16 giugno 2022

In principio era Saba

Poesia e calcio

[…] per non parlare della bellezza visiva dello spettacolo,

dei gesti necessari dei giocatori durante lo svolgimento della gara.

Umberto Saba

 

I colori

Nelle poesie calcistiche spesso il campo si riempie di colori, soprattutto quelli delle squadre; vedi la maglia nero-stellata di Simonotti Manacorda, o «le bandiere dai tanti colori / cerchiati in blu» della Sampdoria di Enrico Testa, o ancora in Giovanni Giudici quelli del Genoa, combinati con il simbolo della squadra.

 

Nella città d’Ilaria

Nella città d’Ilaria sugli spalti,

cara, ricordi tu quando passarono

ridenti alla fortuna i calciatori:

[…]

e poi giovani

a piedi li seguivano e fanciulle

con rosse e azzurre vesti che sul seno

ostentavano il balzo del Grifone

[…]

da Fiorì all’improvviso, 1953

 

Un tardo colloquio

[…]

Malinconia di un’ultima partita

Vista insieme – che fu

Un cinque a due trionfo

Del tuo fantasma nerazzurro un débacle

Per i miei scassati rossoblu.

E poi niente per tanti anni. Con altri

Non con te il colloquio.

da Quanto spera di campare Giovanni, 1993

 

dove il «fantasma nerazzurro» è quello di Vittorio Sereni, insieme al quale Giudici assiste a un’Inter-Genoa, loro due tifosi-amici-rivali.

Gli stessi colori neroazzurri fanno il paio con il bianconero avversario in un’altra lirica, questa volta di Vittorio Sereni.

 

Domenica sportiva (Inter-Juve)

Il verde è sommerso in neroazzurri.

Ma le zebre venute di Piemonte

sormontano riscosse a un hallalì

squillato dietro barriere di folla.

Ne fanno un reame bianconero.

[…]

da Frontiera, 1966

 

e in un’altra del fiorentino Silvio Ramat:

 

(piccolo ultrà)

[…]                              Ma oggi

Chi è in testa? Non mi raccapezzo. E appena

m’incammino verso un punto più fosco,

uno sfrascare d’attardato, un pianto

che io solo conosco. L’invincibile

mio avversario di allora. Si dispera

stretto nei panni del piccolo ultrà:

spazza umiliata il suolo

la fastosa bandiera bianconera.

da Pomerania, 2000

 

Ma il vero antesignano degli effetti visivi, soprattutto cromatici, è Umberto Saba – «le maglie rosse / le maglie bianche» di Tredicesima partita e i giocatori «rosso/alabardati” e il «verde tappeto» di Squadra paesana –, il primo vero poeta del calcio

 

Lezioni da Trieste

Non si può parlare di calcio e poesia senza “mettere in campo” le Cinque poesie per il gioco del calcio di Umberto Saba (i titoli stessi Squadra paesana, Tre momenti, Tredicesima partita, Fanciulli allo stadio, Goal fanno luce sulle sue scelte descrittive), con l’aggiunta di Cuore come viene spiegato nella Storia e cronistoria del Canzoniere1: «Anche la poesia seguente (Cuore appunto) benché collocata fuori dal piccolo gruppo, ne fa, in qualche modo, parte: […] l’immagine dell’‘ultima corsa’ è presa in parte dal gioco del calcio, dall’affannoso correre in su e in giù dei calciatori coi quali il poeta si era, come il resto del pubblico, identificato».

Accostatosi quasi per caso al mondo del calcio – Saba accompagna la giovane figlia Lina a vedere alcune partite della squadra di calcio cittadina, la Triestina – senza alcuna ambizione da tecnico, né tantomeno da tifoso, dichiara, parlando in terza persona, che «Quasi tutto quello che si scrive sullo sport – compresi i semplici resoconti dei giornali – gli piace e lo diverte; quasi tutto (ma specialmente le descrizioni delle partite di calcio) porta – egli dice – l’impronta della calda vita». E continua: «È (il gioco) più popolare che ci sia oggi, ed è quello in cui si esprimono con più appassionata evidenza le passioni elementari della folla. L’atmosfera che si forma intorno a quegli undici fratelli che difendono la madre è il più delle volte così accesa da lasciare incancellabili impronte in chi ci è vissuto dentro. […] Che dire poi di quello che succede tra il pubblico e i giocatori quando una squadra paesana riesce a segnare un goal contro una squadra superiore (la cui superiorità molte volte è dovuta a denaro) e rinnova, sotto gli occhi dei concittadini, lucenti alle lacrime, il miracolo di Davide che vince il gigante Golia?».

È così che, nel momento in cui le inserisce come gruppo omogeneo per tematica nella raccolta di poesie cronologicamente contemporanee, dà vita a una poetica integrata, visto che i motivi di fondo restano coerenti con la sua visione del mondo e la sua maniera di esprimerla liricamente.

I critici si sono espressi in vario modo sull’interesse di Saba per il calcio, ma è Surdich a mettere tutti d’accordo: «Saba, straordinario precursore, inaugura una strada caratterizzata da una costante: l’adesione all’evento sportivo come pretesto per andare, nel momento della riconnotazione letteraria, oltre l’aspetto tecnico e agonistico, tipico della comunicazione cronachistica e referenziale»; detto altrimenti da Spallone, il poeta prova interesse per il calcio grazie all’intrigo che provoca di per sé il racconto footbolistico per la sua intrinseca ecletticità, ed è per questo motivo che nelle poesie a esso dedicate «metteva insieme la cornice, il gesto atletico e il pensiero del portiere: cornice: “La folla / unita ebbrezza / par trabocchi nel campo”; gesto atletico: “Correvano su e giù le maglie rosse”; psicologia: “Della festa / egli dice / anch’io son parte”»; è così che Saba trasferisce in versi il mondo del calcio, fotografando nei minimi dettagli le emozioni dei calciatori e degli spettatori.

In Squadra paesana, che racconta l’ingresso in campo della Triestina, rivive il sentimento del poeta alla vista di quei giovani felici e spensierati, che non hanno ancora visto il giorno in cui «le angosce imbiancheranno i loro capelli»; Saba si dichiara uguale a loro, in quanto partecipa delle emozioni del gioco, e nello stesso tempo diverso, quando descrive la vicenda agonistica prendendo le distanze da tutti gli altri tifosi.

 

Anch’io tra i molti vi saluto, rosso-alabardati,

sputati

dalla terra natia, da tutto un popolo

amati.

Trepido seguo il vostro gioco.

Ignari

Esprimete con quello antiche cose

Meravigliose

Sopra il verde tappeto, sull’aria, ai chiari

Soli d’inverno

Giovani siete, per la madre vivi;

vi porta il vento a sua difesa. V’ama

anche per questo il poeta, dagli altri

diversamente – ugualmente commosso.

 

Nella lirica Tre momenti Saba, nel suo ruolo di osservatore, narra le fasi della partita, dall’inizio fino ai festeggiamenti; vi traspare l’amore che tramite i comuni idoli può unire nella gioia intere città.

 

Di corsa usciti a mezzo il campo, date

prima il saluto alle tribune.

Poi, quello che nasce poi,

che all’altra parte rivolgete, a quella

che più nera si accalca, non è cosa

da dirsi, non è cosa ch’abbia un nome.

 

Il portiere su e giù cammina come sentinella.

Il pericolo lontano è ancora.

Ma se in un nembo s’avvicina, oh allora

una giovane fiera si accovaccia

e all’erta spia.

 

Festa è nell’aria, festa in ogni via.

Se per poco, che importa?

Nessuna offesa varcava la porta,

s’incrociavano grida ch’erano razzi.

La vostra gloria, undici ragazzi,

come un fiume d’amore orna Trieste.

 

La genesi di Tredicesima partita sembra legata a un episodio che vede Saba andare allo stadio di Padova di nuovo con la figlia per assistere a una partita di calcio e, in risposta ad un gesto gentile dei tifosi che le regalano un mazzetto di fiori, dedica loro questa poesia in cui un gruppo resiste al freddo per vedere fino alla fine la partita dei loro beniamini, scaldandosi «solo di se stessi», e lui in mezzo a loro: «Sono, nella loro semplicità, versi che vanno molto al di là del gioco dei calcio; potrebbero essere capiti e commuovere anche quando gli uomini non giocassero più a calcio, e non si sapesse più nemmeno in che cosa consisteva quel gioco e perché suscitasse negli spettatori tante passioni».

 

Piaceva

essere così pochi intirizziti

uniti,

come ultimi uomini su un monte,

a guardare di là l’ultima gara.

 

Per Saba infatti il calcio è assimilabile all’evento sportivo tout court che raccoglie tutti gli uomini in una comunità che vive, grazie ai suoi ero’, la straordinaria quotidianità dello sport.

Goal racconta il momento più alto della partita, quello della realizzazione della segnatura, anticipando la regia televisiva moderna, secondo Darwin Pastorin: «Il portiere, in primo piano, che ha appena subito la rete, il compagno che tenta di consolarlo; poi l’inquadratura si allarga sugli spalti, sulla folla; ritorna il primo piano, ma questa volta sul portiere, l’altro, che gioisce per la segnatura della propria squadra. Non vi sembra di rivedere le immagini odierne di Sky, Mediaset e Rai?».

 

Il portiere caduto alla difesa

ultima vana,

contro terra cela

la faccia, a non vedere l'amara luce.

Il compagno in ginocchio che l'induce,

con parole e con la mano, a sollevarsi,

scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

La folla – unita ebbrezza – par trabocchi

nel campo: intorno al vincitore stanno,

al suo collo si gettano i fratelli.

Pochi momenti come questi belli,

a quanti l’odio consuma e l’amore,

è dato, sotto il cielo, di vedere.

Presso la rete inviolata il portiere

– l’altro – è rimasto. Ma non la sua anima,

con la persona vi è rimasta sola.

La sua gioia si fa una capriola,

si fa baci che manda di lontano. /

Della festa – egli dice – anch’io son parte.

 

L’ultimo verso ribadisce il concetto-guida che permea l’intero gruppo: il sentimento dell’essere umano di essere parte di una condizione collettiva, specie nei momenti della gioia, sempre precari e sempre fugaci.

Il testo di Goal, nonostante l’anglicismo del titolo, si ritrova più volte riproposto dal regime per fini propagandistici (con intento salutistico) nonostante si collochi, insieme alle altre liriche, ben lontano dal tono esaltato e focoso che l’epoca fascista soleva privilegiare.

 

Spaziani, Penna, Caproni, Montale e Vivaldi

Altri poeti si accostano al fenomeno calcistico rimanendo lontani da qualsiasi atteggiamento riconducibile al tifo o alla sua celebrazione; al contrario, assumendo talvolta posizioni critiche.

Unica testimonianza femminile, Maria Luisa Spaziani, che secondo Surdich dà voce a Montale nel distico di apertura de La partita, e rimane «statua di ghiaccio» di fronte a tanta energia sprecata nel calcio:

 

La partita

“Vorrei che quel pallone non toccasse

terra, fuggisse per azzurre vie...”

 

Tumultuano i tifosi. Io rimango

statua di ghiaccio. Nulla in me si muove.

 

Calcio che pompi splendide energie

certo da Dio destinate altrove.

da Football, 1990

 

A Montale è dedicata l’unica poesia in cui Sandro Penna accenna al calcio annotandone unicamente l’atmosfera festosa

 

(a Eugenio Montale)

La festa verso l’imbrunire vado

in direzione opposta della folla

che allegra e svelta sorte dallo stadio.

Io non guardo nessuno e guardo tutti.

Un sorriso raccolgo ogni tanto.

Più raramente un festoso saluto.

Ed io non mi ricordo più chi sono.

Allora di morire mi dispiace.

Di morire mi pare troppo ingiusto.

Anche se non ricordo più chi sono.

da Poesie, 2000

 

Questi versi finali sembrano riconnettersi a quelli di Giorgio Caproni, che pure richiamano l’evento calcistico:

 

Considerazione

Il sesso. La partita

domenicale.

La vita

così è risolta.

Resta (miseria d’una sorte!)

da risolver la morte.

da Res amissa, 1991

 

Anche se chiamato in causa, Eugenio Montale non scrive poesie sul calcio, ma vi accenna quando parla di sport e patriottismo rispetto al quale dice di trovarsi «totalmente allergico»; infatti «alcuni miei amici se ne rendono conto non senza farmi notare quanto più piena e completa sarebbe stata la mia vita qualora il brivido di un gol “nazionale” avesse mai scosso i miei precordi. Purtroppo nulla di simile è mai accaduto. […] non riesco a trovare alcun nesso tra una pedata al pallone, o agli stinchi di qualcuno, e il così detto orgoglio nazionale».

Tifoso forse no, ma sicuramente ammiratore di uno dei più grandi calciatori di sempre, si rivela Cesare Vivaldi tanto da riprendere l’incipit di Walt Whitman, O Captain! My Captain! scritto in morte del Presidente statunitense Abraham Lincoln (1865):

 

A Silvio Piola

(capitano della nazionale a 40 anni)

Che vedi in fondo al cuore, capitano?

Che fissano i tuoi occhi oltre l’azzurro

del cielo? Un altro azzurro cui – lontano

ormai negli anni – non offusca il puro

riverbero la nebbia? Il campo è verde

come allora! Ed allora? Capitano,

o vecchio capitano, il campo è verde:

ma tu sei vecchio, vecchio, capitano!

Su, scrolla il capo, stringi i denti, guida

l’attacco dallo spalto dei tuoi anni

giovani sempre, sempre vivi, tu

la cui maglia non hanno stinto tutti

gli uragani del secolo. Tu guida

serena, dallo spalto dei tuoi anni.

Da «la Repubblica», 2 giugno 1990 (orig. 1952)

 

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1 Dopo avere elaborato tra il 1944 e il 1947 una fitta serie di annotazioni personali, il poeta pubblica Storia e cronistoria del Canzoniere nel 1948, dove commenta in terza persona, sotto lo pseudonimo di Giuseppe Carimandrei, le poesie in esso contenute.

 

 

Bibliografia

F. Acitelli, La solitudine dell’ala destra. Storia poetica del calcio mondiale, Torino, Einaudi Tascabile, 1998.

G. Bàrberi Squarotti G., Sport e letteratura, in Bottiglieri N. (cur.), Letteratura e Sport, Atti del Convegno Internazionale (5-6-7 Aprile 2001, IUSM, Foro Italico, Roma), Arezzo, Limina, 2003, pp. 85-122.

A. Brambilla, «Sport et scrittura», in «Italies», 23 | 2019, 275-290.

F. Brenna, Poeti interisti, «Paragone letteratura», III serie, vol. 72, no. 153-154-155, 2021, pp. 136-67.

G. Brunamontini, Antologia della letteratura sportiva italiana, Roma, Società Stampa Sportiva, 1984.

V. Magrelli Addio al calcio. Novanta racconti da un minuto, Torino, Einaudi, 2010.

D. Pastorin, Miti, dribbling e metafore, in «L’Indice», Lunedì, 14 Luglio 2014

G. Spallone Calcio e causeries: la Babele dei linguaggi, in Bottiglieri N. (cur.), Letteratura e Sport, Atti del Convegno Internazionale (5-6-7 aprile 2001, IUSM, Foro Italico, Roma), Arezzo, Limina, 2003, pp. 379-92.

L. Surdich, A. Brambilla (cur.), Il calcio è poesia, Genova, il melangolo, 2006.

G. Titta Rosa, F. Ciampitti (cur.), Prima antologia degli scrittori sportivi, Arezzo, Limina, 2005 (1934).

 

Sul tema Poesia e calcio Maria Carmela D’Angelo ha scritto:

 

Tifo, amore e fantasia

 

Immagine: Una formazione della Triestina nella stagione 1974-1975, via Wikimedia commons

 


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