02 aprile 2021

Rompere il ghiaccio

Per modo di dire…

Rompiamo il ghiaccio, allora, iniziando la stesura di questa noterella storico-etimologica.

Infatti, uno dei significati più antichi del modo di dire è (a) ‘avviare (un’opera)’, attestato già nella seconda metà del sec. XIV nelle Rime di Francesco di Vannozzo (siamo in area centro-settentrionale): «Io credo ben che Socrate o Platone, / con altri antichi qual per ora i’ taccio, / fosser color che pria rupper el ghiaccio / e dieder forma al quadro del matone» (TLIO, s.v. ghiaccio1).

Riconducibile a una sfera semantica affine è il significato (b) ‘superare un periodo di freddezza iniziale’, la cui prima attestazione è documentata dal DELIN prima del 1471 in una lettera della fiorentina Alessandra Macinghi Strozzi (siamo di nuovo in area centro-settentrionale): «Il trovarmi io in questo luogo è molto piaciuto e piace a tutti di Casa, che par loro pur avere parte in questo reggimento. Ed in vero hanno ragione; poi s’è cominciato a rompere questo ghiaccio» (Guasti 1877, 98). Questa accezione è ricompresa in quella oggi di largo uso (c) ‘smettere, nelle relazioni con altra persona, la freddezza esteriore, iniziando o riprendendo una conversazione, una corrispondenza epistolare o altri rapporti’, che è citata dal VT (s.v. ghiaccio2) e ha svariate attestazioni illustri. Ci piace ricordare quella presente nell’ultimo capitolo dei Promessi sposi. Agnese, Lucia e la vedova che l’aveva ospitata durante la quarantena (seguita all’uscita dal lazzaretto) incontrano don Abbondio: «La cosa andava in lungo già fin dal primo momento, le due anziane stavano alle velette, se mai venisse l’occasione d’entrar nel discorso essenziale: finalmente non so quale delle due ruppe il ghiaccio» (Pittàno 2009, s.v. rompere il ghiaccio).

È significativo che nel Canzoniere di Petrarca (1374) sembra affacciarsi per la prima volta la componente erotica del modo di dire, nell’accezione di (d) ‘sciogliere l’insensibilità (del cuore)’: «Ite, caldi sospiri, al freddo core, / rompete il ghiaccio che Pietà contende, / et se prego mortale al ciel s’intende, / morte o mercé sia fine al mio dolor» (TLIO). A un secolo di distanza, trovandoci prima del 1480, la locuzione è usata con significato simile in Angelo Poliziano: «E però, donna, rompi un tratto el ghiaccio, / assaggia anche tu el frutto dell’amore» (Puccini 1992, Rime, 13). Si sa, un tempo c’era più galanteria, e si invitava a rompere il ghiaccio per rima; oggi, più prosaicamente, si tende a rompere il ghiaccio via social.

Il GDLI (s.v. ghiaccio1) documenta anche specializzazioni del significato (c): rompere il ghiaccio a qualcuno ‘aprirgli la strada, facilitargli il compimento di qualcosa’ (Appiano Buonafede, Ritratti poetici e storici, 1785: «lo stesso Cardano ha rotto il ghiaccio su questo punto a quelli che hanno scritto dopo lui); rompere il ghiaccio con qualcuno ‘prendervi confidenza, abituarsi a farla, diventarne esperto’ (Giosuè Carducci, Lettere, ante 1907: «Ella, che oramai con la filosofia ha rotto il ghiaccio, dovrebbe dar di mano anche ai giovani e alla filosofia nuova»).

 

Rompere il ghiaccio in Inghilterra e in Francia

 

Dando uno sguardo fuori dai confini nazionali, è interessante rilevare che le prime occorrenze della locuzione in inglese e francese seguano di diversi secoli quelle italiane.

Nel mondo anglosassone le prime occorrenze di break the ice risalirebbero alla seconda del sec. XVI, quindi molto dopo le prime attestazioni italoromanze (l’OED, s.v. ice rintraccia la prima attestazione nel Life Fisher, datato al 1553-77 circa); si veda a titolo esemplificativo la seguente occorrenza tratta da The Taming of the Shrew, da Shakespeare (1593 ante) «If it be so, sir, that you are the man / Must stead us all, and me amongst the rest, /And if you break the ice and do this feat, /Achieve the elder, set the younger free / For our access, whose hap shall be to have her / Will not so graceless be to be ingrate» (atto 1, scena 2).

Anche in Francia, la prima attestazione di rompre la glace, nell’accezione figurata di ‘faciliter l’issue d’une affaire difficile’ è piuttosto tarda, risalendo al 1601 (TLFi, s.v. rompre).

 

All’origine del modo di dire

 

Ma da dove trae origine questo modo di dire? Lo chiarisce Erasmo da Rotterdam, che negli Adagiorum chiliades, una raccolta di modi di dire latini, riconduce scindere glaciem alla consuetudine dei barcaioli di rompere il ghiaccio dei corsi d’acqua gelati per poter avviare la navigazione: «Scindere glaciem, est aperire viam, et in incipiundo negocio priorem esse. Translatum a nautis, quorum unus aliquis praemittitur, qui flumine concreto glaciem praerumpat, reliquisque viam aperiat» (si cita dall’edizione del 1508).

Questa spiegazione è unanimemente accolta dai dizionari sui modi di dire (si vedano Lapucci 1984, Pittàno 2009, Quartu-Rossi 2012, Carollo 2017 e Trovato 2020, s.v. rompere il ghiaccio). E dalla nostra ricognizione non sono emersi elementi che spingano a rimetterla in discussione.

Singolare è invece l’assenza dell’espressione dai principali dizionari del latino consultati: Ernout-Meillet2001, OLD, ThLL (latino classico); Du Cange, Forcellini, MW (latino medievale). Sarebbe perciò molto interessante capire da dove Erasmo tragga il detto latino (a meno che non si tratti di latinizzazione di un modo di dire volgare).

È degno di nota, infine, nel Vocabolario degli Accademici della Crusca (voll. I-IV, s.v. guado), il riferimento alla locuzione glaciem scindere, che però è messa in relazione al modo di dire rompere il guado, così glossato nella prima impressione: «vale l’essere il primo a fare, o a tentar di fare una cosa, tolta la metafora da colui, che tenta di passare il fiume prima d’ogni altro». A sua volta, sempre in Crusca, rompere il ghiaccio è accostato a rompere il guado: «rompere il ghiaccio, o ’l guado in una cosa, cominciare a impiegarsi, e a operare intorno di essa» (si cita ancora dalla prima impressione).

 

Il ghiaccio è rotto, dunque: buona lettura!

 

 

Bibliografia

Crusca = Vocabolario degli Accademici della Crusca, 5 edizioni (I, 1612; II, 1623; III, 1691; IV, 1729-1738; V, 1863-1923 [si cita da Lessicografia della Crusca in Rete, www.lessicografia.it].

Carollo 2017 = Sabrina C., La vera storia di 400 frasi celebri e modi di dire, Milano, Demetra.

DELIN = Il nuovo Etimologico. DELI – Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, di Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli, seconda edizione in volume unico a cura di Manlio Cortelazzo e Michele A. Cortelazzo, Bologna, Zanichelli, 1999 [I ed. 5 voll., 1979-1988].

Du Cange = Du Fresne Sieur Du Cange, Charles, Glossarium mediae et infimae latinitatis, 10 vol., Niort, L. Favre, 1883-1887

Ernout-Meillet 2001 = Alfred E. e Alfred Meillet, Dictionnaire étymologique de la langue latine. Histoire de mots, Paris, Klincksieck [si tratta di una ristampa con modifiche della quarta edizione, edita nel 1959; I ed. 1932].

Forcellini = E. Forcellini, Lexicon totius latinitatis, 6 vol., Padova, 1864-1926 [si cita dalla ristampa anastatica della IV edizione, Bologna, Forni, 1965].

GDLI = Grande Dizionario della Lingua Italiana, diretto da Salvatore Battaglia e Giorgio Barberi Squarotti, 21 voll., Torino, UTET, 1961-2002, con 2 Supplementi diretti da Edoardo Sanguineti, 2004 e 2009, e 1 Indice degli autori citati a cura di Giovanni Ronco, 2004 [http://www.gdli.it/].

Guasti 1877 = Alessandra Macinghi Strozzi, Lettere di una gentildonna fiorentina del secolo XV ai figliuoli esuli, a cura di Cesare Guasti, Firenze, G. C. Sansoni.

Lapucci 1984 = Carlo L., Modi di dire della lingua italiana, A. Vallardi [I ed., Per modi di dire. Dizionario dei modi di dire della lingua italiana, Firenze, Valmartina Editore].

MW = Mittellateinisches Wörterbuch, a cura di AA.VV., München, Verlag C.H.Beck, 1959.

OLD = P. G. W. Glare, Oxford Latin Dictionary, Oxford, Clarendon Press, 1968-1982.

OED = John A. Simpson, The Oxford English Dictionary (OED), 20 vol., Oxford et al., 19892.

Pittàno 2009 = Giuseppe P., Dizionari dei modi di dire. Frase fatta capo ha, Dizionario dei modi di dire, proverbi e locuzioni di italiano, Bologna, Zanichelli.

Puccini 1992 = Angelo Poliziano, Stanze, Orfeo, Rime, a cura di Davide P., Milano, Garzanti.

Quartu-Rossi 2012 = Monica Q. ed Elena R., Dizionario dei modi di dire della lingua italiana, Milano, Ulrico Hoepli Editore.

ThLL = Thesaurus Linguae Latinae, München-Leipzig, Bayerische Akademie der Wissenschaften, 1900ss.

TLFi = Trésor de la Langue Française Informatisé, Centre Nationale de la Recherche Scientifique (CNRS) - Analyse et Traitement Informatique de la Langue Française (ATILF), Université Nancy 2 (si cita dalla versione in rete: http://atilf.atilf.fr/) (ultima consultazione 22.03.2021).

TLIO = Tesoro della lingua italiana delle origini, fondato da Pietro G. Beltrami e diretto da Paolo Squillacioti, http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/ (ultima consultazione 10.02.2021).

Trovato 2020 = Saro T., Perché diciamo così. Origine e significato dei modi di dire italiani, Roma, Newton Compton editori.

VT = Vocabolario Treccani online, https://www.treccani.it/enciclopedia/elenco-opere/Vocabolario_on_line (ultima consultazione 10.02.2021).

 

Il ciclo Per modo di dire... Un anno di frasi fatte è curato da Alessandro Aresti, Debora de Fazio, Antonio Montinaro, Rocco Luigi Nichil, Rosa Piro, Lucilla Pizzoli. Di seguito, l'elenco degli articoli già pubblicati.

 

Lucilla Pizzoli, Colorare i discorsi

Alessandro Aresti, Attaccare (un) bottone

Rosa Piro, Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare

 

Immagine: Ghiaccioli

 

Crediti immagine: Barfooz, CC BY-SA 3.0 <http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/>, via Wikimedia Commons

 

 


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