16 luglio 2017

Egro, egrotante, egroto

«Né cum altra aviditate e desiderio veniamo noi e gli altri egrotanti e oppressi da varii morbi del corpo a bere questa saluberrima aqua porretana, che se fazano le pie e felice anime al luoco del purgatorio, acciò che, detersa e purgata ogni rubigine e macula, possano andare a quella beata e tranquilissima patria»: in modo tipicamente simmetrico Giovanni Sabadino degli Arienti tratteggia le necessità curative del corpo e dell’anima nelle sue Novelle porretane (1495), raccolta di racconti della più varia ispirazione riuniti in una cornice di esplicita ascendenza boccacciana.

L’aggettivo egrotante, cultismo di uso non frequente che vale «ammalato, infermo», deriva dal latino aegrotans, antis, participio presente di aegrotare «essere ammalato». Fatte salve alcune attestazioni letterarie, ha trovato talvolta impiego nel linguaggio medico, senza, per altro, far registrare un particolare grado di apprezzamento da un punto di vista lessicografico. Egrotante, infatti, non è lemmatizzato, né diversamente registrato, nelle cinque edizioni del Vocabolario degli Accademici della Crusca e nel Dizionario della lingua italiana  di Tommaseo, mentre, invece, suscita una nota di biasimo nel Dizionario moderno di Panzini («latinismo brutto ed inutile [...] che alcuni medici adoperano invece di ammalato»). Alla medesima area semantica appartengono, evidentemente, egro ed egroto. Si tratta, anche in questo caso, di due aggettivi di derivazione latina (rispettivamente da aeger aegra aegrum  e da aegrotus) la cui etimologia non è possibile ricostruire con certezza: per il primo, infatti, il Dizionario etimologico della lingua latina di Ernout e Meillet recita laconicamente «pas d’étymologie» e argomenta, genericamente, che per i nomi delle malattie bisognerà attendere di individuare un’etimologia indoeuropea; per il secondo, invece, sebbene sia certa la derivazione da aeger, non è facile spiegare la presenza del suffisso –otus, pur volendo ipotizzare un influsso del greco –ωτος. Restando a considerazioni di carattere etimologico, può essere interessante ricordare le osservazioni di Isidoro di Siviglia riguardo alle possibili sfumature di significato dei due termini: «aeger quod agitatur infirmitate vel tristitia ad tempus – aegrotus quod sit aeger frequentius».

Vale la pena, infine, precisare che, diversamente da egrotante ed egroto, egro è usato anche con significati diversi da quello di «ammalato, infermo» e che, in particolare, nell’accezione di «addolorato, afflitto», una famosa attestazione petrarchesca («O veramente sordi, ignudi e frali, / poveri d’argomenti e di consiglio, / egri del tutto e miseri mortali!», Trionfi) ne ha consentito la consacrazione lessicografica sin dalla prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612).

 

 

 

 

 

Immagine: Il bambino malato, Gabriel Metsu, Rijksmuseum, Amsterdam. Crediti: [Public Domain].


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