18 novembre 2020

Sforzo produttivo

Le parole della neopolitica

 

Il tweet della discordia è noto: il 1° novembre, nel profilo Twitter del Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti (fondatore del movimento “Cambiamo!”) è apparso questo messaggio: “Per quanto ci addolori ogni singola vittima del #Covid19, dobbiamo tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della #Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate”. Nei social vi è stata un’amplissima alzata di scudi, contro la connessione tra tutela della salute e funzionalità allo sforzo produttivo del Paese, ma non sono mancate le parole in difesa del contenuto del tweet, considerato sì il frutto di una formulazione infelice, ma anche l’esplicitazione di un realistico stato di fatto (la mortalità causata dal Covid-19 colpisce in maniera prevalente gli anziani, che devono, quindi, essere tutelati in maniera particolarmente accurata). Un’interpretazione, quest’ultima, che coincide con le precisazioni fornite dallo stesso Toti, che ha parlato di “un tweet mal scritto e volutamente da molti male interpretato”.

Non fa parte degli obiettivi di questa rubrica analizzare la logica delle dichiarazioni politiche, ricostruendo le informazioni sottintese e riconoscendo, se ci sono, le informazioni trascurate. E, tanto meno, intendo entrare nel merito dell’accettabilità delle singole affermazioni politiche (che, peraltro, in quanto tali sono quasi sempre controvertibili). Per chi studia il lessico, le affermazioni dei politici rappresentano il contesto che circonda le parole che vengono analizzate. Del discusso tweet di Giovanni Toti, in questa rubrica può interessare un’espressione che non ha suscitato un interesse particolare in quanti hanno polemizzato contro il Presidente della Regione Liguria: sforzo produttivo del Paese.

 

Un’accelerazione nella produzione

 

L’espressione nella sua interezza ha avuto, naturalmente, un picco di presenze in rete nei giorni di maggiore intensità della polemica a proposito del tweet di Toti (con alcune migliaia di pagine che la contenevano, contro qualche unità del decennio precedente). Sforzo produttivo, infatti, è espressione che ha una certa diffusione sulla stampa e in rete, ma generalmente per indicare un’intensa accelerazione nella produzione di uno specifico prodotto, particolarmente richiesto dal mercato. Per restare entro l’orizzonte della pandemia, il 2 marzo 2020 il “Corriere della sera” ha parlato di “uno sforzo produttivo che ora viene richiesto anche per mercati assai più vicini”, in riferimento a una ditta produttrice di tamponi per test diagnostici, che aveva già visto esplodere la produzione nel mese di gennaio, su richiesta principalmente dei mercati asiatici e a marzo produceva, invece, per il mercato interno. Una situazione analoga era descritta da «Repubblica» del 4 marzo 2020, questa volta a proposito di una ditta lombarda di gel igienizzante: “uno sforzo produttivo che coinvolgerà tutti i livelli dell'azienda, che dà lavoro in totale a circa 40 dipendenti. Serviranno dei turni extra per riuscire ad assicurare la produzione e il confezionamento nel minore tempo possibile”. Tutte le occorrenze di sforzo produttivo hanno questo carattere, anche quando non c’è alcun riferimento a situazioni di emergenza; così, nel «Corriere della Sera» del 17 maggio 1970 si parlava di “due dinamiche industrie (…) unite insieme nello sforzo produttivo per realizzare dagli elettrodi al filo ramato alle saldatrici elettriche”; o, molto più recentemente, nell’ambito delle produzioni culturali, «Repubblica» del 14 ottobre 2020 ci informa che “il nuovo sforzo produttivo del teatro dell'Opera segue il successo del Rigoletto estivo e il ritorno al chiuso con il balletto”.

 

Essere indiretti

 

Ma perché Toti, o il suo social media manager, è ricorso a questa espressione che, da quel che traggo dalla documentazione raccolta, appare inusuale? Perché anche nella neopolitica continua a imperare, sia pure in dimensioni e modi meno evidenti, un principio cardine del politichese della prima Repubblica: quello di evitare di enunciare in maniera diretta i concetti che vengono trasmessi, specie se sono di natura delicata. Un commento che parlasse della non indispensabilità degli anziani per la produzione sarebbe suonato troppo brutale; uno che si riferisse al processo produttivo del Paese sarebbe stato, probabilmente, troppo esplicito. Ecco che era lì, pronto all’uso, nella sua imprecisione contestuale, sforzo produttivo.

 

Dalla legislazione fascista al dopoguerra

 

Sono certo che né al Presidente Toti, né al suo social media manager sia passato neppure lontanamente per la testa che nella storia dell’italiano si potesse rinvenire solo un’espressione simile, anch’essa in disuso, ma con un fulgido passato: sforzo produttivo della Nazione, che incontriamo nel «Corriere della sera» del 19 maggio 1943 in un titolo relativo al “Bilancio delle corporazioni”: “Cianetti documenta al Senato / lo sforzo produttivo della Nazione”. L’espressione aveva avuto un largo utilizzo negli anni precedenti: per esempio, in un volume del 1929 della Camera dei deputati su La legislazione fascista 1922-1928 (I-VII), si riferisce che il ministro dell’interno Federzoni “negò che potesse escludersi a priori della [sic] vita pubblica la donna che allo sforzo produttivo della Nazione dà un così prezioso contributo” (p. 260). Ed era, nell’immediato dopoguerra, espressione così in uso, da essere stata impiegata anche da intellettuali antifascisti come Giuseppe Rovero, che nel 1948 scrive, su «Belfagor»: “non è negabile che il richiamo gollista è sufficiente a mettere in profondo imbarazzo la classe operaia stessa, in quanto costringe i suoi elementi più coscienti ad assumere atteggiamenti di sabotatori dello sforzo produttivo della nazione”.  Nell’Italia del 2020 la nazione è stata pacificamente sostituita dal paese. Ma l’espressione è la stessa.

 

Le 43 parole (o locuzioni) già trattate da Michele A. Cortelazzo: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva, Germanicum, spallata, non mollare, pieni poteri, zona protetta, ciuffetto, chiudere, riaprire, riapertura, Decreto Rilancio, congiunto, Stati generali, democrazia negoziale, Paesi frugali, zecca, negazionista, Zaiastan, dittatura sanitaria, sanitocrazia

 

Immagine: Il Quarto Stato

 

Crediti immagine: Giuseppe Pellizza da Volpedo, Public domain, via Wikimedia Commons

 

 


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