13 ottobre 2020

Parla come calci: politica, lingua e pallone

Un treno di parole verso gli Europei di calcio 2021

 

Prima e dopo Silvio Berlusconi

 

«Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica»: l’avvento di Silvio Berlusconi segna un prima (A.S.) e un dopo (D.S.) nel rapporto tra lessico calcistico e lingua della politica. Il 26 gennaio 1994, il tycoon televisivo e patron del Milan annuncia, infatti, la sua discesa in campo per costruire «un nuovo miracolo italiano».

Il neonato movimento si chiama Forza Italia e i militanti e parlamentari semplicemente azzurri. Una scelta studiata e controversa sulla quale ironizza Roberto Benigni in uno spettacolo di quel periodo: «Siccome non voglio fare pubblicità alla politica nello sport, mi sento represso a non poter dire un grido che ho sempre gridato! […] Quando segna un gol Roberto Baggio… “Forza, O penisola bagnata dal Tirreno e dall’Adriatico”» (TuttoBenigni 95/96).

Nei primi anni ’90, con Referendum, Mani Pulite, Tangentopoli e il repentino crollo della Prima Repubblica, il quadro politico cambia rapidamente e si passa dal proporzionale dei partiti storici (Dc, Pci/Pds, Psi, Pli, Pri, Psdi, Msi, per citare i principali insieme alla nascente Lega Nord) al maggioritario dei leader (o aspiranti tali) e, per quasi vent’anni, a un sostanziale bipolarismo all’italiana.

Il tanto amato e vituperato “gentese” usa parole semplici e dirette, espressioni non oscure ma popolari, prima di sfociare nella lingua da social e nel populismo dei giorni nostri. E cosa c’è di meglio del calcio, lo sport più amato e praticato dagli italiani, per farsi comprendere, apprezzare e soprattutto votare? In pochi mesi Berlusconi diventa Presidente del Consiglio (fino a dicembre, spodestato dal clamoroso Ribaltone natalizio), Forza Italia è il primo partito alle Politiche di marzo e alle Europee di giugno, mentre il Milan vince il suo terzo scudetto consecutivo (con Fabio Capello in panchina) e una Champions League con un 4 a 0 nella finale di Atene contro il Barcellona di Johan Cruijff. Al Cavaliere manca la ciliegina sulla torta: la Nazionale di Arrigo Sacchi (il profeta di Fusignano lanciato proprio da Berlusconi) perde gli afosi Mondiali negli Stati Uniti nell’infuocata finale di Pasadena sconfitta ai rigori dal Brasile.

Ritornando alla politica, lo scontro tra chiare coalizioni contrapposte (centrodestra vs centrosinistra, con trattini, desistenze e accrocchi di vario genere) facilita sicuramente l’utilizzo di parole e metafore calcistiche. Ma questo rapporto nasce molto prima.

A.S. – Dal Football al Giuoco del Calcio

Nei primi del Novecento, malgrado la nascita della Federazione italiana football (FIF) nel 1898, il calcio non era certo quel che è oggi: anche sui quotidiani, del resto, il football association (com’era allora conosciuto) era uno di tanti sport praticati in quel periodo, non paragonabile certo, per popolarità e per interesse, al ciclismo (dalla fusione di due giornali dedicati al ciclismo, il bisettimanale torinese La Tripletta e la rivista milanese Il Ciclista, nascerà nel 1896 la Gazzetta dello Sport, che diventerà quotidiano nel 1919).

Non è un caso, quindi, che il lessico del calcio, allora esposto molto più di adesso all’influenza dell’inglese, da dove proveniva il nuovo sport, avesse ancora una dimensione specialistica. Ciò nonostante, proprio in quegli anni, si avviò quel processo di italianizzazione del lessico calcistico (nel 1909 il nome della FIF diverrà Federazione italiana giuoco calcio), che sarebbe poi stato decisivo per la promozione del suo linguaggio nel parlato comune: si pensi, ad esempio, a referee sostituito da arbitro negli anni Dieci, o a foot-baller (‘calciatore’) e goal-keeper (‘portiere’) che invece resistono fino ai primi anni Venti (cfr. Nichil 2018, p. 86, a cui si rimanda, in generale, per il lessico calcistico delle origini).

A.S. – Quando c’era LVI i rigori arrivavano in orario

L’interesse intorno al calcio cominciò a crescere sempre di più: il momento decisivo fu probabilmente, sul finire degli anni Venti, la riforma del campionato nazionale e l’introduzione del girone unico (1929), durante la presidenza della FIGC di Leandro Arpinati (1926-1933), importante esponente del Regime, che ricoprì numerosi incarichi in àmbito sportivo e in quegli anni fu anche podestà di Bologna, vicesegretario generale del PNF e sottosegretario agli Interni. Ciò nonostante, sarebbe arduo trovare nei discorsi politici dell’epoca delle chiare metafore calcistiche: lo stesso Mussolini, del resto, si interessò al calcio più come fenomeno sociale, che per un reale interesse verso la disciplina sportiva, che di fatto non praticò mai (sul rapporto tra il Fascismo e il calcio, si veda, tra gli altri, Impiglia 2009, che parla del rapporto utilitaristico tenuto dal Regime nei confronti del calcio e di come verso questo sport «Mussolini ave[sse] una schietta antipatia», p. 40).

Durante il Ventennio, al contrario, è la narrazione calcistica fatta dai giornali a risentire della retorica politica, che trasforma il confronto sportivo in una metafora bellica.

Nel Ventennio, l’Italia porta comunque a casa due Mondiali (1934 in casa e 1938 in Francia) e l’unica Olimpiade della storia del nostro calcio (1936 in Germania). E su queste vittorie e sulle ingerenze del Regime ci sarebbe molto da raccontare.

A.S. – Una repubblica democratica fondata sul pallone

La situazione è ben diversa nel corso della Prima Repubblica, quando si moltiplicano i riferimenti traslati al lessico del calcio, tanto che non è raro incontrarli, soprattutto a partire dagli anni Settanta, anche nei discorsi parlamentari, dove compaiono ad esempio espressioni come essere preso in contropiede («Qualche facoltà [...] ha deciso di fornire agli allievi alcuni criteri orientativi, ma è evidente che tutti sono stati presi in contropiede [...]», Alfonso Chiariello, Senato, Seduta del 4 febbraio 1971, pomeridiana), (rimettere in) calcio d’angolo e (invocare il) fuorigioco («[...] una polemica non priva di interesse costituzionale e giuridico, polemica, però, che avrebbe certamente avuta l’apparenza di una rimessa in calcio d’angolo o di un’invocazione di fuori gioco», Antonino Murmura, Camera, Seduta del 10 maggio 1973, pomeridiana), dribblare (un ostacolo) («Il Presidente del Consiglio è riuscito a “dribblare”, nei giorni scorsi, l’ostacolo [...]», Raffaele Costa, Camera, 25 ottobre 1978), (trovarsi, essere in) area di rigore («Io non mi intratterrò nell’“area di rigore” che oggi qui ho visto largamente occupata da di-versi colleghi», Franco Servello, Camera, Seduta del 9 novembre 1990).

Gli esempi legati a questi e ad altri modi di dire di ascendenza calcistica – andare ai tempi supplementari, (entrare) a gamba tesa, fare pressing, fare spogliatoio, fare autogol, marcare stretto (l’avversario), palla al centro, (in) zona Cesarini, ecc. – aumentano a dismisura, com’è ovvio, al di fuori delle aule parlamentari. Il calcio era ormai diventato un elemento essenziale nella vita degli italiani, e anche la politica si adeguava: Achille Lauro, presidente del Napoli calcio, ma anche sindaco della città dal ’52 al ’57, nella corsa alla poltrona di primo cittadino usò lo slogan “Un grande Napoli per una grande Napoli” (chiaro riferimento al calcio, riecheggiato a Padova per le amministrative del 1995, quando il Pds tappezzò la città con manifesti recanti la scritta “Una squadra per la tua città”); a Palmiro Togliatti è attribuito il polemico quesito «Cos’ha fatto ieri la Juve? Tu pretendi di fare la rivoluzione senza sapere i risultati della Juve?», rivolto al collega di partito Pietro Secchia; per non parlare poi di Giulio Andreotti, sette volte primo ministro e grande tifoso della Roma, che fece ampiamente ricorso a metafore del pallone nei suoi discorsi («Quanto ai governi, però, la classificazione è più prudente darla alla fine che non agli inizi. L’essenziale è che non siano spesso fuorigioco», la Repubblica, 18.11.1987), e di Giovanni Negri, vicesegretario del Partito radicale, che verso la fine degli anni Ottanta, in polemica contro Craxi, si espresse in modo inequivocabile nei confronti del segretario del PSI: «Ci sono tifosi che dopo una sconfitta tornano a casa, picchiano moglie e figli e sfasciano tutto. Craxi sembra purtroppo incarnare questo modello» (la Repubblica, 02.7.1989).

In altre parole, se gli anni Novanta avrebbero registrato una vera impennata di quella mescolanza tra il lessico del calcio e quello della politica, che sarà propria della Seconda Repubblica, il trend di fatto sembra indirizzato già in precedenza, segnato anche dalla promozione del calcio a sport italiano per eccellenza: non è un caso, del resto, che le metafore calcistiche che abbiamo citato siano entrate stabilmente nella lingua comune, ancor prima che nei discorsi politici.

D.S. – Al massimo due o tre alla volta!

La discesa in campo di Berlusconi non cambia solo lo scenario politico, con un bipolarismo seppur imperfetto, che resiste almeno fino all’arrivo del Movimento Cinque Stelle, ma segna un passaggio da elettori-attivisti a spettatori-tifosi. I talk show, in molti casi, si trasformano in un “Processo del lunedì” permanente. La gloriosa trasmissione televisiva ideata e condotta dal rosso, (per i suoi capelli più che per l’orientamento politico) Aldo Biscardi fa scuola: «Non parlate tutti insieme, al massimo due o tre alla volta!», si lasciò scappare durante una puntata movimentata. Un manifesto che fa il paio con il tormentone «Mi lasci finire, io non l’ho interrotta», mantra perenne dei talk. Per non parlare del pubblico in studio, vera e propria curva di ultras pronta ad applaudire e sostenere il proprio beniamino. Fenomeno che, evidentemente, non è solo italiano se un filosofo e saggista acuto e pungente come il francese Bernard-Henry Lévy arriva a sostenere che «La politica è diventata una sottospecie del calcio, con i suoi giocatori, arbitri, sostenitori, selezionatori e cannonieri».

D.S. – O capitano, mio capitano

È arrivato, dunque, il momento di analizzare le squadre in campo. Matteo Salvini si fa chiamare “Capitano” e, oltre alle felpe e alle varie divise di ordinanza, nel febbraio 2019 decide di presentarsi sul palco per un comizio della Lega con la maglia giallorossa del Giulianova. Lo stesso farà più tardi, in altre occasioni e con altre maglie.

Nel maggio 2013, durante una conferenza stampa il vicepremier, ministro degli Interni e segretario del Pdl, Angelino Alfano, annuncia con soddisfazione che «il governo ha tirato la prima palla e ha fatto il suo primo goal», complimentandosi con il Premier Enrico Letta per aver trovato una soluzione «al novantesimo minuto».

E l’immancabile Silvio Berlusconi così descrive nel 2019 la compagine di centrodestra: «Se fossimo una squadra di calcio Matteo Salvini sarebbe un evidente centravanti di sfondamento, Giorgia Meloni uno di quei terzini che copre la fascia destra ed è capace da quella parte di andare in goal ed io naturalmente il regista a centrocampo» (AdnKronos, 22.11.2019).

Non mancano di certo i riferimenti alla tattica, rilanciati prontamente da giornali e agenzie di stampa («Rai, Monti fa pressing su Bersani [...] Sul segretario del Pd si sta scatenando un pressing a tutto campo», la Repubblica, 14.03.2012; «Renzi a Pd, basta catenaccio, comunicazione tiki taka», Ansa, 7.7.2015), né allegorie di più ampio grado («“Questo è il momento di sostenere il capitano di questa squadra nel momento in cui sta per calciare il calcio di rigore”, ha detto Luigi Di Maio parlando del presidente del Consiglio Giuseppe Conte», Ansa, 21. 04.2020).

 

E come dimenticare i cambi di casacca, le campagne acquisti, che dal primo Governo Berlusconi arrivano fino ai giorni nostri, la squadra che vince non si cambia, le fughe in avanti e tante altre espressioni: «Elezioni Presidente della Repubblica. Bersani ha tirato fuori un rigore a porta vuota» (IlFattoQuotidiano.it, 19.4.2013); «Schiumano di rabbia i falchi piddini, irrisi dal dribbling berlusconiano con tanto di tunnel, rabona e veronica a saltare l'uomo prima del tiro in porta» (economiaitaliana.it, 3.10.2013); «“Il M5S fa come quelli che quando sono in difficoltà buttano la palla in calcio d’angolo”: così il presidente del Consiglio Matteo Renzi» (Agi, 23.10.2016); «A un passo dalla crisi Di Maio spera di salvarsi in corner affidando il verdetto finale al parlamento» (Il Manifesto, 8.3.2019); «Alessandro Di Battista si scalda a bordocampo. Solo una domanda: a Salvini chi glielo dice?» (loccidentale.it, 29.5.2019); «Intesa Renzi-Carfagna, tackle della Meloni: “Mara presidente della Campania”» (Ilriformista.it, 9.11.2019); «Conte fa ancora melina sul Mes, Pd irritato» (huffingtonpost.it, 2.7.2020); «All’indomani delle elezioni regionali il Pd passa già all’incasso e intensifica il pressing sul premier Giuseppe Conte» (Il Giornale, 22.09.2020).

D.S. – Dal campo alle aule

Parole e comunicazione a parte, Silvio Berlusconi ha fatto sicuramente scuola anche da altri punti di vista. Alcuni suoi ex giocatori hanno intrapreso la carriera politica, in modo più o meno fortunato.

Il caso più clamoroso è quello di George Weah, primo non europeo a conquistare il Pallone d’Oro nel 1995, eletto Presidente della Liberia nel 2018. Il difensore Kakhaber Kaladze è stato Ministro dell'energia e delle risorse naturali in Georgia. Non è andata così bene all’attaccante Andriy Shevchenko, rimasto fuori dal parlamento Ucraino, e al portiere Giovanni Galli, aspirante sindaco di Firenze sconfitto da Matteo Renzi. E se Pelé è stato Ministro dello sport in Brasile e la coppia del gol, quella di USA 1994, Romario/Bebeto ha avuto anche una discreta carriera politica, l’antesignano dei calciatori italiani in politica è sicuramente Gianni Rivera, onorevole per quattro legislature. Diego Armando Maradona non si è mai candidato ma la sua mano di Dio contro l’Inghilterra fu un gol fortemente “politico”. Né passano inosservati il tatuaggio con il volto di Che Guevara e le amicizie con Fidel Castro e Hugo Chavez, solo per fare qualche nome.

 

E se il “comandante” (non il cantante) Achille Lauro, già negli anni ’50 aveva fatto carriera da presidente e sindaco, un piccolo Silvio è stato sicuramente il produttore cinematografico Vittorio Cecchi Gori, proprietario di reti televisive (Telemontecarlo, VideoMusic, Tele+) e della Fiorentina Calcio. Pittoresco, chiacchierato e pluricondannato, Giancarlo Cito, proprietario di un’emittente tv, sindaco della città Jonica e poi parlamentare, presidente onorario, per un brevissimo periodo, del Taranto, prima di rilevare l’Altamura. Escalation provata, tra gli altri, anche da Vincenzo Barba, imprenditore, sindaco di Gallipoli, deputato e presidente della locale squadra di calcio portata in pochi anni dall’eccellenza alla Serie B.

Il futuro è un’ipotesi

Le elezioni del marzo 2018 hanno rivoluzionato completamente il quadro politico con il successo del Movimento Cinque Stelle di Luigi Di Maio e della Lega Nord di Matteo Salvini. Ma in 30 mesi la situazione è cambiata ancora. Questa “Terza repubblica” ci ha regalato già tante sorprese e chissà quante altre ancora ne riserverà. Siamo passati dal governo gialloverde a quello giallorosso, mantenendo però lo stesso allenatore, il premier e “avvocato del popolo” pugliese Giuseppe Conte. Nel frattempo Silvio Berlusconi è ormai il leader, neanche tanto indiscusso, di un piccolo partito che non arriva al 10% ed è il proprietario del Monza dopo aver venduto ai cinesi il suo Milan.

La pandemia da Covid19 ha rallentato e stravolto la stagione calcistica 2019-20, con il posticipo di Europei e Olimpiadi, e il rinvio delle elezioni previste in primavera. Il risultato? L’election day del 20-21 settembre ha coinciso con l’inizio del campionato ’20-’21. Nonostante un po’ di cambiamenti, calcio e politica continuano ad andare a braccetto. Almeno per ora! Domani chissà…

 

 

Bibliografia

Impiglia 2009 = Marco Impiglia, Mussolini sportivo, in Maria Canella e Sergio Giuntini (a cura di), Sport e fascismo, Milano, Franco Angeli, pp. 19-46.

Nichil 2018 = Rocco Luigi Nichil, Il secolo dei palloni. Storia linguistica del calcio, del rugby e degli altri sport con la palla nella prima metà del Novecento, Strasbourg, ÉLiPhi.

 

Il ciclo Un treno di parole verso gli Europei di calcio 2021 è curato da Rocco Luigi Nichil

 

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Immagine: Una rimessa effettuata dall'arbitro

 

 

Crediti immagine:  Steindy (talk) 20:57, 14 November 2010 (UTC) / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)

 

 


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