16 luglio 2017

Risultati e punteggi di Incipit 2012 - 1

1.
 
da Murakami Haruki, Kafka sulla spiaggia; traduzione di Giorgio Amitrano
 
A. 1 punto; B. 0 punti; C. 3 punti
 
La scelta A affastella una serie di inesattezze; confluendo alla fine nel nostro primo, duemiladodicesimo – più o meno – 1 meno meno periodico. È vero che l’etimologia di ragazzo è stata lungamente dibattuta. È vero che Ascanio Persio se n’è occupato (ma nel Cinquecento); è vero che è stata fatta una proposta da *ergatius e che il termine significa ‘lavoratore’ (tutte notizie attinte al sempre prezioso Dizionario): ma da J. Brüch. E infine: “stabilito senz’ombra di dubbio”: l’1 meno meno periodico è davvero un punteggio sovrastimato. Tenendo conto del fatto che l’etimologia riconosciuta come maggiormente plausibile non è questa. Bensì raqqāş (3 punti alla C), con tutta probabilità penetrato dalla Sicilia e poi arrivato in italiano nel significato di ‘giovinetto, adolescente’, ecc. Che è l’unico significato, ribadiamo e ribadiamo: di là da assurde pretese giovanilistiche strumentali: con ragazzo s’intende ‘fanciullo, adolescente’ (chiudendo sicché il cerchio semantico entro i diciassette anni, più o meno). E la tendenza al tempo stesso riduttiva e onnicomprensiva è già ottocentesca: quando è attestato – teste il Dizionario – un significato di ragazzo ‘adulto privo di esperienza’. (Giusto per tenere alta la soglia di attenzione linguistica. Sempre).
 
2.
 
da James Joyce, Ulisse; traduzione di Giulio De Angelis
 
A. 1 punto; B. 3 punti; C. 0 punti
 
La scelta A è giusta all’inizio (quando parla di ‘voce imitativa’); ma delirante – di là da qualsiasi riferimento imitativo, appunto – per quanto riguarda l’invenzione (totale, vergognosa) dei termini latini sul terreno (soprattutto leggendo la trafila etimologica…). Sull’1 meno meno periodico è anche “pietoso tacere”… La referenzialità della B (sia per il senso, sia per la cronologia…) porta floridamente – senza neppure troppi commenti – ai 3 punti solenni. Scomodare Francesco Colonna, l’Hypnerotomachia Poliphili, avverbi incerti e significati assurdi non depone a favore della scelta C. Che evidentemente avvizzisce fino allo Zero meno meno iperperiodico (e anche meno: visto il senso dell’attacco al senso; giusto per rimanere in linea con i testi di riferimento). (Per dire).
 
3.
 
da Kurt Vonnegut jr, Il grande tiratore; traduzione di Pier Francesco Paolini
 
A. 3 punti; B. 1 punto; C. 0 punti
 
Nel senso (anche figurato) di ‘rimedio’, ricetta è d’attestazione ottocentesca. (Sicché: in tutta evidenza, 1 meno meno iperperiodico e anche meno). (Soprattutto perché Ariosto e il XVI secolo sono, davvero, strumentalizzazioni di comodo: un errore senza rimedio). 3 punti alla scelta A. Che segnala (grazie alle informazioni del Dizionario, naturalmente) il passaggio da ‘formula ricevuta’ a ‘ricevuta’ per eccellenza (la sostantivazione del participio passato di recĭpere ‘ricevere’, ecc.); quindi ricetta ‘ordinazione scritta di farmaci’ già in questa forma nel XIV secolo. 3 punti. (In modo che sembri una prescrizione: altro significato, più tardo, di ricetta, ecc.). (Che è poi in questo senso che intendiamo le ricette culinarie dell’incipit vonnegutiano). 0 punti (prescrivendo, se il caso, aggiunte di meno meno iperperiodico) alle invenzioni della C e alla pessima recitazione linguistica dell’esempio raccolto.
 
4.
 
da Laurence Sterne, La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo; traduzione di Lidia Conetti
 
A. 3 punti; B. 0 punti; C. 1 punto
 
Davvero un 1 meno meno periodico con tendenza allo zero, il punteggio della scelta C. Tutto vero fino alla datazione dell’attestazione (del XIII secolo, in realtà, le prime attestazioni di entrambi); quando comincia il delirio della latinizzazione forzata e dello – al meglio – sconosciuto Calghissi. 1 meno periodico. O quasiZero, meglio. O entrambi. (A chi gioca, la responsabilità). Attinta referenzialmente al Dizionario la spiegazione della A. Che infatti merita i 3 punti. A differenza – evidentemente – del delirio ricostruttivo della B. Per cui ricordiamo i nefasti dello Zero Meno Meno Abissale e Iperperiodico. (Già che ci siamo). (Il perché, davvero, è evidente).
 
5.
 
da Jennifer Egan, Il tempo è un bastardo; traduzione di Matteo Colombo
 
A. 3 punti; B. 0 punti; C. 1 punto
 
Attingiamo al Dizionario (ma sarebbe il caso di dire ci immergiamo nel, mutando sintassi…) la notizia semantica della C. Retrodatandola troppo, però: visto che si tratta di un uso ottocentesco. 1 meno meno periodico alla C. Tre punti pieni alla A. Che spiega l’èsito bagno dalla pronuncia *băneu(m) (il Dizionario ricorda la difficoltà d’uso del nesso –ln– ecc.); con bălneu(m) che, nel tempo, ha sostituito lavatrīna (per cui latrina, ecc.). Di là dalla troppo cercata testimonianza dello sprovveduto Andreuccio (se non ci fosse un baratro di sette secoli circa, diremmo telefonata): non c’è traccia storica di “balunēum, poi balunéo”. Zero punti (e anche molto ma molto meno) alla B.
 
6.
 
da Zadie Smith, Denti bianchi; traduzione di Laura Grimaldi
 
A. 0 punti; B. 1 punto; C. 3 punti
 
Tre punti sicuri alla C. Proprio per l’incertezza con cui riporta i dati oggettivi (‘l’incertezza etimologica per quanto riguarda la storia di tardo – e tardi’). La scelta B parte bene. Anzi: benissimo. Descrive il passaggio dall’avverbio latino alla forma italiana, stabilisce il giusto discrimine semantico tra il significato letterale e gli sviluppi semantici relativi. Solo che da un certo punto in poi (troppo tardi perché si possa recuperare) sragiona. E poi? Cosa s’intende con scuola di Monza? Il riferimento futuristicoferrariano di una qualche fretta? (Qui dicendolo, qui negandolo?). Uno meno meno iperperiodico e anche meno. Presto. La scelta A è talmente piena di assurdità che anche solo assegnare lo Zero Meno Meno Iperperiodico Abissale e anche molto molto di meno ci fa fare tardi. Troppo tardi.
 
7.
 
da Salman Rushdie, I figli della mezzanotte; traduzione di Ettore Capriolo
 
A. 1 punto; B. 3 punti; C. 0 punti
 
Visto che in linguistica (nella vita) non bisogna mai dare nulla per scontato: 1 meno meno alla A. Perché è tutto vero (i legami con cīvis e la radice indoeuropea, ecc.; ce lo ricorda con rigore il Dizionario) quel che è fuori dall’inciso. Ma la forma latina di partenza (da cui poi civitate, cittade, cità, città, nel volgere di un paio di secoli) è civitāte(m). Attenzione. 3 punti al rigore lineare della B; un ‘orpello semantico’ preciso. E invece un abisso di Zeri Meno Meno Iperperiodici (per capirci: uno degli Zero Assoluti più Assoluti tra i Glossogrammi) alla scelta C. Che ancora brandisce la stupidità iterata dello ius sanguinis contro lo ius soli. Meritando tutto il nostro disprezzo. Perché non ci siano fraintendimenti. E sia tutto civilmente inequivocabile.
 
8.
 
da David Foster Wallace, Infinite Jest; traduzione di Edoardo Nesi
 
A. 1 punto; B. 0 punti; C. 3 punti
 
La scelta A non va oltre l’unico punto. Peraltro accompagnato da un classico “meno meno iperperiodico”. Perché: è tutto vero: testa ha sostituito caput praticamente in tutta la Romània. Ma tĕsta(m) era il ‘vaso di coccio’; usato scherzosamente per definire prima il ‘cranio’ poi proprio la ‘testa’ nel linguaggio parlato. Teste – ora sì – il Dizionario: 3 punti alla C. Che dà conto di un sintagma (anzi due) e della sua (loro?) storia etimologica. 0 punti decisi alla B. Confondendo testa con testè, scomodando il Sannazaro: si può dire che è una scelta che scava nuovi abissi linguistici nella figura dello Zero Meno Meno Iperperiodico
 
9.
 
da Gustave Flaubert, Bouvard e Pécuchet; traduzione di Camillo Sbarbaro
 
A. 0 punti; B. 3 punti; C. 1 punto
 
Tutte vere e calde del Dizionario le notizie riportate in B a proposito di caldeggiare (3 punti). Cosa che non si può dire per caldana ‘ora calda del giorno’, miseramente confuso con kalende-calende, ecc.; l’attestazione trecentesca lascerebbe intuire un qualche sparuto 1 meno meno iperperiodico. Ma non se si possiede il caldo buono dell’onestà: che davvero precipita anche la C negli abissi della “forma et figura” dello Zero con quel che segue. Così come la scelta A. La cui ridicola pseudodescrizione di un qualche termosifone medievale davvero ci spiazza e ci lascia agghiacciati, in verità. Dire zero è dire molto di più della temperatura linguistica che la scelta A prevede… Obiettivamente.
 
10.
 
da Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli
 
A. 3 punti; B. 1 punto; C. 0 punti
 
L’eccesso di prudenza della A, comunque, trattandosi di storia – che troppo spesso càpita si attardi sul significato di ‘fandonia’ se non si fa attenzione: se si lascia troppo spazio a menzogneri rivisitatori in malafede con cui ci si dovrebbe comportare come propone Woody Allen in Manhattan, si sa – va bene. Anche perché la trafila, le notizie, i dati oggettivi, ecc. sono proprio quelli descritti. (E se si chiude con un incipit… «L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo»). Per questo, va da sé: 1 meno meno meno iperperiodico e anche meno e forse anche molto ma molto meno alla B. Che inverte i termini della questione, più o meno. In realtà, il greco historía – lo attesta il Dizionario – deriva da ístōr ‘colui che ha visto’. Per questo, il fato cieco stride con il racconto della Storia: almeno, così come viene detto nella C. Zero meno meno Meno Iperperiodico e anche meno del Meno Abissale. Per cominciare. (In loop).
 
RISULTATI
 
Da 0 a 10 punti: Incipitosi. Sia nell’identificare il romanzo di partenza, sia nel distribuire razionalmente le risposte, siete stati troppo precipitosi. E questo non è quel che si dice un buon inizio. Il consiglio è quello di prendervi il giusto tempo, riflettere: e solo dopo, dopo mettervi al lavoro. Il mondo è già troppo pieno di persone che non ascoltano e si bruciano gl’inizi prima di cominciare.
 
Da 11 a 20 punti: Incipitanti. Quel che vi manca, magari, non è l’occhio (o l’orecchio) nel riconoscere gl’incipit che vi vengono fatti leggere, indicati, ricordati. C’è che troppo spesso vi accontentate di un qualche inizio senza preoccuparvi del fatto che ogni vostro inizio sia, almeno nelle intenzioni, almeno buono. Fate attenzione, perché a tirar troppo via la vita (la linguistica), la vita (la linguistica) tendono a tirarvi troppo via. Più o meno.
 
Da 21 a 30 punti: Incipitisti. “Sapete com’è la mattina presto là all’Avana, coi vagabondi che dormono ancora contro i muri dei palazzi, prima che arrivino i furgoni col ghiaccio per i bar?” – Ecco. Un grande incipit. Ve lo siete meritato. (Per la precisione: Ernest Hemingway, Avere e non avere; traduzione di Vincenzo Mantovani).
 
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