19 luglio 2008

Eleggere, scegliere

Non da oggi, in occasione delle più disparate consultazioni elettorali, si esortano gli elettori ad esprimere le proprie preferenze di voto con la massima ponderatezza, continuando, però, a nutrire più di una riserva, secondo quanto emerge, con ironica chiarezza, dal I canto degli Animali parlanti di Giovan Battista Casti: "Ma sapean quei quadrupedi elettori, / forse più ancor degli elettor moderni, / che convien lumi aver superiori / per isceglier talun che ci governi, / e valutare i merti, e andare adagio, / e non dare alla diavola il suffragio".

Da un punto di vista etimologico, il verbo transitivo eleggere deriva dal latino eligere - composto a sua volta della preposizione ex- "da, tra, fra" e del verbo lego "scegliere" - nel significato proprio di "scegliere fra molti", con specifico riferimento all'oculatezza della scelta. Molto ricca e articolata, come si può facilmente ricavare dal Thesaurus linguae latinae, è la serie dei derivati

di eligere: electatio "scelta" ("quid electatione tua ... dignius videatur", Paschale Cizense), electilis "eletto, scelto" ("vino et victu probo, piscatu electili vitam colitis", Plauto, Mostellaria), electio "scelta", electivus "che esprime scelta" ("quamvis ... øper apud Graecos coniunctio sit electiva", Prisciano), elector "colui che sceglie" ("optime dei elector", riferito ironicamente all'eretico Marcione, Tertulliano, Adversus Marcionem) e il participio passato electus "scelto", con funzione sia aggettivale ("phrasin non vulgarem nec sordidam, sed electam", Seneca), sia sostantivale ("electos in insidiis posuit", Frontino, Strategemata). Dalla medesima base latina derivano anche, fra l'altro, il francese élection e l'inglese election. Tornando all'italiano eleggere, è oggi comune il significato di "elevare a un grado, a una carica, a una dignità, a un pubblico ufficio attraverso elezioni", mentre può considerarsi letterario quello di "scegliere, preferire" ("di gran lunga è da elegger più tosto il poco e saporito che il molto e insipido", Boccaccio), sebbene poi lo si incontri di frequente nell'espressione, propria del linguaggio burocratico, eleggere il proprio domicilio che vale "scegliere" e quindi "fissare, stabilire il proprio domicilio".

Se, come abbiamo visto in apertura, è facile ironizzare sull'assennatezza degli elettori, non si può nascondere, in conclusione, che altrettanto lo è farlo sulla correttezza degli eletti: "Rosina, un deputato / Non preme una saetta / Che s'intende di Stato / [...] Non importa neppure / Che sappia di finanza / [...] E se non sa di legge / Sappi che la corregge / [...] Che asino è colui / Che s'alza la mattina / Pensando al bene altrui! / Il mio signor Mestesso, / è il prossimo d'adesso" (Giuseppe Giusti Il deputato, 1848).

 

 

 

 

 

 

Immagine: An Election Entertainment, William Hogarth, Sir John Soane's Museum, London. Crediti: [Public Domain].


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