02 febbraio 2010

Biocapitalismo

La nostra vita nella vita del capitale

Metti il prefissoide “bio-“, dal greco “bíos” (vita), davanti a una parola e avrai aggiunto l’ennesimo elemento a una nutrita serie che s’infoltisce dall’antichità (biografia) fino ai giorni nostri (biometria), mietendo successi soprattutto nelle scienze (biologia, biopsia, biosfera). Se poi il “bio” si intreccia con l’economia e la sociologia, ecco nascere il “biocapitalismo”. Una nuova specie che, secondo alcuni, la “vita”, più che darla, la succhia…

Quanti capitalismi sono nascosti nel forziere della lingua italiana? Come tutti i sostantivi che terminano con il suffisso -ismo, indicanti filosofie, ideologie, sistemi di valori e dottrine politiche, movimenti storici, politici, culturali, artistici, mode e tendenze, anche capitalismo ha una sua ricca e stratificata semantica, tanto più che il vocabolo si riferisce a un fenomeno di dimensione globale, dalle mille articolazioni, caratterizzato da un complesso sviluppo storico legato a precise fasi cronologiche e da forti differenziazioni nelle ricadute economiche, sociali e territoriali. Un fenomeno che, in virtù di tanta estensione, capienza e pregnanza di contenuti, induce la coscienza linguistica a formulare adesioni e opposizioni. Per questo motivo di capitalismi, nella lingua, oltre e più ancora che nella realtà dei fatti, ne esistono moltissimi, più o meno radicati nel lemmario; spesso, anzi, aggressivi (e spesso polemici) ma effimeri parti di creatività giornalistica, ottenuti con l’aggiunta di prefissi classici e di prefissoidi dell’ultima o penultima ora: a partire dai semplici prefissati marca-tempo (archeocapitalismo, protocapitalismo, neocapitalismo, postcapitalismo, tardocapitalismo; veterocapitalismo contiene già un giudizio svalutativo), proseguendo con i sociologistici microcapitalismo e megacapitalismo, per finire, in coda lunga e allungabile ad libitum, contutti gli altri, mai neutri semanticamente, come anticapitalismo, arcicapitalismo, extracapitalismo, filocapitalismo, ipercapitalismo (variante con suffisso alla latina: supercapitalismo), pseudocapitalismo, subcapitalismo (il capitalismo nei Paesi del sottosviluppo; si tratta di una prestito dallo spagnolo sudamericano), telecapitalismo, turbocapitalismo… senza tralasciare i coloritissimi necrocapitalismo e pornocapitalismo e, sul fronte buonista, passando alle locuzioni, il capitalismo compassionevole (compassionate capitalism) concepito nel 2003 da Marc Benioff come virtuosa contemperazione di esigenze competitive e coesione sociale, e il capitalismo bonsai, che da una parte non soddisfa, dall’altra non fa paura perché non riesce ad assurgere a dimensioni globali.
 
In questa selva di capitalismi si colloca da poco tempo – ancora non recepito dai dizionari della lingua italiana – la nuova parola biocapitalismo, che ha una data certa di ingresso nell’italiano scritto: il 2008, anno di pubblicazione del saggio Il biocapitalismo – Verso lo sfruttamento integrale di corpi, cervelli ed emozioni (Torino, Bollati Boringhieri), autore il sociologo Vanni Codeluppi, che già aveva nel 2007 lanciato nell’arena del dibattito l’innovativa locuzione vetrinizzazione sociale. Che razza di capitalismo è questo biocapitalismo? Il prefissoide bio- ha assunto, nella nostra lingua, una molteplicità di sfumature semantiche, che sarà utile compendiare brevemente.
 
Bio-, che adatta il greco bíos ‘vita’, da centocinquant’anni è produttivo nella formazione di termini principalmente delle scienze naturalistiche, ma anche, via via, delle scienze sociali. Non è che l’antichità classica non conoscesse composti con bio- (biographía, biológos ‘chi descrive la vita’), ma la creatività del prefissoide è tutta moderna (biologia, biogenesi) e contemporanea (bionica, biosfera, biopsia, biodegradabile).
 
Lo sviluppo e la divulgazione della terminologia scientifica, anche oltre il recinto degli specialismi, ha determinato una diffusione dei composti con il prefissoide bio-, il quale ha assunto nuove sfumature di significato. Giuseppe Antonelli (Sui prefissoidi dell’italiano contemporaneo, in «Studi di lessicografia italiana», vol. XIII, Le Lettere, 1995, p. 278) nota che bio- è molto presente, oggi, nella formazione di composti che: 1. Implicano, in senso estensivo, l’idea di ‘vita’ (sostantivo) o di ‘vivo’ (aggettivo) e cita a sostegno, tra gli altri termini, biomassa, biocidio, biodimagrante, bioetica, biomanipolazione e la stessa biopsia; 2. Contengono il riferimento all’idea di ‘biologico’, che può sfumare in direzione del significato di ‘ecologico’ (bioarchitettura, biocasa, biodiversità, bioalimenti).
 
La vitalità del primo elemento bio- è confermata da una rapida scorsa delle ultime edizioni dei migliori dizionari dell’uso. Anche i dizionari dei neologismi di Giovanni Adamo e Valeria Della Valle (Neologismi quotidiani, Leo S. Olschki Ed., 2003, e 2006 parole nuove, Sperling & Kupfer Ed., 2005) riportano numerosi composti con bio-. In 2006 parole nuove, i due lessicografi censiscono bioscanner (con bio- ‘relativo alla scienza della biologia’); biobar, bio-industria, bioricetta, bioristorante (con bio- ‘naturale, ecologico’); biochirurgia, biochirurgico, biofibra, bioimmagine, biomarker (con bio- ‘relativo alle biotecnologie’).
 
In quale senso, dunque, il biocapitalismo di Codeluppi è ‘vivo’, rimanda alla ‘vita’ o magari all’’ecologia’? Il biocapitalismo ha senz’altro a che fare, secondo lo studioso, con la ‘vita’ degli esseri umani; poco o punto, invece, con l’ecologia, intesa come ‘equilibrio ambientale’. Il biocapitalismo si presenterebbe come l’ultima frontiera del capitalismo postmoderno: un sistema (e un’ideologia) capace di andare oltre lo sfruttamento dei lavoratori salariati, stabili, flessibili o precari, in direzione dell'uso dell'essere umano come identità che si sottopone consenziente alla manipolazione a pagamento del corpo, trattato come laboratorio di tecnologie avanzate e insieme merce di lusso (chirurgia estetica), come strumento di estensione di mode monetizzabili (il fruitore di media e costrutti simbolici), come materia biologica da brevettare (ingegneria genetica), come uso vampirizzante delle menti (aziendalismo partecipativo), come vissuto da riqualificare simbolicamente allo scopo di delectare (l'intrattenimento spettacolare e l'industria culturale degli eventi grandi e magniloquenti), come cerniera tra reificazione sessuale e realizzazione sociale (la politica dei corpi), come coinvolgimento sensoriale del consumatore, perseguito attraverso strategie pubblicitarie e di marketing virale, pratiche di shopping esperienziale.
Insomma, secondo Codeluppi la vita del capitale si nutre della vita umana; la vita umana non può fare a meno della vita del capitale: le ragioni dell’una si compenetrano nelle strutture molecolari dell’altra.
 
Il lemma
 
biocapitalismo [composto di bio- e capitalismo] sostantivo femminile. – Secondo alcune interpretazioni sociologiche, fase di evoluzione del capitalismo contemporaneo che prevede il passaggio ad una produzione di valore economico basato sull’impiego dell’essere umano nella sua totalità, ossia nelle dimensioni biologiche, mentali, relazionali e affettive.
 
Esempi d’uso
 
Il biocapitalismo è la forma più avanzata di evoluzione del modello economico capitalistico. Una forma che si caratterizza per il suo crescente intreccio con le vite degli esseri umani.
Vanni Codeluppi, Il biocapitalismo, Bollati Boringhieri, Torino (giugno) 2008
 
Che cos’è il biocapitalismo? Un neologismo che prefigura scenari apocalittici? O il processo di astrazione dovuto al capitale, in conseguenza della “smaterializzazione” del denaro?
http://micromegas.splinder.com, 10 ottobre 2008
 
Il biocapitalismo ha scoperto che il valore risiede nelle identità, nei significati, nelle esperienze degli individui e nel loro desiderio di acquisire sempre nuove identità, nuovi significati, nuove esperienze. Grazie al fatto che oggi la materia biologica e il vissuto psichico sono brevettabili e manipolabili, essi diventano le vere fonti del valore. L’esigenza del biocapitalismo diventa quella di trovare sempre nuovi modelli di utilizzo delle nuovi fonti di valore e di costruire un ambiente che alimenti costantemente il desiderio di identità, significati ed esperienze.
Biagio Carrano, http://eorakesifa.wordpress.com, 11 luglio 2009
 
Le soggettività dovrebbero, partendo da sé e cercando l’alleanza con altre lotte, assumere un atteggiamento critico cercando delle forme e degli strumenti di sottrazione di fronte al capitalismo per come si dà nella contemporaneità, un biocapitalismo che cerca di divorare la vita stessa, un sistema paralizzante di tutte le attività del pensiero, della lotta, e del desiderio.
Cristina Morini, intervistata da Adelaide Coletti, «Il Paese delle donne on line», 9 novembre 2009
 
Nel corso degli ultimi 12 mesi, le borse finanziarie mondiali hanno recuperato circa il 20%, oltre il 40% se facciamo riferimento al punto di minimo toccato nel marzo scorso. È un andamento atteso, parzialmente “drogato”, se consideriamo che i mercati finanziari sono oggi il cuore pulsante (nel bene e nel male) del biocapitalismo contemporaneo.
Andrea Fumagalli, www.globalproject.it, 4 gennaio 2010
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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