09 febbraio 2021

Derenzizzare

Le parole della neopolitica

«Renzi rappresenta ciò che è rimasto del Giglio magico, il peggio dell’establishment politico. Il governo andava assolutamente derenzizzato, perché non è ammissibile che uno che ha il 2% dei consensi si metta in testa di poter dettare legge agli altri», ha dichiarato Alessandro Di Battista in un’intervista a Grazia Longo pubblicata sulla «Stampa» il 22 gennaio 2021. Gli fa eco un altro grillino, Giorgio Trizzino, sul «Fatto Quotidiano» del 29 gennaio 2021, che lancia un auspicio: «aprire un dialogo con un’Italia viva derenzizzata, libera da Renzi e svincolata da rese dei conti personali, in contrasto con l’interesse del Popolo». Le polemiche sulla crisi di governo, aperte dalle dimissioni delle ministre di «Italia Viva», hanno ridato vitalità a derenzizzare e al deverbale derenzizzazione. Il sostantivo è registrato nella sezione di questo sito dedicata ai neologismi, con questo significato: ‘il sottrarsi a legami, influenze e riferimenti relativi a Matteo Renzi e alle sue posizioni politiche’; le prime attestazioni risalgono al 2014 (una di queste proviene da una dichiarazione di Anna Maria Bernini, oggi capogruppo di Forza Italia al Senato, riportata da «Repubblica» il 18 novembre 2014: «i sondaggi ci dicono che nel paese è già in atto un processo di “derenzizzazione”, il centrodestra deve continuare ad alimentare la costruzione di un'alternativa con una coalizione compatta il cui perno è Forza Italia»). Dal 2014 verbo e sostantivo sono stati usati episodicamente, ma con continuità: «il sindaco di Napoli (…) ha appena lanciato la campagna di “derenzizzazione” della città» («Corriere della sera», 19 agosto 2015); «Prima vuole “derenzizzare” Napoli, confondendo il Comune con un centro sociale, poi è disponibile a parlare, bontà sua, con il presidente del Consiglio» («Repubblica», 7 gennaio 2016, in un’intervista ad Antonio Bassolino, che si riferisce ancora al sindaco di Napoli, De Magistris); «Il 28 gennaio, al Centro Frentani di Roma – storica sede comunista prima e del sindacato poi – riunirà i suoi comitati del No e li trasformerà in comitati per la ricostruzione “del campo del centrosinistra”. Un campo derenzizzato però perché se non sa se il renzismo è finito è sicuro che “con Renzi non vinceremo mai”» («Manifesto», 20 gennaio 2017, in un resoconto delle iniziative di Massimo D’Alema); «Non voglio derenzizzare il Pd. Vorrei un altro Pd, anche col concorso di chi lo ha guidato prima, ma nel segno di una discontinuità di contenuti e classi dirigenti» (Gianni Cuperlo, intervistato per la «Stampa» da Francesca Schianchi, 21 aprile 2018); «“Non si può derenzizzare il Pd”, dice Scalfarotto. Ma lunedì ci sarà un nuovo segretario e gli equilibri cambieranno per forza» («Repubblica», 3 marzo 2019, cioè a ridosso delle primarie che hanno poi eletto Zingaretti segretario del Pd).

 

Il de- che debella e cancella

 

Il modello è quello di verbi come denuclearizzare (usato soprattutto nella formula comune denuclearizzato), comparso in italiano a partire dagli anni Sessanta. Viene considerato un verbo parasintetico, cioè un verbo derivato dall’aggettivo nucleare attraverso un doppio processo di prefissazione e suffissazione (anche se risulta attestato il verbo nuclearizzare, come, del resto, è attestato renzizzare: «Non è Forza Italia che si deve renzizzare, è il Pd che si sta berlusconizzando», scrive Alessandro Sallusti nel «Giornale», 17 gennaio 2014). Questo modello compositivo è stato usato, a proposito di esponenti politici, innanzi tutto in riferimento a Silvio Berlusconi: «Altro che “deberlusconizzare” il mondo ciellino» («Corriere della sera» dell’11 agosto 2003); ma poi è stata la volta di Fini («Non dite a Fini che colui che fino a poco tempo fa era un suo uomo per definizione, ovvero il governatore della Calabria, Scopelliti, è oggi uno dei più attivi nel “definizzare” il proprio territorio», «Italia Oggi» 18 agosto 2010), Bossi («Parola d’ordine: debossizzare. Il giorno dopo la detronizzazione di Re Umberto I da parte dell’esercito di Bobo, in via Bellerio pare di stare nella vecchia Unione Sovietica, quando si cancellavano i segni del vecchio dittatore per far spazio ai simboli del successore», «Il Giornale», 4 luglio 2012), Bersani («Sta contribuendo a «debersanizzare» la provincia?», «Il Messaggero», cronaca di Pesaro, 29 luglio 2013, in una domanda del giornalista che intervista Luca Ceriscioli, presidente uscente della Provincia), Salvini (in un contesto nel quale vengono affiancate, nelle parole del già citato sindaco De Magistris, desalvinizzazione e derenzizzazione: «Poi il sindaco aggiunge: “Ho sentito che se Berlusconi dovesse vincere le elezioni, Salvini sarebbe ministro dell'Interno. Significa che dopo aver derenzizzato Napoli, dovremmo anche desalvinizzarla”» («Il Roma.net», 18 gennaio 2018).

 

Il turno di Grillo

 

Della proliferazione di verbi di questo tipo si era accorta anche una lettrice del «Blog delle Stelle» del Movimento Cinquestelle. Alludendo a una presa di posizione di Beppe Grillo, che il 31 marzo 2011 nel proprio blog aveva dichiarato: «Questo sito è deberlusconizzato. Solo a dirlo mi sento più leggero», Miriam Ferentino il 16 settembre 2011 si è prodotta in un fuoco di artificio di parasintetici imperniati sui nomi dei politici invisi: «Dopo aver deberlusconizzato il sito, potremmo anche debersanizzarlo! Io sono assolutamente d’accordo! Dopo aver fatto un favore a berlusconi facciamone uno anche a bersani, anzi perche non decasinizzare, dedipietrizzare, devendolizzare, definizzare, debossizzare, ed infine…..depoliticizzare il sito?».

Ma chi di spada ferisce, di spada perisce. Così, circa un anno fa, alla lista di politici da abbandonare si è aggiunto Beppe Grillo: «Dopo l’“anno bellissimo” gialloverde se ne rischia uno uguale, ma rossogiallo. Il giallo non porta bene: degrillizzare il governo non è più un’opzione, è una necessità», ha scritto il «Foglio» il 31 gennaio 2020.

 

Le 47 parole (o locuzioni) già trattate da Michele A. Cortelazzo: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva, Germanicum, spallata, non mollare, pieni poteri, zona protetta, ciuffetto, chiudere, riaprire, riapertura, Decreto Rilancio, congiunto, Stati generali, democrazia negoziale, Paesi frugali, zecca, negazionista, Zaiastan, dittatura sanitaria, sanitocrazia, sforzo produttivo, sinistra petalosa, ristoro, DPCM

 

Immagine: Matteo Renzi, Presidente della Provincia di Firenze, all'inaugurazione dell'incubatore per le imprese di Sesto Fiorentino

 

Crediti immagine: Alex Valli, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons

 

 

 

 

 

 


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