolo de 1946 in cui segnalava alcuni calchi angloamericani presenti nelle traduzioni italiane, tra i quali va chiaramente rubricata – se lo studioso aveva ragione – la nostra locuzione. Nello stesso articolo l’autore sottolinea anche – ed è un aspetto assai significativo – la novità dell’accostamento del blu alla paura, fino ad allora normalmente accostata, invece, al nero (per esempio in Conversazione in Sicilia di Vittorini, come ricorda Peruzzi).

Alla luce di ciò, non dovrebbe sorprendere che la paura sia nera, non blu, in un racconto di Carlo Emilio Gadda del 1953: «Ciò che finì di decolorare, nell’animo del valoroso “reduce dalla grande guerra”, l’ingenita fifa-nera del venerdì» (da una delle Novelle del Ducato in fiamme, cit. in GDLI, s.v. fifa).

Con un diverso valore metaforico, la contrapposizione tra una fifa blu e una fifa nera è alla base di un recente libro illustrato per bambini, di Alessandra Ballerini e Lorenzo Terranera, intitolato proprio Fifa nera/Fifa blu (Donzelli, 2017): dieci storie che affrontano il delicato tema degli sbarchi dei migranti sulle nostre coste. In questo libro c’è «la fifa blu di noi che viviamo sulla sponda agiata del mondo e guardiamo i migranti sbarcare: una fifa blu di loro, del mistero racchiuso in quegli sguardi persi o curiosi, disperati o speranzosi. Basta capovolgere il libro e la fifa diventa nera, quella che vediamo ogni giorno scolpita nei loro occhi di ogni età; la fifa di ciò che hanno già visto e di ciò che li attende, una fifa nera di noi» (si cita dalla quarta di copertina).

Nelle cronache giornalistiche l’espressione fa ogni tanto capolino in alcuni giochi di parole, come quello che fa leva sull’omonimia tra la nostra parola e l’acronimo FIFA, che individua la Fédération Internationale de Football Association. Per esempio, in un articolo del 9 ottobre 2015 pubblicato sul sito web del quotidiano «La Stampa», riguardante la sospensione di Michel Platini dalla presidenza Uefa per un’accusa di corruzione, i presumibili timori dell’ex campione francese di veder sfumare una sua candidatura alla presidenza della FIFA – candidatura di cui si vociferava nei palazzi del potere calcistico – sono stati argutamente sintetizzati nel titolo scelto: «Platini, Fifa blu».

Un altro esempio di uso brillante della nostra espressione si è materializzato in uno degli striscioni esibiti da alcuni studenti a sostegno del ragazzo dell’istituto alberghiero milanese “Carlo Porta” sospeso dalle lezioni, nel mese di febbraio 2021, per essersi presentato in classe con i capelli tinti di blu, in barba al rigido dress code voluto dalla severa dirigente scolastica. La scritta, «Fifa blu», voleva alludere alla “paura” della dirigenza nei confronti dell’eccentrica tinta di capelli; a rinforzo del messaggio i promotori dell’iniziativa indossavano, provocatoriamente, una parrucca blu. Contro la preside “parruccona”, verrebbe da pensare.

 

 

Riferimenti bibliografici

Boerio, Giuseppe, Dizionario del dialetto veneziano, Venezia, Andrea Santini e figlio, 1829.

Cherubini, Francesco, Vocabolario milanese-italiano, Milano, Imp. Regia Stamperia, 1839-1856, 5 voll.

DELI2 = Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli, il nuovo Etimologico. DELI – Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, seconda edizione, a cura di Manlio Cortelazzo e Michele A. Cortelazzo, Bologna, Zanichelli, 1999.

Fresu, Rita, Neologismi a colori. Per una semantica dei cromonimi nella lingua italiana, «LId’O. Lingua italiana d’oggi» 3 (2006), pp. 153-179.

Fresu, Rita, colore, termini di, in Enciclopedia dell’Italiano, diretta da R. Simone, con la collaborazione di G. Berruto e P. D’Achille, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2010-2011, 2 voll., vol. I (2010), pp. 235-236.

Gambini, Carlo, Vocabolario pavese-italiano ed italiano-pavese, Pavia, Fusi e Comp., 1850.

GDLI = Grande dizionario della lingua italiana, fondato da Salvatore Battaglia, Torino, Utet, 1961-2002, 21 voll. e due Supplementi.

Lurati, Ottavio, Dizionario dei modi di dire, Milano, Garzanti, 2001.

Monti, Pietro, Vocabolario dei dialetti della città e diocesi di Como […], Milano, Società Tipografica de’ Classici Italiani, 1845.

Nazari, Giulio, Dizionario vicentino-italiano e regole di grammatica ad uso delle scuole elementari di Vicenza, Oderzo, Tipografia Bianchi, 1876.

Nocentini, Alberto, L’etimologico: vocabolario della lingua italiana, con la collaborazione di Alessandro Parenti, Firenze, Le Monnier, 2010.

Peruzzi, Emilio, 1946, Italiano e americano, «Italica» 23/4, pp. 316-318.

Prati, Angelico, Etimologie venete, a cura di Gianfranco Folena e Giambattista Pellegrini, Venezia/Roma, Istituto per la collaborazione culturale, 1968.

Samarani, Bonifacio, Vocabolario cremasco-italiano, Crema, a spese dell’autore, 1852.

 

 

 

 

Il ciclo Per modo di dire. Un anno di frasi fatte è curato da Alessandro Aresti, Debora de Fazio, Antonio Montinaro, Rocco Luigi Nichil, Rosa Piro, Lucilla Pizzoli. Di seguito, l’elenco degli articoli già pubblicati.

 

Per iniziare

Lucilla Pizzoli, Colorare i discorsi

Alessandro Aresti, Attaccare (un) bottone

Rosa Piro, Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare

Antonio Montinaro, Rompere il ghiaccio

Rocco Luigi Nichil, E quindi uscimmo a riveder le stelle. Sul motto latino Per aspera ad astra (e non solo)

 

Citazioni d’autore

Debora de Fazio, Elementare, Watson!

Lucilla Pizzoli, Essere un carneade

Giorgio Marrapodi, Armata Brancaleone. Dal film alla lingua comune

Rocco Luigi Nichil, C’è del marcio in Danimarca (e non solo lì)

 

Echi danteschi

Alessandro Aresti, Non ragioniam di lor, ma guarda e passa

Pierluigi Ortolano, Stai fresco!

Antonio Montinaro, Galeotto fu il libro

Debora de Fazio, Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate

 

Fiabe e favole

Rosa Piro, Fare la mosca cocchiera

Lucilla Pizzoli, Brutto anatroccolo

Giulio Vaccaro, Avere la coda di paglia

Rocco Luigi Nichil, La volpe e l’uva

Rocco Luigi Nichil, La volpe, le ciliegie e altro ancora

 

Animali

Alessandro Aresti, Menare il can per l’aia

Antonio Montinaro, Salto della quaglia

Marcello Aprile, Avere, dare, prendere la scimmia

Rosa Piro, Grilli per la testa

 

Colori

Lucilla Pizzoli, Essere al verde

Debora de Fazio, Passare una notte in bianco

 

 

 


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