08 giugno 2021

Amarsi o non amarsi? Il vocabolario emotivo dei Les Enfants

 

Essere o non essere? Amarsi o non amarsi? Sono scelte verbali diverse, eppure abbracciano la stessa area semantica, quella della vita, perché l’amore è esattamente un dialogo costante tra desiderio e assenza, tra attesa e sparizione, come recita Tanikawa Shuntarō nella sua poesia Essere vivi «è un’altalena che dondola ora / è l’ora che passa ora». I Les Enfants, a distanza di tre anni dalla loro ultima pubblicazione, sono tornati in campo con tre nuovi singoli che affrontano da diverse prospettive le contraddizioni dell’amore. Precisamente le contraddizioni di quell’attimo in cui si percepisce la forza del sentimento. Da qui la ripresa di una ricerca che dura secoli, quella legata al vocabolario dell’intimità: su come dire l’amore, la domanda-chiave che trascorre nel Simposio, ci chiediamo da sempre, e da sempre forgiamo nuove parole o espressioni per intrappolarne le sfumature. Del resto, quando non si conosce qualcosa, è naturale aggrapparsi ai nomi, perché sono proprio loro a creare l’esistenza di quel qualcosa. I Les Enfants, per descrivere la loro idea di amore, hanno giocato con la lingua inventando alcuni neologismi a partire dal singolo Non amarsi, che già dai primi versi enuclea la prima delle grandi incoerenze della “zona rossa”, quella del cuore: «Non amarsi / E non correre il rischio di stare male / Come si fa come si fa come si fa / A vivere leggeri». La Generazione Z probabilmente parlerebbe di rischio nei termini di “red flag” per annunciare il nefasto evento, l’allarme rosso relativo all’innamoramento. La nascita di un attaccamento emotivo ha la forma di un ponte tibetano: non puoi sapere cosa ti succederà a metà del percorso. E in ogni caso, sarai costretto a muoverti, anche solo per tornare indietro. Meglio allora non salirci affatto – «non amarsi» – per evitare non tanto la caduta, ma la sensazione di essere invischiati in qualcosa che è troppo personale e intimo da gestire con lucidità.

 

Stare con te mi definisce

 

Eppure, anche solo a pensarci, a quel ponte, sentiamo la nostra vita appesantirsi. E da qui una domanda lecita: esiste un modo per vivere l’amore superficialmente? Una nota semplice per descriverlo e basta? La risposta a questo desiderio di leggerezza è il verbo “faffiare”, legato a “faffietto”, che rimanda al gesto fisico di mandare piccoli “fafafa” tra i denti, anche seguendo un’arietta, un motivetto musicale (per lo più allegro), che la band associa al brano di Sigur Ros Heysátan. La presenza dell’altro, anche in un sentimento provato in solitudine, è difficile da scacciare. Nel monologo di Non amarsi la riflessione sembra cambiare rotta: nei versi «Non amarsi / E non avere nessuno da perdonare», dove la congiunzione “e” in realtà nasconde un connettivo logico (“così non ho nessuno da perdonare”), emerge l’oggetto d’amore, anche se ipotetico, per ricordarci che nel sentimento non siamo mai veramente soli. In due si può allora “ammare”, un altro neologismo con cui il gruppo descrive l’atto di nuotare vicini, una serie di movimenti ordinati per reggersi e muoversi nell’acqua del mare insieme a qualcuno, “detto sia degli animali sia dell’uomo: sapere, non sapere a.; imparare, insegnare a a.; a. come un pesce, con sicurezza e agilità”. Il termine è associato al brano di Giovanni Truppi Conoscersi in una situazione di difficoltà, che in pochi versi spiega l’importanza dell’amore nella creazione del nostro sé e la magia dello scambio: «Stare con te mi definisce / Se ti do la mia solitudine / Tu mi dai la tua solitudine».

 

Malinconie indescrivibili

 

Scambio non è sinonimo di fusione. Il campo che secondo me spiega bene cosa può accadere nello scambio amoroso è la fisica: le “forze di scambio”, in fisica atomica, sono quelle derivanti dalla possibilità, di natura tipicamente quantistica, che hanno due elettroni di un sistema atomico di scambiarsi le rispettive posizioni. Scambiarsi idee, storie, emozioni e forse anche vestiti non significa diventare la stessa cosa. Quello si chiama amore tossico, la più comune delle incomprensioni sull’amore, che i Les Enfants recitano nel verso «Amarsi e rischiare di perdere tutto». Ma davvero ci si può perdere con qualcuno? «Tu puoi guarire questi tagli sul cuore / Con questa piccola malinconia / Che mi strappa il cuore / Non mi fa volare volare con te». I brani Non amarsi e Resta con me sembrano parlarsi: dalla realizzazione di una paura legata alla vertigine dell’amore si passa così alla paura che si prova poco prima della separazione, una malinconia indescrivibile (perché invisibile, «piccola») che assomiglia alla parola di tabucchiana memoria saudade o “nostalgia del futuro”, un sentimento che esprime insoddisfazione e tristezza, ma anche assenza di qualcosa che sta per scomparire o “imblunire”, neologismo che significa divenire blu, riferito a una persona (l’amata o l’amato) prima del tramonto, il momento romantico per eccellenza. «Ti prego aspetta fino all’alba con me / Scriviamo una canzone / Così non moriremo mai»: è un sospiro di sollievo quello dell’innamorato che ha il privilegio di allontanare, per un po’, la sensazione di mancanza. L’amore, in questo passaggio, ci illude anche di poter essere eterni, insieme. E visto che il sentimento nasce proprio dallo sguardo, i Les Enfants non potevano coniare neologismo più azzeccato per descrivere un balsamo per gli occhi, la presenza «fino all’alba» dell’amata o dell’amato: il “sollirio”, parola-macedonia che al suo interno contrae “sollievo” e “collirio”, è il sollievo che schiarisce la vista, indica l’essere sollevato da un peso, da una sofferenza fisica o morale o da una preoccupazione (es. “nel vedere che non gli era successo nulla di grave ho provato un gran sollirio”). La chiusa di questo piccolo saggio sulla tempesta che ci abita quando siamo innamorati è il brano Io e te, dove la paura iniziale cantata nelle precedenti tracce si trasforma in un fastidio universale che solo il sentimento è in grado di lenire: «Forse ho bisogno di averti vicina / Perchè da solo non ci riesco a stare /  fuori sembra la fine del mondo / Non ho più voglia di stare a guardare / Ho bisogno di te di te di te di te di te di te di te / Per cancellare tutte le paure». L’amore è un crescendo di passi, movimento e soprattutto corporeità, come evidenziano i due climax «inseguirci impazzire ballare per ore» e «le tue mani sul cuore la pelle il sudore». La scoperta dell’intimità come unico luogo in cui fare esperienza della bellezza ci riporta alla necessità di comunicarne le tonalità, sempre nuove e difficilmente comprensibili: «L’ho detto a tutte le stelle del cielo / A quasi tutti i pesci del mare». Non importa cosa dire dell’amore, e forse non importa nemmeno il come. Ma solo il fatto di dirlo (o di provarci) dona vita all’amore stesso.

 

Immagine: copertina del singolo Non amarsi (2021) dei Les Enfantes. Artwork: Eduardo Stein Dechtiar


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