16 aprile 2021

Elementare, Watson!

Per modo di dire… Un anno di frasi fatte

Questo articolo inaugura il tema del secondo mese della rubrica “Per modo di dire... Un anno di frasi fatte”, ossia le “citazioni d’autore”. Si tratta di espressioni che sono entrate nella lingua comune sia per il tramite di opere letterarie, come il capolavoro di Alessandro Manzoni (si veda Carneade! chi era costui? a cura di Lucilla Pizzoli), sia attraverso il cinema (come è per L’armata Brancaleone a cura di Giorgio Marrapodi, che mostra come il fenomeno sia tutt’altro che isolato alla sola commedia di Mario Monicelli).

L’ultima settimana del mese, invece, vedrà protagonisti i lettori. Sulla pagina facebook Per modo di dire... Un anno di frasi fatte potete indicarci una citazione d’autore che vi interessa o di cui volete conoscere la storia e noi la pubblicheremo. Potete spaziare liberamente nella storia della letteratura, del cinema, del teatro, della musica con una sola eccezione: Dante. Infatti, al Padre della nostra lingua sarà tributato un omaggio nel prossimo mese.

 

 

Una bufala letteraria

 

Contrariamente a ciò che pensa il grande pubblico e a ciò che a lungo si è ritenuto, l’espressione Elementare, Watson non è mai stata scritta da Conan Doyle e mai pronunciata dal celebre detective uscito dalla sua penna. Secondo Guerra-Solito (2004: 194), Holmes usò una sola volta la battuta secca elementare, in risposta all’esclamazione eccellente dell’amico nel racconto The crooked man (Il caso dell’uomo deforme, in italiano).

In altre opere l’aggettivo ricorre in contesti meno “diretti”: rather elementary ‘piuttosto elementari’ (A case of identity; Un caso di identità), interesting, though elementary ‘interessante, anche se elementare’ (The Hound of The Baskervilles; Il mastino dei Baskerville), elementary as it was [the problem], there were points of interest and novelty about it ‘per quanto elementare [il problema] presentava qualche punto di interesse e novità’ (The adventure of the blanched soldier; L’avventura del soldato sbiancato), e in The disappearance of lady Frances Carfax (La scomparsa di lady Frances Carfax), l’investigatore dice che il suo percorso logico appartiene alla medesima classe di deduzioni elementari (to the same elementary class of deduction […]).

Le battute in oggetto sono tutte contenute in dialoghi fra Sherlock e il dottor Watson, ma in esse manca decisamente «l’insopportabile aria saccente» che viene loro generalmente attribuita. Addirittura, secondo Cremonini 2016, in alcune versioni italiane, per scelta del traduttore, viene inserita l’espressione Elementare! assente nell'originale (ma ciò esula dalla nostra ricerca).

 

La caratterizzazione apocrifa del personaggio

 

La frase avrà avuto origine dagli spettacoli di teatro (secondo alcune fonti, fu coniata dall’attore britannico William Gillette, il primo a portare il personaggio di Holmes sul palcoscenico teatrale londinese) e poi dai film ispirati ai romanzi di Doyle: Lorenzetto 2019 riporta il dialogo “Incredibile, Holmes!”; “Elementare, mio caro Watson, elementare”, ne Il ritorno di Sherlock Holmes del 1929 del regista Basil Dean, la prima trasposizione cinematografica delle avventure che hanno per protagonista l’investigatore. Tra l’altro l’espressione figura tra le cento più celebri tratte da film statunitensi, secondo la classifica stilata dall’American Film Institute.

Proprio teatro e cinema hanno contribuito a creare una caratterizzazione decisamente apocrifa dell’investigatore di Baker Street.

Solo per fare qualche altro esempio dal citato lavoro di Guerra-Solito, nelle opere doyliane Holmes non indossa mai il berretto da cacciatore di cervi assieme alla mantellina. Il cappello da caccia, il deerstalker, fu un’invenzione del disegnatore Sidney Paget, l’illustratore delle storie del detective sulla rivista Strand Magazine (pare per aiutare «un amico cappellaio in difficoltà che, proprio grazie a quel marketing occulto, riuscì a vendere centinaia di esemplari dell’orrendo copricapo»: Donato Carrisi, 26.10.2014, Corriere, p. 11).

 

Watson nella letteratura

 

Come è successo a tante citazioni letterarie l’espressione è entrata nella lingua comune ad indicare ‘qualcosa di scontato, un fatto che ci si aspetta, che non stupisce’.

Umberto Eco la utilizza in un suo romanzo (La misteriosa fiamma della regina Loana, Bompiani, 2004) in un passo in cui riecheggiano frammenti dei grandi maestri della narrativa gialla, da Simenon a Christie allo stesso Doyle: «Maigret si immerge in una nebbia talmente fitta che non vede neppure dove mette i piedi... La nebbia pullula di forme umane, brulica di una vita intensa e misteriosa. Maigret? Elementare, caro Watson, sono dieci piccoli indiani, è nella nebbia che scompare il mastino dei Baskerville».

Ma si vedano i numerosi esempi che seguono tratti da romanzi di Andrea Camilleri: «“Non gridi. Lei è un parente di Alfano?”. “No, siamo amici, siamo stati compagni di scuola e...”. “Da dove telefona?”. “Da... da Brindisi”. “Quindi non è a Vigàta”. Elementare, Watson. “Da quand'è che non vede Alfano?”» (Il campo del vasaio, p. 137). E si veda il passo che segue in cui l’eterna fidanzata di Montalbano, Livia, è chiaramente piccata per la citazione usata dal compagno: «“In conclusione: se ero fuori casa, non potevo rispondere alle tue chiamate. Elementare, Watson”. “Ah ah!”. “Che significa ah ah?”. “Significa, in altre parole, che se mi chiami Watson tu ti credi Sherlock Holmes!”. No, l'azzuffatina di prima matina quella propio no!». (Una voce di notte, p. 98). In un altro romanzo è Montalbano a risentirsi dell’appellativo usato dal suo collaboratore Mimì Augello e a rispondergli per le rime proprio riprendendo la battuta: «“Ci hai capito qualcosa, Holmes” “Sì” “E che cosa?” “Elementare, Watson. Ho capito che lei è uno strunzo» fici il commissario”» (La caccia al tesoro, pp. 50-51).

 

Da falso a tormentone: Watson nella stampa

 

La formula ricorre con una notevole frequenza nei quotidiani nazionali: i database de La Stampa, la Repubblica e del Corriere della sera ne documentano ampiamente l’uso, sin dagli anni Settanta. Le prime attestazioni sono tutte tratte dalla cronaca calcistica, in particolare Giovanni Arpino nella sua rubrica Le pagelle di Arpino su La Stampa ricorre spesso al modulo («Chi ci ha rimesso è la manovra bianconera; senza il Bobby che sappiamo, senza il Causio che depone il blasone, la partita non poteva avere che quel risultato. Elementare, Watson»: 6.12.1976, p. 13; «Continuando di questo passo […] arriveremo a giudicare le reti col marchio di A, di B, di C, o secondo la nomenclatura delle ostriche nei grandi “menu”. Spropositare sulle regole del gioco significa, fin dai tempi dei tornei di palla degli Aztechi, confondere, uccidere il gioco. Elementare Watson, ma i neo-statistici nostrani mica ci pensano su: 13.03.1977, p. 18; «Enzo Bearzot si ritrova tra le mani i resti di una Nazionale consunta. Gliel'ha masticata e rimasticata il campionato […]. Elementare, Watson»: 20.05.1978, p. 16).

Dal calcio la formula migra ben presto ad altre sezioni della cronaca, soprattutto la politica («Elementare Watson – esordisce – han legato uno della Lega»: 08.11.1993, La Stampa, p. 2; «Conclusione inevitabile: se non ci riconsegnate la maggioranza, l’Italia si troverà invischiata in una tremenda crisi. Farà, insomma, il classico “salto nel buio”. Elementare, Watson»: 4.04.1992, la Repubblica, p. 10; «Il Professore, ancora ieri, puntava a ridurre in un numero davvero straordinario i ministeri. Toccare addirittura quota diciotto, chiudere i portoni di sei o sette palazzi. Meno portoni, meno poltrone. Elementare Watson»: 16.05.1996, La Repubblica, p. 4; «Le chiedono anche di presentare un programma alternativo a Prodi. “Se mi si chiede se sono alternativo a Prodi rispondo: elementare Watson”»: 23.01.2005, la Repubblica, s.p.; «Pier Ferdinando Casini ironizza sulla disinvoltura con cui il Carroccio parla di sfiducia e di elezioni: “Elementare Watson. Tutto come previsto. La Lega si prepara a staccare la spina. Del resto vuole andare alle urne solo per guadagnare voti, il bene del paese non conta nulla”»: 9.09.2010, la Repubblica, p. 2), l’economia («Perché se le industrie fabbricassero soltanto le cose necessarie, milioni di operai e di tecnici sarebbero rimasti pecorai e guardiani di mucche. Elementare Watson, fuorché in Italia. Qui impera un fisco becero…»: 13.11.1992, Corriere, p. 5; «Se per andare e tornare devo spendere ben 7 mila lire (che diventano 14 mila se esco con il marito o con un figlio) è chiaro che preferirò usare la più economica automobile. Tra l'altro, per andare a Pavia si spende meno!: Elementare Watson. Elementare» 27.4.1995, Corriere, p. 47) e la nera («E mentre si attendono i risultati definitivi, ecco, a sorpresa, l'offerta di una taglia da mezzo miliardo. Se non fosse tutto così complicato, ci sarebbe da rubare a Sherlock Holmes la celebre battuta: “Elementare Watson!”: 8.11.1993, La Stampa, p. 10 sul delitto dell’Olgiata).

Dal punto di vista delle strutture testuali è poi da notare che molto spesso l’espressione è anticipata da una domanda: «Chi vincerà domenica in Brasile? Elementare, Watson»: 24.01.1977, La Stampa, p. 16; «La posta non va? Elementare Watson»: 7.07.1987, la Repubblica, p. 31; «E che cosa non si può assolutamente dimenticare se si vuole parlare di bambini e pubblicità? Elementare, Watson: “Carosello”»: 28.06.1995, La Stampa, p. 16); «Come hai fatto a dimagrire 40 chili? Elementare Watson…»: 28.03.2003, La Stampa, p. 13; «Allora, dove vorresti andare? Elementare Watson, a Parigi!» (in una guida di viaggio), ecc.

L’esclamazione si è inoltre ben prestata ad essere usata come soprattitolo ammiccante in opere e manuali (specialmente di taglio didattico): come per esempio Elementare, Watson. Funzioni elementari della matematica e dintorni (di Luca Granieri, Casalecchio di Reno, La Dotta, 2018), Elementari, Watson (un libro di attività per bambini edito da Giunti nel 2019).

E non sarà certamente un caso se le numerose edizioni italiane delle opere di Doyle utilizzano tutte nel titolo o nel sottotitolo la formula: Elementare, Watson! 13 avventure di Sherlock Holmes (Milano, Club degli editori, 1978), Elementare, Watson! (Milano, Garden Editoriale, 1990), Elementare, Watson! Le ultime indagini di Sherlock Holmes (Milano, Garden Editoriale, 1990), Sherlock Holmes. Elementare, Watson! (Berardi e Trevisan, Recco, Le mani, 2000), Elementare, Watson! Tutti i romanzi e i 10 migliori racconti di Sherlock Holmes (Milano, Oscar Mondadori, 2011).

 

Che fine ha fatto Watson?

 

La diffusione e stratificazione nella lingua della locuzione ha fatto sì che sia omesso, in alcuni casi, il vocativo (sostituito da un altro nomen agentis) e quindi la sua pregnanza semantica resta tutta affidata all’aggettivo elementare: «Elementare caro ministro» (27.07.1996, la Repubblica, p. 1; titolo giocato sulla polisemia dell’aggettivo: l’articolo riguarda infatti la proposta di istituire la laurea per i maestri delle elementari); «Sapete a chi daranno il Nobel quest'anno? Ma è elementare ragazzi: al Gruppo 63» (29.07.1996, la Repubblica, p. 22); «Elementare, signora mia» (22.08.1996, la Repubblica, p.18). La formula ritorna anche nella narrativa: Elementare, signor presidente è il titolo di un libro di Laura Grimaldi e Marco Tropea edito da Mondadori nel 1977. E non possiamo non citare lo splendido “Elementare, Critone!” usato da Luciano de Crescenzo nella sua Storia della filosofia greca. Da Socrate in poi (Mondadori, 1986).

O ancora, ad essere sostituito, è l’aggettivo, in un voluto gioco paranomasico. Segnaliamo almeno la deformazione ironica Alimentare, Watson!, che dà il titolo ad un libro di Lucio Nocentini del 2007 (una rilettura della celebre coppia, in cui il detective risolve misteri legati alla gastronomia) oltre che il nome a ristoranti, festival gastronomici, organizzazioni noprofit.

 

 

Bibliografia e sitografia minima di riferimento

Cremonini, Laura, Sherlock Holmes History, Self-Publish, 2016 (il libro è disponibile in formato e-book).

Damiani, Ernesto, Elementare, Watson! Dizionario medico ad uso dei lettori di Sherlock Holmes, Padova, CLEUP, 2016.

Guerra, Stefano, e Solito, Enrico, Il diciottesimo scalino. L’enciclopedia di Sherlock Holmes, Milano, Delos books, 2004.

Lorenzetto, Stefano, Chi (non) l’ha detto. Dizionario delle citazioni sbagliate, Venezia, Marsilio, 2019.

 

Archivio Corriere della Sera.

Archivio la Repubblica.

Archivio storico La Stampa.

Uno studio in Holmes. The Sherlock Holmes Society of Italy, da cui sono tratte le citazioni dei testi in inglese; le citazioni italiane sono tratte dall’edizione Tutto Sherlock Holmes, Roma, Grandi Tascabili economici Newton, 1991.

 

 

Il ciclo Per modo di dire... Un anno di frasi fatte è curato da Alessandro Aresti, Debora de Fazio, Antonio Montinaro, Rocco Luigi Nichil, Rosa Piro, Lucilla Pizzoli. Di seguito, l'elenco degli articoli già pubblicati.

 

Lucilla Pizzoli, Colorare i discorsi

Alessandro Aresti, Attaccare (un) bottone

Rosa Piro, Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare

Antonio Montinaro, Rompere il ghiaccio

Rocco Luigi Nichil, E quindi uscimmo a riveder le stelle. Sul motto latino Per aspera ad astra (e non solo)

 

 

Immagine: Screenshot del film Sherlock Holmes (2009)

 

 

 


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