07 luglio 2022

Lo stadio: gioia, nostalgia e lutto

Poesia e calcio

 

I versi di Fanciulli allo stadio, appartenenti alla cinquina di Umberto Saba, sono forse quelli che più si allontanano dallo specifico calcistico in quanto al poeta interessa la presenza dei giovani «acerbi» tifosi e i loro modi di fare, ed è a loro che Saba, ritornato bambino, si assimila, quando «lancia[va]no» i nomi dei loro campioni alla stregua di eroi, in contrapposizione con l’immagine superba dei calciatori che invece li ignorano, rivelandosi «odiosi».

 

Galletto

è alla voce il fanciullo; estrosi amori

con quella, e crucci, acutamente incide.

 

Ai confini del campo una bandiera

sventola solitaria su un muretto.

Su quello alzati, nei riposi, a gara

cari nomi lanciavano i fanciulli,

ad uno ad uno, come frecce. Vive

in me l’immagine lieta; a un ricordo

si sposa – a sera – dei miei giorni imberbi.

 

Odiosi di tanto eran superbi

passavano là sotto i calciatori.

Tutto vedevano, e non quegli acerbi.

 

L’esperienza  fanciullesca ritorna anche nell’interpretazione intimistica fornita da Dacia Maraini, che di calcio non si intendeva affatto, sulla passione di Pasolini, suo grande amico: «Secondo me Pier Paolo andava avanti con la testa rivolta all’indietro. Inseguiva un sé stesso bambino che scappava. Quando giocava, quel bambino prendeva corpo assieme al pallone; quando finiva di giocare, tornava l’adulto inquieto e doloroso che era diventato».

 

Lo stadio

L’ultima poesia di Saba riporta al luogo fisico per eccellenza dove il rituale “religioso” di pasoliniana memoria ha luogo e prende vita, lo stadio. Ecco Pasolini (lo stadio è il Dall’Ara dell’amato Bologna):

 

... E so come sia terso in questo ottobre

il colle di San Luca sopra il mare

di teste che copre il cerchio dello stadio...

da Roma 1950. Diario, 1960.

 

Valerio Magrelli, in un’intervista sul suo libro dedicato al calcio, non ha paura a mettere insieme stadi e cattedrali gotiche, ambedue «luoghi di culto per i quali non c’è bisogno di conoscere gli autori», e di pensare alla schedina come un oracolo dell’epoca dei santuari greci, per finire con l’affermare che: «la ricchezza compositiva di questo gioco (il calcio) è straordinaria: come la poesia è linguaggio al quadrato, il calcio è uno sport al quadrato perché è duello individuale, ma è anche forma di solidarietà collettiva, altrimenti non si spiegherebbe questo successo planetario».

Ed è lo stadio, causa la sua centrale importanza, ad essere presente in molte poesie sportive, strettamente connesso con la folla, il traffico, il rito domenicale che lo popola:

 

Come si costruisce uno stadio

In questo limpido mattino

sono un architetto

di luminosi compassi: traccio perimetri sportivi

[…]

Carlo Martini

 

Allo stadio andavamo presto…

Allo stadio andavamo presto,

non volevamo perdere la partita prima della partita.

In campo, uguali da confonderli

a dei giocatori veri, i ragazzi

delle squadre chiamate primavera.

[…]

Giovanni Raboni, da Ultimi versi, postumo, 2006

 

Stadio

Plaudisce

La cangiabile folla,

dice che la bellezza fugge

come all’arrotino la scintilla

Mario Tobino, da L’asso di picche, 1974

 

Sillabare Italia

Oh Italia sugli scudi di Dio

in centomila t’invocano allo stadio

incatenati al sole del pallone

[…]

Giuseppe Brunamontini

 

Motus in fine velocior

Scendeva la nebbia sullo stadio

E fu veloce, anzi più veloce alla fine

Era l’Inter

Una volta tanto

Luciano Erba, da Poesie, 1951-2001, 2002

 

Domenica sera

[…]

Impazienti i semafori

Aspettano fra sbadigli,

verdi, rossi e gialli

che il traffico riporti

dallo stadio

voci lacere e stanche;

[…]

Carlo Bernari, da 26 cose in versi, 1977

 

Un legame particolare, quasi intimo, si avverte negli scritti di Vittorio Sereni, il quale viveva in via Paravia, molto vicino allo stadio milanese di San Siro, soprannominato la Scala del Calcio, per via dell’atteggiamento sempre critico da parte dei suoi tifosi, e dove – confessa il poeta in una lettera –, è «bellissimo andarci di giorno, durante le ore di lavoro, e girare là intorno in quel gran vuoto e silenzio».

È il giorno del suo compleanno, il 27 luglio, le squadre sono ferme per la pausa estiva:

 

Altro compleanno

A fine luglio quando

da sotto le pergole di un bar di San Siro

tra cancellate e fornici si intravede

un qualche spicchio dello stadio assolato

quando trasecola il gran catino vuoto

a specchio del tempo sperperato e pare

che proprio lì venga a morire un anno

e non si sa che altro un altro anno prepari

passiamola questa soglia una volta di più

sol che regga a quei marosi di città il tuo cuore

e un’ardesia propaghi il colore dell’estate.

da Poesie, 1995

 

Sereni pensa allo scorrere della vita, con l’immagine del “suo” stadio davanti agli occhi: nessuna punteggiatura, solo un flusso emotivo senza pause. Perché, come il poeta ci fa sapere: «Non credo che esista un altro spettacolo sportivo capace, come questo, di offrire un riscontro alla varietà dell’esistenza: ai suoi andirivieni, rovesciamenti, imprevisti, contraccolpi. Ma anche alle sue stasi, alle sue ripetizioni, alla sua monotonia: la tua squadra ha appena vinto lo scudetto e la Coppa dei Campioni, e perciò stesso hai creduto di poter finalmente placare il tuo antico fantasma di tifoso? Beh, ti sbagliavi, e di grosso, perché è già tutto ricominciato, è tutto da rifare».

 

Domenica sportiva

[…]

Giro di meriggio canoro,

ti spezza un trillo estremo.

A porte chiuse sei silenzio d’echi

nella pioggia che tutto cancella.

da Elogio olimpico, 1960

 

A fine partita tutto torna silenzioso, il “catino” ritorna vuoto e il tempo riparte e ripete se stesso, partita dopo partita, anno dopo anno.

La stessa esperienza, ma in veste di cronista sportivo, è raccontata con una vena malinconica mista a smarrimento da Lino Cascioli

 

Interno di uno stadio

[…]

Il rumore di festa è rotolato

lontano come un tuono, oltre i confini

della pioggia gelata e del silenzio.

Ma i sogni della gente son rimasti

impigliati ai pennoni, ad agitarsi

irrequieti, tra le sgocciolature

dell’inverno, aspettando un’altra sfida,

come bandiere senza più paesi,

che nitriscono al vento, per partire

verso un’altra domenica. È così

che ogni sera di festa mi distacco

da ciò che mai nessuno scriverà,

da ciò che non è stato mai narrato,

da uno stadio che certo non esiste,

da una città che non conosco. Forse

sono solo tristezze di un cronista.

 

Il Grande Torino

L’ultimo luogo è quello della tragedia aerea di Superga, alla quale alcuni poeti dedicano i loro versi intrisi di stupefatto dolore e rispettosa celebrazione: quel 4 maggio, quella pioggia insistente non se li scorda più nessuno.

 

Ai campioni del Torino di Mario Luzi

[…]

Niente c’è più, niente c’è più, o un barbaglio?

niente, niente, non c’è più niente, piove

qui dove noi diciamo Rigamonti,

Castigliano, Maroso, Ballarin.

 

(la stella di Superga) di Silvio Ramat

così la gloria loro insieme luca

Dante, Par., XII, 36

[…] Non vi chiedo

nulla di quel piovoso 4 maggio

Ma qualcosa, o spiriti granata,

confidate all’ansioso ospite, ditegli

se altra stirpe degna di voi sia nata,

giglio schietto, dalle vostre ferite,

e in che girone cercarla, se spezza

il cilicio di un’eterna orfanezza…

 

Me grand Turin di Giovanni Arpino

T’las vinciù ’l mund,                              Hai vinto il mondo,

a vint’ani t’ses mort.                             a vent’anni sei morto

Me Turin grand                         Mio Torino grande

me Turin fort.                                       mio Torino forte.

 

Collina di Superga di Giancarlo Mursia Re

Una campana singhiozza le ore

giù dalla collina e lungo il fiume

(e l’urlo ha fatto vibrare le case)

Spalanca, cielo, una tua porta d’oro

una porta d’oro per farli passare.

Così sono andati

(e l’angoscia ha fatto silenti le cose)

Una campana singhiozza le ore

giù dalla collina e lungo il fiume.

 

La cripta di Superga di Loris Maria Marchetti

Ma l’olocausto di quel pugno di eroi 

riconsacrò anzi col sangue più fecondo 

quella basilica e quel colle. Ora il riposo 

vi accomuna e quale sia la vostra sede 

sono annientate le dicerie risibili.

 

perché purtroppo anche i campioni muoiono, ma la loro memoria resta.

 

Il minuto di Giuseppe Brunamontini

Un colossale manifesto di lutto

steso sul campo e la squadra sopra

per il minuto di silenzio, sperduta

fra cornici nere e nuvole di burrasca.

 

 

Bibliografia

F. Acitelli, La solitudine dell’ala destra. Storia poetica del calcio mondiale, Torino, Einaudi Tascabile, 1998.

G. Bàrberi Squarotti G., Sport e letteratura, in Bottiglieri N. (cur.), Letteratura e Sport, Atti del Convegno Internazionale (5-6-7 Aprile 2001, IUSM, Foro Italico, Roma), Arezzo, Limina, 2003, pp. 85-122.

A. Brambilla, «Sport et scrittura», in «Italies», 23 | 2019, 275-290.

F. Brenna, Poeti interisti, «Paragone letteratura», III serie, vol. 72, no. 153-154-155, 2021, pp. 136-67.

G. Brunamontini, Antologia della letteratura sportiva italiana, Roma, Società Stampa Sportiva, 1984.

V. Magrelli Addio al calcio. Novanta racconti da un minuto, Torino, Einaudi, 2010.

D. Pastorin, Miti, dribbling e metafore, in «L’Indice», Lunedì, 14 Luglio 2014

G. Spallone Calcio e causeries: la Babele dei linguaggi, in Bottiglieri N. (cur.), Letteratura e Sport, Atti del Convegno Internazionale (5-6-7 aprile 2001, IUSM, Foro Italico, Roma), Arezzo, Limina, 2003, pp. 379-92.

L. Surdich, A. Brambilla (cur.), Il calcio è poesia, Genova, il melangolo, 2006.

G. Titta Rosa, F. Ciampitti (cur.), Prima antologia degli scrittori sportivi, Arezzo, Limina, 2005 (1934).

 

Sul tema Poesia e calcio Maria Carmela D’Angelo ha scritto:

 

Tifo, amore e fantasia

In principio era Saba

 

Immagine: Una formazione del Torino nella stagione 1948-1949, via Wikimedia commons

 

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata