19 maggio 2022

Nel segno del comico: genere, generi e lingua in Aristofane e oggi

A proposito del volume Le amiche di Lisistrata di Valeria Melis e Rita Fresu

 

Le tre commedie ‘femminili’ di Aristofane (Le donne che celebrano le Tesmoforie, Lisistrata e Le donne all’assemblea) hanno sempre goduto di un’attenzione e di una fortuna critica minore rispetto alle altre otto commedie che ci sono rimaste, soprattutto nell’età tardo-antica. A dimostrarlo, c’è il fatto che il più grande studioso di Aristofane nel periodo bizantino, Demetrio Triclinio, editore di testi e maestro di scuola, non ritenne né utile né conveniente dedicare ai tre drammi un commento specifico.

Per quanto riguarda poi le due commedie che furono messe in scena nello stesso anno (il fatidico 411, l’anno del colpo di stato oligarchico), Le donne che celebrano le Tesmoforie e Lisistrata, c’è un’altra circostanza che ha contribuito a ritardarne la conoscenza e la diffusione: i due drammi non figurano infatti nella prima edizione a stampa delle commedie di Aristofane, pubblicata da Aldo Manuzio a Venezia nel 1498, perché il curatore, il filologo cretese Marco Musuro, non aveva a disposizione il Ravennate, l’unico manoscritto che le conserva integralmente. È proprio per questo motivo che, per uscire, dovettero aspettare il 1515, quando vennero pubblicate in un piccolo libretto stampato a Firenze da Bartolomeo Giunta.

 

Le donne senza nome, Prassagora e Lisistrata

Negli ultimi anni, però, gli studi di genere applicati alle letterature classiche (come spiega Valeria Melis, docente a contratto di Lingua e letteratura greca all’Università di Sassari, nel secondo capitolo di questo libro, che funge da introduzione alla parte ‘classica’ del volume) hanno rivolto a queste tre commedie molto particolari l’attenzione che esse meritano, prendendo in considerazione soprattutto il linguaggio dai personaggi femminili: le donne senza nome che si oppongono al (presunto) atteggiamento misogino di Euripide nelle Donne che celebrano le Tesmoforie; Prassagora, la “donna che trasforma le sue parole in azioni”, che nelle Donne all’assemblea riesce, con un coraggioso stratagemma, a far sì che le donne ateniesi ottengano il potere; Lisistrata, la “donna che scioglie gli eserciti”, che, nella commedia omonima, con l’aiuto delle donne ateniesi e spartane convince, grazie al geniale ‘sciopero del sesso’, i maschi bellicosi a fare la pace.

Nel terzo capitolo viene analizzato nei dettagli il lungo discorso tenuto da Mica, una delle ateniesi che prendono la parola, durante la festa di Demetra riservata alle donne, per accusare Euripide di tutte le sue malefatte: la Melis sottolinea tutte le sfumature linguistiche di questa arringa violenta, nella quale Aristofane mescola abilmente il lessico colloquiale a quello più tecnico dell’oratoria giudiziaria, mettendo in risalto gli archetipi tragici e comici che costellano il monologo.

La crescente fortuna critica che Lisistrata, la più grande eroina aristofanea, ha avuto negli ultimi decenni è un dato di fatto – ed è stato oggetto di numerosi studi, che hanno puntato la loro attenzione sulla definizione del rapporto tra la sua particolare caratterizzazione linguistica e la finzione che il personaggio ricopre nella trasmissione del messaggio della commedia. Ma anche il modo di esprimersi delle vecchie che formano il semicoro femminile (in contrasto con quello della loro controparte maschile) merita attenzione – ed è quello che avviene nel quarto capitolo del libro, dove la Melis ne analizza il linguaggio ricco e variegato, che “segue i movimenti umorali delle donne, ne asseconda e definisce l’azione e soprattutto ne convoglia il messaggio di pace, ragion d’essere dell’intera commedia”.

 

Come parla Penia

Il quinto capitolo è dedicato invece alla commedia che, tanto nell’ultimo periodo bizantino quanto nei primi secoli dell’Umanesimo e del Rinascimento, è stata di gran lunga la più letta, tanto da generare una serie di imitazioni e riscritture – penso in particolare alla Penia Fabula di Rinuccio di Castiglione d’Arezzo, che tra il 1414 e 1415 rielaborò la scena centrale del Pluto, l’agone tra il protagonista della commedia, l’anziano Cremilo, che ha deciso di guarire il dio della ricchezza dalla cecità che l’affligge (e che gli impedisce di donare la sua fortuna a chi se la merita), e Penia, la personificazione della Povertà, che cerca invano di spiegargli come l’indigenza, in sé, non sia un male, perché è proprio la mancanza di mezzi la causa che stimola l’intraprendenza degli esseri umani.

Questa curiosa figura femminile (“Erinni, ostessa o filosofa?”, si chiede la Melis) è l’argomento del capitolo che chiude il volume: il controverso personaggio di Penia viene rivalutato proprio attraverso l’analisi del suo linguaggio, dove gli aspetti seri, indubbiamente presenti, legati alle caratteristiche della poesia elevata (epica e tragedia), non sono sufficienti a coprire, tanto da farli sparire, gli aspetti comici, che si presentano mescolati ad altre sfumature di tipo filosofico e morale.

 

Il linguaggio comico delle attrici italiane oggi

A fornire una sorta di premessa metodologica all’analisi condotta con grande cura sui testi greci (che, come abbiamo visto, si concentra esclusivamente sul linguaggio dei personaggi femminili nelle commedie di Aristofane), troviamo nel primo capitolo l’analisi di Rita Fresu, che insegna Storia della lingua italiana e Linguistica italiana presso l’Università di Cagliari.

Excursus rapido e succoso sulle caratteristiche del linguaggio comico delle più famose attrici italiane, da Franca Valeri a Virginia Raffaele passando per Serena Dandini e Luciana Littizzetto, questo capitolo iniziale ne analizza le strategie condivise e le connessioni mancate, ponendo in evidenza come “per la sua valenza intrinseca, e soprattutto per le strategie formali attraverso cui si realizza, il comico costituisce ... una dimensione problematica, e conflittuale, per le donne”.

La nostra televisione è lontana anni luce dal palcoscenico ateniese: ma l’interazione ben riuscita tra il variegato panorama moderno e le sue solide radici antiche fa di questo libro (Le amiche di Lisistrata: lingua, genere, comicità nel tempo), pubblicato a Perugia dalla casa editrice Morlacchi, un saggio multidisciplinare assai ben riuscito.

  

Immagine: The magistrate negotiates with Lysistrata in the 2014 feature film Lysistrata

 

Crediti immagine: JamesMacMillan, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, attraverso Wikimedia Commons


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