16 giugno 2021

Il calcio nelle canzoni che raccontano l’Italia e gli italiani

Un treno di parole verso gli Europei di calcio 2021

 

Invece l’Italia da noi era parola quasi niente usata.

Da bambino ho creduto che fosse il nome di una squadra di calcio

per la quale ogni tanto ci si entusiasmava:

giocava di rado e molto meno della squadra del Napoli,

che aveva comunque la precedenza

(Erri De Luca, La musica provata)

 

 

In Italia, come nella maggior parte dei Paesi europei, è indubbio che lo sport più popolare sia il calcio, seguito a ruota dal ciclismo e da altri di importazione statunitense, quali pallacanestro e pallavolo.

L’importanza del gioco del calcio nella realtà sociale e culturale italiana è testimoniata anche dai frequenti accenni a questo sport presenti in diverse canzoni che parlano dell’Italia e degli italiani (vedi), frutto della creatività di alcuni cantautori che usano lo sport come metafora della vita, attingendo non di rado ai propri ricordi.

Nei confronti di alcuni testi di queste canzoni si sono spesso sollevate critiche in merito all’abbondanza di immagini stereotipate o alla descrizione di un idillico rapporto con la madre patria; in questi, così come in quelli che al contrario riportano un atteggiamento più critico nei confronti della stessa, il mondo calcistico è comunque presente, con le sue connotazioni di segno variabile, spesso racchiuse in un solo verso ‘parlante’ o comunque rievocativo di realtà note a tutti.

 

Cosa [è rimasto] degli anni ’80?

 

Scritta nel 1980, La leva calcistica del ’68 di Francesco De Gregori difficilmente può essere considerata un affresco di quegli anni, giacché rappresenta principalmente una grande metafora fuori dal tempo sul coraggio, l’altruismo e la fantasia. Tuttavia, pubblicata nell’album Titanic, uscito nel giugno del 1982, la canzone finì per accompagnare le gesta calcistiche degli Azzurri nel trionfale Mundial spagnolo dell’82: d’altra parte, benché le parole sembrino descrivere alla perfezione la traiettoria sportiva del numero 7 della Roma e dalla Nazionale Bruno Conti («Il ragazzo si farà / anche se ha le spalle strette / quest'altr'anno giocherà / con la maglia numero 7»), da subito la canzone venne associata a un altro protagonista di quel mondiale, Paolo Rossi, il piccolo eroe col fisico da ragioniere – com’è stato detto – capace di far esultare all’unisono milioni di italiani.

Tante piccole istantanee degli anni Ottanta tramanda invece L’italiano di Toto Cutugno (Minellono – Cutugno, 1983), che accenna, tra le altre cose, al rito televisivo della domenica pomeriggio (poi sera), quello della moviola calcistica, introdotta sedici anni prima, nella trasmissione La Domenica sportiva condotta da Enzo Tortora, dal tecnico televisivo Heron Vitaletti e dal giornalista Carlo Sassi, che resterà fino al 1991 il curatore della rubrica:

 

Buongiorno Italia che non si spaventa

E con la crema da barba alla menta

Con un vestito gessato sul blu

E la moviola la domenica in TV.

 

Tutt’altra atmosfera si respira in Una notte in Italia (1986) di Ivano Fossati, dove anche il pallone da calciare fotografa una consuetudine che ogni italiano conosce bene:

 

È una notte in Italia se la vedi

Da così lontano

Da quella gente così diversa

In quelle notti

Che non girano mai piano

Io qui ho un pallone da toccare col piede

 

 

Le notti magiche del 1990

 

Le notti magiche del 1990, l’anno degli ultimi (finora) Mondiali organizzati dall’Italia, furono accompagnate dalla canzone Un’estate italiana (1990) di Gianna Nannini e Edoardo Bennato. Il brano, composto da Tom Whitlock e Giorgio Moroder (titolo originale To Be Number One, Giorgio Moroder Project), fu riproposto in italiano dall’inedita coppia Nannini-Bennato e ottenne un successo senza precedenti non solo in Italia (dove risulterà il singolo più venduto nel 1990), ma anche all’estero, per lungo tempo: «La canzone è stata cantata dai tifosi tedeschi alla fine di Germania-Portogallo 3-1, finale per il terzo posto del Campionato del mondo 2006, ed è stato diffusa dagli altoparlanti durante la premiazione finale dello stesso torneo, vinto dagli azzurri» (cfr. Infiniti testi). L’aspetto più rilevante di questa lirica è che l’Italia resta sullo sfondo a indicare uno stile di vita che insegue la fantasia:

 

Notti magiche

Inseguendo un goal

Sotto il cielo

Di un’estate italiana

 

E negli occhi tuoi

Voglia di vincere

Un’estate

Un’avventura in più

 

Nella magia delle notti “mondiali” si concretizzano i sogni di bambino dei calciatori («non è una favola»), e con loro quelli di tutti i tifosi, come spiega il verso finale della seguente quartina:

 

Quel sogno che comincia da bambino

E che ti porta sempre più lontano

Non è una favola e dagli spogliatoi

Escono i ragazzi e siamo noi

 

E in questa atmosfera di frenetica attesa e di grandi aspettative, che accomuna tutte le squadre e i loro sostenitori, i Campionati mondiali diventano un’occasione di incontro, «un’avventura senza frontiere»:

 

Forse non sarà una canzone

A cambiare le regole del gioco

Ma voglio viverla così quest’avventura

Senza frontiere e con il cuore in gola.

 

E il mondo in una giostra di colori

E il vento accarezza le bandiere

Arriva un brivido e ti trascina via

E sciogli in un abbraccio la follia.

 

I sogni dei tifosi italiani si spensero il 3 luglio nella semifinale persa ai rigori contro l’Argentina di Diego Armando Maradona, che sarebbe stata poi sconfitta cinque giorni dopo in finale dalla Germania Ovest, grazie a un dubbio rigore assegnato dall’arbitro Codesal Méndez a cinque minuti dal termine della gara. Gli sprechi venuti alla luce dopo la manifestazione («quando sono stati fatti i conti ne è venuto fuori un costo complessivo di 7.230 miliardi di lire, dei quali oltre 6.000 provenienti dalle casse dello Stato», Umberto Zappelloni, Il Mondiale che ha segnato per sempre la storia del calcio in Italia, in Il Foglio, 8 giugno 2020) fecero il resto, innescando una lunga sequela di polemiche, culminate nell’istituzione di due commissioni parlamentari (la prima nel 1992, su proposta di Raffaele Costa, la seconda nel 1999 promossa da Athos De Luca).

Le due inchieste non diedero esito, ma la magia di quelle notti era finita per sempre.

 

Gli altri anni Novanta

 

Alle parole cariche di entusiasmo di Bennato e Nannini fa da contrappunto, appena un anno dopo, Povera patria di Franco Battiato, in cui il cantautore siciliano descrive in toni assai cupi la realtà italiana,

 

Povera patria

Schiacciata dagli abusi del potere

Di gente infame, che non sa cos’è il pudore,

Si credono potenti e gli va bene quello che fanno

E tutto gli appartiene.

 

Tra i governanti

Quanti perfetti e inutili buffoni

Questo paese devastato dal dolore

Ma non vi danno un po' di dispiacere

Quei corpi in terra senza più calore?

 

Non cambierà, non cambierà

No cambierà, forse cambierà

 

rimarcando, tra le altre cose, le violenze negli stadi e l’aggressività verbale di un certo giornalismo coevo («Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?»).

Ancora di stadi e del campanilismo estremo, che causa la violenza tra i tifosi, scrive qualche anno dopo, anche Luca Carboni nel suo Inno nazionale (1995):

 

E lo vedi anche allo stadio

Che siamo sempre troppo tesi

Siamo tifosi poco sportivi

Perché siamo troppo fiorentini

E la polizia controlla

Che non stiamo troppo vicini!

E allora son troppo bolognese,

Tu sei troppo cagliaritano

Sventoliamo troppe bandiere,

Col bastone nella mano

E diventiamo troppo violenti,

E se non ci spacchiamo i denti

Comunque ci promettiamo in coro

Che ci romperemo il culo!

 

Anche l’exploit di Elio e le storie tese, già autori delle note sigle del programma televisivo Mai dire gol, al Festival di Sanremo del 1996, dove arrivano inaspettatamente secondi con il brano La terra dei cachi, restituisce – qui con toni fortemente sarcastici – l’immagine di un’Italia piena di contraddizioni, in cui le stragi restano impunite e sono accettate con muta rassegnazione («Prepariamoci un caffè, non rechiamoci al caffè»), e i commando omicidi, che ci aspettano per strada «per assassinarci un po’», «se c’è la partita» – panacea di tutti i mali del Bel Paese – si recano negli stadi «sventolando il bandierone non più sangue scorrerà»:

 

Italia sì Italia no Italia bum, la strage impunita.

Puoi dir di sì puoi dir di no, ma questa è la vita.

Prepariamoci un caffè, non rechiamoci al caffè:

C’è un commando che ci aspetta per assassinarci un po’.

Commando sì commando no, commando omicida.

Commando pam commando papapapapam, ma se c’è la partita

Il commando non ci sta e allo stadio se ne va,

Sventolando il bandierone non più sangue scorrerà.

 

Amnesie e stereotipi agli inizi del nuovo millennio

 

Un salto nella prima decade del nuovo millennio ci porta a Io non mi sento italiano (Gaber – Luporini 2003), titolo dell’ultimo album di Giorgio Gaber e di uno dei suoi brani più famosi, quasi una confessione sui sentimenti alterni, tra denuncia e orgoglio, di un’identità sofferta («Mi scusi Presidente / Non è per colpa mia / Ma questa nostra Patria / Non so che cosa sia»). Rivolgendosi al Presidente della Repubblica (allora Carlo Azeglio Ciampi, fiero sostenitore degli ideali nazionali), Gaber mette a nudo la realtà dei calciatori che non sanno o non ricordano l’inno nazionale, così come svelato da impietosi primi piani televisivi, e la circostanza del sentirsi italiani solo allo stadio:

 

Io G. G. sono nato e vivo a Milano

Io non mi sento italiano

ma per fortuna o purtroppo lo sono.

[…]

Mi scusi Presidente

non sento un gran bisogno

dell’inno nazionale

di cui un po’ mi vergogno.

In quanto ai calciatori

non voglio giudicare

i nostri non lo sanno

o hanno più pudore.

[…]

Mi scusi Presidente

lo so che non gioite

se il grido “Italia, Italia”

c’è solo alle partite.

 

L’italiano medio, pubblicato un anno dopo dagli Articolo 31, si muove tra gli stereotipi più noti della società italiana, richiamando in particolare l’amore per il canto, magari «con la chitarra in mano» come Toto Cutugno, e quello per il calcio, vero balsamo contro ogni avversità:

 

Io sono un italiano e canto

Non togliermi il pallone e non ti disturbo più

Sono l’italiano medio nel blu dipinto di blu

 

E se ne L’Italia di Piero (2007) di Simone Cristicchi, il protagonista Piero è uno qualsiasi, un italiano tra i tanti, e in quanto tale certamente non avulso dalla passione per il calcio e i calciatori,

 

Piero ha pubblicato un libro per la Mondadori,

Piero è amico sia delle veline che dei calciatori,

come ogni politico lui sta vicino agli elettori,

[…]

Piero ha fatto vincere l'Italia nei mondiali...

 

nel singolo In Italia (2008) del rapper Fabri Fibra, che denuncia i molteplici problemi della nazione, il gioco del pallone diviene uno dei simboli per eccellenza – insieme a Machiavelli e Foscolo! – del «paese delle mezze verità»:

 

Dove fuggi? In Italia

Pistole e macchine, in Italia

Machiavelli e Foscolo, in Italia

I campioni del mondo sono in Italia.

 

Il decennio si conclude con il brano L’Italia (Dati-Masini) di Marco Masini, presentato al Festival di Sanremo del 2009, nel quale la metafora calcio-vita appare definitivamente rovesciata: non è il calcio, infatti, che assomiglia alla vita ma è la vita che assomiglia al calcio. Così canta Masini:

 

È un paese l’Italia

Che rimane fra i pali

Come Zoff!

È un paese l’Italia dove l’anima muore da ultrà

Nelle notti estasiate nelle vite svuotate.

 

La canzone, peraltro, offre l’immagine per niente edulcorata di un’Italia condannata a uno stereotipo di ritorno che non lascia scampo: «È un Paese l’Italia dove tutto va male».

 

Ultimi versi

 

La nostra riflessione giunge fino all’ultimo quinquennio, inaugurato da Salmo che in 90 min (2018) rimanda a scene note a tutti noi:

 

Yah, questa è l'Italia

Scuola alle suore

Squadra del cuore

[…]

L’estate, il fottuto Cornetto

Ragazzi cresciuti al campetto

(Goal per l’Italia)

Poi scendere in piazza per fare a mazzate

[…]

Facciamo fatica a parlare italiano

Ora ho problemi sociali

Fortuna, quest’anno vinciamo i mondiali

 

Nello stesso anno, Lo Stato Sociale in Una vita in vacanza, presentata a Sanremo, annovera tra le possibili professioni degli italiani (il cameriere, l’assicuratore, il bioagricoltore, il toyboy, il santone), anche quelle di campione del mondo e di analista di calciomercato, mentre Fedez e J-Ax in Italiana parlano dei tanti calciatori italiani in vacanza a Formentera, quasi fosse un ritiro della Nazionale («Gli Azzurri sono in ritiro a Formentera»), e aggiungono:

 

Ti racconteremo una storia italiana

Vedrai che il lavoro nemmeno ti sfiora

E anche se piove la musica suona

Abbiamo perso, ma ci credevo

Come ai Mondiali e alle elezioni

 

Di nuovo, bandiere, Mondiali, vincere/perdere, parole chiavi per un’Italia che sembra non (voler) cambiare mai.

 

 

Il ciclo Un treno di parole verso gli Europei di calcio 2021 è curato da Rocco Luigi Nichil

 

Pasolini e il campo di gioco. Appunti su calcio, lingua e letteratura di Rocco Luigi Nichil

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Dalla Goeba alla Maggica, dai ciclisti ai butèi. Vecchi e nuovi soprannomi di squadre di calcio italiane di Paolo D'Achille

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Immagine: Screenshot tratto dal video musicale di Italiana

 

 

 


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