28 luglio 2021

Green pass

Le parole della neopolitica

La ministra per gli Affari Regionali, Mariastella Gelmini ha spiegato il 15 luglio 2021 le difficoltà delle forze politiche a condividere le scelte per il controllo della pandemia: “credo sia normale su un tema importante come il Green pass avere sensibilità differenti, è capitato anche in passato. Sono fiduciosa che anche su questo tema, come ha detto il presidente Fedriga, si troverà una soluzione unitaria”. Il green pass da questione tecnica, concordata a livello europeo (e qui variamente denominata), è diventata questione politica, soprattutto interna; in particolare l’obbligo del suo possesso per svolgere particolari attività all’interno del Paese è argomento controverso.

 

Da Speranza a Meloni

 

La denominazione green pass è stata usata negli ultimi mesi da esponenti di diversi movimenti politici. Ne ha parlato, ovviamente, il ministro della Salute Roberto Speranza (per esempio, a margine di una iniziativa a Prato, il 28 giugno 2021, ha dichiarato: “A questa mattina 13 milioni e 700.000 persone hanno già scaricato il ‘green pass’ ed io penso che questo sia già un fatto molto positivo, perché segnala che c’è una grande attenzione e questo meccanismo che abbiamo costruito anche a livello europeo sta funzionando”). Ne ha parlato anche la leader dell’opposizione, Giorgia Meloni, per contrastare le proposte governative: “L’idea di utilizzare il green pass per poter partecipare alla vita sociale è raggelante, è l’ultimo passo verso la realizzazione di una società orwelliana. Una follia anticostituzionale che Fratelli d’Italia respinge con forza. Per noi la libertà individuale è sacra e inviolabile (è un tweet del 13 luglio 2021). E le testimonianze si potrebbero moltiplicare.

 

Il pass di Draghi

 

È noto il siparietto del presidente del Consiglio Mario Draghi del 12 marzo 2021. Dopo aver fatto riferimento, leggendo il discorso preparato(gli) in precedenza, allo smart working e al baby-sitting, si è interrotto e si è chiesto “chissà perché dobbiamo sempre usare tutte queste parole inglesi”. Sul green pass Draghi è stato in qualche misura coerente. Nelle comunicazioni fatte alla Camera il 23 giugno 2021, Draghi ha annunciato che “Per quanto riguarda il pass italiano, il 17 giugno è stato firmato il DPCM che definisce le modalità di rilascio”, usando, quindi, il solo pass, anglismo da tempo diffuso in italiano e inserito nei vocabolari. Il Decreto del 17 giugno, poi, non fa menzione di green pass: nelle definizioni cita la Piattaforma nazionale digital green certificate (anche Piattaforma nazionale-DGC) e le certificazioni verdi COVID-19 (ed è questo che comunemente viene chiamato green pass). Però, pare che ci possa essere una buona ragione per ricorrere all’anglismo: se il “passaporto sanitario” da poco istituito è un documento internazionale, o almeno europeo, internazionalmente chiamato green pass, è sensato che venga chiamato così anche in Italia.

 

Fracchia la belva umana e l’Europa

 

Sembra quanto meno alludere a questa condizione anche il deputato Pino Cabras (eletto nelle liste del Movimento Cinquestelle, ma ora passato al gruppo misto, nella componente L’alternativa c’è), quando, nel dibattito sulle comunicazioni del Presidente Draghi del 23 giugno 2021, ha affermato sarcastico: “al Consiglio europeo parlerete proprio di green pass, un nome che sa tanto di brand e pubblicità hollywoodiana, ma funziona come il lasciapassare di Fracchia la belva umana.

Ma non è così. In Europa non si parla, e non si è mai parlato ufficialmente, di green pass. Come si evince anche dal DCPM (all’art. 7: “per le tipologie di test riconosciute come valide dall’Health Security Committee dell’UE per l’emissione dei Certificati digitali europei COVID (già Digital Green Certificate”) era stata usata l’espressione green certificate. Solo Ursula von der Leyen aveva annunciato, in un tweet del 1° marzo, “We’ll present this month a legislative proposal for a Digital Green Pass” (con una scelta lessicale che deriva dalla precedente iniziativa israeliana che aveva adottato questa denominazione). Ma si tratta di un tweet, non di un documento ufficiale. I documenti ufficiali non solo non hanno mai usato green pass, ma hanno anche presto abbandonato l’immagine cromatica del “certificato verde”, per passare alla meno iconica, ma più precisa, denominazione di certificato COVID digitale. Nel sito della Commissione Europea si legge, ad esempio, che “Il regolamento sul certificato COVID digitale dell’UE è entrato in vigore il 1º luglio 2021. Ora il certificato COVID digitale potrà essere rilasciato a tutti i cittadini e i residenti dell’UE e verificato in tutta l’Unione”.  

 

Provincialismo 

 

L’Europa c’entra dunque poco con la denominazione green pass. Si tratta di una denominazione principalmente italiana. La conferma ci viene da una ricerca sui maggiori giornali europei. Sia la “Frankfurter Allgemeine Zeitung” sia “Le Monde” hanno poche attestazioni di green pass e la maggior parte di queste si riferiscono all’Italia (o, in Francia, alla Corsica). Più numerose le occorrenze del “Guardian”, ma anche qui spesso in relazione all’Italia (oltre che a Israele e allo stesso Regno Unito).Insomma, green pass sembra essere proprio uno di quegli anglismi che ricorrono più nella bocca dei politici italiani (e nella penna dei giornalisti italiani) che nella bocca degli anglofoni o nella penna di politici e giornalisti delle altre nazioni europee. Continua quindi ad aleggiare la sconsolata domanda di Mario Draghi: chissà perché dobbiamo sempre usare tutte queste parole inglesi? Soprattutto quando siamo gli unici provinciali a farlo.

 

 

 

Le 58 parole (o locuzioni) già trattate da Michele A. Cortelazzo: menevadismo, contratto di governo, manina, palle, sovranismo, cambiamento, pacchia, mangiatoia, umanità, pigranza, buonista, revengeporn, radical chic, salvo intese, professoroni, rosiconi, gufo, sbruffoncella, rosicare, interlocuzione, rottamazione, ruspa, vaffa, sardine, Italia viva, Germanicum, spallata, non mollare, pieni poteri, zona protetta, ciuffetto, chiudere, riaprire, riapertura, Decreto Rilancio, congiunto, Stati generali, democrazia negoziale, Paesi frugali, zecca, negazionista, Zaiastan, dittatura sanitaria, sanitocrazia, sforzo produttivo, sinistra petalosa, ristoro, DPCM, derenzizzare, costruttori, draghetti, cacciavite, cambio di passo, sostegno, Nuovo Rinascimento, scostamento di bilancio, recovery, resilienza, diarchia

 

 

 

 

 

 

 


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