28 giugno 2021

Resilienza

Le parole della neopolitica

 

Di resilienza il sito che ospita questa rubrica si è già occupato in un intervento, ampio ed esaustivo, di Maria Vittoria D’Onghia del 16 ottobre 2020 intitolato Resilienza, una parola alla moda. Non sarebbe però stato possibile non trattarne anche in questa rubrica, per la diffusione che questa parola, un tempo estremamente tecnica, sta avendo nel linguaggio politico.

 

Il Piano Nazionale

 

Come sempre, portiamo alcune testimonianze dell’estensione del suo uso. L’uso in politica di questa parola non nasce con il PNRR, cioè con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Cito una dichiarazione di Emma Bonino, del 20 ottobre 2018 («Razzismo, intolleranza, odio sono diventati luogo comune. Sto facendo un dossier che renderò pubblico a una conferenza stampa la settimana prossima con Liliana Segre che vuole istituire una commissione bilaterale. Negli ultimi tre giorni abbiamo avuto l’episodio di Lodi che ha avuto un’ottima reazione. Dobbiamo avere l’orgoglio della resilienza») e una di Giovanni Tria, allora Ministro dell’Economia, del 31 marzo 2019 («mettere in dubbio la sua solidità ma anche la sua resilienza»). Nelle aule della Camera hanno usato resilienza, tra molti altri, Stefano Patuanelli, del Movimento Cinquestelle, in quel momento (27 novembre 2019) Ministro dello sviluppo economico («Un tema rilevante è l’integrazione delle nuove tecnologie dell’informazione nel sistema energetico, così da favorire la generazione distribuita, la resilienza dei sistemi e la partecipazione attiva dei consumatori al mercato dei servizi») o Paolo Lattanzio (Partito Democratico), primo firmatario di una interrogazione presentata il 5 novembre 2019 («È parere degli interpellanti, quindi, che sia necessario porre in essere prontamente percorsi di educazione civica digitale volti a sviluppare la resilienza delle comunità nei confronti delle fake news»).

 

Due etti di resilienza

 

Francesco Merlo, su «Repubblica» del 24 maggio 2021, ha definito resilienza la «password della guarigione, l’abracadabra del futuro, la parola-regina che ci porta fuori dalla pandemia», portando anche lui esempi ben assortiti attribuiti a politici e tecnici dell’area di governo: «nelle conferenze stampa, Draghi la evoca più del debito buono. (…) Il ministro Speranza ha messo la resilienza al posto dell’immunità di gregge e il suo collega dell’economia Daniele Franco non parla più di sostegni bis ma solo di resilienza. Anche il generale Figliuolo ci accompagna dalla fascia gialla alla resilienza che è ben oltre quota 500 mila».

Sul «Sole 24 ore» del 19 giugno 2021 Francesco Prisco implora «Per favore, aboliamo la parola resilienza». E la parola non è sfuggita neppure agli autori di satira. Il 10 maggio 2021 la vignetta di Altan vede uno dei suoi personaggi tipici fare una ordinazione in negozio: “vorrei due etti di resilienza”. Ma ancor prima, il 17 febbraio 2021, Vittorio Sgarbi ha rifiutato la fiducia a Mario Draghi con questa motivazione: «Ha detto cose condivisibili, generiche, soprattutto rispetto a quanto pensavo della sua sofisticata dottrina, ma poi ha detto dieci volte ‘resilienza’, che vuol dire un accomodamento alle mode insopportabile».

 

Ingegneria, psicologia e altro

 

Ma cosa significa resilienza? Il significato originale della parola inglese resilience si è sviluppato nel campo dell’ingegneria dei materiali e rappresenta la capacità di un metallo di riacquistare la propria struttura o forma originaria dopo essere stato sottoposto a schiacciamento o deformazione’. Poi è passato alla psicologia, a significare ‘la capacità di riprendersi da eventi difficili della vita’. Da qui l’ampia estensione metaforica, che ha portato resilienza ad allargare via via i propri ambiti d’uso.

 

Espansione a Bruxelles…

 

Gran parte di questa espansione semantica si è realizzata a Bruxelles, nei palazzi dell’Unione europea. Non solo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non è altro che la realizzazione italiana del Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza, parte del New Generation Eu, un dispositivo che, si legge nelle fonti informative dell’Unione Europea, «aiuterà gli Stati membri ad affrontare l’impatto economico e sociale della pandemia di COVID-19, garantendo nel contempo che le loro economie intraprendano le transizioni verde e digitale e diventino più sostenibili e resilienti».

 

… ben prima di COVID-19

 

Ma la parola era ampiamente usata nei documenti europei ben prima del COVID-19 e in riferimento agli ambiti più diversi: ecologia (nel Comunicato stampa della Commissione europea del 29 novembre 2012, che riporta una dichiarazione del Commissario per l’Ambiente Janez Potočnik: «il progresso economico andrà di pari passo con un’economia verde e sostenibile e la resilienza ecologica sarà un fatto acquisito»); sostegno ai paesi in via di sviluppo (nella proposta di risoluzione del Parlamento europeo votata l’11 novembre 2013 «sull’approccio dell’UE alla resilienza e la riduzione del rischio di catastrofi nei paesi in via di sviluppo: imparare dalle crisi della sicurezza alimentare»); sanità (nella comunicazione della Commissione europea  del 4 aprile 2014 relativa a sistemi sanitari efficaci, accessibili e resilienti, con il paragrafo «Migliorare la resilienza dei sistemi sanitari»); agricoltura («Sostenere un reddito agricolo sufficiente e la resilienza in tutta l’Unione per rafforzare la sicurezza alimentare», in un allegato alla  proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al sostegno ai piani strategici che gli Stati membri devono redigere nell’ambito della politica agricola comune, raccolta in un fascicolo datato 4 dicembre 2019).

 

Le 56 parole (o locuzioni) già trattate da Michele A. Cortelazzo: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revengeporn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva, Germanicum, spallata, non mollare, pieni poteri, zona protetta, ciuffetto, chiudere, riaprire, riapertura, Decreto Rilancio, congiunto, Stati generali, democrazia negoziale, Paesi frugali, zecca, negazionista, Zaiastan, dittatura sanitaria, sanitocrazia, sforzo produttivo, sinistra petalosa, ristoro, DPCM, derenzizzare, costruttori, draghetti, cacciavite, cambio di passo, sostegno, Nuovo Rinascimento, scostamento di bilancio, recovery

 

 

Immagine: Dopo un incendio, l'ecosistema boschivo ha una certa capacità di "guarire" e di recuperare. Questa resilienza ecologica varia a seconda del contesto biogeografico e storico

 

Crediti immagine: Smack, Public domain, via Wikimedia Commons

 

 

 

 

 

 


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