13 gennaio 2021

La lingua dei còrsi: il volto di un’isola

Europa e Mediterraneo d’Italia. L’italiano nelle comunità storiche da Gibilterra a Costantinopoli

 

La Corsica è oggi nell’immaginario collettivo dei viaggiatori una terra dalla natura incontaminata, con montagne che precipitano a picco sul mare, pareti di roccia vertiginose e paesaggi mozzafiato che fanno pensare ad un’isola vergine, mai toccata dall’uomo. Ma dietro quest’immagine da cartolina si nasconde la millenaria storia di un’isola che è stata per lungo tempo un vero e proprio crocevia del Mediterraneo, prima di essere stata inglobata ai confini meridionali della Francia, in tempi relativamente recenti.

Uno sguardo alla lingua còrsa ci permette di entrare in contatto con una minoranza linguistica, capace di rivelare aspetti culturali e linguistici molto interessanti per la comprensione di questa terra di plurilinguismo. Questa varietà italo-romanza1, che ha avuto un destino linguistico singolare legato alle sue vicende storiche e alla sua geografia, ha conosciuto anche un’elaborazione linguistica originale, sempre in movimento.

 

Contatti, scambi e confini linguistici

 

La lingua còrsa può definirsi a tutti gli effetti una lingua romanza, entro cui sopravvivono voci che riecheggiano lingue parlate nell’isola prima del latino. Può essere significativo, a tal proposito, osservare alcune denominazioni della flora locale o della fauna autoctona che popolano le campagne, i boschi e le montagne in ogni stagione. U talabeddu o u talabucciu l'‘asfodelo’, legato nella tradizione popolare al culto dei morti, il lentisco nel suo nome capocorsino sundaru , arbusto impiegato dalla medicina popolare per la cura delle malattie delle greggi o la designazione del simbolico muflone isolano ovis-musinon, a mufra, sono attribuiti al sostrato prelatino del còrso2.

Elementi prelatini si ritrovano altresì nella fonetica della lingua. Così la consonante cacuminale /ɖ/, attestata in Corsica, in Sardegna, in Sicilia, nell’Italia meridionale ma anche nell’Africa del Nord3, si può ritrovare ad esempio nelle forme beddu ‘bello’, cavaddu ‘cavallo’, viteddu ‘vitello’, ecc. Sopravvissuta oggi nelle sole parlate meridionali dell’isola, questa articolazione sarebbe stata, secondo i linguisti, ampiamente diffusa in passato sull’intero territorio4.

Con la conquista della Corsica e della Sardegna durante le prime guerre puniche, da parte di Roma nel 259 a. C., comincia a realizzarsi l’opera di latinizzazione delle così dette «isole sorelle» del Mediterraneo. Sono riscontrabili ad esempio nel lessico còrso termini d’origine latina come eghju ‘capretto’ o vistica ‘traccia’ che avvicinano Corsica e Sardegna. Il caso di nieddu ‘nero’ sostituito oggi in Corsica da neru, negru si ritrova sempre nei nomi di luoghi come Nieddu o Valdu Niellu, e nelle denominazioni dei vitigni come uva niella, niellucciu5.

La conservazione nel còrso meridionale delle vocali latine, in seguito alla perdita della quantità vocalica in pilu ‘pelo’ < PĬLUM o cruci ‘croce’ < CRŬCEM, per fare solo qualche esempio, è probabilmente uno dei tratti arcaizzanti più significativi della latinità della Corsica6.

Con la storia delle dominazioni dell’isola da parte di Pisa prima, dal IX al XIII sec., e di Genova poi, dal XIII al XVIII sec., la lingua dei corsi conoscerà un processo di «toscanizzazione», così come viene chiamato dai linguisti7. I continui rapporti tra Corsica e Toscana produrranno consistenti modificazioni sulla lingua dell’isola, che era il risultato dell’evoluzione locale del latino.

Gherard Rohlfs nel 1941 paragonava la Corsica ad un'area protetta, una riserva naturale di grande interesse per l’Italia. Questa immagine pregnante è stata utilizzata dal linguista tedesco per descrivere un territorio di conservazione, individuando nei dialetti corsi una chiave di accesso per la comprensione di alcune forme lessicali, che talvolta non sono sopravvissute in Italia.

Oggi lo studio delle parlate dell’isola, sotto una prospettiva geolinguistica, mostra un insieme di movimenti dinamici tra le varie aree dialettali còrse. Le ricerche sul campo hanno evidenziato l’arbitrarietà della ormai superata distinzione bipartita tra parlate del Nord e parlate del Sud, descrivendo contemporaneamente dinamiche conservative e innovative8.

Ad esempio, la transumanza che si sviluppa a partire dal Neolitico collega da millenni pianure con montagne e altre montagne con altre pianure, seguendo il ciclo delle stagioni. Le ricerche archeologiche hanno infatti dimostrato che numerosi percorsi odierni delle greggi sono il risultato di un’attività di allevamento mai interrotta, che segue gli stessi itinerari dalla preistoria in poi9. Dal punto di vista linguistico, la montagna così come il mare della Corsica non appaiono più come una frontiera per la lingua, ma spesso costituiscono un ponte di comunicazione tra diverse varietà linguistiche.

 

Toscano e italiano in Corsica

 

Prima del XV sec., le fonti di documentazione di età medievale per la Corsica sono abbastanza scarse, rispetto ad altre regioni italiane. Ma si trovano comunque testimonianze di notevole interesse documentario10. È significativo notare che la maggior parte dei documenti notarili dell’Isola lasciano molto presto il latino, per produrre documenti in volgare11.

A partire dal XIII sec. si sviluppa una scrittura in volgare toscano con echi di lingua còrsa12, che concorre a costruire un «tessuto linguistico toscano con inserti corsi»13. Le scelte che caratterizzano la lingua scritta dell’isola di allora, mirano secondo alcuni studiosi a rendere accessibile il contenuto del testo in volgare al maggior numero di persone. È interessante osservare che gli stessi còrsi hanno percepito il toscano come una delle loro lingue, utilizzata nello scritto fino agli inizi del secolo XX14.

Anche negli atti documentari, dal XV sec. in poi, si incontrano interferenze tra italiano e còrso, che consentono di tracciare i contorni di un «italiano di Corsica»15. Con il formarsi di un’élite corsa, le interferenze linguistiche nel XIX sec. diventano via via sempre meno frequenti, ma elementi fonetici, lessicali o morfosintattici, testimoniano comunque tracce di ‘corsità’ nella produzione scritta16.

Nell’oralità, in un gioco di specchi, ritroviamo nel lessico còrso interessanti fenomeni d’italianizzazione, come la forma chjesa di fronte alle altre forme dialettali ghjesia, ghjesgia o ghjesa17. Così il termine còrso farfalla può essere considerato un italianismo, sebbene nella lingua corsa esistano circa venticinque varianti linguistiche per designare l’insetto18.

Pertanto dal Medioevo al Novecento, il toscano, diventato poi italiano, assunse nell’isola la funzione di lingua veicolare. La lingua italiana e la lingua còrsa convivono insieme in un certo equilibrio e sono recepiti dai parlanti come livelli di una stessa lingua19.

 

Cognomi e luoghi della Corsica

 

Il caso dei cognomi corsi illustra bene l’equilibrio còrso/toscano o còrso/italiano. I cognomi in Corsica si stabilizzano relativamente tardi nel tempo e si fissano gradualmente in un periodo che oscilla tra il XVI e XVIII sec. Davanti al nome delle famiglie còrse, la similitudine con i cognomi italiani appare assolutamente sorprendente: Luciani, Paoletti, Pietri, Spadoni ecc. Questo non vuol dire che i Paoletti di Bastelica, un paese della Corsica, vengano necessariamente dall’Italia, essendo questo un cognome molto diffuso sulla penisola italiana. Osservando l’albero genealogico della famiglia Paoletti vediamo che il figlio di Paulu, sarà registrato di Paolo, per poi diventare in poche generazioni Paoletti20. Piano piano i cognomi acquisiscono una forma italiana o quantomeno italianizzante. Ancora oggi tracce del vecchio equilibrio còrso/toscano si verificano nei parlanti di alcune aeree, come l’Alta Rocca, dove i cognomi sono pronunciati “alla corsa” (Ghjacumoni, Ghjuvannànghjeli, Ghjanni…) ma sono “all’italiana” nella forma scritta (Giacomoni, Giovannangeli o Gianni…).

Anche i nomi dei luoghi della Corsica hanno spesso forme italiane, toscane o toscanizzanti. Ajaccio è la forma che troviamo ad esempio nelle mappe, ma i dialettofoni diranno Aghjacciu o Aiacciu. Dal 1982 ritroviamo nei cartelli stradali scritte bilingue, la forma còrsa accompagnata dalla forma toscana (o meglio toscaneggiante), resa ufficiale dalla Francia subito dopo la conquista della Corsica. Solo alcuni toponimi sono stati tradotti in francese, come ad esempio Saint-Florent o L'Île-Rousse. Per questo motivo è bizzarro per un còrso sentire un italiano in vacanza che pone l’accento alla francese su Calvì o Bastià, invece di dire semplicemente Càlvi e Bastìa.

Da decenni sull’isola la rivendicazione della trascrizione còrsa riguarda i toponimi, ma non i cognomi (Chiorboli 2008). Nel ’900 l’equilibrio còrso/toscano comincerà a spezzarsi, per sparire piano piano dalla coscienza della maggior parte delle nuove generazioni.

 

«Arrivederci Roma»: la conquista francese

 

Una figura di riferimento per la storia dell’isola è quella di Pasquale Paoli, considerato il Pater Patriae (in còrso u Babbu di a Patria ) a cui si deve l’indipendenza dell’isola dal 1755 al 1769, anno in cui con la disfatta di Ponte Novu la Francia prenderà il controllo della Corsica. Inizierà così un lungo periodo di cambiamento e mutazione culturale, lento e inesorabile.

I contatti culturali con la Terra Ferma si manterranno comunque per più di due secoli dopo la conquista francese. La lingua italiana è fiorente nel XIX sec. e anche se non tutti gli isolani sono perfettamente in possesso dei due codici linguistici, italiano e còrso, sono quantomeno in grado di toscaneggiare.

Se l’integrazione per certi gruppi sociali si realizza già nell’’800, secondo le statistiche della Pubblica Istruzione del 1863 le masse non parlano ancora il francese21. Infatti la lingua francese occuperà prima lo spazio veicolare dell’italiano e solo successivamente entrerà in sostituzione del còrso nell’uso vernacolare (un paio di generazioni fa).

Sul fronte letterario nel 1817 verrà pubblicato il primo testo in còrso: Salvatore Viale, all’interno di un componimento scritto in italiano, fa parlare un pastore in còrso nel brano U Sirinatu di Scappinu, un’alternanza di codici linguistici comune a produzioni letterarie di altre regioni italiane22. Nella prima metà del XIX sec. l’italiano rimane senza dubbio la lingua letteraria di prestigio, mentre la letteratura orale in vernacolo è promossa da figure come Salvatore Viale o Niccolò Tommaseo23.

 

Sviluppo del còrso scritto

 

Il progressivo allentarsi dei rapporti culturali, linguistici e politici con l’Italia, allontana il còrso dalla lingua italiana. La penetrazione del francese sostituisce gradualmente l’italiano come lingua alta e apre uno spazio di visibilità nello scritto alla «lingua corsa».

Nel 1896 nasce a Tramuntana, un periodico la cui pubblicazione durerà con qualche interruzione fino al 1914. Il suo fondatore è Santu Casanova, che sceglie di utilizzare il còrso come lingua del giornale, preferendolo all’italiano.

Nei primi decenni del XX sec. si assiste ad un primo tentativo di rivendicazione politica, accompagnato anche ad una rivendicazione linguistica. Nel 1914, il primo e unico numero della rivista a Cispra presenta la lingua come la componente essenziale di una Nazione. Nel giornale, a cura di due insegnanti laici, si legge l’interesse di dotare la lingua còrsa di un dizionario dialettale o di scrivere una storia della Corsica.

Dopo la parentesi della prima guerra mondiale, nel 1920 esce il settimanale a Muvra, la cui pubblicazione durerà quasi vent’anni. Il giornale si farà inizialmente portavoce della questione dell’autonomia. Successivamente però, alcuni dei suoi autori sceglieranno l’irredentismo di stampo italiano. Fra i redattori ci sono poeti di grande valore, Marco Angeli, Petru Giovacchini, Anton Francesco Filippini, che partecipano alla redazione di giornali e di riviste peninsulari, per persuadere i Corsi a far parte dell’Italia. La rivista concorrente lAnnu Corsu, che aveva scelto in principio di respingere l’impegno politico per dedicarsi alla letteratura, scelse di aderire all’ideologia repubblicana della Francia.

La nascita di diverse pubblicazioni in forma dialettale ha introdotto il còrso all’interno di progetti letterari, linguistici e talvolta politici. Dopo un periodo di silenzio conseguente agli effetti della guerra e dell’irredentismo, un nuovo progetto per la lingua corsa si realizza nel 1955 con l’uscita della rivista mensile u Muntese.

Come il Muntese, un vento caratteristico dell’Isola, il giornale porta un’aria nuova di rivendicazione linguistica, che diventa parte attiva del processo di ricostruzione di un movimento culturale24. L’associazione u Muntese, valorizzando il còrso come «lingua», conferisce ad essa (in qualche modo) uno status di legittimità: la dota di un nuovo dizionario e si impegna a promuoverne l’insegnamento.

 

Dall’ «individuazione» alla rivitalizzazione del còrso

 

Negli anni Settanta la situazione sociolinguistica còrsa conosce una svolta importante, grazie all’azione politica e culturale di militanti regionalisti che hanno riproposto la questione della lingua. Sono trascorsi oggi più di 40 anni da questo revival culturale chiamato Riacquistu, ossia ‘riappropriazione’.

Il riconoscimento del còrso come lingua autonoma da parte dei locutori, ha trovato un suo quadro teorico negli anni settanta nell’«individuazione» sociolinguistica, che la distingue in particolare modo dall’italiano25. Il concetto di lingua polinomica pensato allora per il còrso, consente di potere gestire la variazione linguistica in una norma plurale, considerando l’unità e la diversità delle parlate dell'isola dove è possibile l’inter-comprensione26.

Già qualche anno prima erano nate, con spirito associativo, classi per l’apprendimento di lingua còrsa, sparse in diversi punti dell’isola e presenti anche sul continente27. In questo frangente appare necessaria una codificazione ortografica della lingua corsa: il manuale Intricciate e cambiarine offrirà una soluzione stabile per poter rispettare a grandi linee la variazione linguistica con un’ortografia fonologizzante.

L’insegnamento della lingua còrsa riuscirà ad entrare qualche anno dopo nell’offerta formativa della scuola pubblica, negli insegnamenti di lingue e culture regionali, tramite l’estensione al còrso della legge Deixonne nel 197428. Oggi tale insegnamento è proposto a partire dalla scuola materna fino all’università ed è regolato da un accordo tra la Regione e lo Stato, attraverso l’Académie de Corse.

La creazione di un corpus orale per la descrizione e la valorizzazione della lingua còrsa è resa possibile grazie ai nuovi mezzi tecnologici, come la registrazione vocale dei parlanti. In ambito universitario il progetto del Nouvel Atlas Linguistique et Ethnographique de la Corse dota la lingua còrsa di un database linguistico già nel 1986, chiamato Banque de Données Langue Corse, su richiesta dall’Assemblée Regionale de Corse. La restituzione all’intera comunità dei dati linguistici e etnografici rivela l’intimità della lingua corsa, mettendone in luce gli usi e le attività tradizionali, diventando così la testimonianza viva di una trasmissione naturale del còrso, giunta a noi fino ad oggi.

Negli ultimi vent’anni le politiche regionali a favore della rivitalizzazione del còrso si sono intensificate con l’obiettivo di coinvolgere tutti gli ambiti della società. La pianificazione linguistica della Cullettività di Corsica include piani strategici come l'ultimo Pianu Lingua 2020, che promuove la trasmissione del còrso alla comunità e la diffusione della lingua nell’intera società.

La rivitalizzazione della lingua còrsa costituisce un sentire comune per tutte le forze politiche dell’isola, unanimemente concordi nel riconoscerne l'ufficialità, consacrata dal parlamento regionale nel 2013. Tutto questo nonostante il tentativo di Parigi di considerarlo un atto anticostituzionale, poiché non concorde all’art. 2 della Costituzione francese, che riconosce la lingua francese, come la sola lingua nazionale.

Allo stato attuale il numero di corsofoni è considerevolmente diminuito ma forte nella collettività è la coscienza della rivendicazione sociale della lingua del territorio29. La presenza della lingua còrsa si è ridotta negli ambiti domestici e familiari, ma al contempo, grazie ai linguaggi multimediali e alla sua istituzionalizzazione, la lingua còrsa gode oggi di una rinnovata vitalità.

 

Note

1 Dalbera-Stefanaggi 2002.

2 Rohlfs 1941, Medori 1999.

3 Millardet 1933.

4 Retali-Medori 2014.

5 Rohlfs 1941, Tognotti 2013.

6 Dalbera-Stefanaggi 1991.

7 Dalbera-Stefanaggi 2002, Arrighi 2002.

8 Dalbera-Stefanaggi 1991, NALC1.

9 De Lanfranchi F.– Weiss M.C. 1997.

10 Nesi 1992, Serianni 1988.

11 Pistarino 1944, Balletto 1978, Scalfati 1996.

12 Retali-Medori 2014.

13 Stussi 1990.

14 Balletto 1978, Retali-Medori 2015.

15 Nesi 1992.

16 Chiorboli 2005.

17 Dalbera-Stefanaggi 2001.

18 Medori 2008.

19 Arrighi 2002.

20 <https://corsicagenealugia.com/>

21 Ottavi 2008.

22 Marchetti 1989.

23 Ottavi 2008.

24 Idem.

25 Marcellesi - Gardin1974.

26 Marcellesi 1984.

27 Ettori 1975.

28 Idem.

29 Opinion Way.

 

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Le puntate del ciclo Europa e Mediterraneo d'Italia. L'italiano nelle comunità storiche da Gibilterra a Costantinopoli, a cura di Fiorenzo Toso.

 

Introduzione: Le lingue d'Italia fuori d'Italia, di Fiorenzo Toso

1. Il monegasco del principato di Monaco, di Fiorenzo Toso

2. Le lingue d’Italia a Nizza e nel Nizzardo, di Fiorenzo Toso

3. L’italiano della Svizzera di lingua italiana, di Laura Baranzini e Matteo Casoni

4. L’italiano nel Cantone dei Grigioni: una duplice minoranza linguistica, di Maria Chiara Janner e Vincenzo Todisco

5. L’italiano in Slovenia, di Anna Rinaldin

6. L’italiano in Istria e Dalmazia, di Anna Rinaldin

7. Italiano lingua di cultura nei Balcani occidentali, di Anna Rinaldin

8. Italiani in Romania. Breve storia, di Elena Pîrvu

9. La Repubblica di San Marino, di Fabio Foresti

10. Gli italiani di Crimea, di Marco Brando

11. I Levantini, la più antica comunità storica italofona all’estero, di Fiorenzo Toso

12. Gli italiani di Tunisia, di Marinette Pendola

13. Bonifacio, un’isola nell’isola, di Fiorenzo Toso

 

Immagine: Faro della cittadella di Ajaccio

 

Crediti immagine: Photo: Myrabella / Wikimedia Commons

 

 

 

 

 

 

 

 


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