10 marzo 2021

Valerio Evangelisti, Eymerich e le parole del Directorium Inquisitorum

Derive e frontiere. Scorribande nella lingua e nei linguaggi di fumetto e fantascienza

 

Nicolas Eymerich è un personaggio inventato da Valerio Evangelisti, un “antieroe” con un profilo psicologico inquietante, un inquisitore che reprime ogni diversità, un’arma micidiale del potere, un «archetipo del fondamentalismo» (Scarpa 2000). Evangelisti ha incontrato il suono folgorante del suo nome nella Storia dell’intolleranza in Europa (1979) di Italo Mereu, l’ha immaginato fisicamente ispirandosi all’attore Vincent Price nel Grande inquisitore di Michael Reeves (1968) e gli ha attribuito la sub-personalità “schizoide” incontrata in Seminari di psicopatologia e psicoterapia di Bruno Caldironi (1992). È un personaggio dinamico, che oltre a risolvere enigmi, superare ogni tipo di avventura e sterminare mostri ed esseri umani (nemici della fede), compie anche un viaggio interiore di formazione che si sviluppa nel corso dei tredici libri “canonici” del “Ciclo di Eymerich”, ovvero uno dei più noti della fantascienza italiana contemporanea, oggi raccolto nei tre volumi della Titan Edition Mondadori (Evangelisti 2019a, 2019b, 2019c): Nicolas Eymerich, inquisitore (1994, Premio Urania 1993), Le catene di Eymerich (1995), Il corpo e il sangue di Eymerich (1996), Il mistero dell’inquisitore Eymerich (1996), Cherudek (1997), Picatrix. La scala per l’inferno (1998), Metallo urlante (1998), Il castello di Eymerich (2001), Mater Terribilis (2002), La luce di Orione (2007), Rex tremendae maiestatis (2010), Eymerich risorge (2017), Il fantasma di Eymerich (2018).

 

Nicolau, Nicolás, Nicolas

 

L’ecosistema narrativo di Eymerich, che comprende anche racconti e romanzi brevi, nonché produzioni in altri linguaggi dal fumetto al videogame e al gioco da tavolo, con Evangelisti come coautore o addirittura del fandom, è imperniato sulle avventure dell’inquisitore, che non è solo un personaggio finzionale (Sebastiani 2018, 2019). Eymerich è infatti un esempio di come Evangelisti trasformi un evento storico in letteratura. L’inquisitore è una persona vissuta tra il 1320 e il 1399, come il personaggio: Nicolau (Nicolás in catalano o Nicolas in francese) Eymerich è nato a Gerona in una famiglia della piccola aristocrazia, domenicano e inquisitore, autore di libri come Dialogus contra Lullistas, con cui attacca opere e seguaci di Raimondo Lullo, e il Directorium Inquisitorum, il suo manuale destinato agli inquisitori più volte ristampato tra XVI e XVII secolo (Borromeo 2010, Somigli 2007). Ci sono incongruenze biografiche tra personaggio reale e finzionale (es. viene nominato Inquisitore generale d’Aragona nel 1357 e non nel 1352 come leggiamo in Nicolas Eymerich, Inquisitore), ma in questa sede ci interessa quanto viene ripreso correttamente all’interno del Ciclo: l’appartenenza all’Inquisizione e le citazioni dai suoi libri.

 

«Piegare il libero pensiero»

 

Eymerich si inserisce in una famiglia di personaggi numerosa nella tradizione cinematografica, fumettistica, musicale e letteraria internazionale (Lavenia 2013, Ancona 2010, Valente 2010, Gilly 2010, Adamo 2010 e 2006, Valente 2009, Domenichelli Lazzerini 2007), che, a partire dalla diffusione del romanzo gotico, nelle vicende cupe e di persecuzioni ambientate dal Medioevo al XVII secolo vede spesso inquisitori come figure del terrore, incarnazioni di oscurantismo, intolleranza, giustizia sommaria e repressione istituzionale. Una visione che, in particolare dagli ultimi decenni del secolo scorso, è stata ridimensionata, tacciata di “leggenda nera”, perché le condanne e il ricorso alle torture sarebbero stati in realtà assai minori di quanto tramandato. Evangelisti, storico di formazione prima che scrittore, ha spesso attaccato questa storiografia considerandola revisionista, definendo l’Inquisizione un «tribunale coercitivo che non mirava a umiliare i corpi, bensì a piegare il libero pensiero. Madre, in ciò, di tutti i totalitarismi che le sarebbero succeduti, fino ai giorni nostri» (Evangelisti 2010: 33).

 

Gli interrogatori degli eretici

 

Evangelisti ne parla anche in I volenterosi carnefici del Papa, l’introduzione alla riduzione del Directorium Inquisitorum annotata da Francisco Peña nel XVI secolo, edita da Fanucci nel 2000 con il titolo Il manuale dell’inquisitore, a cura di Louis Sala-Molins, in cui Eymerich recupera e organizza documenti sparsi (canoni, leggi, costituzioni, apparati, deliberazioni, condanne, proibizioni, approvazioni, conferme, consultazioni con risposte, lettere apostoliche, indulti, risoluzioni, analisi degli errori egli eretici), modelli di redazione di sentenze, formule d’abiura e condanna. Il volume, letto nell’edizione spagnola e francese, antecedenti a quella italiana, è stato per Evangelisti il punto di riferimento per il Ciclo, in particolare nelle parti relative agli interrogatori degli eretici. Da esso, infatti, lo scrittore riprende le definizioni degli eretici (che di fatto sono «tutti coloro che, in qualunque modo, vengano a trovarsi in opposizione alla dottrina cristiana intesa nella sua accezione più larga, quella insomma che include il dogma come l’uso, e l’intenzione evangelica come il codice giuridico appropriato per tale intenzione», Sala-Molins 2000: 36), le informazioni sui documenti ecclesiastici e sulle condanne per cui, ad esempio, il bestemmiatore è costretto, con la lingua inchiodata a una trave, ad attraversare la città «reggendo tra le mani il suo fardello» (Evangelisti 2019b: 681).

 

Latinismi, ispanismi, ebraismi

 

Entrano così nelle pagine del Ciclo, attraverso il Directorium, anche diverse espressioni non di lingua italiana: parole latine proprie delle pratiche inquisitorie, tradotte alla prima occorrenza, come quaestio («Mentre saliva le scale, passò mentalmente in rassegna la decina di interrogatori che aveva condotto al fianco di padre Agustín. Domande sommarie, peso eccessivo accordato ai testimoni, ricorso frequente alle quaestiones, cioè ai supplizi. Il problema era che mancavano norme precise, che fossero di guida alla condotta degli inquisitori», in Nicolas Eymerich, Inquisitore, Evangelisti 2019a: 71), o murus arctus («Quattro giorni di murus arctus, di carcere stretto, avevano lasciato il segno su quelle membra esili», in Le catene di Eymerich, Eymerich 2019a: 248), parole spagnole come rejudaysati e rejudayzada, ebraiche come teuila e Baal tessuva. Queste ultime appaiono in Picatrix, quando nel corso di una quaestio Eymerich cerca di far confessare quella che ritiene una “regiudaizzata”, ovvero una persona che, divenuta cristiana, torna al giudaismo, attraverso un rito descritto nel Directorium:

 

Colui che desidera regiudaizzare viene interrogato da uno dei giudei presenti con la seguente formula: vuoi fare teuila? (che significa: vuoi bagnarti nell’acqua per tornare giudeo?). Il postulante risponde: sì. Allora il giudeo che presiede gli dice Baal tessuva (che significa: esci dallo stato di peccato). Viene allora spogliato completamente e introdotto nell’acqua – talvolta calda. I giudei gli strofinano allora tutto il corpo con della sabbia, in particolare la fronte, il petto e le mani, ossia tutte quelle parti che avevano ricevuto il sacro crisma al momento del battesimo cristiano. Dopodiché gli si tagliano a filo, fin quasi a farle sanguinare, le unghie delle mani e dei piedi; gli si rasa il cranio e lo si immerge nell’acqua di un fiume. Gli si fanno fare tre immersioni del capo e, dopo ogni immersione, i giudei presenti recitano la seguente preghiera: Benedetto sia tu, Dio, Padre dei secoli, che ci hai ordinato di santificarci con quest’acqua e con questo bagno (bagno in ebraico si dice teuila). Fatto questo, il regiudaizzante esce dall’acqua, riceve nuovi indumenti e abbraccia tutti i giudei presenti. Prende allora un nuovo nome, in genere quello che aveva prima del suo passaggio al cristianesimo. Terminata la cerimonia, il regiudaizzante promette di confessare, di rispettare e di vivere secondo la legge di Mosè […]. (Eymerich Peña 2000: 83)

 

Ciò è ripreso nel romanzo nelle parole di Eymerich stesso:

 

Il tono di Eymerich, da duro che era, si fece insinuante. «No, così non va bene. Non va bene per niente. Se insisti a negare non potrò salvarti. Il dolore che provavi poco fa, mentre mastro Gombau ti slogava le braccia, è nulla rispetto a quello che ti attende quando le tue carni saranno divorate dal fuoco. Perché questo è ciò che ti accadrà.» L’inquisitore giunse le mani dietro la schiena e si allontanò di qualche passo. «Voglio aiutarti. Ti descrivo una scena. Sei sulla riva di un fiume, o accanto al bordo di una vasca, nuda come adesso. Attorno hai i tuoi confratelli giudei. Uno di loro ti chiede: “Vuoi fare teuila?”. Tu rispondi di sì. Allora il rabbino esclama: “Baal tessuva!” che vuol dire “esci dalla condizione di peccato”. Ti strofinano addosso della sabbia, poi ti tagliano le unghie e i capelli alla radice, fino a farti sanguinare. Ti immergono nell’acqua tre volte e ti fanno giurare di rispettare per sempre la legge di Mosè. Sono certo che non ti sei dimenticata di quella notte. O era giorno? Dimmelo tu.» (Evangelisti 2019b: 193)

 

Formulari processuali e sofisticazioni

 

Del Directorium, inoltre, sono ripresi soprattutto i formulari adoperati da Eymerich per aprire e concludere i processi, e i consigli per svolgere gli interrogatori superando le astuzie degli eretici. Se ad esempio consideriamo la sezione del Directorium dedicata appunto agli Interrogatori (Eymerich Peña 2000: 140-151), vi troviamo il modello usato per costruire l’interrogatorio dei Catari in Le catene di Eymerich. Infatti, il Manuale avverte che gli eretici sofisticano le domande in dieci modi: nel rispondere in modo equivoco, aggiungendo una condizione, nel rovesciare la domanda, nel mostrare sorpresa, nel tergiversare sui termini della domanda, nello sviare il discorso, nell’autogiustificarsi, nel fingere una debolezza corporea, nel simulare stupidità o follia, nel darsi arie di santità. Il primo caso è esemplificato come segue: «interrogati sul vero corpo di Cristo, rispondono sul suo corpo mistico. Così, se gli si chiede: “Credi tu che questo sia il corpo di Cristo?”, rispondono: “Sì, credo che questo sia il corpo di Cristo” (intendendo con questo una pietra lì vicino, o il loro stesso corpo, nel senso che tutti i corpi sono di Cristo, perché sono Dio, che è il Cristo)». Il secondo: «se voi chiedete all’accusato: “Credi tu che il matrimonio sia un sacramento?”, lui risponde: “se Dio vuole, certo che lo credo!” (sottintendendo che Dio non vuole che lui lo creda)». Ci limitiamo a questi due perché sono i modi ripresi in Le catene di Eymerich: quando infatti Padre Jacinto chiede a Authié «sai perché sei stato chiamato in giudizio davanti a questo santo tribunale?», la risposta è «stando a quanto hanno detto le guardie, mi giudicate eretico», e subito Eymerich avverte che «la negoziazione del prigioniero si riferisce alla circostanza che le guardie gli abbiano comunicato l’accusa», “sofisticando” così con il secondo modo. E quando Jacinto chiede: «quanti eretici vi sono in questi luoghi?» Authiè risponde «io non ne ho mai visto alcuno», ma ormai il domenicano è istruito, per cui sa che «asserendo che non hai mai visto eretici in questi luoghi, intendi dire che non ci sono eretici in questa stanza, eccetto te stesso che non puoi vedere», rifacendosi così al primo modo.

 

La repressione che si riverbera nel futuro

 

Nella fantascienza siamo abituati all’uso di testi scientifici come fonti, anche citate esplicitamente, da cui si proiettano mondi possibili. Ciò avviene anche in questo caso. Il Directorium è infatti un testo a suo modo, paradossalmente, “scientifico”, costruito razionalmente sulla base di studi ed esperienze, che offre un quadro teorico (teologico) e una casistica “documentata”, nonché soluzioni a problemi concreti, come le strategie retoriche adottate dagli eretici. Il fine, inteso come bene comune, è – sempre paradossalmente – il controllo dei corpi e delle menti. E proprio come tale offre un mondo possibile che si proietta nel futuro, dato che i romanzi di Eymerich sono tendenzialmente composti da tre storie interconnesse ambientate tra il XIV secolo, “tempo base” in cui agisce in vita l’inquisitore, e il futuro, articolato in due livelli, il primo tra il XX e il XXI secolo, un secondo anche molto oltre, fino al XXXII. Nel tempo base, come nei successivi, vanno sterminati gli eretici, vale a dire chiunque si opponga al pensiero dominante, o a quello che si vuole imporre come tale. Eymerich è stata una persona realmente esistita, protagonista di un fenomeno storico e partecipe degli eventi che l’hanno caratterizzato; diventato un personaggio letterario, agisce da “volenteroso carnefice” con gli strumenti propri dell’Inquisizione, usati in modo lucido e spietato, tenendo fede all’obiettivo. Quel fenomeno e quegli eventi storici, nel mondo possibile narrativo, diventano l’archetipo della repressione che si riverbera nel futuro, un elemento permanente della storia dell’umanità. In questa rielaborazione, Eymerich personaggio finzionale porta con sé il sapere della sua figura reale, a cui Evangelisti attinge portando così in scena il conflitto per il potere, che passa attraverso il controllo dei corpi e dell’immaginario, anche con strategie retoriche precise.

 

 

Bibliografia

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Evangelisti V. (2019c), Eymerich. Libro tre, a cura di Alberto Sebastiani, Milano, Mondadori

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Lavenia V. (2013), Il tribunale innominato. Appunti sull’immaginario dell’Inquisizione romana, in Religione, scritture, storiografia. Omaggio ad Andrea Del Col, vol. 3, a cura di Giuliana Ancona, Dario Visintin, Montereale Valcellina, Circolo Culturale Menocchio

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Somigli L. (2007), Valerio Evangelisti, Fiesole, Cadmo

Valente M. (2009), Contro l’Inquisizione. Il dibattito europeo secc. XVI–XVIII, Torino, Claudiana

 

 

Il ciclo Derive e frontiere. Scorribande nella lingua e nei linguaggi di fumetto e fantascienza è curato e scritto da Alberto Sebastiani. Qui sotto, l’elenco delle puntate già pubblicate:

1. Erotismo e rivalsa in Parle-moi d’amour di Vanna Vinci

 

 

Immagine: Screenshot dal film Il grande inquisitore di M. Reeves (1968)


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