24 luglio 2018

Giuseppe Baretti, maestro di italiano in Inghilterra

«quando saprete quella lingua bene, avrete più idee che non n’avrete ignorandola»

                                                                                                                                                   (Giuseppe Baretti)

 

Giuseppe Marcantonio Baretti (1719-1789) visse in Inghilterra dal 1751 al 1760, tra il 1766 e il 1770 e nel maggio del 1771 vi si stabilì definitivamente. Tra i suoi incarichi (poeta teatrale all’Opera italiana e la nomina a Segretario per la corrispondenza straniera della Royal Academy of Painting, Sculpture and Architecture dal 1769), si dedicò anche all'insegnamento della lingua italiana dando lezioni private e in qualità di precettore di Italiano delle figlie del fabbricante di birra Henry Thrale e di Hester Lynch.

 

L'educazione di fanciulle e fanciulli

 

Nell'Inghilterra del Settecento l'italiano era popolare per motivi pratici e culturali: grazie al Grand Tour, ai commerci con l'Italia e con il Medio Oriente, all'opera italiana a Londra, e al prestigio letterario, l'italiano era studiato da uomini e donne dell'aristocrazia, della borghesia e della classe mercantile, ed era parte fondamentale dell'educazione di fanciulle e fanciulli. In questo ambiente aperto alla cultura e alla lingua italiana Giuseppe Baretti portò importanti strumenti per l'apprendimento della nostra lingua: un dizionario che ebbe grande diffusione, una grammatica, un'antologia di testi letterari, una raccolta di dialoghi bilingue.

 

Disposizione ad imparare le lingue

 

Prima ancora che insegnante di italiano, Baretti era un appassionato studioso di lingue straniere, apprendendo il francese, l'inglese, lo spagnolo, il portoghese, e questo ne determinò l'approccio volto a giungere quanto prima a possedere un buon bagaglio lessicale e alla necessità di imitare la corretta pronuncia dai madrelingua. Così narra del suo apprendimento dell'inglese. Appena giunto in Inghilterra, scrive Baretti ai fratelli nel 1760, «Ne' primi due mesi non potevo intendere una sillaba; ma quando con un incessante studio di nomi e di verbi e d'altre parti dell'orazione mi fui ficcato nel cervello qualche centinajo di parole, mi facevo leggere da chiunque mi capitava dinanzi quelle parole più d'una e più di dieci volte e mi provavo continuamente a pronunziarne le più difficili». Baretti attribuisce la propria disposizione ad imparare le lingue anche al suo «cangiar sovente paese ne' miei anni giovanili» e all'essersi abituato a imitare i dialetti dei luoghi in cui soggiornava o che sentiva a teatro, come il veneziano di Pantalone, il bergamasco di Truffaldino, il bolognese del Dottore e il napoletano di Coviello: «In questo modo accostumai di buonora gli organi del parlare ad essere pieghevoli, e la lingua a pronunziare ogni suono o dolce o aspro, o veloce o tardo, o dentale o gutturale che si fosse». Perciò Baretti, con un'acuta intuizione moderna, esorta il fratello Filippo ad abituare «il tuo tenero figliuolo ad imitare il parlare del volgo, e quello dei contadini e quello de' numerosi Savojardi [...], perché quanti più suoni saprà da fanciullo pronunziare, tanto più facilmente imparerà poi, fatto grande, le lingue straniere».

 

La grammatica «come la calce a’ muratori»

 

E la grammatica? Baretti consiglia di dare dapprima solo una scorsa agli aspetti più difficili, e di tesaurizzare il maggior numero di parole e frasi con l'aiuto del dizionario. Solo una volta che si è giunti ad una competenza che permetta di leggere l'italiano in maniera discreta, è opportuno studiare la grammatica in modo più dettagliato, con tutte le sue regole e irregolarità. Del ruolo della grammatica nell'apprendimento di una lingua Baretti scrive anche ne «La Frusta letteraria»  (15 febbraio 1764), affermando che lo straniero che voglia imparare «la fiorentina favella», deve prima farsi «spiegare dal maestro alcuno de’ nostri autori più facili e piani» e procacciarsi «in tal foggia un mediocre capitale di triti vocaboli e di frasi comunali, anzi che entrare nel vasto pelago delle difficoltà e delle minuzie grammaticali». La grammatica serve infatti «come la calce a’ muratori, onde legar bene insieme le pietre e i mattoni, che sono a mio intendere i primi grossi materiali d’una lingua», ovvero le parole e le frasi acquisite mediante la lettura.

 

Leggere gli autori italiani

 

I primi due testi di Baretti sulla lingua mirano proprio a indirizzare alla lettura: il breve opuscolo Remarks on the Italian Language and Writers (1753) illustra pregi e difetti di autori italiani, additando a un galantuomo inglese in Italia quali autori leggere per imparare l’italiano e quali invece evitare per attingere alla purezza del toscano; e An Introduction to the Italian Language (1755), un'antologia di testi italiani con traduzione e note esplicative su grammatica e lessico, pensata per chi, già in possesso dei rudimenti grammaticali, voglia impararla senza un maestro.

 

I dialoghi per Esteruccia

 

L'opera per lo studio dell'italiano di Baretti più curiosa e originale è Easy Phraseology for the Use of Young Ladies, Who Intend to Learn the Colloquial Part of the Italian Language (1775), la raccolta di dialoghi composti per la sua allieva di dieci anni Hetty Thrale, o Esteruccia. Si tratta di dialoghi unici per il tono giocoso, gli interlocutori inverosimili e le situazioni iperboliche, volti a intrattenere Esteruccia, in base al principio che, scrive Baretti, «nessuna cosa vi va tanto diritta al cuore, e v’acchiappa la mente sì bene, quanto le più massìcce scempiaggini»: studiare (leggere, ripetere, trascrivere) sì, ma divertendosi. È la stessa fruitrice dell'opera, Hetty-Esteruccia, a chiedere ‘scrivetemi almeno de’ dialoghi che mi facciano ridere’. E così tra gli epiteti attribuiti ai dialoghi troviamo ‘matti’, ‘pazzi’, ‘balordi’, ‘certi dialogacci’ che ‘non contengono un’oncia di buon senso’, bensì pieni di ‘sciempiaggini’ e ‘corbellerie’.

 

Racconti contro la noia e la pedanteria

 

Alcuni dialoghi sono «Tra Esteruccia e il suo Maestro», altri hanno come interlocutori uno Svegliarino, e un Letto, il Dito Mignolo, un Ago, il Sofí di Persia, un Gallo chiamato Bellimbusto, due Cavalli di Carrozza, un Foglio di Carta e una Penna, e via dicendo. Il contenuto spazia dall'ambito domestico a quello culturale. Il Dialogo «Tra un Cane e un Gatto», ad esempio, tratta della peste narrata nella Cronica di Villani, del conte Ugolino e di Dante. «Tra Saturno e la Luna» narra che la prima moglie di Saturno è morta in seguito all’indigestione di trippe alle nozze di Amore e Psiche. Nel Dialogo «Tra un certo Pavone e le sue due Pavonesse», il Pavone annuncia di aver letto sulle Gazzette «le peggio [novità] del mondo». Con un crescendo in cui le Pavonesse cercano di indovinare quale sia la disgrazia («S'è il Papa fatto Turco?», «È l'Africa stata mangiata da qualcuna delle sue tigri?», «Vogliono le dame di Boston bere assolutamente null'altro che acquavite invece di té?») il Pavone rivela che «una gatta [...] ha graffiato [...] una signorina, vostra conoscente, chiamata la signora Esteruccia». Segue l'iperbolica e fantasiosa descrizione del graffio: «cento bigonce di sangue sgorgarono dalle sue ferite [...] come il Nilo quando inonda tutto l’Egitto». A conclusione il Chirurgo ordina a Esteruccia «che per vent'anni avvenire ella ha a mangiare venti libbre di bue arrosto ogni mattina, per rifare il tanto sangue perduto, altrimenti non guerirà più» e inoltre di «leggere un dialogo sette volte ogni dì della settimana, eccettuate le Domeniche», ricordando in modo spiritoso all'allieva-protagonista l'importanza di studiare con costanza.

È facile indovinare il divertimento di Esteruccia, di cui Baretti scrive nell'epistolario «io le voglio settemila volte più bene che non l'ho mai voluto ad alcuno», e che così imparava l'italiano da un maestro affezionato, coltissimo e appassionato, tanto amante delle lingue quanto avverso alla noia e alla pedanteria.

 

 

 

Testi di Giuseppe Baretti citati

 

Remarks on the Italian Language and Writers. In a letter from Mr. Joseph Baretti to an English Gentleman at Turin, Written in the Year 1751 (London; Printed in the Year 1753).

An Introduction to the Italian language […]. With a literal Translation and Grammatical Notes, for the Use of those who, being already acquainted with Grammar, attempt to learn it without a Master (London: Printed for A. Millar, 1755).

A Dictionary of the English and Italian languages […] Volume I (London: C. Hitch and L. Hawes et al, 1760); Dizionario delle lingue italiana ed inglese di Giuseppe Baretti […] Volume II (London: C. Hitch and L. Hawes et al, 1760).

Easy Phraseology for the Use of Young Ladies, Who Intend to Learn the Colloquial Part of the Italian Language (London: G. Robinson e T. Cadell, 1775).

Lettere familiari a’ suoi tre fratelli Filippo, Giovanni e Amedeo [1760], a cura di Luigi Piccioni (Torino: Società Subalpina Editrice, 1941).

La Frusta letteraria [1763-64], a cura di Luigi Piccioni, 2 voll. (Bari: Laterza, 1932).

Opere, a cura di Franco Fido (Milano: Rizzoli, 1967).


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