08 settembre 2020

Zecca

Le parole della neopolitica

 

Attorno a Ferragosto, nella pagina Facebook dei fan della trasmissione radiofonica «La lingua batte» si è sviluppata un’animata discussione sull’assenza, anche nei dizionari di neologismi, di zecca nel suo uso politico, come denominazione ingiuriosa dei militanti o simpatizzanti di sinistra. A partire da questa assenza, incontestabile, si è sviluppata una forma, spero isolata, di complottismo lessicografico, che vede nel mancato censimento di questo significato di zecca una sorta di censura, sintomo di un presunto sinistrismo dei lessicografi italiani.

 

Dai microfoni di Radio Padania

 

L’uso politico di zecca, soprattutto nelle comunicazioni più viscerali di esponenti della destra estrema o della destra leghista, ha avuto un’accelerazione nell’ultimo quinquennio. La voce è usata da sola o, più spesso, accompagnata dagli aggettivi rosso o comunista. Sia «Repubblica», sia il «Corriere della sera» ci offrono, tra il 2015 e il 2016, le prime attestazioni in discorsi di Matteo Salvini: «“Non sarà qualche zecca rossa che di dice di non andare a Bologna l'8 novembre ad impedire una grande festa democratica di popolo”: lo ha detto Matteo Salvini, parlando a Radio Padania della manifestazione organizzata per l'8 novembre a Bologna» (“Repubblica” del 21 ottobre 2015), «Il leader leghista scrive: “Zecca rossa si presenta con il disinfettante al nostro gazebo di Garbatella”» («Corriere della sera» del 7 marzo 2016, p. 2). Da allora le attestazioni si infittiscono e si estendono a vari referenti: frequente, nell’estate del 2019, l’attribuzione dell’appellativo di zecca tedesca o anche zecca tedesca comunista a Carola Rakete, la comandante della Sea Watch3, sia da parte di esponenti della Lega, sia da parte di commentatori on line. Nello stesso anno a Genova, nel maggio 2019, il gruppo neofascista Azione Frontale Genova indirizza a don Giacomo Martino, responsabile dell’ufficio Migrantes della Curia, gli epiteti di infame, bastardo, zecca comunista.

 

Il professore dal Molise

 

E si potrebbe continuare. Come segno della continuità dell’uso di zecca e della pluralità dei parlanti che usano questa espressione, possiamo citare, nell’ultimo mese, un paio di post di Marco Gervasoni, il professore di Storia contemporanea dell’Università del Molise, il quale ha scelto di usare nei social un lessico per nulla accademico. Il 9 agosto ha definito il Veneto «regione totalmente de-comunistizzata, a parte qualche zecca a Venezia e a Padova» e il 22 si è riferito a «delle raffinate zecche pulzelle ogni giorno mi coprono di insulti»: quest’ultimo esempio mostra un uso più vario e meno stereotipato di quello dei politici (e difatti, tra 2019 e 2020, parla nei suoi post di zecche rosse dei centri sociali e delle case occupate, di zecca teutonica, di zecca dem sandersiana, di zecche gialle: qui il riferimento è ad alcuni militanti del Movimento Cinquestelle).

 

Quando c’era lei, Renata Polverini

 

Non mancano attestazioni precedenti, tutte romane. Il «Corriere della sera» dell’11 maggio 2011 ci riferisce delle parole di Renata Polverini, al tempo Presidente della Regione Lazio: «Non mi faccio mettere paura da una zecca come te» (e il giornalista glossa «Zecca, per chi non lo sapesse, è il termine dispregiativo per identificare gli attivisti di sinistra»), e ancor prima, il 28 aprile 1996, lo stesso giornale racconta che un’aggressione da parte di due naziskin a Ostia è iniziata con questa battuta provocatoria: «Quello zainetto che porti ce l’hanno solo le zecche rosse come te, vero?».

La collocazione geografica di queste prime attestazioni dà ragione dell’osservazione metalinguistica di Ignazio La Russa (riferita dalla stampa, e in particolare dal «Foglio» del 9 febbraio 2015) «Io ‘zecche comuniste’ non l’ho detto. Anche perché a Milano non si usa, è un termine usato a Roma… (…) Per me, chi l’ha riferito ai giornali dev’essere romano…».

 

Origine giovanilistica e romana

 

C’è un dizionario che accoglie la voce: la Slangopedia. Dizionario dei gerghi giovanili, pubblicato da Maria Simonetti nel 2015 (Viterbo, Stampa Alternativa), sulla base di segnalazioni raccolte nel sito dell’«Espresso». Nella versione on line, in una scheda che, deduco dall’indirizzo, rimonta almeno al 2008, la voce è stata introdotta due volte, la prima con queste parole riportate anche nel volume a stampa: «appellativo per gli studenti di sinistra intellettuali, vestiti retrò anni Settanta»; la seconda con l’integrazione: «l'opposto del pariolo: veste mercatino e capi d'abbigliamento larghi e anke dell'usato, comunista, con rasta, sempre con una cannetta in mano. Uso romano».

Ed ecco, allora, che il quadro si fa più chiaro: non solo l’origine è romana, ma anche giovanilistica. Il processo che ha portato zecca a indicare una categoria di persone è quello, noto e diffuso nel linguaggio giovanile, dell’animalizzazione ingiuriosa (non assente, però, dal lessico politico, dove si incontrano espressioni come verme fascista e verme comunista o scarafaggio fascista e scarafaggio comunista). Il percorso di affrancamento dalla fonte originaria è avvenuto in due fasi: inizialmente, secondo un processo anche questo noto, zecca è passato dall’uso giovanile all’uso di parlanti di diverse generazioni; poi, intorno al 2015, la voce ha iniziato a perdere la connotazione romana, primariamente, secondo i dati finora raccolti, grazie all’uso che ne ha fatto Matteo Salvini. Non c’è stato, invece, un altro tipo di trasferimento, quello ideologico: le attestazioni di zecca fascista, che pure si trovano, sono del tutto marginali e spesso occasionali, in immediata contrapposizione con occorrenze di zecca comunista.

 

 

Le 38 parole (o locuzioni) già trattate da Michele A. Cortelazzo: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva, Germanicum, spallata, non mollare, pieni poteri, zona protetta, ciuffetto, chiudere, riaprire, riapertura, Decreto Rilancio, congiunto, Stati generali, democrazia negoziale, Paesi frugali

 

Immagine: Femmina di Ixodes ricinus, una specie di zecca dura diffusa in Europa, parte dell'Asia e dell'Africa del Nord

 

Crediti immagine: WWalas / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

 


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