29 marzo 2021

Cacciavite

Le parole della neopolitica

Il discorso con cui Enrico Letta il 14 marzo 2021 ha accettato la segreteria del Partito Democratico non è caratterizzato da un lessico particolarmente interessante. Secondo un giudizio a caldo del direttore del «Foglio» Guido Cerasa, affidato a un tweet, «le idee ci sono (yea!), l’adrenalina è quella che è (zzz) ma una svolta è possibile». Cerasa ha espresso, in modo più benevolo e con una maggiore apertura di credito, un concetto che, almeno in parte, troviamo anche in un titolo di «Italia oggi» (16 marzo 2021): «Letta, un discorso lucido e levigato che però non parla al cuore della gente e non risponde ai suoi bisogni». È indubbio che per arricchire un discorso di parole che poi risultano interessanti da commentare, l’adrenalina, in genere, serve più delle idee. Davvero, almeno a prima vista il discorso di Letta non sembra proprio offrire materiale per questa rubrica.

 

Anima e vite

 

Ma c’è una parola che può attrarre la curiosità dei commentatori. Nel brano «dobbiamo mettere insieme l’anima e il cacciavite e non staccarle mai. Abbiamo bisogno di sapere qual è la vite da girare per mettere insieme valori e cose pratiche» colpisce naturalmente l’abbinamento di uno strumento concreto e umile quale è il cacciavite (e la vite) con un’entità spirituale e alta quale l’anima. Ma, prima ancora, a colpire è proprio l’immagine del cacciavite, come metafora del «fare» in politica. E difatti ha colpito i giornali, che nei titoli riecheggiano, anche nei giorni successivi, l’immagine che forse non ci saremmo aspettati di sentire dalla voce del lucido e levigato Letta. E così, lo stesso giorno del discorso, «Repubblica» attribuisce questo titolo a un articolo di Francesco Merlo: «Pd, quel dolce Enrico: anima e cacciavite», mentre «Domani» titola così un intervento di Nadia Urbinati: «Il partito-cacciavite di Enrico Letta per disarmare le bande interne». Più cattivo l’«Huffington post» che, qualche giorno dopo (il 18 marzo 2021), mette in discussione il cacciavite del nuovo segretario: «Altro che cacciavite, sulla segreteria Pd Enrico Letta torna al bilancino».

 

La cassetta degli attrezzi

 

Non è del tutto inusuale, in politica (e anche fuori della politica) istituire similitudini e metafore riferite ad attrezzi di lavoro: ben attestata, per esempio, è la metafora della cassetta degli attrezzi, che ha raggiunto anche i discorsi dei presidenti della Repubblica («La cassetta degli attrezzi, per riuscire in questo lavoro, è la nostra Costituzione» è una frase del messaggio di fine 2017 del presidente Mattarella; la stessa immagine era stata usata da Ciampi in una lettera del 2009); più ampia è la gamma di attrezzi evocata da Claudio Cerasa nel «Foglio» del 25 maggio 2013: «c’è chi, come Renzi, crede che il modo migliore per fare le cose in Italia sia quello di rompere, di imprimere delle rupture vere nei meccanismi del paese, e c’è chi invece, come Enrico, crede che per poter risolvere i problemi occorra fare tutto in modo pacato, sereno, silenzioso, senza strappi, senza forzature, cucendo invece che rompendo, e usando insomma non il martello o il trapano ma semplicemente il cacciavite». L’Enrico citato è proprio Enrico Letta.

 

La scuola di Prodi

 

L’immagine del cacciavite in politica non è, dunque, una novità, ed è probabilmente familiare a Letta, perché raffigura una tecnica che era già stata attribuita al suo modo pacato di fare politica. Ma, più radicalmente, l’immagine del cacciavite si collega in primo luogo all’esperienza politica di primario riferimento per la storia di Letta, quella dell’Ulivo di Prodi: «la tecnica del 'cacciavite' come è stata battezzata la politica scolastica di modifica della riforma Moratti attuata dal governo Prodi deve continuare», spiega Salvo Intravaia su «Repubblica» del 20 luglio 2006, a proposito della tattica del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni; un anno dopo, il 2 settembre 2007, lo stesso autore nel sito di «Repubblica» chiarisce con maggiori particolari: «In sedici mesi l'esecutivo Prodi ha messo mano alla scuola con la cosiddetta "tecnica del cacciavite": niente rivoluzioni, insomma. Dopo avere accantonato buona parte delle novità introdotte dal precedente governo, ha modificato gli esami di maturità dichiarando guerra ai diplomifici. Poi, è iniziato il lavoro per rendere il sistema di istruzione nazionale più efficace e giusto. Sono state introdotte una serie di novità, alcune delle quali partiranno proprio dall'anno scolastico ormai alle porte».

 

Anche Bersani

 

Dopo questo inizio, cacciavite è comparso qua e là nelle pagine di cronaca politica, sempre con riferimento all’area prodiana e a quella del Partito Democratico. Parla di un Prodi che «non si ritrae» il «Mattino» del 27 gennaio 2017: «indicando in un sistema dai collegi uninominali inglesi quello più adeguato alla stabilità e dispensando pillole di saggezza per esortare a “ricomporre, con il cacciavite”, una società “frammentata” dove neppure il sistema proporzionale uscito dalla Consulta potrà far tornare “la Prima Repubblica” di cui “non è rimasto più niente”». E certamente non poteva sottrarsi all’immagine del cacciavite Pierluigi Bersani, la cui propensione ai paragoni di tipo pratico (anche quelli più bizzarri) è proverbiale. Nel discorso dell’11 dicembre 2010, in una manifestazione del «popolo del Pd» in piazza San Giovanni a Roma, Bersani a un certo punto ha affermato che «bisogna portare ogni costo della politica alla media europea, cancellare le leggi speciali e della cricca, semplificare le procedure ordinarie e mettere il cacciavite nel funzionamento di ogni settore della Pa, a cominciare dalla Giustizia».

 

Fino a Patuanelli

 

Insomma, l’immagine del cacciavite, come metafora di un’azione politica che non sovverte norme e sistemi esistenti, ma li corregge, li smonta, li regola un po’ alla volta, appare tipica del Partito Democratico. Ma a volte il suo uso esce dall’alveo di questo partito, come in questa annotazione del sito di Icom, «Istituto per la continuità» che, in un articolo del 4 novembre 2019 trasferisce l’idea del cacciavite all’attività di Stefano Patuanelli, ministro del Movimento Cinquestelle: «sperando che la tecnica del cacciavite basti a ravvivare l’anemico sistema produttivo italiano».

 

Le 50 parole (o locuzioni) già trattate da Michele A. Cortelazzo: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revenge porn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva, Germanicum, spallata, non mollare, pieni poteri, zona protetta, ciuffetto, chiudere, riaprire, riapertura, Decreto Rilancio, congiunto, Stati generali, democrazia negoziale, Paesi frugali, zecca, negazionista, Zaiastan, dittatura sanitaria, sanitocrazia, sforzo produttivo, sinistra petalosa, ristoro, DPCM, derenzizzare, costruttori, draghetti

 

Crediti immagine: cogdogblog, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, attraverso Wikimedia Commons

 

 

 


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