21 luglio 2021

L’italiano in Canada. Il caso di Toronto

 

Chi, di questi tempi, facesse una passeggiata per certi grandi viali di Toronto (per esempio, lungo College street o St. Clair West), si accorgerebbe immediatamente di come la presenza italiana sia storicamente radicata in questa metropoli e di come la lingua ne sia il più efficace testimone: nomi di ristoranti e negozi, chiese intitolate a santi nostrani, biblioteche, placche commemorative in onore di celebri emigrati, etc. Un’italianità passata che, però, non sopravvive solo nei ricordi o nelle insegne, ma si mantiene ancora discretamente presente, grazie a un’eccezionale vitalità linguistica le cui radici affondano in un tempo lontano e che rappresenta un caso particolare ed emblematico dell’emigrazione italiana in Canada e nel mondo.

 

Dalla Grande emigrazione alla Seconda guerra mondiale

 

I primi insediamenti in città si costituirono verso il 1875, quasi in coincidenza con il primo massiccio flusso migratorio verso il Canada (e gli Stati Uniti). La formazione di una prima Little Italy si deve principalmente a tre gruppi: i fruttivendoli genovesi; gli scalpellini e gli scultori da Lucca; infine, i musicisti da strada, i quali provenivano tanto da Genova quanto da Potenza. A questi precursori si aggiunsero presto emigranti di altre regioni: abruzzesi, siciliani, calabresi, ma anche piemontesi e friulani. Una presenza che sarebbe aumentata gradualmente, fino a raggiungere circa le 10.000 unità, e che si sarebbe mantenuta su queste cifre anche durante la Grande guerra e fin verso le soglie del secondo conflitto mondiale. Gli insediamenti erano composti da italiani di diversa provenienza regionale, il che lascia supporre che gli emigranti, nella loro vita quotidiana, dovessero oltrepassare la comunicazione fatta nel proprio dialetto e che, quindi, trovassero compromessi idiomatici e, eventualmente, si servissero di forme di italiano regionale.

La circolazione della lingua italiana in questi anni era poi sicuramente alimentata da un attivo associazionismo, tanto laico quanto confessionale. Nel 1905 venne aperta una filiale della Società Dante Alighieri che, più tardi, avrebbe dispensato un corso d’italiano per i compatrioti espatriati; nel contempo, altre scuole di lingua sorgevano un po’ ovunque in città, grazie all’attività di missionari cattolici e protestanti. Non bisogna inoltre dimenticare che qualche giornale italiano cominciò a circolare in modo regolare dalla fine degli anni Venti del Novecento.

Un decisivo impulso al diffondersi dell’idioma nazionale fu dato dall’avvento del fascismo. Le gerarchie locali, infatti, tradussero il bisogno di un’italianità da difendere e preservare lontano dalla patria, soprattutto nell’apprendimento della lingua: tra la fine degli anni Venti e lungo anni Trenta si moltiplicarono i corsi tanto nelle Case d’Italia istituite dal regime, quanto anche nelle parrocchie cattoliche. Il clima politico e nazionalista incoraggiò inoltre l’incremento delle testate giornalistiche, tanto a favore quanto in opposizione al regime mussoliniano (una parziale consultazione è possibile grazie alla preziosa banca dati allestita da Matteo Brera, la “Angelo Principe Italian Canadian Newspaper Collection”).

È lecito poi ipotizzare anche una pratica dal basso della lingua, e gli archivi cittadini e ecclesiastici (ancora poco esplorati da questo punto di vista) conservano carteggi e altri documenti che potrebbero testimoniare di questo uso.  Per esempio, una lettera, datata 1934 e firmata da Giuseppe Circelli, fratello di Antonio (pittore dalla discreta nomea nella Toronto degli anni trenta), mostra, tra qualche cedimento al dialetto e fisiologiche interferenze dell’inglese, una buona padronanza della lingua patria, con buona pace dello stesso autore che definisce il suo scritto una “rozza lettera”.

Un altro segno dell’importanza attribuita all’italiano è la pubblicazione, proprio a Toronto, nel 1938, di un manuale di grammatica: Le lezioni pratiche d’italiano, di Tommaso Mari. Mari, direttore dell’ebdomadario fascista Bollettino italo-canadese e figura prominente della comunità italiana di Toronto aveva dato alle stampe una grammatica che seguiva un metodo d’istruzione “pratico”, con diversi esempi tratti dalla vita quotidiana e con molte illustrazioni. Al tempo stesso, la lingua descritta nelle lezioni del Mari è di livello alto, con una predilezione per latinismi, toscanismi e forme derivate dai canoni letterari classici: un italiano ideologizzato che non poco doveva servire alla propaganda politica.

 

Dal secondo dopoguerra ai giorni nostri

 

Passato il doloroso spartiacque della seconda guerra mondiale e ristabilita la fiducia da parte del governo canadese verso gli italiani (che, ufficialmente bollati nel ’40 come “enemy alien”, furono socialmente reintegrati solo sette anni più tardi, a conflitto finito e fascismo sconfitto), il flusso emigratorio riprese in modo abbondante. Dagli anni cinquanta fin verso la fine degli anni settanta, la comunità italiana di Toronto s’ingrandì in modo esponenziale, divenendo una delle più numerose al modo. Le ripercussioni linguistiche di questa situazione si ebbero innanzitutto in una vivace attività mediatica: un quotidiano (il Corriere Canadese, fondato nel 1954), un’emittente radiofonica (Chin Radio), due stazioni televisive (OmniTV e Telelatino), ancora oggi in attività (e, per quello che riguarda radio e televisioni, presenti anche in altre città canadesi); poi, in una presenza accademica importante: il dipartimento d’italianistica dell’Università di Toronto (le cui radici risalgono a metà Ottocento, quando Giacomo Forneri, carbonaro in esilio, divenne il primo professore di lingue moderne) è uno dei più grandi dell’America del Nord, con un programma di studi che include anche il dottorato.

La massiccia demografia di quei decenni ha anche garantito una considerevole vitalità dell’uso comune della lingua nazionale. Secondo il censimento nazionale canadese, fino al 2006, l’italiano era la madrelingua più diffusa a Toronto (dopo l’inglese). Negli ultimi anni, il passo è stato ceduto ad altre lingue, complice anche un’emorragia di famiglie verso i sobborghi residenziali a nord della città; tuttavia, i dati più recenti attestano ancora una solida quarta posizione (dopo inglese, francese e cantonese).

La presenza linguistica italiana a Toronto si esprime anche attraverso gli italianismi utilizzati dai locutori anglofoni, in genere frutti lessicali dell’emigrazione o dell’influsso socioculturale, ma spesso anche il risultato di una risemantizzazione locale (quindi, degli pseudo-italianismi). Si prenda l’esempio di calabrese: italianismo datato e inizialmente designante una varietà di broccoli, è passato, nell’inglese canadese, a indicare un tipo di pane. Certo, non si tratta di peculiarità proprie a Toronto, ma è significativo che la loro registrazione lessicografica si deva all’Oxford Canadian Dictionary, la cui sede e area di lavoro si trovano principalmente nella metropoli ontariana. Una sezione canadese dell’Osservatorio degli italianismi nel mondo (OIM) della Crusca si occupa di recensire e studiare queste interferenze lessicali.

 

Bibliografia

M. Brera, Schools of “Italianness”: Language Teaching and Fascist Propaganda in 1930s Toronto, in in The Italian Language in The Global Space, numero monografico di “Italian Canadiana”, a cura di S. Casini, C. Sansalone, XXIII (2019), pp. 59-82.

M. Brera/F. Pierno, Una “rozza lettera” al papa. La disputa di San Rocco e l’italiano dei semicolti nella Toronto degli anni Trenta, in Italia, Italie, Milano, Mimesis, 2021, pp. 119-140.

F. Pierno, Gli italianismi nell’inglese di Toronto e nel francese di Montréal. Stato delle ricerche e possibilità di collaborazione con l’OIM, in Osservatorio degli italianismi nel mondo. Punti di partenza e nuovi orizzonti. Atti dell’incontro OIM (Firenze, Villa Medicea di Castello, 20 giugno 2014), a cura di M. Heinz, Firenze, Accademia della Crusca, 2017, pp. 111-136.

J. Zucchi, Italians in Toronto. Development of a National Identity, 1875-1935, McGill-Queens University Press, Montreal-Kingston 1988.

 

Immagine: Photograph of a College Street sign in the Little Italy district of Toronto, Canada

 

Crediti immagine: Xavier Snelgrove, CC BY-SA 2.5 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5>, via Wikimedia Commons


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