15 marzo 2021

Draghetti

Le parole della neopolitica

L’attuale fase politica ci ha portato nuove parole politiche dalla vita breve o stentata. I costruttori che dovevano aiutare Giuseppe Conte a mantenere il ruolo di Presidente del Consiglio sono scomparsi con il fallimento del tentativo di cui sarebbero dovuti essere protagonisti (e con il referente è scomparso il nome); i draghetti sostenitori di Draghi stanno prendendo spazio e silenziosamente, senza troppo clamore, ha fatto capolino anche il loro nome (ma, una volta fatto capolino, sembra già essersi ritratto).

 

I sostenitori, tra strada e web

 

La denominazione autoironica di draghetti risale agli inizi di febbraio (e sia benedetta l’ironia in un mondo, come quello della politica italiana, nel quale ha sempre più spazio una lingua brutale e volgare). La fonte della denominazione è ben spiegata in questo brano di cronaca: «Nella piazza del Quirinale diversi sostenitori dell'ex governatore della Bce che mostrano cartelli in favore di un governo Draghi. "Siamo un movimento nato anni fa, ci chiamiamo 'draghetti'. Meetup come i grillini? No, non c'entriamo niente con loro... Noi ci rifacciamo alla cultura gesuita come Draghi", spiega un fan di SuperMario a L'Aria che tira, su La7» (3 febbraio 2021, Il tempo.it). Già il giorno dopo i draghetti si sono trasferiti dal mondo reale al mondo virtuale: «Mario Draghi non ha profili social. Niente pagina Facebook, niente account Twitter e, figuriamoci, niente profilo Instagram. E allora ci pensano i 'draghetti', gli utenti del web, che in pochi giorni hanno già creato centinaia di pagine dedicate al futuro premier» (Valeria Forgnone, in «Repubblica» del 4 febbraio 2021).

 

I sostenitori, in politica

 

Nelle settimane successive, l’espressione ha preso ad allargare il proprio significato: ha cominciato a indicare gli uomini politici che sostenevano la candidatura di Mario Draghi alla Presidenza del Consiglio («L’afflato universale che avvolge Mario Draghi (sempre sia lodato) nella sua epifania politica è un omaggio continuo alla fantasia. Non solo Beppe Grillo e Silvio B. che s’incrociano a Montecitorio, per citare i “draghetti” maggiori», «Fatto quotidiano», 10 febbraio 2021) o, in alternativa, i tecnici che affiancano il Presidente del Consiglio nella sua attività («Un segnale rivelatore dei piani di battaglia a cui Draghi si prepara è nella scelta dei tecnici che non ha chiamato a sé, i cosiddetti “draghetti”», Luigi Bisignani, «Il Tempo» 21 febbraio 2021).

Raffaella Tregua, nell’articolo Draghi e draghetti al lavoro per il Paese apparso il 14 febbraio 2021 nel sito qds.it 4.0, ha tentato di differenziare lessicalmente i due referenti, altrove designati con lo stesso nomignolo di draghetti e ha attribuito ai tecnici scelti da Draghi l’aggettivo draghiano e ai politici che appoggiano Draghi il nome, anche aggettivizzato, draghetti («Otto tecnici draghiani che pesano molto e quindici politici draghetti. Ma qualcuno disse che si fa il pane con la farina che si ha»).

 

Draghiani e draghismo

 

Questo tentativo di distinzione non ha avuto successo, anche perché, dopo il boom della prima metà di febbraio, draghetti pare scomparso dalle cronache politiche: dobbiamo considerarlo un occasionalismo dalla semantica incerta, che, come spesso accade agli occasionalismi, ha avuto un ciclo di vita fin troppo breve? Dai dati in nostro possesso, sembrerebbe la ricostruzione più plausibile. Una maggior durata sembrano avere altre denominazioni derivate dal cognome del Presidente del Consiglio. Il facile aggettivo draghiano ricorre anche in fonti più recenti («La sensazione che il nuovo corso draghiano non abbia granché bisogno degli statisti del Nazareno» si trova in un articolo della testata online «Linkiesta» del 3 marzo 2021; «Almeno per ora, il cambio di passo ‘draghiano’ che ci aspettavamo non c’è stato», ha scritto Maria Teresa Bellucci, deputata di Fratelli d’Italia, in un post apparso il 4 marzo nel suo blog), ma è in uso almeno dal 2006. A sua volta l’astratto draghismo, che risale anch’esso almeno al 2006, continua a essere usato anche in questi giorni: « Forse è un segno dei tempi che corrono, di draghismo dilagante, ma Guido Guidesi, assessore lombardo allo Sviluppo economico, responsabile della Lega per le Attività produttive, dice che è proprio in nome dell’europeismo che si spiegano le prese di posizione  più polemiche del Carroccio delle ultime ore» («Il Foglio, 3 marzo 2021); «La grammatica del draghismo comunicativo è infatti, come riconfermato dal messaggio, quella di un governo “senza aggettivi”» («La Stampa», 9 marzo 2021).

Ci possiamo aspettare una continuità, o forse anche un ampliamento d’uso, di draghiano e draghismo. Molto più difficile, invece, è scommettere su un radioso futuro del pur simpatico draghetti.

 

Le 49 parole (o locuzioni) già trattate da Michele A. Cortelazzo: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva, Germanicum, spallata, non mollare, pieni poteri, zona protetta, ciuffetto, chiudere, riaprire, riapertura, Decreto Rilancio, congiunto, Stati generali, democrazia negoziale, Paesi frugali, zecca, negazionista, Zaiastan, dittatura sanitaria, sanitocrazia, sforzo produttivo, sinistra petalosa, ristoro, DPCM, derenzizzare, costruttori

 

Immagine: Prima seduta del Consiglio dei ministri nel governo Draghi

 

Crediti immagine: governo.it, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, attraverso Wikimedia Commons

 

 

 

 

 

 

 

 


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