16 luglio 2017

Risultati e punteggi di Una curiosità avverbiale - 1

1.
 
A. 0 punti; B. 3 punti; C. 0 punti
 
Cominciamo subito con un doppio 0, foriero di “pane al pane”, avrebbe forse detto il malgiudicato Bruno della scelta A. Anticamente – in linea con il francese e lo spagnolo coevi – nella lingua italiana si potevano avere forme di questo tipo: serena e giustamente ecc. ecc. Si affonda nella terra vitale dell’etimologia: il motivo per cui, partendo dal femminile degli aggettivi, si hanno gli avverbi in –mente. Il –mente suffisso è un antico ablativo da mēns, mĕntis (tanto ‘mente’ quanto, è noto, ‘disposizione d’animo’: per cui onesta-mente, pacifica-mente, ecc. portano in sé strutturalmente una “postura emotiva” grammaticalizzata). Riemersa per influenza spagnola nel Cinquecento, la forma ‘scissa’ s’è poi persa del tutto. Ma Bruno è uomo del Cinquecento. E grande scrittore. Per cui l’uso (dalla Cena de le ceneri) che Bruno fa è pienamente legittimo. Non è ipotizzabile invece quello, postnovecentesco, dell’estensore della missiva al dottor Viscosi della scelta C. (Altro 0, appunto). 3 punti affettivi per chi (nella B) decide di troncare bruscamente una conversazione tenendo per sé il vantaggio d’una pausa ironica (pienamente giustificata).
 
2.
 
A. 3 punti; B. 1 punti; C. 0 punti
 
Anche se l’uso ha fatto di affatto un avverbio usato in modo “assolutamente negativo” (col valore di ‘per niente’, in sé), il significato primario dell’avverbio è ‘del tutto’. Per questo 3 punti all’ironica (forse troppo vezzosa, va detto: ma ci si salva col condizionale corsivo) risposta della “soluzione” A. Con un uso colloquiale assoluto di affatto e una (più) corretta spiegazione successiva (Le dispiace? ‘Del tutto’). 1 punto (ma solo perché, è noto, l’uso è l’unico sovrano) alla risposta B. Sarebbe stato più corretto un nient’affatto tabagista, con l’avverbio rafforzativo della negazione. 0 punti alla C. Per il contesto: in questo caso (un àmbito specialistico, un convegno, forse, ecc. la frase dovrebbe essere interpretata ‘non sono del tutto d’accordo con la tesi’; quindi: ‘in parte sì’: e allora come e perché riscrivere? ecc. ecc.). E da questo glossogramma, forse, qualcuno non sarà affatto convinto. Eccetera eccetera.
 
3.
 
A. 0 punti; B. 1 punti; C. 3 punti
 
3 punti alla C e 0 punti alla A. L’osservazione sull’uso – ancora, di nuovo: tre lettere che nascondono gli abissi imperscrutabili della linguavìva – è giusta (anche e soprattutto per l’inciso). Per l’influenza di parimenti (“ottenuto” per opera della forma pari sull’uscita del suffisso) le forme arcaiche altramente (e altrimente, già in parte “condizionata”) sono state “sostituite”, nel tempo, dall’attuale (e unica legittima) altrimenti. *Altrementi è la parola sbagliata al posto giusto. Il dèmone di qualsiasi letteratura. 1 punto alla B. Perché la forma era anticamente corretta, s’è detto. E da qui però non possiamo valutare con esattezza – di là dalla marcata “affettività” – il “tasso ironico” e la consapevolezza in genere dell’assertore. (Eh, sì. Spietati normalmente, quando si tratta d’ironia).
 
4.
 
A. 3 punti; B. 0 punti; C. 1 punto
 
Gli avverbi composti come infatti (in-fatti), appunto (a punto) ecc. hanno ancora, alle volte, oscillazioni nella grafia. Nel caso di dappertutto (da per tutto) la forma sintetica è l’unica plausibile, nello scritto. Questa la ‘spia’ che regala da sùbito 3 punti alla A. Come per oltremodo e oltre modo ecc. (la nostra preferenza va – in questo caso: non sia mai detto! – alla sintesi, alla segnalazione del raddoppiamento ecc.) suppergiù e su per giù sono forme ancora ugualmente legittime. 1 punto alla C (che perde due punti da per tutto). E 0 punti all’improponibile super giù; anche se ci affascina il pensiero di un eroe dei fumetti grottesco e avverbiale in grado di infondere – questo il suo ruolo e il suo destino – una qualche tristezza grammaticale a chi lo guarda.
 
5.
 
A. 1 punti; B. 0 punti; C. 3 punti
 
Di là dall’incertezza – e dal delirio – latino, premiamo con 1 la consapevolezza della “composizione”; anche perché (quanto è vero, e antiscientifico…): ci piace chi, proverbialmente, talvolta si arrampica sugli specchi proverbiali. La parola allora viene dalla forma ăd ĭllam hōram; quindi tre punti d’ufficio all’anche troppo letterale (e molto critico, evidentemente, con il ciarliero etimologista della A) “rimarcatore” della C. Infine: va bene arrampicarsi sugli specchi. Ma gli specchi, almeno, devono esserci. 0 punti alla B.
 
6.
 
A. 0 punti; B. 1 punto; C. 3 punti
 
La posposizione di assai è un tratto marcatamente regionale. Che può andar bene per un rilievo colloquiale (1 punto d’uso alla B), certo. Ma non è sostenibile quando si adotta un registro fortemente sorvegliato (per questo 0 punti all’estensore del “messaggio” della scelta A). Il consiglio, in assoluto, è quello di fare come il parlatore della C (3 punti). Anche perché, così, la “comunicazione” passa senza che sia possibile appellarsi a qualcosa in particolare… (Sebbene, sarà la nostra sconsiderata ammirazione per Totò e per Peppino De Filippo, la clausola avverbiale ci diverte assai).
 
7.
 
A. 0 punti; B. 1 punti; C. 3 punti
 
Un glossogramma per così dire “riflessivo” e “interlocutorio”. Sul modello dell’inglese absolutely s’è diffuso un uso assoluto dell’avverbio assolutamente; più o meno con lo stesso valore (portato ai fasti della comicità dal personaggio di Renzo Arbore in FFSS) di esattamente, giustamente per ‘sì, certo’ ecc. Di regola dovrebbe presupporre una sfumatura “affermativa”. Per cui, nella A, il senso dovrebbe essere ‘assolutamente sì’. Nel caso della B il rafforzativo – anche quest’uso ha preso piede – della negazione è usato in senso assoluto: e però la posizione viene chiarita dalla glossa successiva. Per questo (sulla carta ipotetica su cui questo glossogramma è segnato): 0 punti alla A e 1 punto alla B. 3 punti alla C. Perché è una risposta chiara e netta e senza possibilità di errore. (Ci piace la schiettezza, quando si deve prendere posizione).
 
8.
 
A. 1 punto; B. 0 punti; C. 3 punti
 
1 punto alla A. Facendo peraltro una forzatura: condizionata dal larghissimo uso della locuzione o meno in luogo di o no. Che è la locuzione corretta nel contesto scritto o nel parlato formale. Per questo 0 punti alla “domanda da convegno” della B. Quello della C è un insegnamento paterno da 3 punti (paradossalmente contenutistici). Di là dai toni drammatici, è evidente che si tratta di un contesto decisamente non formale (un padre che parla a un figlio). Certo, avremmo gradito una maggiore predisposizione legale del figlio… E un “che tu lo voglia o no” avrebbe di sicuro avuto una forza espressiva maggiore… Ma questo, si sa, è solo un glossogramma che prepara un abbozzo di risposta “contro il cattivo uso”. O no?
 
9.
 
A. 3 punti; B. 1 punto; C. 0 punti
 
Nella formazione di un avverbio in –mente, gli aggettivi a una sola uscita in –le e in –re presentano apocope della vocale finale: per cui amorevol-mente, ugual-mente ecc. La forma corretta è quella della A, sicché. 3 punti. Anticamente, però, le forme proparossitone (come amorèvole, appunto) con sdrucciola caparbietà mantenevano la vocale finale. Alla B il punto viene assegnato per puri motivi “esemplificativi”. Anche perché non si può condannare uno sfogo colloquiale-informale carico di delusione, signori miei… La dislessia momentanea della C non è grammaticalmente contemplata. Di là dall’espressività estemporanea (che apprezziamo oltremodo): di regola, 0 punti.
 
10.
 
A. 1 punto; B. 0 punti; C. 3 punti
 
Dal latino gratiis, l’avverbio vale ‘gratuitamente’. L’etimologia fantastica della A ci convince letterariamente. Ma lo 0 grammaticale è corretto in 1 per via della letteralità “alcuni sbagliano e scrivono a gratis”. Perché l’affermazione, in sé, è vera. Arbitro arbitrario? Ebbene sì. Va detto. 0 punti all’aggratis incriminato (con l’aggravante del raddoppiamento). 3 punti senza bisogno di commento per il corretto uso dell’avverbio della soluzione C.
 
 
RISULTATI
 
Da 0 a 10 punti: Decisamente no. Non v’aggradano avverbi e simili, è evidente. Siete per l’asciuttezza rigorosa dei predicati e per la soggettività dei sostantivi, ma rifuggite dal modo e dal tempo veicolato da queste accessorie – per voi – proprietà della lingua. Vi perdete le sfumature precise, che è quanto di meglio le parole possano offrire.
 
Da 11 a 20 punti: Forse, magari. Talvolta. Quando càpita. Se c’è la possibilità, la giusta atmosfera, ecco che il corretto uso d’un avverbio in –mente vi riempie di gioia. Ma senza abusarne. Che siano un corredo, gli avverbi, vi dite (vi imponete). Senza nemmeno accorgervi, però, delle divagazioni ottative con cui rincorrete il sogno dei forse, il più dubbioso e impegnativo dei futuri possibili.
 
Da 21 a 30 punti: Meravigliosamente sempre. La vostra è una natura avverbiale. Celermente, benevolmente, oggi domani e mai sono il vostro modo di affrontare lo spazio e il tempo che vi compongono, l’affettività che vi pervade. Vi piace perdervi tra le nicchie rassicuranti degli avverbi, alla ricerca di un luogo grammaticale che vi alberghi: luogo favoloso da raggiungere – se è il caso – precipitevolissimevolmente.
 

 

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata