16 luglio 2017

Euro

Moneta unica, grammatica divisa

Nel vertice di Valenza del dicembre 1995, in cui si propose il nome che avrebbe avuto la nuova valuta europea, fu il delegato tedesco a mettere tutti d’accordo (c’era chi voleva “florin”, chi “ecu”, chi “corona”…): si chiamerà “euro”, perché evoca l’Europa. Proprio da lì cominciarono i problemi per “euro” in italiano…

Il caso del nome euro è uno di quelli che, agli appassionati delle vicende della lingua italiana, quasi fa dimenticare le turbolenze economiche che nel nostro Paese seguirono all’adozione della moneta comune europea (inizio del 2002). Si potrebbe dire: problemi per le tasche degli italiani, problemi per chi già da tempo si chiedeva, certo con minore preoccupazione: ma euro, la parola euro, cambia al plurale (trasformandosi in euri, cioè terminando in –i come tutti i regolari sostantivi maschili che al singolare escono in –o) o rimane uguale, cioè invariato?

 La faccenda è stata al centro di un acceso dibattito prima e dopo il momento in cui il presidente della prestigiosa Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, nel 2001 prese autorevolmente la parola per dichiarare, in buona sostanza, che euro poteva in modo legittimo considerarsi un vocabolo invariabile nel numero. Militava, a favore di tale pronunciamento, anche il fatto che una vasta campagna mediatica aveva sostenuto tale affermazione. Ma è stato fatto acutamente notare dallo studioso Yorick Gomez Gane (nel suo saggio “Euro. Storia di un neologismo”) che tale campagna, fondata su un approccio sbrigativo e superficiale alla questione, aveva presentato come precetto autoritativo il contenuto di una semplice Nota del 1998, compilata dal Direttore Generale degli Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea, non dotata in sé e per sé di alcuna pretesa o valore di prescrittività. Nella Nota si consigliava l’uso del plurale “euro” nei documenti legislativi. In breve tempo, la pressione mediatica, la presa di posizione della Crusca, l’aneddoto (ripreso da tutti gli organi di stampa) dell’allora (25 novembre 2001) Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che cancella tutte le attestazioni di “euri” da un decreto governativo (sostituendole con “euro”), il definitivo tabellario del trattamento grammaticale di “euro” nelle varie lingue dei Paesi dell’Unione (che recepisce l’indicazione della Nota del ’98 per quanto concerne l’italiano) producono una forte spinta a favore di “euro” al plurale, che, fino a quel momento, se la batteva alla pari con “euri” anche negli usi scritti e perfino in quelli amministrativi e burocratici di ambito pubblico.

 

A parte il fatto che autorevoli esponenti dell’Accademia della Crusca, prima della presa di posizione del Presidente, si erano espressi per il plurale “euri”, c’è da considerare che i sostenitori di “euro” basano le loro argomentazioni su un presupposto errato, e cioè che “euro” sia uno scorciamento di “Europa”. L’erroneità è dimostrata dal fatto che le abbreviazioni in italiano mantengono il significato della parola da cui derivano e di solito provengono da parole composte: foto=fotografia, bici=bicicletta; ma euro non significa Europa (infatti indica una moneta) ed Europa non è una parola composta. “Euro” deriva da “Euro” nel significato di “europeo”, che è un’ellissi di “Euro-currency” (cioè “eurovaluta”), nato probabilmente negli ambienti finanziari inglesi e presente nella lingua finanziaria inglese dal 1963 già per indicare l’ECU (European Currency Unit), la moneta che precedette l’euro. Quando, nella riunione dei Ministri delle Finanze tenutasi a Valenza nell’ottobre del 2005, il ministro tedesco Theo Waigel propose “euro”, fece passare il termine come neutro e dunque accettabile per tutti i Paesi (florin o corona non appartenevano alla tradizione di tutti i Paesi dell’Unione), mentre in realtà si trattava di un anglicismo tecnico.

 

Nel caso di “euro”, l’invariabilità al plurale è favorita anche dalla frequenza d’uso di sintagmi come “pagamento in euro”, “debito in euro”, “[valore] espresso in euro”; e dalla propensione a lasciare invariati i forestierismi (gli ufo; i mango). Di quest’ultimo argomento si fanno forti i sostenitori del plurale invariato in –o. Ma non è argomento decisivo: in virtù di un uso massiccio, col tempo si può avere il passaggio a un plurale in –i (il gazebo, i gazebo; lo sciampo, gli sciampi) dopo una prima fase di invariabilità (il/i gazebo; lo/gli sciampo).

 

I dizionari della lingua italiana si comportano in modo vario, ma propendono per la correttezza e unicità del plurale invariato “euro”. Nell’uso, da qualche anno in qua, è notevolmente maggioritaria la soluzione “l’euro/gli euro”. Comunque, si deve essere coscienti che il plurale “euri” non è scorretto, anche se molti storcono il naso perché sentono “euri” come forma popolareggiante e sbagliata.

 

 

Il lemma

 

Euro sostantivo maschile (plurale invariabile) – Nome della moneta unica dell’Unione Europea, in vigore dal 2002, il cui valore è fissato a 1936,27 lire.

 

Dal vocabolario Il Treccani dell’Istituto della Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani, Roma 2003

 

 

Esempi d’uso

 

Cinque modi di usare la parola euro

 

Il simbolo grafico dell’euro si ispira alla lettera dell'alfabeto greco "epsilon" e si riferisce all'iniziale della parola "Europa". Le linee parallele rappresentano la stabilità della moneta europea. L’abbreviazione ufficiale dell'euro, registrata presso l’International Organization for Standardization (ISO) e utilizzata a fini economici, finanziari e commerciali, è "EUR".

www.euro.ecb.int/it/what/glossary.html

 

Non ci saranno “euri” in Italia. L’euro non sarà declinato al plurale: lo ha sancito definitivamente il Senato, respingendo un emendamento alla Finanziaria presentato dal senatore dell'Udc, Renzo Gubert, che chiedeva di inserire da gennaio 2003 nei nuovi atti ufficiali delle pubbliche amministrazioni la denominazione al plurale della moneta europea. Ferma la reazione del sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas, contrario alla modifica. “Possiamo dividerci su tutto” ha osservato “ma non sulle scelte dell’Accademia della Crusca”.

«La Repubblica», 18 dicembre 2002

 

Il presidente dell’Accademia della Crusca, prof. Francesco Sabatini, si è pronunciato nel numero 23  della rivista “La Crusca per voi” (ottobre 2001) e la motivazione più forte che ha portato in difesa dell’invariabilità della parola euro è stata che questa è “una parola dotata di una sua particolare fisionomia, portatrice di una semantica che quasi la isola nel contesto morfosintattico... la prima parola di una lingua europea non nazionale”. Certo, resta il nostro istinto di parlanti nativi che ci induce ad applicare le regole della morfologia naturale della nostra lingua e a flettere di conseguenza un nome maschile terminante in -o nella sua normale forma plurale in -i: personalmente sono convinta che l’uso parlato resterà vario e spero che nessuno si scandalizzerà di fronte a chi dirà euri.

Raffaella Setti, Redazione Consulenza Linguistica Accademia della Crusca, www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=104&ctg_id=93

 

Per un pugno di euri

Titolo di un album (2005) dei Flaminio Maphia, gruppo hip-hop romano

 

Nel campo commissioni è possibile inserire il valore assoluto, espresso in euro, delle commissioni pagate per l’acquisto.

«Milano Finanza on-line», 16 ottobre 2006 www.milanofinanza.it/common/help/help.asp?vis=portafoglio

 

 

 

 

 

 

 

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