24 febbraio 2021

Costruttori

Le parole della neopolitica

Nel corso della recente crisi di governo, una nuova parola si è affacciata nel linguaggio politico italiano: costruttori, nel senso di ‘parlamentari che, dissociandosi dal gruppo di opposizione al quale hanno finora appartenuto, contribuiscono alla formazione di un nuovo gruppo parlamentare che appoggia il governo, o che comunque sostengono con il loro voto la maggioranza governativa’. L’uso della voce, in questo senso, nasce agli inizi di gennaio («La minaccia dell'avvocato è presentarsi in Aula, cercando i voti. Chiedendo di assumersi la responsabilità di sfiduciarlo. Provando a spaccare i renziani, accogliendo eventuali "costruttori" ("responsabili" è ormai parola bandita, tra i giallorossi)», «Repubblica» 7 gennaio 2021, p. 12). La parola dipende direttamente dall’uso che ne ha fatto, in un contesto più generale e più elevato, il Presidente Mattarella nel discorso di fine anno («Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori. I prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall’emergenza e per porre le basi di una stagione nuova»). Si è trattato, però, di una meteora linguistica, transitata velocemente nell’orizzonte del linguaggio politico italiano: ripresa, nel senso alto del presidente Mattarella, già nei primi giorni dell’anno, usata con rilevante frequenza nel mese di gennaio (soprattutto intorno alla metà del mese), è scomparsa quasi del tutto già nei primi giorni di febbraio, dopo che nella tarda serata del 2 febbraio il presidente Mattarella ha annunciato l’intenzione di proporre «a tutte le forze politiche presenti in Parlamento (…) un governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica». Con questa dichiarazione, il presidente Mattarella, involontario inventore del neologismo semantico che stiamo analizzando, ha eliminato dal panorama politico la categoria di parlamentari ai quali era stato affibbiata l’etichetta di costruttori e ha reso, quindi, del tutto inutile l’etichetta stessa.

 

Altro il destino di responsabili

 

Costruttori ha avuto, dunque, un destino ben diverso da responsabili, la denominazione, semanticamente del tutto analoga, creata e diffusa nel 2011 per designare i protagonisti di un processo parlamentare simile a quello tentato nel 2021. L’espressione è tuttora viva, al punto che all’inizio qualcuno si era adagiato sulla riproposizione del vecchio neologismo. Il 14 gennaio, infatti, se Luigi Di Maio rivolgeva un appello «a tutti i costruttori europei che, come questo Governo, in Parlamento nutrono la volontà di dare all’Italia la sua opportunità di ripresa e di riscatto», il senatore del Gruppo Misto Gregorio De Falco, uno dei possibili costruttori, rivelava: «la senatrice Sandra Lonardo mi ha cercato chiedendomi di far parte di un gruppo di responsabili per sostenere Conte» e il 15 gennaio il «Corriere della sera» informava che «Conte punta sui “responsabili”. Il Pd: cerchiamo i voti in aula». Ma responsabili aveva acquisto, negli anni, una connotazione negativa, se non sarcastica, come si ricava anche dalla citazione da «Repubblica» riportata sopra. Già nell’aprile del 2011, «Il Foglio» aveva commentato che «sul nuovo gruppo parlamentare dei Responsabili si concentra il sarcasmo e il dileggio da parte delle opposizioni che non perdonano a quei deputati di aver deciso di tenere in piedi il governo». Occorreva, dunque, un’espressione nuova, anche se l’affinità, semantica ma anche etica, che lega responsabili e costruttori era difficilmente occultabile. Così Augusto Minzolini, nell’edizione online del «Giornale» del 16 gennaio 2021, ha potuto facilmente polemizzare (sia pure con qualche confusione cronologica) a proposito del tentativo di sopravvivenza della maggioranza che sosteneva il secondo governo Conte, ironizzando anche sulla tattica lessicale messa in campo: «stessa operazione dopo più di venti anni e stessi protagonisti visto che sono ricomparsi sulla scena, un po' invecchiati, D'Alema, nel ruolo di consigliori del Premier, e Clemente Mastella, nei panni dell'organizzatore, oggi come allora, dei responsabili, pardon dei costruttori: un governo che punta al Potere, allora con le privatizzazioni (Telecom), oggi con i soldi del Recovery Fund».

 

 

«Alleati, per esempio. O puntelli»

 

Una buona sintesi del processo eufemistico che ha portato alla coniazione di costruttori si trova in un articolo di Marco Iasevoli nell’«Avvenire» (anche questo del 16 gennaio 2021): «E così ci troviamo pagine e pagine di cronache in cui il mattarelliano “costruttori” viene strumentalizzato per dare un nuovo nome a chi un tempo sarebbe stato definito “trasformista” e “transfuga”, se non, con punte di violenza, “opportunista” o “venduto”. Un abuso linguistico che ora porta a inglobare nelle tifoserie politiche anche chi richiama il senso nudo e puro delle parole del capo dello Stato. Già un’altra parola importante del vocabolario, “responsabili”, è stata così storpiata da diventare quasi impronunciabile in politica (ma non per noi). Il sogno di un’Italia di “costruttori” e di “responsabili” merita di essere tutelato. Un nome più adeguato e meno storpiato, a chi oggi ragiona su un ingresso in maggioranza, lo si potrà ben trovare. Alleati, per esempio. O puntelli».

Ma questa volta è stata la rapida e per certi versi inattesa evoluzione della situazione politica a relegare nel magazzino delle neoconiazioni abortite il neologismo costruttori, che per un paio di settimane era parso davvero vitalissimo, ma che ora è depositato, esclusivamente e forse definitivamente, nella nostra memoria linguistica.

 

 

Le 48 parole (o locuzioni) già trattate da Michele A. Cortelazzo: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva, Germanicum, spallata, non mollare, pieni poteri, zona protetta, ciuffetto, chiudere, riaprire, riapertura, Decreto Rilancio, congiunto, Stati generali, democrazia negoziale, Paesi frugali, zecca, negazionista, Zaiastan, dittatura sanitaria, sanitocrazia, sforzo produttivo, sinistra petalosa, ristoro, DPCM, derenzizzare

 

Immagine: Modell einer Dombaustelle im Wiener Pratermuseum

 

Crediti immagine: Ralf Roletschek, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, attraverso Wikimedia Commons

 

 

 

 

 

 

 


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