16 luglio 2017

Una curiosità avverbiale - 1

C’è un’antichissima leggenda della Tanzania. , proprio in quella stessa leggenda, si narra di quando il favoloso re Avmotequ III della Terra di Huro ‘Nkomar impose, per legge: «Che nessuno faccia più uso di avverbi. Sia il vostro parlare nitido. E semplice. Basti la chiarezza per raccontare i pensieri». E di come – si racconta – adeguandosi alla legge, tutti gli abitanti di Huro ‘Nkomar in poco tempo non furono più in grado di rispondere o no. Di come non riuscirono più, dopo pochi giorni di dittatura avverbiale, a descrivere con esattezza di sfumature il mondo, e i pensieri. Perdendo d’un tratto la capacità di risposta e il dono del racconto. E morendo vìa, per questo. Lasciando Avmotequ a regnare, tristemente solo, su una Terra senza più il conforto del dopo.
Questa leggenda è, naturalmente, tra le più false che siano mai state raccontate. Ma, pur nella sua inesistenza, è fatta della stessa materia di cui sono composti gli avverbi. Così definiti perché – dalla grammatica antica, dagli antichi commentatori della sostanza primaria delle parole: nomi esotici e consueti a un tempo, Prisciano, Donato: lontani quanto il favoloso re Avmotequ III e diversamente presenti, quando si voglia descrivere com’è stato descritto, a parole, il mondo – perché considerati, gli avverbi, speculari agli aggettivi nel loro avvicinarsi e accostarsi, ancellari, alla maggiore considerazione dei verbi (dei nomi).
In realtà – questo, ancora, è solo un primo incontro con il mondo avverbiale – sempre e mai, talora e oggi, indistintamente e meravigliosamente sono infinitamente di più. Tra le altre cose – con tutta la forza partitiva che questo comporta – il modo per approssimare i modi, quando si discute.
Se vi vengono in mente solo avverbi in–mente, se vi chiedete spesso dove sia, questa famosa Terra del Mai; se a ogni piè sospinto vi perdete dietro le scorciatoie avverbiali delle locuzioni. Se pensate che la lingua italiana sarebbe molto più triste senza la smisurata presunzione dell’oltremodo: allora, appunto. Avverbiatevi di séguito; se vi va.
 
1.
 
A. «Leggi qui: “perché è proprio a gli astronomi raccòrre diligente et artificiosamente l’istoria di moti celesti”: proprio non capisco chi si ostina a considerare Giordano Bruno uno scrittore… Tra l’altro… disprezzava altamente le regole grammaticali del suo tempo…»
B. «Ah, sì!... Allora te lo dico ‘da poeta’, dolce e soavemente… mi hai proprio stufato!»
C. «Le chiedo pertanto, dottor Viscosi, di farci pervenire discreta e prudentemente la pratica in questione. Distinti saluti, […]»
 
2.
 
A. «Professore, le dispiacerebbe prestarmi l’ultimo romanzo di Rushdie?» «Affatto, direi… Sono molto geloso dei miei libri…»
B.  «Le dà fastidio se fumo?» «Affatto. Sono un fumatore anch’io…»
C. «Non sono affatto d’accordo con la tesi portata avanti dal professor Munster, cari colleghi… Penso anzi che l’intero suo saggio sia da ripensare e riscrivere interamente…»
 
3.
 
A. «In realtà, se l’uso non fosse intervenuto – guarda che è solo un ‘gioco’ antistorico – avremmo dovuto dire altrementi invece di altrimenti»
B. «Be’, caro mio, non si sarebbe potuto fare altramente… E sì sì… Proprio così… »
C. «In realtà, se l’uso non fosse intervenuto – guarda che è solo un ‘gioco’ antistorico – avremmo dovuto dire altramente»
 
4.
 
A. «Caro Gianni, ti scrivo con gioia dell’arrivo di Massimo. Se non sbaglio, dovrebbe avere suppergiù la tua età […] C’è stato un momento, sai, in cui me lo trovavo davanti dappertutto […]»
B. «Caro Gianni, ti scrivo con gioia dell’arrivo di Massimo. Se non sbaglio, dovrebbe avere super giù la tua età […] C’è stato un momento, sai, in cui me lo trovavo davanti da per tutto»
C. «Caro Gianni, ti scrivo con gioia dell’arrivo di Massimo. Se non sbaglio, dovrebbe avere su per giù la tua età […] C’è stato un momento, sai, in cui me lo trovavo davanti da per tutto […]»
 
5.
 
A. «In latino allora era una forma composta, sai? Veniva da ăd labōram, che equivarrebbe a ‘più o meno all’ora in cui si comincia a lavorare’… E dato che non c’era un momento preciso, il valore di ‘in quel momento’, ‘proprio in quell’istante’ si è poi diffuso, nel tempo…»
B. «Allora viene dallo spagnolo Halla-ora. Era un’interiezione dal significato di ‘avanti!’, ‘affrèttati!’… A sua volta un antichissimo calco dal greco àllauré, ‘suvvìa’, attestato nella commedia classica…»
C. «Allora, letteralmente, vale ‘a quell’ora’… Chi ti ha dato quella spiegazione assurda, invece?»
 
6.
 
A. «Le scrivo anche perché domani – con l’arrivo della Commissione e la proposta di intervento nei confronti dell’avvocato Ciucchi – si prepara una giornata difficile assai»
B. «Mi sembra proprio che l’avvocato Garlini sia bello assai…»
C. «Mi risulta assai difficile definire del tutto onesto l’avvocato Ciucchi. Diciamo che si muove tra le zone d’ombra della giurisprudenza, ecco…»
 
7.
 
A. «Sei d’accordo con lui?» «Assolutamente»
B. «Sei d’accordo con lui?» «Assolutamente… Mi sembrano tutte sciocchezze…»
C. «Sei d’accordo con lui?» «Assolutamente sì… Mi sembrano tesi sensate, sinceramente…»
 
8.
 
A. «… Sinceramente non so dirti se questo tuo atteggiamento mi piace o meno…»
B. «Dottor Bonomi, le piace o meno il saggio di Hertler sulla letteratura inglese del Seicento? Glielo chiedo perché nel corso della sua trattazione […]»
C. «La rispetterai, la legge, figlio mio… Che tu lo voglia o meno…»
 
9.
 
A. «Ti ho sempre trattato amorevolmente, e tu mi ripaghi così…?»
B. «Ecco che si guadagna a trattare amorevolemente chi non lo merita… Solo insulti… Si dovrebbe vergognare, quel cretino…»
C. «Sempre… S’è sempre condotta amorelevamente con i figli e con il marito… Lo posso giurare»
 
10.
 
A. «Agràtis, si dovrebbe scrivere agràtis… alcuni sbagliano e scrivono a gratis, ma è agratis, poi gratis proprio a causa della forma analitica… agratis significava ‘alla maniera degli agrati’, gli schiavi che lavoravano nei campi… Senza ricevere compenso…»
B. «Pensavo tu facessi questo aggratis, e invece mi sbagliavo… Ti capisco perché ti capisco, però…»
C. «Ci sono poche cose che posso fare gratis, ormai. Ma non dipende da me. È un segno dei tempi»
 

 


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