23 novembre 2022

Un viaggio nel mondo della Crusca

Una guida per adulti e un percorso per bambini curati da Caterina Canneti

 

Sulle prime colline fuori Firenze, la Villa medicea di Castello ospita il più importante centro di ricerca e di studio sulla lingua italiana. L’ente porta avanti progetti quali il Vocabolario Dantesco , il Vocabolario Dinamico dell’Italiano moderno (VoDIM), l’ Osservatorio degli Italianismi nel Mondo (OIM); si aggiungono, poi, il Centro di consulenza linguistica e le attività di divulgazione, di formazione e di collaborazione con gli enti istituzionali. Sì, forse è meglio fare precedere l’elenco delle attività al nome dell’«istituzione di alta cultura» che le raccoglie tutte; nella sua lunga storia, infatti, l’ Accademia della Crusca ha ottenuto fama e autorevolezza, ma è stata anche oggetto di polemiche (soprattutto in passato) e fraintendimenti (soprattutto oggi). Da qui, nasce un lavoro per fare sì che moltissimi italiani si liberino del riflesso condizionato che li porta ad associare la Crusca al dirigismo linguistico, anche perché a) dal 1923 la Crusca non compila più un vocabolario con pretese normative; b) oggi, la sua attività lessicografica si esprime in progetti diversi, compresa una vivace attività di consulenza linguistica, rivolta al largo pubblico, per accompagnare tutti nella riflessione e nell’uso consapevole dell’italiano.

 

«L’ha detto la Crusca»

Il pregiudizio collettivo è giustificato, in parte, dal conservatorismo linguistico che l’Accademia propugnò a lungo. L’attuale atteggiamento di confusa reverenza è riassunto dal presidente Claudio Marazzini: l’«autorevolezza» dell’Accademia «è diventata quasi proverbiale, parte del sentimento comune degli italiani: “L’ha detto la Crusca”, “chiedilo alla Crusca”, “la Crusca dice così”»; eppure, «molte volte non si ha nemmeno un’idea precisa di quello che fa davvero la Crusca, di come opera» (Accademia della Crusca, 2022, p. 11). Peraltro, chiarirsi le idee sul passato e sul presente dell’Accademia diventa doppiamente utile: da un lato, perché «questa Accademia (...) è talmente legata alla storia linguistica italiana che tracciare la sua storia significa ripercorrere tutti i dibattiti sulla questione della lingua svoltisi per oltre tre secoli» (Marazzini, 2022, p. 104); dall’altro, perché oggi la grande maggioranza dei linguisti è d’accordo sul fatto «che la lingua non è monolitica, ma può mutare a seconda delle situazioni e dei contesti» (Accademia della Crusca, 2022, p. 10).

 

Due guide: una per i bambini, l’altra per gli adulti

Ben vengano, allora, sia il nuovo percorso espositivo nella sede dell’Accademia, sia le due guide al percorso, una pensata per gli adulti, l’altra per i bambini, entrambe ricche di belle foto e immagini – i responsabili del progetto sono Giovanna Frosini e Marco Biffi –. Nella guida rivolta agli adulti (Sillabe), peraltro, molte delle fotografie sono state scattate da una collaboratrice dell’Accademia, Barbara Fanini. La guida per i bambini (Federighi Editori), invece, è stata illustrata con brio da Celina Elmi, mentre i tre acquerelli sono di Massimo Tosi e le foto ancora di Barbara Fanini. I testi sono stati curati da Caterina Canneti: sono testi garbati e precisi, si direbbe sorridenti, lontani dal volto arcigno che il pregiudizio attribuisce all’Accademia. Del resto, è forse troppo facile – ma non sbagliato – ricordare che «il nucleo originario della Crusca (...) era costituito da un gruppo di letterati fiorentini che era solito riunirsi in amicizia per discutere di questioni di lingua e di letteratura confrontandosi in ‘cruscate’ e che scherzosamente si era definito ‘brigata dei crusconi’» (Canneti, 2022a, p. 9).

 

Farina, stemmi e pale

Premessa notissima ma non aggirabile: «il nome dell’Accademia e la sua simbologia si basano su una metafora: la buona lingua è il “fior di farina” che si ottiene eliminando la parte di scarto della macinazione del grano, ovvero la crusca» (ivi, p. 10). Forse, però, meno noto è il motto dell’Accademia, un verso leggermente modificato di Francesco Petrarca, tratto dal Canzoniere: Il più bel fior ne coglie (anziché e ’l più bel fior ne colse). Il “fior di farina” fu una metafora presa sul serio dagli Accademici: i loro stemmi vennero (e sono tutt’ora) dipinti su pale lignee, che riproducono la sagoma di quelle da fornaio; le sedie più antiche hanno, a loro volta, una pala per schienale e, come seduta, una cesta per il pane (una gerla) rovesciata; gli armadi dell’arredo originario hanno invece la foggia di sacchi di farina; infine, il simbolo dell’Accademia è il frullone, un macchinario che serviva a separare la farina dalla crusca. Le pagine della guida scorrono rapide tra queste e altre curiosità; su tutte, la tradizione delle pale: ripresa dagli Accademici contemporanei, prevedeva di realizzare una pala per poi dipingervi sopra un’immagine simbolica (l’impresa) e due cartigli con il motto e il nome dell’Accademico. La magnifica Sala delle pale ne raccoglie 152, risalenti alla fondazione e che giungono fino al Settecento.

 

Salviati, l’Infarinato

Se la Sala delle pale è la più fotografata dai visitatori, la Sala del Vocabolario è la più densa di storia; il Vocabolario, infatti, fu la maggiore impresa degli Accademici. La prima edizione fu stampata a Venezia nel febbraio del 1612; l’anno prima, Bastiano de’ Rossi, nome accademico Inferigno, aveva consegnato il testo del Vocabolario al tipografo Giovanni Alberti. Quel testo era stato redatto seguendo le indicazioni di un altro Accademico, Lionardo Salviati, l’Infarinato. Morto nel 1589, Salviati era già riuscito, però, a imporre la sua idea normativa di lingua, affine a quella di Pietro Bembo, benché non coincidente; nel canone linguistico, oltre alle opere di Petrarca e Boccaccio, Salviati incluse Dante e gli scrittori fiorentini del Trecento: la strada che avrebbe reso il «fiorentino arcaizzante» il modello per l’italiano scritto nei secoli a venire era stata tracciata (Migliorini, 1960, p. 358). In questo caso, la chiarezza d’intenti, per quanto discussa e discutibile, fu premiante: «Nessun’altra lingua moderna aveva, alla fine del Seicento, un vocabolario che potesse degnamente competere con quello della Crusca» (ivi, p. 453). Divenne, anzi, un modello imitato dai vicini europei.

 

Lo straordinario lavoro di Severina Parodi

Il volume curato da Canneti dà conto della storia di questa e delle altre quattro edizioni o, meglio, impressioni (da impresso, ossia stampato) del Vocabolario: la seconda del 1625; la terza del 1691; la quarta uscita in sei volumi, tra il 1729 e il 1738; la quinta, cominciata nel 1861, interrotta per decreto ministeriale nel 1923 e fermatasi alla parola ozono. Da allora, pur con alterne vicende (tra cui la chiusura nel 1783 e la riapertura voluta da Napoleone nel 1811), l’Accademia è diventata l’odierno centro di alta cultura, impegnata in attività pubblicistiche, scientifiche e divulgative; ma è anche custode di archivi – Canneti scrive dello straordinario lavoro di Severina Parodi – e di una ricca biblioteca. Illustrando il progetto Scaffali digitali, si introduce poi il lavoro che ha portato la Crusca a digitalizzare una larga parte del proprio materiale, comprese le cinque impressioni del Vocabolario. La guida si chiude con una sezione dedicata alla Villa medicea di Castello e al suo giardino all’italiana.

 

Un testo da leggere ai bambini

Veniamo ora al testo pensato per i bambini, Alla scoperta dell’Accademia della Crusca. Leggendola, si ha l’impressione che si tratti di una riduzione della guida per adulti. Come spiega Canneti a Treccani.it, invece, «la scrittura della guida per i bambini è venuta prima: si è voluto innanzitutto realizzare un testo per dei lettori tra gli 8 e gli 11 anni, adottando un registro comprensibile e, possibilmente, vicino al loro». L’autrice precisa che «il testo è pensato per essere letto dai bambini, ma anche ai bambini, in classe o come preparazione per una visita all’Accademia». Una lettura condotta dagli adulti sembrerebbe la più congeniale: nonostante il tono colloquiale, si introducono dei concetti complessi. In questo brano, ad esempio, si accenna alla secolare questione della lingua in Italia:

 

L’Accademia della Crusca è nata a Firenze alla fine del Cinquecento: un bel po’ di tempo fa, quando nessuno di noi c’era ancora, neanche i nostri bisnonni. (...) Dobbiamo ricordarci che, in quegli anni, non solo a Firenze, ma in tutte le città d’Italia c’era un’importante disputa tra gli studiosi: chi non conosceva il latino (l’antica lingua da cui deriva l’italiano, usata dagli antichi e dagli studiosi) in quale lingua avrebbe potuto scrivere? Sembrerà strano, ma allora la nostra lingua di tutti i giorni non era ancora chiamata “lingua italiana”, bensì proprio “volgare”, e ogni regione (per non dire ogni città) d’Italia aveva il suo. (Canneti, 2022b, pp. 10-11).

 

Ancora un esempio, nel quale si traccia addirittura la distinzione tra vocabolario storico e vocabolario sincronico:

 

Il Vocabolario della Crusca, infatti, è un vocabolario storico: contiene, cioè, le parole e la lingua degli autori dei secoli precedenti: gli Accademici hanno estratto parole e frasi dalle loro opere (...); quindi, non ci troveremo la lingua parlata al tempo degli Accademici, ma quella parlata prima di allora. Il Vocabolario di oggi, invece, quello che usiamo a scuola per cercare le parole che non conosciamo, è un vocabolario sincronico: questa parola difficile vuol dire semplicemente che questo tipo di dizionario raccoglie la lingua contemporanea, quella parlata da tutti noi. (ivi, p. 20).

 

Questi due soli brani danno molti spunti a chi si rivolge a un pubblico di bambini: ci si può soffermare su parole polisemiche come disputa e volgare o cultismi tecnici come sincronico; volendo essere particolarmente ambiziosi, si potrebbe persino tentare di dare un’idea (la tentazione di scrivere infarinatura è forte) del concetto di registro linguistico. Nel libro, naturalmente, si parla di Dante, Petrarca e Boccaccio; ma compaiono anche – per fare solo qualche esempio – Galileo Galilei, che scelse il nome accademico di Linceo, e Vittorio Emanuele II, a cui fu dedicata la quinta impressione del Vocabolario. Non manca, insomma, il materiale per un approfondimento durante le ore di italiano, di scienze, di storia, e non solo.

 

Uno stile sorridente

L’aspetto che più colpisce, però, è l’equilibrio tra il tono dialogico e la mole di informazioni. Consapevole del pubblico a cui si rivolge, l’autrice si concede, perciò, spesso un tono informale:

 

Può capitare infatti, mentre andiamo a passeggio nel centro della città di Firenze o ci mangiamo il nostro bel gelato, di alzare lo sguardo e di vedere sulle facciate di qualche palazzo una targa che ricorda che lì, ebbene sì, ha avuto sede proprio la Crusca (ivi, pp. 8-9). Eccoci qua, nella grande stanza monumentale che ospita… ben 152 pale! Che cos’è, la riunione mondiale dei fornai? Ma no! (p. 16). E dopo aver svelato i segreti della Sala delle Pale, non ci resta che procedere nella nostra avventura. Attenti al gradino all’uscita! (p. 19). Eccoci qua, che emozione! Siamo entrati nella sala dedicata alla più importante impresa degli Accademici, l’opera per cui la Crusca è conosciuta da tutti: il mitico Vocabolario! (p. 20). La villa Reale di Castello esisteva già nel Trecento e apparteneva a dei nobili signori con un nome un po’ buffo, Della Stufa (p. 35).

 

Si notano, in questi frammenti, le strategie espressive per mantenere vivido il contatto con i lettori: le frasi ostensive eccoci qua, l’uso del punto esclamativo – che dà vivacità al testo, ma che serve anche per aiutare la lettura espressiva –, il riferimento a elementi concreti del contesto (il gradino) o accattivanti (il gelato), il ricorso alle battute di spirito (la riunione mondiale dei fornai) e agli ammiccamenti (il nome buffo dei Della Stufa). Anche qui traspare, si passi di nuovo l’espressione, uno stile sorridente, che accompagna i lettori più piccoli con entusiasmo e leggerezza… alla scoperta dell’Accademia della Crusca.

 

Bibliografia essenziale

Canneti (a), Caterina (testi a cura di), Accademia della Crusca. Guida , Sillabe, Pisa, 2022 .

Canneti (b), Caterina, Alla scoperta dell’Accademia della Crusca , Federighi Editori, Firenze, 2022 .

Bibliografia

Accademia della Crusca, Giusto, sbagliato, dipende. Le risposte ai tuoi dubbi sulla lingua italiana, Mondadori, Milano, 2022. Prefazione di Claudio Marazzini.

Marazzini, Claudio, La lingua italiana. Profilo storico, Il Mulino, Bologna, 2002.

Migliorini, Bruno, Storia della lingua italiana, Sansoni, Firenze, 1960.

 

Immagine: Villa medicea di Castello - Facciata (vista frontale)

 

Crediti immagine: Avemundi, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons


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