20 gennaio 2021

Verso il silenzio. La creazione di una vita a Camere separate

A trent’anni dalla morte di Pier Vittorio Tondelli

 

«Questo libro lo vedo un po’ come la coscienza di tutto quello che ho fatto finora».

 

È nel 1988 che Pier Vittorio Tondelli inizia a lavorare al progetto di Camere separate. Il romanzo vedrà la luce l’anno seguente, presso la casa editrice Bompiani. Nel testo notiamo l’aumento dello spessore narrativo a discapito dello studio sulla lingua e di quello “sperimentalismo” di cui si era detto per Altri Libertini. Come ricorda bene Enrico Minardi in quest’ultimo romanzo «non sono rintracciabili quelle componenti come l’animazione linguistica e il racconto di vicende legate al quotidiano delle giovani generazioni» e questo contribuisce a gettare sul testo un’aura di intima confessione.

Camere separate è quindi la registrazione autobiografica delle tante separazioni che investono il protagonista Leo (alter ego dell’autore): quella dal suo compagno Thomas (una relazione a distanza prima, la di lui sua scomparsa poi); il rapporto difficile con gli altri uomini dopo la morte di Thomas e, in ultimo, la lontananza ideologica e umana dal suo paesino emiliano e dai suoi riti religiosi.

 

Tre movimenti

 

Il testo è diviso in tre movimenti: il primo è Verso il silenzio, segue Il mondo di Leo e il romanzo si conclude con l’eponima sezione Camere separate.

Tutto l’intreccio sarà un sovrapporsi di piani temporali che andranno a raccontare la storia d’amore e tutto il percorso che porta il protagonista all’elaborazione del lutto per Thomas. Ma non è questo un procedere per forza negativo, come sottolinea anche Antonio Spadaro è attraverso questa Passio che l’autore, con il suo protagonista, rende la letteratura «un’esperienza conoscitiva e morale e la macchina da scrivere […] un’automobile per un viaggio interiore, teso a colmare le distanze e le separazioni esteriori sì, ma soprattutto quelle interiori».

Il libro è scritto tutto in terza persona, scelta inedita per Pier Vittorio Tondelli, ma che se analizzata attentamente rivela contenuti interessanti, come scrive Roberto Carnero infatti: «la struttura della narrazione è quella, fluida, del pensiero del protagonista. Il narratore onnisciente che parla di lui in terza persona si confonde con Leo stesso, procedendo con gli andirivieni tipici di uno stream of consciousness»1. Il primo movimento, Verso il silenzio, si apre proprio con la fine di un viaggio aereo, dall’Oblò del velivolo Leo vede l’increspatura delle Alpi e la sua immagine riflessa nel finestrino, questo dà luogo a una profonda riflessione in cui l’autore getta tutta la disillusione e la tristezza degli anni della sua maturità.

 

Fenomenologia dell’abbandono

 

L’assunto da cui parte Pier Vittorio Tondelli, e su cui si posa tutta la fenomenologia dell’abbandono che nel romanzo si dipana, è molto semplice: come si fa a distinguere Leo da Thomas in un rapporto Leo-con-Thomas dove l’uno (l’amante) si è annullato nell’altro (l’amato). Ma soprattutto come si fa a sopravvivere all’abbandono ultimo, la morte.

Nel testo rintracciamo una letteratura interiore, capace, secondo Iacoli, di «uno sguardo dolente su cose o persone, intriso della coscienza di una diversità che non permette il possesso del luogo, ma apre solamente allo sradicamento […] – schierandosi così – contro il romanzo monologico, a favore di una letteratura fisica, forte, emotiva».

Tra i modelli di questa letteratura interiore, Tondelli cita il Pozzo della solitudine di Radclyffe Hall, come libro sentimentale, passionale (nelle pagine del Weekend Postmoderno lo scrittore sarà più volte citato). Poi: alcuni degli autori più amati, due fra questi, forse i più significativi, vengono citati dal critico Luigi Levrini e sono sicuramente «Ingeborg Bachmann e Peter Handke. Quest’idea di letteratura è la stessa che sostiene Camere separate», allo stesso modo infatti questo libro «mette in scena la vicenda di un uomo che ha perso il proprio compagno, che attraversa la perdita della parola e del senso […], vicenda che è descritta con accenti di grande lirismo, descrizioni emotive, dove il sentimento entra sia come elemento contenutistico che di stile e di struttura».

 

Bachmann, Handke, Silvio D’Arzo

 

Il percorso stilistico di Peter Handke può essere facilmente assimilato a quello di Tondelli, entrambi infatti partendo da una forma narrativa di assoluta rottura, riescono a rientrare con grazia nei ranghi e a ritrovare forme romanzesche tradizionali. Rimangono pagine importanti di L’abbandono, in cui Tondelli parla direttamente della poetica di Handke, dell’intimismo, sicuramente, ma anche di quell’autobiografia del linguaggio tanto cara allo scrittore austriaco:

 

«Tutto questo per dire che la figura dell’autobiografia riveste nella prosa di Handke un ruolo di grande rilevanza, o quanto meno lo rivestono i modi in cui Handke fa dell’autobiografia linguistica, i modi in cui svolge i vissuti e la realtà in processi linguistici. Un’autobiografia che sfugge a classificazioni banali, un’autobiografia né calda né fredda, né passionale, né disincantata, né mentale né sensuale. Un’autobiografia del linguaggio, le posizioni linguistiche dei sentimenti».

 

Ma non sono solo stranieri i riferimenti, se infatti il tono riflessivo di Camere separate è da imputare ad ascendenze handkiane, i paesaggi e alcuni personaggi (soprattutto quelli del paese natale) sono da ricercare nel lavoro di Silvio D’Arzo. È forse attraverso questa lente narrativa che «Tondelli guarda alla città con l’occhio curioso del narratore padano, in una disposizione a contrapporre le cose, a precisare nettamente la direzione e il territorio del proprio racconto, di ascendenza darziana […]. Città e provincia si ritagliano entrambe uno spazio ben definito all’interno dei racconti di D’Arzo, segnando diversi momenti poetici della sua produzione»2.

Così Pier Vittorio Tondelli affronta, nell’ultimo suo romanzo, temi primari: l’amore, la morte, la solitudine, il ritorno e il dolore. Lo fa chiudendo i conti, quasi come un veggente, con quanto scritto precedentemente e confermandosi, a nostro avviso, scrittore generazionale, in quanto fedele alla propria sincerità e alla propria condizione. Tondelli offre, come ultima prova narrativa, un romanzo denso e commovente, in cui il protagonista, sferzato dal vento e dal dolore, diventa simulacro di una generazione spaesata e sola, ma continuamente alla ricerca di una traccia di assoluto.

 

Note

1 Roberto Carnero, Lo spazio emozionale – guida alla lettura di Pier Vittorio Tondelli, Novara, Interlinea, 1988, p. 79.

2 Giulio Iacoli, Tondelli: Una geografia del presente, in Giulio Iacoli, Atlante delle derive. Geografie da un’Emilia postmoderna: Gianni Celati e Pier Vittorio Tondelli, Reggio Emilia, Diabasis, 2005, p. 109.

 

Bibliografia

- Fulvio Panzeri (a cura di), Pier Vittorio Tondelli, Opere. Romanzi, Teatro e Racconti, Milano, Bompiani, 2000.

- Fulvio Panzeri e Generoso Picone, Tondelli. Il mestiere di scrittore, Ancona, Transeuropa, 1994.

- Enrico Minardi, Pier Vittorio Tondelli, Firenze, Cadmo, 2003.

- Luigi Levrini, Il tramando emiliano nell’opera di Tondelli, Rimini, Guaraldi, 2007.

- Roberto Carnero, Lo spazio emozionale – guida alla lettura di Pier Vittorio Tondelli, Novara, Interlinea, 1998.

- Enrico Palandri, Pier – Tondelli e la generazione, Bari, Laterza, 2005.

- Filippo La Porta, Tra mimesi e dissimulazione, in «Panta» n. 9, 1992.

- AA. VV, I tempi del rinnovamento. Atti del convegno internazionale Rinnovamento del codice narrativo in Italia dal 1945 al 1992, Bulzoni, Roma, 1993.

- Alberto Bertoni, Partiture critiche, Pisa, Pacini Editore, 2000

- Antonio Spadaro, Lontano dentro se stessi, Milano, Jaca Book, 2002

- Giulio Iacoli, Tondelli: Una geografia del presente, in Giulio Iacoli, Atlante delle derive. Geografie da un’Emilia postmoderna: Gianni Celati e Pier Vittorio Tondelli, Parma, Diabasis, 2005.

 

Abbiamo già pubblicato di Giuseppe Nibali Della fantasia, della libertà, del desiderio: Altri libertini

A trent’anni dalla morte di Pier Vittorio Tondelli

 

Immagine: House by the railroad

 

 

Crediti immagine: Edward Hopper, Public domain, via Wikimedia Commons


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