20 luglio 2008

Camorra

Un giorno bisognerà capire bene perché un fenomeno criminale con radici e insediamento fisico prevalentemente locale, ma giro d’affari, orizzonti, alleanze, clienti e complicità a livello nazionale e internazionale sia risalito negli ultimi tempi prepotentemente alla ribalta dell’attenzione mediatica e dunque pubblica grazie soprattutto a un libro (il romanzo dal biblico titolo di Gomorra – che però ricorda la forma gamurra attestata in passato come variante di camorra –, scritto da Roberto Saviano) e al film che ne è stato tratto (dal titolo omonimo, con regia di Matteo Garrone e successo di critica e di pubblico al Festival di Cannes). Certo, oggi sembra valere, a rinfocolare tanta attenzione, anche l’evidenza dei fatti, come la faccenda dei rifiuti a Napoli e dintorni, i falò della munnezza organizzati da gente di popolo che però è anche gente di famiglia (intendendo famiglia nel senso di ‘raggruppamento, clan camorristico’), perché per quella gente lavora, con quella gente tratta quotidianamente, di quella gente ha addosso lo stampo. L’evidenza dei fatti, però, è, a ben vedere, una finzione o un’illusione: senza il clamore suscitato dall’uscita del film di Garrone, che replica, a distanza di un paio d’anni, quello provocato dal successo inaspettato del romanzo di Saviano, quanto e per quanto a lungo gli occhi degli italiani (per non parlare di quelli degli stranieri) si sarebbero puntati sulla camorra, che pure, di per sé, ogni giorno e senza clamore, «è l’organizzazione criminale più corposa d’Europa», come scrive Saviano? L’ultimo grande periodo di popolarità della camorra risale ai tempi della potente e spregiudicata Nuova Camorra Organizzata del boss Raffaele Cutolo (tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta del Novecento), poi soppiantata dalla Nuova Famiglia, confederazione di clan capeggiati da boss stanchi dello strapotere monopolisitico di Cutolo. Il quale, tra parentesi, torna sulle pagine dei giornali in questi giorni, a causa della morte della di lui suocera Pasqualina Alaia, uccisa dal figlio che non intendeva obbedirle, accettando il consiglio di andare a lavorare. Cutolo fu anche al centro del bel libro di Giuseppe Marrazzo Il camorrista: vita segreta di don Raffaele Cutolo, cui s’ispirò Giuseppe Tornatore per il suo film d’esordio del 1986, Il camorrista. Camorra, gelida e tenebrosa, come nel film di Garrone, identificata misteriosamente dai suoi stessi adepti e fruitori in un diffusivo e impersonale e asettico ‘o sistema, è parola che in effetti reca in sé e su di sé misteri. Non casualmente, verrebbe da dire, è per la prima volta attestata nell’italiano scritto nel 1861, a nazione italiana nascente (nello stesso anno è documentato per la prima volta anche camorrista ‘aderente alla camorra’). È parola di origine napoletana, ma incerta. Misteriosa. Tra le tante ipotesi, se ne citano due, così riassunte dallo studioso Leonardo Rossi nel suo Breve storia della lingua italiana per parole: dal napoletano morra ‘banda’, con prefisso rafforzativo cata-, poi abbreviato in ca-; e da camorra ‘imbroglio’ e camorrare ‘imbrogliare’ come forme parallele di camuffa e camuffare con simile significato, da una base cam- da carminare ‘incantare’ (vedi il latino carmen nel senso di ‘incantesimo, malocchio’).

 

Definizione: sostantivo femminile [voce napoletana, forse connessa con morra «frotta, torma»]. – Associazione della malavita napoletana con leggi, obblighi e doveri particolari, linguaggio convenzionale e tribunali propri, che ebbe il suo massimo sviluppo sotto i Borboni: esercitava il lotto clandestino, il contrabbando, riscuoteva la sua percentuale nelle bische e nei postriboli, cercava di conseguire i propri fini col terrore occultando i suoi reati mercé l’omertà. Con caratteri simili, affini anche a quelli della mafia e della ’ndrangheta d’altre regioni, la camorra ha dato recentemente nuove prove della sua esistenza e delle sue attività illecite e criminose rivolte soprattutto alla speculazione edilizia, all’imposizione di tangenti, al traffico della droga, al controllo di un mercato illegale e parallelo dei rifiuti.

 

 

 

 

 

Crediti immagine: copertina del libro Gomorra, Roberto Saviano, Mondadori.


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